Il 30 settembre 2026 il Rijksmuseum e il Museo Nacional del Prado hanno annunciato una collaborazione pluriennale dedicata al ruolo delle donne nell’arte e nella storia. Il programma comprende incontri scientifici, una fellowship post-dottorale che inizierà nel settembre 2027 e una mostra prevista ad Amsterdam nel 2029 sulla leadership femminile nei Paesi Bassi asburgici del XVI secolo. Il dato interessante non consiste semplicemente nel fatto che due grandi musei europei intendano dedicare maggiore attenzione alle donne. Entrambe le istituzioni perseguono questo obiettivo da anni. Ciò che cambia è la scala dell’intervento: ricerca sulle collezioni, documentazione, acquisizioni, testi nelle sale, risorse digitali, pubblicazioni, formazione e infine esposizione vengono trattati come parti dello stesso problema. La questione strutturale diventa quindi diversa da quella che per decenni ha dominato il dibattito sulla rappresentazione: non soltanto quali artisti siano presenti nei musei, ma attraverso quali procedure un museo attribuisca rilevanza storica a persone, ruoli e relazioni. L’accordo tra Madrid e Amsterdam rende visibile una trasformazione più generale. Dopo una prima fase fondata soprattutto sul recupero di artiste escluse dal racconto canonico, alcune istituzioni stanno intervenendo sull’architettura informativa attraverso cui il canone viene prodotto e trasmesso. L’ipotesi è che una collezione possa restare materialmente quasi invariata e tuttavia diventare un oggetto storico diverso quando cambiano attribuzioni, categorie, relazioni, descrizioni e percorsi attraverso i quali essa viene resa conoscibile.
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