“How Sanctions Work: Iran and the Impact of Economic Warfare” Narges Bajoghli, Vali Nasr, Djavad Salehi-Isfahani, Ali Vaez (Stanford University Press, 2024)
In “How Sanctions Work: Iran and the Impact of Economic Warfare” (Stanford University Press, 2024) gli autori chiedono al lettore di guardare alle sanzioni non come a un dettaglio tecnico della diplomazia, ma come a una forma di conflitto che si dispiega nel tempo, senza bombe ma con effetti sociali comparabili a quelli di una guerra prolungata. Il libro prende sul serio l’idea, spesso ripetuta nei dibattiti pubblici occidentali, che le sanzioni siano una “via di mezzo” tra l’inazione e l’intervento militare: uno strumento duro, ma pulito; coercitivo, ma più “umano”; efficace, ma a basso costo per chi lo impone. Proprio questa rappresentazione, sostengono gli autori, merita di essere smontata con pazienza analitica, perché tende a nascondere la sostanza dei processi messi in moto: che cosa accade a una società quando l’economia diventa terreno di scontro, quando l’incertezza diventa struttura stabile della vita quotidiana, quando la normalità si trasforma in adattamento continuo. Il caso iraniano è scelto non solo per la sua centralità geopolitica, ma perché consente di osservare l’effetto cumulativo di decenni di misure sempre più sofisticate e pervasive: un laboratorio storico in cui la domanda vera non è se le sanzioni “funzionino”, ma che cosa producano, chi colpiscano, chi rafforzino, e quali conseguenze generino nel lungo periodo.


