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Il materiale che ritorna visibile

Abbiamo creduto che il capitalismo digitale ci stesse portando in un mondo smaterializzato. Quattro segnali convergenti dicono che la materia non era sparita. Era stata solo nascosta.

mag 30, 2026
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L’idea che il capitalismo contemporaneo si stia smaterializzando è uno dei luoghi comuni più consolidati dell’ultimo trentennio. La promettevano gli economisti negli anni Novanta — l’economia “senza peso” — e l’hanno ripetuta i tecnologi delle generazioni successive: cloud, lavoro cognitivo, denaro come informazione, valore staccato dal supporto fisico. Una rivoluzione che avrebbe sostituito l’industria pesante con i bit, la geografia con la rete, il corpo con l’astrazione. Eppure, simultaneamente in ambiti che non si parlano tra loro, sta accadendo qualcosa che dice il contrario. La materia ritorna — al centro dell’arte, dell’economia del denaro, delle infrastrutture digitali, del mercato del lavoro. Non come reazione conservatrice né come nostalgia, ma come riconoscimento di un equivoco. La smaterializzazione, a guardarla da vicino, non era mai stata la sparizione della materia: era stata la sua rimozione dal campo visivo.


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