Punti cardinali #163
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Warfare in the Global Middle Ages”, David S. Bachrach e Bernard S. Bachrach (Routledge, 2026)
Pubblicato da Routledge nel 2026, Warfare in the Global Middle Ages di David S. Bachrach e Bernard S. Bachrach affronta una questione decisiva per comprendere le società premoderne: in quale modo comunità molto diverse tra loro riuscirono a mobilitare uomini, risorse, conoscenze e strutture produttive per preparare e condurre la guerra? Il punto di partenza degli autori è che l’attività militare non costituisse un settore separato dalla vita collettiva, ma assorbisse una parte rilevante delle eccedenze disponibili e coinvolgesse, direttamente o indirettamente, l’intera popolazione. La guerra riguardava chi combatteva, ma anche chi costruiva fortificazioni, produceva armi, forniva animali, trasportava vettovaglie, pagava imposte o subiva requisizioni e devastazioni. Studiare la guerra significa dunque osservare la capacità organizzativa delle istituzioni, i rapporti tra governanti e governati, la distribuzione degli obblighi pubblici e le forme attraverso cui una società trasformava le proprie risorse economiche in forza militare. Il volume prende in considerazione un arco temporale compreso fra il III e il XVI secolo e mette a confronto Europa, Asia, Africa e Americhe, senza presupporre che le categorie elaborate dalla storiografia europea siano applicabili ovunque. Le domande che orientano l’indagine sono concrete e al tempo stesso generali: come si reclutavano gli eserciti, come venivano mantenuti, chi organizzava la difesa locale, quali conoscenze doveva possedere un comandante e perché alcune innovazioni tecniche si diffondevano mentre altre venivano respinte? Ne emerge una prospettiva nella quale la storia militare diventa uno strumento per misurare non soltanto l’efficacia degli eserciti, ma anche la complessità amministrativa, la disponibilità di informazioni e il grado di integrazione politica raggiunto dalle diverse società.
“Yuppies: The Bankers, Lawyers, Joggers, and Gourmands Who Conquered New York”, Dylan Gottlieb (Harvard University Press, 2026)
Pubblicato nel 2026 dalla Harvard University Press, Yuppies: The Bankers, Lawyers, Joggers, and Gourmands Who Conquered New York di Dylan Gottlieb affronta una questione decisiva per comprendere la società contemporanea: come una trasformazione economica possa modificare non soltanto il lavoro e la distribuzione della ricchezza, ma anche le città, i comportamenti quotidiani, le aspirazioni individuali e i criteri attraverso i quali viene riconosciuto il successo. Il termine “yuppie”, entrato nell’uso comune negli anni Ottanta, sembra rinviare a una figura ormai familiare e quasi caricaturale: il giovane professionista ben pagato, vestito con cura, attento alla forma fisica, ai consumi raffinati e alla carriera. Gottlieb mostra però che dietro quell’immagine si trova un processo storico assai più complesso. La comparsa degli yuppies coincise infatti con il passaggio da un’economia centrata sulla produzione industriale a una nella quale la finanza, il diritto societario e i servizi professionali acquisivano un peso crescente. Comprendere questa nuova élite significa quindi interrogarsi sul rapporto fra apertura sociale e disuguaglianza, fra merito e privilegio, fra rinnovamento urbano ed espulsione degli abitanti meno abbienti. Il libro merita attenzione perché evita sia la celebrazione sia la condanna puramente morale del fenomeno. Gli yuppies non sono presentati soltanto come persone avide o conformiste, ma come soggetti formati da condizioni storiche precise, protagonisti e insieme prodotti della finanziarizzazione. La questione fondamentale diventa allora capire come una classe dirigente più giovane e relativamente più diversificata di quella precedente abbia contribuito alla costruzione di una società economicamente più polarizzata. La storia di New York consente all’autore di osservare questo cambiamento nella sua dimensione concreta: nei luoghi di lavoro, nelle università, nei quartieri, nei ristoranti, nelle attività sportive e nella politica. Attraverso tali ambienti il volume ricostruisce la nascita di un ordine sociale che, pur modificando profondamente la composizione delle élite, lasciò irrisolta e per molti aspetti aggravò la questione dell’uguaglianza.
“The Doom Loop: Why the World Economic Order Is Spiraling into Disorder”, Eswar S. Prasad (Hurst & Company, 2026).
Pubblicato nel 2026 da Hurst & Company, The Doom Loop. Why the World Economic Order Is Spiraling into Disorderdi Eswar S. Prasad affronta una delle questioni più urgenti del presente: perché un mondo più ricco, interconnesso e tecnologicamente avanzato non sia diventato anche più stabile. L’autore parte da una contraddizione che attraversa l’economia e la politica internazionale. Molte trasformazioni considerate positive — la diffusione del benessere, l’ascesa dei paesi emergenti, l’intensificazione degli scambi, la circolazione delle conoscenze e la moltiplicazione delle innovazioni — avrebbero dovuto distribuire il potere in modo più equilibrato e favorire la cooperazione. Hanno invece contribuito, in forme spesso impreviste, alla frammentazione dell’ordine mondiale. Il problema non consiste soltanto nel relativo declino degli Stati Uniti o nell’ascesa della Cina, ma nella perdita di efficacia delle regole, delle istituzioni e dei meccanismi di compensazione che avevano sostenuto l’economia internazionale dopo la Seconda guerra mondiale. Prasad osserva questi processi con la prospettiva dell’economista, ma considera continuamente l’interazione fra economia, politica interna, tecnologia e rapporti di potenza. Il libro pone quindi domande che oltrepassano la competizione tra singoli Stati: quali forme di autorità possono mantenere un ordine internazionale condiviso? La maggiore diffusione del potere produce davvero equilibrio? Può la tecnologia correggere le disuguaglianze senza alimentare nuove divisioni? E soprattutto, come si ricostruisce la fiducia quando le istituzioni sono percepite come strumenti delle potenze che le hanno create? L’interesse dell’opera risiede nel tentativo di spiegare perché fattori potenzialmente stabilizzanti abbiano mutato funzione, diventando componenti di un sistema nel quale ogni squilibrio tende ad aggravare gli altri.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Due sezioni, in particolare, raccontano meglio di ogni altra che tipo di editore siamo. La prima è Risorse non una vetrina promozionale, ma un servizio vero, con guide pratiche e aggiornate su ciò che serve davvero a chi fa ricerca — la riforma del reclutamento, i requisiti che rendono spendibile una monografia, l’open access. Al suo interno abbiamo costruito uno screening dei finanziamenti per pubblicare e tradurre opere accademiche: oltre quaranta canali europei, nazionali, regionali, di ateneo, privati e degli istituti di cultura all’estero, filtrabili per criterio, con finestre, requisiti e link ufficiali, e uno stato “aperto/chiuso” che si aggiorna da solo. Ogni posizione aperta rimanda alla fonte, ogni pagina indica la data dell’ultima verifica: nessun gergo, solo il mestiere.
La seconda è la Community: lo spazio dove l’idea del libro come luogo diventa concreta. Qui autori e lettori continuano a discutere di un’opera oltre i tempi stretti dell’industria editoriale — gli autori pubblicano contributi, segnalazioni ed eventi legati ai loro libri, e la redazione li rilancia nel circuito Stroncature. È il posto in cui si torna, dopo aver letto, per trovare ancora qualcosa. Il modo migliore per capirlo è visitarlo.





