“Grand Strategy and Military Alliances” Peter R. Mansoor, Williamson Murray (Cambridge University Press, 2016)
Ci sono libri che valgono soprattutto come strumenti di orientamento: non perché offrano una “teoria definitiva”, ma perché insegnano a guardare i problemi giusti nel modo giusto. Grand Strategy and Military Alliances(Cambridge University Press, 2016) appartiene a questa categoria: un volume collettaneo curato da Peter R. Mansoor e Williamson Murray che prende sul serio una domanda spesso semplificata nel dibattito pubblico, cioè come e perché gli Stati scelgono di legarsi ad altri Stati quando sono in gioco sopravvivenza, sicurezza, espansione o contenimento di un rivale. Il punto di partenza non è moralistico né celebrativo: le alleanze non sono presentate come “famiglie di valori”, ma come dispositivi politici e militari che possono funzionare, incepparsi, produrre vantaggi inattesi o generare costi non previsti. Il libro invita a ragionare sull’intreccio fra grandi obiettivi politici (la “grand strategy”, cioè la strategia complessiva di uno Stato) e le condizioni concrete della cooperazione: fiducia, regole di comando, cultura strategica, geografia, risorse, vincoli interni. In questo senso l’opera spinge il lettore a misurarsi con interrogativi che non invecchiano: quanto pesa l’allineamento degli interessi rispetto alle affinità ideologiche? che cosa rende governabile una coalizione? quando l’urgenza del pericolo unisce e quando, al contrario, la paura di perdere spinge a defezioni e tradimenti?


