L’intelligenza artificiale come l'elettricità?
Perché una tecnologia capace di trasformare l’economia può produrre rendimenti ordinari per chi la costruisce
Nel suo articolo del 31 luglio 2026, Robert Armstrong sostiene sul Financial Times che la volatilità dei titoli tecnologici non rappresenti necessariamente una manifestazione dell’irrazionalità dei mercati. Gli investitori starebbero cercando di stabilire quale struttura competitiva emergerà dall’intelligenza artificiale e, soprattutto, quali imprese saranno in grado di trattenere il valore economico prodotto dalla nuova tecnologia. Armstrong formula l’ipotesi (che è una immagina ricorrente) nel modo più netto: «l’intelligenza diventerà una commodity, quasi come l’elettricità» . L’analogia non implica che i modelli siano tecnicamente assimilabili all’energia elettrica, né che l’intera filiera dell’intelligenza artificiale sia destinata a diventare indifferenziata. Indica una possibilità più precisa: una tecnologia può essere pervasiva, indispensabile e capace di modificare profondamente la produttività senza consentire ai propri produttori di ottenere rendite proporzionate al valore complessivo creato. Il problema non consiste allora nello stabilire se l’intelligenza artificiale cambierà l’economia, ma se i produttori dei modelli riusciranno ad appropriarsi di una parte sufficiente di quel cambiamento da giustificare gli investimenti sostenuti e le valutazioni riconosciute dal mercato.


