Pubblicato nel 2025 da Basic Books, Land Power: Who Has It, Who Doesn’t, and How That Determines the Fate of Societies affronta una questione tanto elementare quanto spesso trascurata: perché il controllo della terra continua a condizionare la vita delle società anche quando l’agricoltura non rappresenta più il centro visibile dell’economia? Michael Albertus invita a considerare il suolo non come uno sfondo passivo delle vicende umane, ma come una risorsa capace di concentrare ricchezza, stabilire appartenenze, definire diritti e attribuire autorità. La terra può garantire sicurezza e autonomia, ma può anche diventare uno strumento di dipendenza, esclusione e dominio. Il problema non riguarda soltanto chi possieda formalmente un appezzamento: coinvolge la possibilità di usarlo, trasmetterlo, difenderlo, trasformarlo in reddito e farne la base di una presenza riconosciuta nella comunità politica. Da qui sorgono interrogativi decisivi. Perché disuguaglianze nate molto tempo fa continuano a riprodursi? In che modo una decisione sulla proprietà può influire sull’istruzione, sulla salute o sui rapporti familiari di generazioni future? E come si può correggere un’ingiustizia senza provocarne di nuove? Albertus osserva questi problemi intrecciando storia comparata, scienza politica, economia e ricerca sul campo. La sua prospettiva permette di cogliere una continuità profonda tra fenomeni apparentemente separati: l’espansione degli Stati, la formazione delle gerarchie sociali, le migrazioni, i conflitti, la marginalizzazione di intere popolazioni e il deterioramento degli ecosistemi. Il libro merita attenzione perché riconduce tali processi a scelte concrete, mostrando che il potere radicato nella terra non appartiene soltanto al passato e che le sue conseguenze rimangono inscritte nell’organizzazione del presente.
“Land Power: Who Has It, Who Doesn’t, and How That Determines the Fate of Societies”, Michael Albertus (Basic Books, 2025)



