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Il proof of concept sta diventando una fase autonoma del trasferimento tecnologico

I programmi pubblici finanziano la produzione di evidenze che rendono una scoperta valutabile da imprese, investitori e utilizzatori

set 03, 2026
∙ A pagamento
 An agar plate in front of a computer screen showing the structure of a protein.

Nell’agosto 2026 il Biotechnology and Biological Sciences Research Council britannico ha aperto una nuova edizione del proprio programma Proof of Concept, che sostituisce nella denominazione il precedente Follow-on Fund e mette a disposizione 3 milioni di sterline per progetti fino a 800.000 sterline di costo complessivo, destinati esclusivamente a risultati già derivati da investimenti BBSRC. La distinzione rispetto a un normale grant di ricerca è esplicita: non sono finanziati nuovi progetti scientifici o semplici estensioni di ricerche esistenti; i candidati devono invece dimostrare di comprendere il mercato potenziale, definire un programma di sviluppo con obiettivi specifici e indicare una traiettoria verso commercializzazione, adozione o deployment. Il cambiamento terminologico sarebbe poco significativo se riguardasse soltanto un programma. Si inserisce invece in una più ampia proliferazione internazionale di proof-of-concept funds, translation grants, technology validation programmes e strumenti di gap funding collocati intenzionalmente fra ricerca finanziata e capitale destinato a imprese già formate. Il problema da esaminare è quindi più preciso del tradizionale riferimento alla «valle della morte»: che cosa manca effettivamente a un risultato scientifico quando è già abbastanza sviluppato da non richiedere soltanto altra ricerca, ma non ancora abbastanza definito da consentire a un’impresa, un investitore o un utilizzatore di decidere se adottarlo, finanziarlo o acquisirlo?

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