LiberArbitrio - n.16 - Gennaio-Aprile 2026
LiberArbitrio è la rivista di Stroncature. Registrata presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e dotata di un proprio ISSN, è diretta da Giovanni Perazzoli ed è concepita come un luogo di riflessione critica sulla modernità, nella loro pluralità: dall’intelligenza artificiale alla filosofia della moda, dalla storia delle idee alla critica cinematografica; dall’arte contemporanea al capitalismo cognitivo. Ha cadenza quadrimestrale.
Il numero 16 di Libero Arbitrio (dicembre 2025 – aprile 2026) è un monografico dedicato al tema “Tecnologia, potere e ordine liberale”. La domanda di fondo, fissata nell’editoriale di Giovanni Perazzoli, è cosa accada quando software, dati, piattaforme e intelligenza artificiale smettono di essere strumenti esterni e diventano l’infrastruttura stessa dello Stato, dell’economia, della sicurezza e dell’informazione. La tesi che attraversa il fascicolo è che le democrazie liberali non si difendono solo con i valori e le procedure: hanno bisogno di industria, ricerca, capacità tecnologica e forza, ma quella forza deve restare subordinata al diritto e al controllo democratico.
Il cuore del numero è il confronto con il manifesto di Palantir sulla “Repubblica tecnologica”, ispirato al libro di Alexander Karp e Nicholas Zamiska. Vengono presentati i ventidue punti tradotti del manifesto, seguiti da una replica liberale (il redazionale “La Repubblica tecnologica deve restare democratica”) e dalla lettura di Ugo Colombino, che accosta la domanda di Karp a quella che Umberto Eco poneva su Superman: perché tanto genio tecnico si è dedicato a piattaforme di consumo invece che a obiettivi pubblici. Emilio Rossi colloca la questione in un quadro economico, leggendo la stagnazione europea come finestra strategica per investire in IA, energia e difesa; Alessandra Libutti sostiene che la frattura politica decisiva oggi non corre più tra destra e sinistra, ma tra chi difende la democrazia liberale e chi tende verso modelli verticali e populisti. Il redazionale “Chi controlla lo Stato algoritmico?” radica il dibattito in casi concreti — la piattaforma hessenDATA e il software Gotham di Palantir nelle polizie europee — interrogandosi su trasparenza, controllo e diritti.
La seconda parte allarga il discorso alla filosofia e all’estetica. Carmen dal Monte (”Cogitatio caeca”) sostiene che Leibniz, con la characteristica universalis e l’idea di pensiero che manipola simboli senza comprenderli, avesse già descritto la struttura concettuale dei modelli linguistici, riaprendo la domanda se calcolare significhi pensare. Andrea Vernier (”Della mano e dell’occhio”) attraversa serie tv, cinema di guerra e pitture rupestri per mostrare come il potere contemporaneo si comunichi sempre più come esposizione diretta e brutale di sé. Paolo Agnoli (”L’intelligenza artificiale fa paura?”) usa la storia della sua azienda Pangea per argomentare che ogni grande tecnologia è stata temuta agli inizi e che l’IA va governata, non proibita. Fabrizio Intonti (”La fotografia oltre l’obiettivo”) chiude sul tema della verità dell’immagine nell’epoca dell’IA generativa, distinguendo tra fotografia come testimonianza e immagine sintetica come apparenza plausibile.
Per proposte e segnalazioni è possibile contattare il direttore Giovanni Perazzoli ([email protected]) o la redazione ([email protected])


