La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“Sabotez ! Manuel de sabotage facile de la Seconde Guerre mondiale”, William J. Donovan, (Alisio 2026)
Pubblicato nel 2026 da Alisio, Sabotez ! Manuel de sabotage facile de la Seconde Guerre mondiale ripropone un documento dell’Office of Strategic Services datato 17 gennaio 1944 e firmato dal direttore William J. Donovan. Il suo interesse non coincide però con la semplice curiosità suscitata da un reperto dei servizi segreti: il testo pone una domanda più ampia, relativa alla capacità delle persone comuni di incidere su un conflitto senza trasformarsi in combattenti regolari. La guerra vi appare come una condizione che invade la vita quotidiana, modifica il significato dei gesti professionali e domestici e rende politicamente rilevanti azioni altrimenti insignificanti. Ciò che merita attenzione è soprattutto il modo in cui il manuale osserva il rapporto tra potere e fragilità: un apparato militare o amministrativo può sembrare compatto, ma dipende da una quantità di operazioni minute, abitudini corrette, manutenzioni, comunicazioni e decisioni coordinate. Alterare tali elementi significa introdurre attrito nel funzionamento complessivo. L’opera apre così interrogativi sulla responsabilità individuale in un territorio occupato, sul confine tra resistenza e violenza, sulla legittimità di coinvolgere civili non addestrati e sulla possibilità che l’inefficienza, la lentezza o l’errore diventino strumenti intenzionali. Letto oggi, il volume conserva valore perché mostra una concezione della guerra fondata non soltanto sullo scontro armato, ma anche sulla vulnerabilità delle organizzazioni e sulla mobilitazione diffusa di soggetti apparentemente marginali.
“Talking Classics: The Shock of the Old”, Mary Beard (Profile Books, 2026)
Pubblicato nel 2026 da Profile Books, Talking Classics: The Shock of the Old nasce da una domanda semplice soltanto in apparenza: quale significato può avere, nel presente, occuparsi di ciò che uomini e donne fecero, pensarono, scrissero e costruirono più di duemila anni fa? Mary Beard non risponde rivendicando automaticamente la superiorità della cultura greca e romana, né cerca di dimostrare che lo studio dei classici renda moralmente migliori, più intelligenti o professionalmente più preparati. Il problema che pone è più radicale: comprendere come una società contemporanea possa confrontarsi con un passato che continua a essere visibile nelle sue parole, nelle forme artistiche, nelle categorie politiche e nei modi di rappresentare il potere, ma che appartiene a persone governate da convinzioni spesso profondamente diverse dalle nostre. Da questa tensione derivano interrogativi che riguardano non soltanto gli specialisti. È possibile capire il passato senza assolverlo? Si può giudicarlo senza trasformarlo in una versione imperfetta del presente? Chi ha il diritto di appropriarsi dell’antichità, di invocarne l’autorità o di dichiararla irrimediabilmente compromessa? Beard osserva questi problemi dalla prospettiva maturata in oltre cinquant’anni di studio e insegnamento, ma non usa la propria esperienza per imporre una risposta definitiva. Il libro merita attenzione proprio perché evita due atteggiamenti opposti ma ugualmente semplificatori: la venerazione dell’antico come deposito di verità universali e il suo rifiuto come eredità esclusiva di privilegi, imperialismi e gerarchie. L’antichità viene presentata, piuttosto, come un interlocutore scomodo, capace di mettere in discussione ciò che il presente considera ovvio.
“Ontology Makes Sense: Essays in Honor of Nicola Guarino”, Stefano Borgo, Roberta Ferrario, Claudio Masolo e Laure Vieu, a cura di, (IOS Press, 2019)
Alcuni dei problemi più difficili posti dalle tecnologie dell’informazione non riguardano la quantità dei dati disponibili, la velocità con cui vengono elaborati o la potenza degli strumenti impiegati, ma la possibilità di stabilire che cosa quei dati significhino. Due sistemi possono utilizzare la stessa parola attribuendole significati diversi oppure termini differenti per indicare la medesima realtà; possono classificare un oggetto secondo criteri incompatibili, presupporre differenti condizioni di identità o rappresentare in modo ambiguo eventi, ruoli, proprietà e relazioni. In queste situazioni, lo scambio di informazioni non garantisce ancora una reale comprensione. Pubblicato da IOS Press nel 2019 e curato da Stefano Borgo, Roberta Ferrario, Claudio Masolo e Laure Vieu, Ontology Makes Sense: Essays in Honor of Nicola Guarinoaffronta questo problema generale attraverso una raccolta di studi dedicati a una delle figure decisive nello sviluppo dell’ontologia formale e applicata. Il valore del volume non dipende soltanto dall’omaggio scientifico, ma dalla domanda che attraversa l’intero progetto: come rendere esplicite, controllabili e comunicabili le assunzioni con cui individui, comunità e sistemi informatici organizzano la realtà? L’ontologia viene così presentata come un luogo di incontro tra filosofia, logica, linguistica, scienze cognitive, intelligenza artificiale e progettazione dei sistemi informativi. Il suo compito non è semplicemente costruire vocabolari condivisi, ma chiarire quali tipi di entità si ammettono, quali relazioni possono intercorrere tra esse e quali differenze concettuali non devono essere cancellate. La convinzione centrale associata al lavoro di Guarino è infatti che l’analisi ontologica, pur essendo difficile, sia necessaria per produrre sistemi informativi espliciti, significativi e trasparenti, capaci non soltanto di comunicare tra loro, ma di aiutare le persone a comprendersi reciprocamente.
Licosia
Licosia è la casa editrice del circuito Stroncature: indipendente, di ispirazione liberale e laica, pubblica dal 2015 ricerca scientifica e accademica in collane affidate a direttori e comitati scientifici, con valutazione tra pari e attenzione all’accesso aperto. Il catalogo raccoglie monografie di ricerca, saggi e volumi collettanei nelle discipline umanistiche, giuridiche, economiche e politologiche. A ogni libro corrisponde un luogo: una pagina che ne raccoglie l’indice, la collana, gli autori, le presentazioni e i dibattiti che ne accompagnano la vita nel circuito.
Trasversalità, etica e aspetti formali della traduzione poetica come atto individuale e collettivo
Trasversalità, etica e aspetti formali della traduzione poetica come atto individuale e collettivo, a cura di Víctor Anguita Martínez, Esther Gracia Palomo ed Ester Lidia Cicchetti, esce per Licosia nella collana Philoglossia diretta da Simone Greco, in edizione digitale ad accesso aperto, con il contributo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Diciannove studi, ordinati in due sezioni — la traduzione fra lingue affini e quella fra lingue distanti, dall’inglese al cinese al polacco — muovono tutti da una convinzione che i curatori dichiarano fin dal prologo: il traduttore di poesia non è un intermediario, ma un interprete chiamato a esercitare una sensibilità speculare a quella dell’autore per dire ciò che pare indicibile. Si va dalle versioni italiane di Pedro Salinas all’autotraduzione di Alba de Céspedes, dalle voci spagnole di Leopardi al trilinguismo di Cecilia Böhl von Faber, dal gergo delle banlieues di Rachid Djaïdani al silenzio di Philippe Jaccottet, fino all’ecocritica di Paula Meehan, alla fantascienza di Chen Qiufan e alla fortuna polacca del Principe di Machiavelli. Ne emerge un’idea della traduzione come pratica di resistenza — individuale, perché costringe chi la esercita a misurarsi con i propri limiti e con un’imperfezione irriducibile; collettiva, perché apre spazi di riconoscimento fra culture che la geopolitica tiene separate — e come esercizio controcorrente in un tempo che pretende dal linguaggio velocità e rendimento immediato.





