“Human Rights in the Digital Domain. Core Questions” edited by Tiina Pajuste (Cambridge University Press, 2026)
Human Rights in the Digital Domain. Core Questions, curato da Tiina Pajuste e pubblicato da Cambridge University Press nel 2026, affronta una delle questioni più rilevanti del nostro tempo: che cosa accade ai diritti umani quando una parte crescente della vita sociale, politica, economica e personale si sposta nello spazio digitale. Il libro parte da una constatazione semplice ma decisiva: internet, le piattaforme sociali, l’intelligenza artificiale, gli algoritmi, i sistemi di sorveglianza, le applicazioni sanitarie, le tecnologie educative e gli ambienti digitali non sono più strumenti esterni alla vita umana, ma infrastrutture dentro le quali si formano opinioni, si esercitano libertà, si producono disuguaglianze, si raccolgono dati e si prendono decisioni che incidono concretamente sulle persone. In questo contesto, il problema non è soltanto proteggere online gli stessi diritti che già esistono offline, ma comprendere se il passaggio al digitale modifichi il significato, la portata e le condizioni di esercizio di quei diritti. Il volume merita attenzione perché non tratta la digitalizzazione come un fenomeno puramente tecnico, né come una semplice estensione dei problemi tradizionali. La osserva invece come un ambiente nuovo, nel quale libertà di espressione, privacy, accesso all’informazione, salute, educazione, uguaglianza e tutela dei gruppi vulnerabili vengono esposti a rischi inediti e, al tempo stesso, a possibilità nuove. La prospettiva adottata è prevalentemente giuridica, ma non chiusa nel diritto: il libro integra riflessioni provenienti dall’etica, dalla teoria politica, dalla sociologia, dalla medicina e dagli studi sulle tecnologie. Ne deriva un’opera costruita intorno a domande fondamentali, più che a risposte definitive. In che misura i diritti umani devono essere adattati al digitale? Quali obblighi ricadono sugli Stati e quali sulle piattaforme private? Come si tutela la libertà di espressione senza lasciare spazio a disinformazione, manipolazione e odio? Che cosa accade ai soggetti più vulnerabili quando l’accesso al digitale diventa condizione di partecipazione sociale? Il libro invita a considerare il digitale non come un settore separato, ma come una dimensione ormai interna alla cittadinanza contemporanea.


