"On the Future of Species: Authoring Life by Means of Artificial Biological Intelligence", Adrian Woolfson, (The MIT Press, 2026)
Poche trasformazioni scientifiche sollevano interrogativi tanto radicali quanto la possibilità di passare dall’osservazione degli organismi alla loro progettazione intenzionale. In On the Future of Species: Authoring Life by Means of Artificial Biological Intelligence, pubblicato nel 2026 da The MIT Press, Adrian Woolfson esamina la soglia tecnologica alla quale è giunta la biologia contemporanea: un punto in cui l’essere umano potrebbe non limitarsi più a selezionare, modificare o correggere forme viventi prodotte dall’evoluzione, ma arrivare a concepirne di completamente nuove. Il problema non riguarda soltanto ciò che la scienza sarà tecnicamente capace di fare. Investe il significato attribuito alla vita, il rapporto tra natura e artificio, la responsabilità derivante dal controllo dei processi ereditari e i criteri con cui stabilire quali innovazioni siano accettabili. Se il genoma contiene una descrizione molecolare dell’organismo, comprenderne la logica potrebbe infatti consentire di intervenire sulla sua struttura con una profondità finora impensabile. Ma la capacità di riscrivere la materia vivente renderebbe necessario decidere quali aspetti della natura debbano essere conservati, quali possano essere migliorati e quali rischi non sia lecito correre. Woolfson osserva queste questioni da una prospettiva che unisce storia della biologia, genetica molecolare, teoria dell’evoluzione e sviluppo dell’intelligenza artificiale. Al centro del libro si trova pertanto una domanda che non ammette una risposta esclusivamente tecnica: che cosa accadrebbe se l’umanità acquisisse il potere di diventare autrice delle specie? Comprendere la portata di questa domanda significa confrontarsi con opportunità mediche e ambientali molto ampie, ma anche con la possibilità che un uso imprudente della biologia generativa produca effetti irreversibili sull’essere umano e sugli ecosistemi.


