Il fallimento del concetto di Smart City
Ogni progetto di ottimizzazione urbana cela una domanda irrisolta: ottimizzare per chi? Il fallimento del modello smart city è la conseguenza di aver sistematicamente evitato quella domanda.
Nel maggio 2020, Sidewalk Labs — la società di Alphabet dedicata ai progetti urbani — abbandonò il progetto Quayside a Toronto, citando l’incertezza economica portata dalla pandemia. Era stata la promessa più ambiziosa del decennio: un quartiere interamente progettato dalla tecnologia di Google, con taxi autonomi, marciapiedi riscaldati, raccolta automatica dei rifiuti e un “livello digitale” pervasivo capace di ottimizzare ogni aspetto della vita urbana. Dopo due anni e mezzo di controversie pubbliche, non rimase nulla. La spiegazione ufficiale parlava di pandemia. La spiegazione reale era più scomoda: i cittadini di Toronto non volevano che una Big Tech privata raccogliesse i loro dati, decidesse come usarli e si appropriasse, di fatto, di funzioni di governo urbano. L’ottimizzazione era reale. La domanda su chi ne avrebbe non era mai stata posta apertamente.


