“Political Economy from Pufendorf to Marx. Culture, Needs and Property Rights” István Hont, edited by Lasse S. Andersen, with Béla Kapossy and Richard Whatmore (Cambridge University Press, 2026)
Political Economy from Pufendorf to Marx. Culture, Needs and Property Rights, pubblicato da Cambridge University Press nel 2026, raccoglie una parte essenziale del lavoro rimasto inedito di István Hont sul rapporto tra diritto naturale, economia politica e marxismo. Il libro non affronta la storia delle idee economiche come una successione di dottrine tecniche, né considera Marx come il punto terminale separato da una tradizione precedente. Al contrario, propone di leggere la nascita dell’economia politica moderna come una vicenda più ampia, nella quale si intrecciano il problema della proprietà, la definizione dei bisogni umani, la giustificazione della disuguaglianza, la formazione dello Stato e la possibilità stessa della vita sociale. L’interesse dell’opera sta nel fatto che Hont non si limita a chiedersi che cosa abbiano detto Pufendorf, Smith o Marx su proprietà e mercato, ma cerca di ricostruire il linguaggio comune che rende possibile il passaggio dall’uno all’altro. La domanda di fondo è se le grandi opposizioni della modernità politica, liberalismo e socialismo, proprietà privata e comunismo, mercato e pianificazione, diritti e bisogni, siano davvero tradizioni separate oppure varianti di uno stesso problema originario. Il libro merita attenzione proprio perché sposta l’analisi a un livello più profondo: non discute soltanto le soluzioni offerte dai diversi autori, ma indaga le categorie attraverso cui essi hanno pensato il legame tra economia e politica. In questo senso, l’opera apre interrogativi ancora attuali: fino a che punto la proprietà può essere giustificata se molti ne restano esclusi? In che modo una società commerciale può soddisfare i bisogni di chi non possiede mezzi propri di sussistenza? Che cosa accade quando i diritti individuali, nati per garantire la pace sociale, diventano essi stessi fonte di tensione? E soprattutto: è possibile superare Marx senza tornare semplicemente a un liberalismo privo di consapevolezza storica?


