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“Neptune’s Fortune: The Billion-Dollar Shipwreck and the Ghosts of the Spanish Empire”, Julian Sancton, (Crown, 2026)

set 14, 2026
∙ A pagamento

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Ci sono relitti che appartengono alla storia della navigazione e altri che, proprio perché rimangono irraggiungibili per secoli, finiscono per condensare intorno a sé questioni molto più ampie: il significato della ricchezza, il diritto di possedere il passato, il rapporto tra scoperta scientifica e interesse economico, la persistenza delle eredità coloniali. Neptune’s Fortune: The Billion-Dollar Shipwreck and the Ghosts of the Spanish Empire, pubblicato da Crown nel 2026, nasce dall’incrocio di questi problemi. Julian Sancton prende come centro della propria indagine il San José, grande galeone spagnolo affondato nel 1708 al largo dell’attuale Colombia con un carico di oro, argento e altri beni la cui valutazione, nei secoli successivi, è cresciuta fino a raggiungere cifre miliardarie. Ma la domanda che attraversa il libro non è semplicemente dove si trovi un tesoro o quanto possa valere. La questione decisiva riguarda ciò che accade quando un oggetto del passato acquista contemporaneamente un valore economico, storico, archeologico, politico e simbolico. Il relitto diventa così un punto nel quale convergono epoche lontanissime: l’espansione coloniale europea, l’economia mineraria americana, le guerre dinastiche del primo Settecento, lo sviluppo dell’archeologia subacquea, le tecnologie contemporanee di esplorazione oceanica e le controversie sulla restituzione dei beni provenienti da contesti coloniali. Al centro di questa trama si colloca Roger Dooley, figura difficile da classificare nettamente come archeologo, esploratore o cacciatore di relitti, la cui ricerca del San José si protrae per oltre trent’anni. Sancton segue la sua vicenda senza trasformarla in una semplice avventura individuale: attraverso Dooley interroga infatti il confine, spesso instabile, tra desiderio di conoscenza e desiderio di possesso. Il libro invita così a chiedersi che cosa significhi realmente “scoprire” qualcosa che appartiene alla storia, chi possa rivendicarne la proprietà e se riportare alla superficie un relitto equivalga necessariamente a salvarlo. La fortuna di Nettuno evocata dal titolo non è dunque soltanto l’enorme massa di metalli preziosi custodita sul fondo del mare: è un patrimonio conteso nel quale il valore materiale non può essere separato dalle vite, dalle violenze e dalle memorie che lo hanno prodotto.

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