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L'effetto dell'AI sulla distribuzione della ricchezza

apr 23, 2026
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C’è un’asimmetria al cuore della fase economica che stiamo attraversando, e il dibattito pubblico fatica ancora a nominarla con precisione. Le imprese che adottano l’intelligenza artificiale registrano aumenti di produttività documentati. I profitti aziendali nei settori più esposti raggiungono livelli storicamente elevati. I mercati finanziari premiano queste imprese con valutazioni che superano qualsiasi precedente. Eppure i salari reali nelle economie avanzate restano fermi o crescono meno della produttività, la quota del lavoro nel reddito nazionale continua una lenta ma persistente discesa, e la concentrazione patrimoniale ha raggiunto, nei paesi anglosassoni, livelli inediti dalla fine del dopoguerra. Qualcosa si è rotto — o meglio, si è andato progressivamente sciogliendo — nel meccanismo che, almeno dagli anni successivi al secondo conflitto mondiale, trasferiva una quota significativa dei guadagni di produttività dal capitale al lavoro e da lì all’intera economia. Capire dove si è rotto quel meccanismo, e perché l’intelligenza artificiale rischia di accelerare la sua rottura, è la premessa necessaria di ogni discussione seria sulle politiche pubbliche, sulla regolamentazione, e sulla forma stessa che il capitalismo contemporaneo sta assumendo.


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