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Intelligenza senza giudizio

La differenza che conta, e perché è filosofica

apr 16, 2026
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a planet in space
Photo by Milad Fakurian on Unsplash

Il 25 marzo 2026, François Chollet ha presentato al Y Combinator di San Francisco i risultati di ARC-AGI-3, il benchmark più rigoroso oggi disponibile per misurare il ragionamento adattivo dei sistemi AI. Il risultato è stato netto: tutti i modelli linguistici di frontiera si sono attestati sotto l’uno per cento. Gli esseri umani al cento per cento, con un tempo mediano di sette minuti per problema. Pochi giorni prima, Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, aveva dichiarato pubblicamente che l’intelligenza artificiale generale — quella che supera gli esseri umani in ogni compito cognitivo — era già stata raggiunta. Le due notizie sono uscite nella stessa settimana. Nessuno sembra averle lette insieme.

Il paradosso non è tecnico. È filosofico. Viviamo nel momento in cui si dichiara che le macchine pensano come gli esseri umani, e simultaneamente non riusciamo a definire cosa significhi pensare. Non è ignoranza provvisoria destinata a essere colmata dalla ricerca. È un problema che la filosofia conosce da secoli e che la tecnologia ha reso improvvisamente urgente.


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