"Great Strategic Rivalries: From the Classical World to the Cold War” James Lacey (Oxford University Press, 2016)
In un’epoca in cui la parola “rivalità” viene spesso usata come sinonimo generico di competizione, Great Strategic Rivalries invita a prendere sul serio la forma più densa e pericolosa del confronto tra potenze: quella che dura nel tempo, accumula memoria, irrigidisce le percezioni e finisce per plasmare scelte politiche e militari per generazioni. Il volume, curato da James Lacey e pubblicato da Oxford University Press nel 2016, nasce da un’intuizione semplice ma ambiziosa: molte guerre non esplodono come incidenti isolati, bensì come episodi dentro relazioni antagonistiche già strutturate, in cui ogni crisi ricalibra aspettative e paure e rende più difficile tornare indietro. Questa prospettiva costringe a spostare lo sguardo dalle singole battaglie o dai singoli leader verso la dinamica di lungo periodo che lega due attori, li rende “interdipendenti” anche quando si odiano, e li spinge a interpretare il mondo attraverso il prisma dell’altro. Il libro merita attenzione perché mette a tema, con esempi storici di ampiezza rara, un problema che tocca insieme strategia, politica interna, economia e psicologia collettiva: come si costruiscono le inimicizie tra grandi potenze, perché si autoalimentano, e in quali momenti diventano così “calde” da rendere la guerra non solo possibile ma probabile.


