"Lost Worlds: How Humans Tried, Failed, Succeeded, and Built Our World", Patrick Wyman (HarperCollins, 2026)
In Lost Worlds: How Humans Tried, Failed, Succeeded, and Built Our World (Harper, 2026), Patrick Wyman affronta una delle questioni più profonde poste dalla storia dell’umanità: come sia stato possibile passare, nell’arco di circa diecimila anni, da un pianeta abitato prevalentemente da piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori a un mondo popolato da agricoltori, villaggi, città, società gerarchiche, reti commerciali, Stati e sistemi politici complessi. Il problema, tuttavia, non consiste semplicemente nello stabilire quando siano comparsi questi elementi. Wyman invita soprattutto a interrogarsi sul modo in cui siamo abituati a collegarli tra loro. La ricostruzione tradizionale tende infatti a trasformare il passato in una sequenza ordinata: agricoltura, sedentarizzazione, surplus, specializzazione, disuguaglianza, città, Stato e infine civiltà. Osservato con maggiore precisione, questo schema perde gran parte della propria capacità esplicativa. Le società umane non conoscevano la destinazione verso cui sarebbero state condotte le proprie scelte e non agivano come protagoniste inconsapevoli di un processo già scritto. Sperimentavano invece soluzioni a problemi immediati: procurarsi cibo, affrontare mutamenti climatici, convivere con gruppi sempre più numerosi, sfruttare nuove risorse, sottrarsi alla scarsità o alla violenza, conservare ciò che ritenevano essenziale della propria identità. Alcune soluzioni ebbero conseguenze enormi; altre funzionarono per secoli o millenni e poi scomparvero; altre ancora produssero problemi nuovi proprio perché inizialmente avevano avuto successo. Il passato ricostruito da Wyman è dunque popolato da società che nascono, crescono, migrano, si trasformano e muoiono, lasciando talvolta discendenti e talvolta soltanto frammenti materiali. La possibilità di comprenderle è profondamente aumentata grazie alla rivoluzione dell’archeoscienza: DNA antico, analisi isotopiche, ricostruzioni paleoambientali, datazioni più precise, telerilevamento e analisi chimiche consentono oggi di recuperare informazioni che pochi decenni fa erano irraggiungibili. Il problema centrale diventa allora quello della contingenza storica: perché alcune innovazioni si diffusero e altre no? Perché determinate società sopravvissero a crisi ambientali mentre altre collassarono? E soprattutto, che cosa significa davvero parlare di “successo”, quando una società può scomparire lasciando tuttavia discendenti, tecnologie o istituzioni destinate a sopravviverle? È attraverso questi interrogativi che Wyman invita a guardare la preistoria non come un’anticamera imperfetta della modernità, ma come un immenso archivio di esperimenti umani.


