“Opportunità professionali per i giovani: il dottore commercialista”
Giovedì 26 febbraio, durante la prima lezione del corso di Bilancio, Principi Contabili e Analisi Finanziaria, la prof.ssa Roberta Provasi ha ospitato il Presidente dott. Edoardo Ginevra e la Vicepresidente dott.ssa Michaela Marcarini dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano. All’incontro hanno partecipato anche gli studenti del corso della prof.ssa Paola Saracino, per un confronto sull’evoluzione della professione e sulle prospettive per chi intende intraprendere questo percorso.
Il dialogo si è sviluppato in modo diretto, con domande che non avevano l’andamento di una discussione astratta, ma di una richiesta di orientamento su aspetti molto concreti: cosa significa “entrare” davvero nella professione, quali passaggi pesano di più all’inizio, e come cambiano le attività con l’avanzare delle tecnologie.
Un primo tema sollevato dagli studenti ha riguardato la fatica percepita del lavoro, soprattutto nella fase iniziale. Carichi, responsabilità e aggiornamento continuo sono stati descritti come elementi che rendono l’avvio impegnativo e, a tratti, difficile da decifrare dall’esterno. In questo passaggio, la domanda implicita degli studenti non era se la professione valga la pena in generale, ma come si regga, nella pratica, il salto tra formazione e lavoro quotidiano, e quali competenze contino davvero quando si entra in studio o in azienda.
Un secondo punto ha riguardato la durata del tirocinio e la sostenibilità economica dei primi anni. Il tirocinio è stato riconosciuto come un passaggio formativo essenziale, ma è emersa anche la percezione di un equilibrio delicato tra tempo richiesto, redditi iniziali e possibilità di mantenere un percorso lungo senza che diventi un ostacolo. In sostanza, la richiesta era capire come si attraversa quella fase con realismo, senza aspettative irragionevoli ma anche senza rassegnazione.
Il terzo tema ha toccato l’intelligenza artificiale e l’incertezza sul destino di una parte delle attività tradizionali. Alcuni interventi hanno espresso il timore che l’automazione riduca lo spazio di lavoro su compiti oggi centrali, con effetti sulla stabilità nel medio periodo. La questione è stata posta in termini operativi: cosa cambierà davvero nelle mansioni, e dove resterà la responsabilità del professionista quando una quota di processi potrà essere svolta da strumenti automatici.
Il Presidente e la Vicepresidente hanno risposto riconoscendo, senza attenuarle, le difficoltà dell’avvio e l’impegno richiesto (come del resto per ogni percorso di carriera di successo) ma hanno anche insistito sul fatto che la professione non è mai monotona, sin da subito è foriera di stimoli e di occasioni di crescita e, nel tempo, rappresenta una strada solida e soddisfacente. Sul versante tecnologico hanno proposto una lettura meno difensiva: l’automazione può alleggerire le attività ripetitive e routinarie, liberando tempo per attività consulenziali a valore aggiunto , per l’interpretazione e per l’accompagnamento alle decisioni dei clienti, che restano il cuore dell’attività professionale.
In questo quadro, è stato ribadito che ciò che continua a fare la differenza è la componente umana del lavoro: la capacità di comprendere il contesto, assumere responsabilità, esercitare giudizio e costruire un rapporto di fiducia con il cliente, soprattutto quando si tratta di scelte critiche e non standardizzabili.
A tenere insieme le domande, in conclusione, è stata la ricerca di una bussola più che di rassicurazioni. L’incontro ha restituito un quadro realistico, in cui la fatica iniziale e il cambiamento tecnologico non vengono negati, ma collocati dentro una trasformazione che spinge la professione verso attività a maggiore contenuto consulenziale, dove conta la qualità delle valutazioni e la capacità di guidare decisioni complesse.
L’iniziativa si inserisce nella partnership per la terza missione tra Stroncature e il Dipartimento Di.SEA.DE dell’Università di Milano-Bicocca


