"Governing AI. A Primer” Onur Bakiner (Cambridge University Press, 2026)
Pubblicato da Cambridge University Press nel 2026, Governing AI. A Primer di Onur Bakiner affronta una questione ormai centrale per le società contemporanee: come governare l’intelligenza artificiale senza ridurla né a promessa salvifica né a minaccia incontrollabile. Il libro si colloca in uno spazio intermedio, lontano sia dall’entusiasmo tecnologico sia dal catastrofismo, e parte da una constatazione semplice ma decisiva: l’AI non è soltanto un insieme di tecniche informatiche, ma un fenomeno sociale, economico, giuridico e politico. Le decisioni incorporate nei sistemi di intelligenza artificiale riguardano l’accesso al lavoro, al credito, alla sicurezza, all’informazione, alla salute, alla reputazione e alla partecipazione pubblica. Per questo, secondo Bakiner, non basta chiedersi se una tecnologia funzioni; occorre chiedersi chi la sviluppa, con quali dati, per quali fini, sotto quali vincoli, con quali responsabilità e con quali conseguenze per le persone che ne subiscono gli effetti. Il libro invita dunque a “pensare dentro e fuori dalla scatola”: dentro, perché le soluzioni tecniche, l’autoregolazione aziendale e la regolazione giuridica sono strumenti indispensabili e nel breve periodo non sostituibili; fuori, perché nessuno di questi strumenti è sufficiente se i cittadini restano esclusi dalle decisioni che danno forma al futuro tecnologico. La prospettiva dell’autore non è antitecnologica. Al contrario, Bakiner riconosce che l’AI può contribuire alla medicina, alla ricerca, alla traduzione, alla pianificazione urbana, alla sicurezza dei prodotti e a molti altri ambiti. Ma insiste sul fatto che ogni promessa tecnologica deve essere misurata rispetto ai rischi reali: discriminazione, sorveglianza, disinformazione, perdita di privacy, precarizzazione del lavoro, concentrazione del potere economico, danni ambientali. L’interrogativo di fondo non è quindi se l’AI sia buona o cattiva in sé, ma quale rapporto tra tecnologia e società venga costruito attraverso il suo sviluppo. Il libro merita attenzione perché sposta il discorso dalla fascinazione per la macchina alla responsabilità delle istituzioni, delle imprese, dei legislatori e dei cittadini. La domanda che lo attraversa è radicale: una tecnologia così potente può essere governata democraticamente, oppure resterà nelle mani di pochi attori economici e politici capaci di decidere per tutti?


