La distinzione fra ciò che vive e ciò che non vive sembra immediata finché non si cerca di spiegarla attraverso i processi materiali che la rendono possibile. Una cellula è composta da molecole, ma conoscere quelle molecole non equivale ancora a comprendere come esse riescano a costituire un sistema che si mantiene e si riproduce. Da questa difficoltà prende avvio Living Computers: Replicators, Information Processing, and the Evolution of Life di Alvis Brazma, pubblicato da Oxford University Press nel 2023. L’autore affronta il problema dalla prospettiva della bioinformatica, interrogando il rapporto fra l’organizzazione degli esseri viventi e l’informazione che ne permette la continuità. La questione riguarda il modo in cui disposizioni materiali relativamente stabili possono orientare processi in continuo movimento, collegando ciò che un organismo eredita a ciò che riesce a fare. È una domanda che prolunga la ricerca avviata da Schrödinger in Che cos’è la vita?, ma richiede anche di chiarire che cosa significhi conservare e interpretare istruzioni. L’interesse dell’opera risiede nella possibilità di rendere queste domande scientificamente trattabili: occorre identificare apparati, operazioni e condizioni ambientali, verificando quanto le spiegazioni proposte riescano a collegarli. Diventa così importante distinguere le caratteristiche proprie della vita terrestre dai requisiti che potrebbero appartenere a qualsiasi sistema vivente. Questa distinzione mantiene aperto il problema fondamentale senza affidarne la soluzione a una definizione preliminare o alla semplice enumerazione delle proprietà osservabili negli organismi.
“Living Computers: Replicators, Information Processing, and the Evolution of Life”, Alvis Brazma (Oxford University Press, 2023)



