“Ninety-Nine Lessons in Critical Thinking” Robert P. Friedland (Oxford University Press, 2025)
Ninety-Nine Lessons in Critical Thinking, pubblicato nel 2025 da Oxford University Press, è un libro che merita attenzione non perché offra una tecnica rapida per “pensare meglio”, ma perché mette a fuoco una difficoltà più profonda e più concreta: il fatto che, nelle professioni di cura e nella ricerca, l’abbondanza di informazioni non coincide affatto con la chiarezza del giudizio. Robert P. Friedland parte da un’idea semplice solo in apparenza: il problema non è sapere sempre di più, ma capire come osserviamo, come decidiamo, come ricordiamo, come formuliamo domande e come veniamo orientati, spesso senza accorgercene, da parole, abitudini, aspettative e pregiudizi. In questo senso il libro si colloca su un crinale importante tra medicina, scienza e riflessione sul funzionamento della mente, e insiste sul rischio che il paziente venga sepolto sotto i dati, i protocolli, i test e perfino sotto gli strumenti digitali che dovrebbero aiutare a curarlo. L’autore non propone una teoria astratta del pensiero critico, ma una pratica di vigilanza mentale: invita a osservare il proprio modo di ragionare prima ancora di correggere quello altrui. Ne deriva un’opera che, pur nascendo dall’esperienza clinica e scientifica, si rivolge a un problema più generale: come preservare l’attenzione, la misura e il senso umano del giudizio in un mondo saturo di informazioni e di automatismi.


