Punti cardinali #174
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Robophilosophy: Philosophy of, for, and by Social Robotics”, Johanna Seibt, Raul Hakli e Marco Nørskov (The MIT Press, 2025)
Il passaggio decisivo affrontato da Robophilosophy. Philosophy of, for, and by Social Robotics, volume curato da Johanna Seibt, Raul Hakli e Marco Nørskov e pubblicato nel 2025 da The MIT Press, non consiste semplicemente nella crescente capacità delle macchine di eseguire compiti complessi. La questione più profonda nasce quando gli artefatti tecnologici vengono progettati per entrare nello spazio delle relazioni umane, sollecitando fiducia, attenzione, collaborazione, affetto, obbedienza o perfino preoccupazione morale. In quel momento non basta più domandarsi che cosa una macchina sappia fare: occorre comprendere che cosa accade agli esseri umani quando cominciano a rivolgersi a essa come a un interlocutore, a interpretarne i movimenti come segnali intenzionali e a inserirla nelle pratiche attraverso cui si costruiscono legami, responsabilità e aspettative reciproche. Il libro merita attenzione perché colloca la robotica sociale nel punto d’incontro fra innovazione tecnica e trasformazione della nostra immagine dell’umano. Le macchine capaci di simulare comportamenti sociali obbligano infatti a riesaminare distinzioni che sembravano relativamente stabili: quella tra oggetto e soggetto, tra strumento e agente, tra comportamento significativo e semplice prestazione programmata, tra relazione autentica e apparenza di relazione. L’interrogativo non riguarda soltanto l’eventuale somiglianza dei robot con le persone, ma la disponibilità delle persone ad adattare i propri concetti, le proprie emozioni e le proprie norme alla presenza di nuovi interlocutori artificiali. La prospettiva adottata è quindi filosofica in un senso concreto: non osserva la tecnologia da una distanza astratta, ma cerca di chiarire quali forme di vita, di convivenza e di comprensione di noi stessi stiamo rendendo possibili prima ancora che esse divengano ordinarie e difficilmente reversibili.
“Russia’s Wagner Group: From Ukraine to Military Coups, the Story of a Mercenary Army by One of its Senior Commanders”, Igor R. Salikov, Ivan Dolvich (Frontline Books, 2026)
Pubblicato nel 2026 da Frontline Books, marchio di Pen & Sword Books, Russia’s Wagner Group: From Ukraine to Military Coups, the Story of a Mercenary Army by One of its Senior Commanders di Igor Salikov e Ivan Dolvich affronta uno dei fenomeni più difficili da interpretare delle guerre contemporanee: la crescita di strutture armate formalmente private ma capaci di agire nello spazio ambiguo che separa interessi economici, apparati di sicurezza, politica estera e operazioni militari clandestine. Il problema che attraversa il volume non riguarda soltanto la storia della Wagner, ma una trasformazione più generale del rapporto fra Stato e violenza organizzata. Che cosa accade quando un governo può perseguire obiettivi militari senza assumere formalmente la responsabilità delle forze impiegate? In che modo un’organizzazione nata nell’area grigia del mercato della sicurezza può trasformarsi in uno strumento di politica internazionale, disporre di migliaia di combattenti, controllare risorse economiche e arrivare infine a rappresentare una minaccia per lo stesso potere politico che l’ha favorita? Gli autori osservano tali questioni da una posizione particolare, rivendicando una conoscenza diretta del mondo delle compagnie militari private e, nel caso di Salikov, un’esperienza interna alla stessa Wagner. Il libro si presenta infatti esplicitamente come una ricostruzione compiuta da persone che hanno lavorato nel sistema delle forze militari private e intende distinguersi da un’inchiesta giornalistica esterna. Questa prospettiva permette di seguire dall’interno reti personali, procedure operative, rapporti gerarchici, sistemi di reclutamento e meccanismi di occultamento che normalmente rimangono invisibili. Al tempo stesso, molte ricostruzioni sono dichiaratamente fondate su testimonianze, informazioni ricevute da colleghi, interpretazioni degli autori e fonti che essi stessi talvolta qualificano come non verificate: è quindi essenziale comprendere il volume come la ricostruzione testimoniale e interpretativa proposta dai suoi autori, non come una certificazione indipendente di ogni singola affermazione. La domanda fondamentale che emerge è tuttavia molto precisa: Wagner deve essere considerata una normale compagnia militare privata oppure una forma diversa di organizzazione armata, costruita proprio per rendere indistinguibili iniziativa privata e volontà dello Stato? È attorno a questo interrogativo che il libro organizza la propria interpretazione della Russia contemporanea e delle sue proiezioni militari all’estero.
“Lost Worlds: How Humans Tried, Failed, Succeeded, and Built Our World”, Patrick Wyman (HarperCollins, 2026)
In Lost Worlds: How Humans Tried, Failed, Succeeded, and Built Our World (Harper, 2026), Patrick Wyman affronta una delle questioni più profonde poste dalla storia dell’umanità: come sia stato possibile passare, nell’arco di circa diecimila anni, da un pianeta abitato prevalentemente da piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori a un mondo popolato da agricoltori, villaggi, città, società gerarchiche, reti commerciali, Stati e sistemi politici complessi. Il problema, tuttavia, non consiste semplicemente nello stabilire quando siano comparsi questi elementi. Wyman invita soprattutto a interrogarsi sul modo in cui siamo abituati a collegarli tra loro. La ricostruzione tradizionale tende infatti a trasformare il passato in una sequenza ordinata: agricoltura, sedentarizzazione, surplus, specializzazione, disuguaglianza, città, Stato e infine civiltà. Osservato con maggiore precisione, questo schema perde gran parte della propria capacità esplicativa. Le società umane non conoscevano la destinazione verso cui sarebbero state condotte le proprie scelte e non agivano come protagoniste inconsapevoli di un processo già scritto. Sperimentavano invece soluzioni a problemi immediati: procurarsi cibo, affrontare mutamenti climatici, convivere con gruppi sempre più numerosi, sfruttare nuove risorse, sottrarsi alla scarsità o alla violenza, conservare ciò che ritenevano essenziale della propria identità. Alcune soluzioni ebbero conseguenze enormi; altre funzionarono per secoli o millenni e poi scomparvero; altre ancora produssero problemi nuovi proprio perché inizialmente avevano avuto successo. Il passato ricostruito da Wyman è dunque popolato da società che nascono, crescono, migrano, si trasformano e muoiono, lasciando talvolta discendenti e talvolta soltanto frammenti materiali. La possibilità di comprenderle è profondamente aumentata grazie alla rivoluzione dell’archeoscienza: DNA antico, analisi isotopiche, ricostruzioni paleoambientali, datazioni più precise, telerilevamento e analisi chimiche consentono oggi di recuperare informazioni che pochi decenni fa erano irraggiungibili. Il problema centrale diventa allora quello della contingenza storica: perché alcune innovazioni si diffusero e altre no? Perché determinate società sopravvissero a crisi ambientali mentre altre collassarono? E soprattutto, che cosa significa davvero parlare di “successo”, quando una società può scomparire lasciando tuttavia discendenti, tecnologie o istituzioni destinate a sopravviverle? È attraverso questi interrogativi che Wyman invita a guardare la preistoria non come un’anticamera imperfetta della modernità, ma come un immenso archivio di esperimenti umani.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.




