Il 26 agosto 2026 Cambridge Enterprise ha annunciato che otto società del programma START 3.0 saranno portate a New York e San Francisco per i primi Investor Days statunitensi organizzati direttamente dall’infrastruttura di innovazione dell’Università di Cambridge. La coorte comprende imprese deep tech, AI e life sciences e combina cofondatori scientifici dell’università con operatori dotati di esperienza industriale. Considerato isolatamente, il viaggio può sembrare una normale iniziativa di fundraising. Inserito nel funzionamento complessivo di Cambridge Enterprise, mostra invece un principio più importante: il trasferimento della conoscenza non viene trattato come un singolo passaggio dal laboratorio al mercato, ma come una sequenza di problemi differenti — sviluppo della tecnologia, protezione della proprietà intellettuale, prova di concetto, formazione della squadra, accesso al capitale, licensing, consulenza, relazioni con imprese e inserimento in reti internazionali — per ciascuno dei quali esistono strumenti specifici. La domanda posta dal caso Cambridge è quindi diversa da quella normalmente associata ai technology transfer offices. Non riguarda soltanto quante società un’università riesca a creare o quanti brevetti riesca a licenziare, ma quale architettura istituzionale permetta a forme differenti di conoscenza di trovare il percorso di trasferimento più adatto senza costringerle tutte dentro lo stesso modello di commercializzazione.
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