Punti cardinali #171
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
Punti cardinali · Ingegneria e informatica
“Auditing AI”, The Marquand House Collective (The MIT Press, 2026)
Nel 1960 SABRE informatizzò le prenotazioni aeree statunitensi. American Airlines, proprietaria del sistema, compariva con particolare frequenza nelle prime posizioni dei risultati; le concorrenti, che non conoscevano il funzionamento interno, raccolsero sistematicamente evidenze sul comportamento del sistema e ottennero un’indagine federale. Robert Crandall, presidente della compagnia, ammise che il trattamento preferenziale era intenzionale — era una delle ragioni economiche per cui il sistema era stato costruito. Gli undici autori riuniti sotto il nome di Marquand House Collective ricavano da quell’episodio quello che chiamano Crandall’s Complaint: perché sostenere il costo di costruire un sistema, se non è possibile orientarlo a proprio vantaggio? La domanda fonda l’intero volume e spiega perché l’audit algoritmico non nasca oggi con l’intelligenza artificiale generativa. Il punto metodologico decisivo è che non occorre penetrare nella logica interna di una macchina per valutarne gli effetti: si può variare sistematicamente gli input, osservare gli output e confrontare i risultati con uno standard — la stessa struttura sperimentale che negli anni Sessanta inviava allo stesso proprietario due candidati equivalenti appartenenti a gruppi razziali diversi. Da SABRE a COMPAS, da LYFT per l’allocazione dei reni a Gender Shades, il libro mostra come sistemi presentati come efficienti e oggettivi incorporino interessi, discriminazioni storiche e squilibri nei dati di addestramento. Ma la parte più scomoda è quella in cui gli autori si voltano contro il proprio strumento, e riguarda ciò che accade quando un audit viene fatto male, o viene fatto bene e non produce nulla.
Punti cardinali · Ingegneria e informatica
“Automata: The Power of AI Integrated with Advanced Robotics”, Ibrahim J. Gedeon e Kyle B. Murray (University of Toronto Press, 2026)
Deep Blue batteva i campioni di scacchi grazie a una potenza di calcolo applicata a un compito per cui era stato programmato. AlphaZero imparò da sé giocando contro se stesso e sviluppò strategie che apparivano insolite persino ai grandi maestri. È questo passaggio dall’esecuzione all’apprendimento che interessa Gedeon e Murray, i quali chiamano Automata la classe di sistemi che nasce quando quella forma di intelligenza viene unita a un corpo robotico capace di agire nel mondo fisico. La tesi non riguarda però la tecnologia: riguarda una differenza di velocità. Le macchine acquisiscono nuove capacità con dinamiche esponenziali, mentre le persone accumulano capitale umano attraverso la pratica e sviluppano quello che gli autori chiamano cognitive lock-in — più si è investito nell’apprendere un comportamento, più costa abbandonarlo. La tastiera QWERTY è l’esempio innocuo; una competenza professionale costruita in trent’anni è il problema vero. Gli autori evitano sia l’ottimismo secondo cui l’AI risolverà da sola i problemi dell’umanità, sia lo scenario della superintelligenza ostile, e collocano il rischio immediato altrove. La domanda che percorre il libro è di conseguenza distributiva e istituzionale prima che tecnica: se una quota crescente della produzione non richiede più lavoro umano, che cosa tiene insieme il circuito fra produttività, reddito e consumo — e che cosa resta a dare senso al tempo che si libera?
Punti cardinali · Società, politica e comunicazione
“Iron Dome: A History of Israel’s Military Strategy”, Jean-Loup Samaan (Bloomsbury Academic, 2026)
Un razzo Qassam può costare meno di ottocento dollari; l’intercettore Tamir che lo abbatte costava centomila dollari nel 2011, circa cinquantamila in seguito. È l’asimmetria economica che sta al cuore di ogni difesa antimissile, e la soluzione israeliana fu ingegnosa: poiché si stimava che circa il 75 per cento dei razzi sarebbe caduto in aree disabitate, il radar calcola la traiettoria e autorizza l’ingaggio solo dei proiettili diretti verso persone o infrastrutture. Ma Jean-Loup Samaan non scrive la storia tecnica di un sistema d’arma. Usa la biografia di Iron Dome per porre una domanda che eccede largamente il caso israeliano: che cosa accade alla strategia di uno Stato quando una tecnologia difensiva riduce drasticamente gli effetti immediati di una minaccia senza eliminare le ragioni politiche che la producono? Il libro ricostruisce le resistenze dell’establishment militare, formato al «culto dell’offensiva», la lezione del 2006 in Libano, il ruolo americano che rende il simbolo dell’autonomia tecnologica israeliana progressivamente dipendente dalla capacità produttiva statunitense. E arriva al punto in cui l’efficacia si rovescia: una difesa che funziona rende politicamente sopportabile una situazione che resta irrisolta. Da qui l’analogia con la Linea Maginot, che Samaan formula con precisione — e che non significa affatto quello che sembra.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.

