Nelle ultime settimane KU Leuven ha aperto le iscrizioni all’edizione 2026-2027 del programma From Research to Impactful Innovation, destinato a dottorandi e post-doc e costruito attorno a tre possibili traiettorie di valorizzazione: collaborazione con l’industria, brevetto e licensing, creazione di uno spin-off. Il percorso completo non consiste soltanto in lezioni: richiede ai partecipanti di elaborare un vero piano di sfruttamento dei risultati scientifici, lavorare con esperti di Leuven Research & Development e dell’Industrial Research Fund e presentare infine il progetto a una giuria interna ed esterna. Considerato isolatamente, è un normale programma di formazione imprenditoriale. Inserito nell’ecosistema di Leuven assume però un significato diverso. Nel 2025 KU Leuven ha registrato 3.142 nuovi accordi di collaborazione con imprese e altri soggetti, 102 nuovi brevetti, 152,6 milioni di euro di proventi da licensing e dieci nuovi spin-off; dall’inizio degli anni Ottanta sono state costituite 199 imprese collegate all’università secondo i dati aggiornati nel settembre 2026. Il corso rappresenta quindi l’ingresso di nuovi ricercatori dentro un sistema che da oltre cinquant’anni tenta di organizzare il trasferimento come funzione permanente dell’università. La domanda interessante non è perché KU Leuven produca molti brevetti o spin-off. È come abbia costruito un’architettura nella quale ricerca fondamentale, valorizzazione, industria, capitale e infrastrutture specialistiche possano rimanere distinti senza essere separati. Il caso Leuven suggerisce una tesi più precisa: l’eccellenza nel trasferimento tecnologico dipende meno dall’efficienza di un singolo TTO che dalla capacità di distribuire stabilmente le funzioni di traduzione della conoscenza fra più livelli istituzionali.
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