Potere e legittimazione nelle trasformazioni della modernità - Libero Arbitrio n. XV
Libero Arbitrio è la rivista quadrimestrale di analisi e ricerca pubblicata da Stroncature e diretta da Giovanni Perazzoli. È uno spazio di riflessione critica sulla modernità e sui suoi tanti volti, dalla filosofia contemporanea alla moda, dall’intelligenza artificiale alla tenuta delle democrazie liberali, dalla comunicazione alla rilettura storica: grande rigore ma nessuna barriera tra i mondi culturali, mantenendosi però sempre distante dalle polarizzazioni e dalle logiche identitarie che tendono a ridurre la complessità in rissa.
Il Numero 15, relativo al periodo agosto–dicembre 2025, è dedicato in larga parte al rapporto tra diritto e potenza nell’ordine internazionale contemporaneo, alla crisi delle democrazie liberali e al ripensamento delle politiche pubbliche in una fase di trasformazioni profonde. Il fascicolo propone un dossier articolato sul diritto internazionale, una riflessione sulla traiettoria politica degli Stati Uniti letta attraverso le categorie dell’autoritarismo competitivo e del backlash culturale, e una sezione dedicata al welfare come architettura istituzionale che richiede competenza, disegno e valutazione. La parte conclusiva amplia l’orizzonte alla dimensione culturale, con saggi sul cinema contemporaneo e uno speciale dedicato a Heimat di Edgar Reitz, considerato come opera capace di interrogare il rapporto tra memoria, identità e tempo storico.
Il numero offre un insieme di contributi che affrontano, da prospettive diverse, un medesimo problema: comprendere come norme, istituzioni e pratiche si trasformino quando mutano gli equilibri di potere, le culture politiche e le condizioni materiali. Il dossier sul diritto internazionale esplora il nesso strutturale fra forza e legittimità, mettendo in dialogo tradizioni teoriche e dibattiti contemporanei; la sezione sulla democrazia analizza i meccanismi attraverso cui si producono erosioni progressive delle garanzie liberali; gli interventi sul welfare discutono il ruolo delle politiche sociali come strumenti tecnici di governo dei rischi e delle disuguaglianze; le pagine dedicate al cinema e a Heimat mostrano come le forme culturali contribuiscano a definire l’esperienza della libertà e della responsabilità. Ne emerge un numero unitario, costruito attorno all’idea che l’analisi debba concentrarsi sui meccanismi e sulle condizioni di funzionamento dei fenomeni, più che sulle loro rappresentazioni superficiali.


