L’automazione industriale tradizionale presupponeva una divisione relativamente stabile: il progettista decideva in anticipo quali operazioni affidare alla macchina e quali lasciare alla persona. I robot più recenti stanno introducendo una configurazione diversa. Possono osservare il comportamento umano, inferire preferenze o difficoltà, modificare velocità e modalità di assistenza, ridistribuire attività e aggiornare nel tempo il proprio comportamento. Anche la persona, però, cambia in risposta alla macchina: impara come impartire istruzioni, anticipa i movimenti del robot, modifica il proprio ritmo, gli delega alcune decisioni e ne conserva altre. Quando entrambi gli elementi si adattano, ciò che deve essere valutato non è più soltanto il robot, ma un sistema uomo-macchina la cui configurazione cambia durante l’uso. La distinzione è rilevante per fabbriche, ospedali, residenze assistenziali e abitazioni. Un sistema inizialmente sicuro, efficiente e rispettoso delle preferenze può modificare nel tempo la distribuzione del lavoro; una personalizzazione che riduce lo sforzo può contemporaneamente aumentare la dipendenza; un robot che impara dall’utilizzatore può migliorare il servizio solo raccogliendo informazioni sempre più dettagliate su di lui. La diffusione della robotica adattiva sposta quindi una parte della progettazione dal momento precedente all’impiego alla relazione continuativa fra persone e macchine. Compiti, autonomia, sicurezza e consenso diventano proprietà dinamiche anziché condizioni fissate una volta per tutte.
I robot adattivi cambiano il lavoro condiviso
Quando persone e macchine si adattano reciprocamente, cambiano nel tempo compiti, ritmi, dati utilizzati e distribuzione delle responsabilità.
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