Punti cardinali #103
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
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“The Cambridge History of Greek and Roman Warfare” Philip Sabin; Hans van Wees; Michael Whitby (Cambridge University Press, 2007)
Nel dibattito contemporaneo sulla storia antica, la guerra non è più considerata soltanto un repertorio di battaglie, generali e date, ma un fenomeno capace di attraversare — e spesso di rivelare — l’intera struttura di una civiltà: i suoi equilibri sociali, le sue istituzioni politiche, i suoi immaginari culturali, la sua economia materiale. È questa l’ambizione che guida The Cambridge History of Greek and Roman Warfare. Volume I: Greece, the Hellenistic World and the Rise of Rome(Cambridge University Press, 2007), un’opera collettiva che sceglie un punto di vista dichiaratamente “tematico” e non narrativo, e che invita il lettore a chiedersi non solo come gli antichi combattessero, ma perché combattessero, che cosa rendesse possibile una guerra, quali vincoli morali e pratici la incanalassero, e in che modo la guerra riplasmasse lo Stato e la società. La posta in gioco non è ricostruire una cronaca totale di conflitti, ma capire le logiche profonde che fanno della guerra, per Greci e Romani, un’esperienza insieme concreta e simbolica: una pratica collettiva che richiede risorse e organizzazione, ma anche un linguaggio, dei valori, una legittimazione, una memoria. In questa prospettiva, la guerra diventa un osservatorio privilegiato sul modo in cui le comunità antiche definivano se stesse, stabilivano gerarchie interne, gestivano l’alterità e attribuivano senso alla violenza organizzata.
“False Claims: One Insider’s Impossible Battle Against Big Pharma Corruption” Lisa Pratta (William Morrow, 2025)
Pubblicato nel 2025 da William Morrow (imprint HarperCollins), False Claims: One Insider’s Impossible Battle Against Big Pharma Corruption è un libro che chiede al lettore di guardare la sanità non dal punto di vista della cura, ma da quello delle condizioni che rendono possibile la cura, e dunque anche la sua distorsione. Lisa Pratta racconta l’industria farmaceutica come un sistema dove l’innovazione può convivere con la manipolazione, e dove la promessa di “aiutare i pazienti” può trasformarsi, senza dichiararlo, in un metodo per massimizzare ricavi e potere contrattuale. Il nodo non è semplicemente l’esistenza di comportamenti scorretti, ma il modo in cui questi diventano pratiche organizzate, normalizzate, insegnate, difese e rese compatibili con un linguaggio morale di facciata. Il libro, fin dalle prime scene, insiste su una domanda: come si passa dall’essere “bravi nel proprio lavoro” al diventare ingranaggi di un meccanismo che produce danno, e come si riconosce il punto in cui il silenzio smette di essere prudenza e diventa complicità? L’autrice osserva questo passaggio dall’interno, con lo sguardo di chi conosce sia la psicologia della vendita sia la vulnerabilità reale dei malati, e costruisce una riflessione concreta su incentivi, paure, protezioni legali e costi personali della verità, senza mai ridurre tutto a una favola edificante.
“Allô, Paris ? Ici Moscou. Plongée au cœur de la guerre de l’information” di Nicolas Quénel (Denoël, 2023)
Il volume di Nicolas Quénel affronta in modo sistematico e documentato la guerra dell’informazione condotta dalla Federazione Russa contro le democrazie occidentali, con particolare attenzione alla Francia. Pubblicato da Denoël nel 2023, il libro combina indagine giornalistica, analisi storica e ricostruzione documentaria per offrire un quadro coerente delle modalità con cui il Cremlino, attraverso strutture ufficiali, reti informali e intermediari privati, manipola lo spazio informativo globale. L’autore adotta un approccio empirico, fondato su fonti dirette, testimonianze e archivi, evitando generalizzazioni ideologiche. Il suo obiettivo è doppio: mostrare la continuità delle strategie di disinformazione russe dalla Guerra Fredda a oggi e chiarire i meccanismi contemporanei con cui tali strategie vengono adattate al mondo digitale. Il tono è sobrio e investigativo, privo di enfasi; il metodo segue la logica di un’inchiesta estesa, che alterna casi concreti, riferimenti storici e interviste a funzionari, ricercatori e membri dei servizi di sicurezza. L’opera si distingue per la capacità di collocare la disinformazione non come fenomeno episodico, ma come parte integrante della politica di potenza russa e della sua concezione del conflitto globale, in cui l’informazione è trattata come un’arma.
“Fifth Sun: A New History of the Aztecs” Camilla Townsend (Oxford University Press, 2019)
Pubblicato da Oxford University Press nel 2019, Fifth Sun: A New History of the Aztecs propone un esercizio di storia che, prima ancora di discutere eventi e cronologie, mette in questione la qualità delle nostre domande. Townsend parte da un problema semplice e radicale: per secoli abbiamo creduto di “conoscere” gli Aztechi attraverso ciò che altri hanno visto, temuto o giudicato, ma quasi mai attraverso ciò che loro stessi hanno scelto di ricordare e scrivere. La posta in gioco non è solo correggere qualche stereotipo, bensì capire come nasce un’immagine storica: quali voci vengono amplificate, quali restano “congelate” in biblioteche silenziose, e quali strumenti servono per rimetterle in circolo senza addomesticarle. Il libro invita a considerare la storia mexica come un campo di tensioni: tra violenza e ordine, trauma e continuità, dominio e vulnerabilità, e soprattutto tra narrazioni costruite dall’esterno e autorappresentazioni interne. L’ambizione è far emergere un popolo non come emblema esotico o oggetto morale, ma come società politica che ragiona su potere, rischio, alleanze, errori e adattamento, in un mondo che cambia fino a rovesciarsi.
“The Business of Being a Writer” di Jane Friedman (University of Chicago Press, 2018)
The Business of Being a Writer, pubblicato nel 2018 da Jane Friedman per la University of Chicago Press, è un manuale sistematico che affronta il lato economico, gestionale e strategico del mestiere dello scrittore. L’autrice, esperta di editoria e di comunicazione digitale, propone un approccio realistico e documentato alle condizioni di sostenibilità del lavoro letterario, muovendo dalla constatazione che molti autori, anche di talento, ignorano come funziona effettivamente l’industria editoriale. Il libro si colloca nella collana Chicago Guides to Writing, Editing, and Publishing e intende fornire agli scrittori – in particolare a chi proviene da percorsi accademici in scrittura creativa o editoria – gli strumenti per costruire una carriera consapevole e duratura. L’impostazione è chiara: la conoscenza delle logiche economiche e organizzative del settore non compromette la creatività, ma la rende più solida. Friedman adotta un tono pragmatico, evitando illusioni romantiche sul mestiere di scrivere, e invita i lettori a concepire la scrittura come una professione che richiede competenze tecniche, pianificazione e spirito imprenditoriale. Il testo si articola in cinque parti: la prima riguarda la costruzione della carriera, la seconda spiega le dinamiche dell’industria editoriale, la terza descrive i processi di pubblicazione, la quarta affronta il tema dell’autore come imprenditore, e la quinta analizza le diverse fonti di reddito possibili per uno scrittore contemporaneo.






