“Our Own Worst Enemy: The Assault from Within on Modern Democracy” Tom Nichols (Oxford University Press, 2021)
Our Own Worst Enemy: The Assault from Within on Modern Democracy di Tom Nichols, pubblicato da Oxford University Press nel 2021, affronta una questione centrale per comprendere la crisi politica del nostro tempo: perché società libere, ricche, istruite e formalmente democratiche sembrano sempre più attratte da pulsioni illiberali, leader demagogici, fantasie di rottura e forme di sfiducia radicale verso le proprie istituzioni. Il libro non parte dall’idea che la democrazia sia stata sconfitta da un nemico esterno, né che sia stata travolta soltanto da crisi economiche, guerre, complotti o manipolazioni delle élite. La prospettiva di Nichols è più scomoda: la minaccia principale viene dall’interno delle stesse società democratiche, cioè dal modo in cui i cittadini hanno progressivamente smarrito abitudini, virtù, autocontrollo e senso di responsabilità necessari a far funzionare un regime libero. La domanda che attraversa l’opera non è solo se le istituzioni democratiche siano ancora abbastanza solide, ma se i cittadini siano ancora disposti a comportarsi come adulti politici, capaci di tollerare la frustrazione, riconoscere la complessità, accettare la sconfitta, distinguere tra problemi reali e risentimenti immaginari. Nichols osserva la democrazia moderna come un sistema che non può reggersi solo su costituzioni, tribunali, elezioni e procedure: ha bisogno di un tessuto morale e civile che renda quelle procedure significative. La sua analisi merita attenzione perché sposta il centro del discorso: non chiede soltanto che cosa “il sistema” abbia fatto ai cittadini, ma che cosa i cittadini abbiano fatto al sistema.


