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“Interlingual Relations: Global Politics in a Polyglot World” Mauro José Caraccioli ed Einar Wigen, a cura di (University of Michigan Press, 2026)

lug 13, 2026
∙ A pagamento

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Pubblicato nel 2026 dalla University of Michigan Press e curato da Mauro José Caraccioli ed Einar Wigen, Interlingual Relations. Global Politics in a Polyglot World affronta una dimensione tanto ordinaria quanto scarsamente riconosciuta della politica mondiale: la necessità di costruire relazioni tra persone, istituzioni e comunità che non condividono la stessa lingua. Il punto di partenza dell’opera è che le differenze linguistiche non costituiscono un semplice ostacolo tecnico da superare prima che la politica possa avere luogo. Esse partecipano alla definizione delle identità, delimitano ciò che può essere compreso, stabiliscono chi sia autorizzato a parlare e incidono sulle forme attraverso cui un’esperienza diventa conoscenza riconosciuta. La domanda fondamentale non riguarda quindi soltanto il modo in cui una parola viene resa in un’altra lingua, ma le condizioni politiche che determinano quale interpretazione prevalga, quali significati vengano attenuati e quali soggetti rimangano esclusi dalla rappresentazione del mondo. Il volume invita così a osservare con maggiore attenzione una serie di operazioni normalmente lasciate sullo sfondo: la scelta della lingua di un negoziato, il lavoro degli interpreti, la formazione dei concetti diplomatici, la circolazione internazionale delle teorie e la capacità di una lingua dominante di apparire neutrale. Nel fare questo, il libro mette in discussione l’idea che le relazioni internazionali possano essere studiate come se gli attori disponessero fin dall’inizio di un vocabolario comune. Ogni comunicazione tra mondi linguistici differenti richiede infatti una mediazione, e ogni mediazione comporta decisioni sulle somiglianze, sulle differenze e sugli equivalenti possibili. Il merito dell’opera consiste nel rendere visibile questa infrastruttura linguistica della politica, mostrando che dietro accordi, conflitti, gerarchie e processi di conoscenza agiscono costantemente pratiche di traduzione. Ne emerge un interrogativo più ampio: quanto può dirsi realmente globale una disciplina che descrive la pluralità del mondo prevalentemente attraverso una sola lingua e attraverso categorie elaborate in contesti storici specifici?

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