Due sistemi possono trovarsi nello stesso luogo, essere sottoposti alle stesse condizioni esterne e presentare le stesse variabili immediatamente osservabili, ma reagire in modo diverso perché vi sono arrivati attraverso storie differenti. È questa la possibilità formalizzata da Marc Besse e Raphaël Voituriez in Emergent memory in cell-like active systems, pubblicato il 25 settembre 2026 su Nature Communications. Il lavoro riguarda sistemi attivi ispirati alla motilità cellulare e mostra come variabili interne modificate dalle interazioni precedenti con l’ambiente possano continuare a influenzare il movimento successivo. Quando queste variabili vengono eliminate dalla descrizione matematica, la dinamica osservabile acquista memoria: il futuro non dipende più soltanto dalla posizione e dalle condizioni presenti, ma anche dal percorso precedente. La questione supera la fisica della materia attiva. Tocca uno dei problemi centrali della scienza dei sistemi complessi: che cosa significa conoscere realmente lo “stato presente” di un sistema? Se la descrizione utilizzata trascura variabili lente, configurazioni interne o modificazioni ambientali che conservano gli effetti delle interazioni precedenti, ciò che appare come rumore, isteresi o dipendenza dal percorso può essere la manifestazione di una causalità non rappresentata. La memoria, in questa prospettiva, non richiede necessariamente un archivio separato del passato. Può essere incorporata nella configurazione corrente di componenti che l’osservatore non misura.
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