Pubblicato nel 2026 da Princeton University Press, On Time. The Physics that Makes the Universe Tick di Jim Al-Khalili affronta una delle questioni che, nonostante i progressi della fisica moderna, continuano a resistere a una definizione univoca: che cosa sia realmente il tempo. La difficoltà non nasce semplicemente dall’astrattezza del problema, ma dalla posizione particolare che occupiamo rispetto a esso. Possiamo osservare la materia, misurare l’energia, descrivere lo spazio e studiare sistemi fisici separandoci idealmente dall’oggetto dell’indagine; dal tempo, invece, non possiamo uscire. Ogni osservazione, ricordo, previsione e misura avviene al suo interno. Da qui nasce una tensione profonda tra ciò che l’esperienza sembra renderci evidente e ciò che le teorie fisiche descrivono. Avvertiamo il passaggio del tempo, distinguiamo nettamente passato e futuro, consideriamo il presente qualcosa di speciale e vediamo cause precedere effetti; eppure nessuna di queste evidenze quotidiane può essere accolta senza problemi quando viene tradotta nel linguaggio della fisica. Al-Khalili parte precisamente da questa frattura, evitando sia di liquidare l’esperienza comune come una semplice illusione sia di assumerla come criterio sufficiente per comprendere la realtà. La domanda che attraversa l’opera è pertanto più radicale di quella relativa alla semplice misurazione del tempo: occorre stabilire quali caratteristiche appartengano effettivamente alla struttura dell’universo e quali dipendano dal modo in cui esseri coscienti, immersi nel mondo fisico, organizzano e interpretano la propria esperienza.
“On Time. The Physics that Makes the Universe Tick”, Jim Al-Khalili, (Princeton University Press, 2026)



