La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà e le sue evoluzioni. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi spesso proibitivi delle opere accademici e specialistiche.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
Ogni numero mette a disposizione degli abbonati schede analitiche sulle opere più rilevanti: sintesi ragionate che restituiscono il nucleo teorico di ciascun volume, senza sacrificarne la profondità. Il risultato è un vantaggio concreto — assimilare in poco tempo strumenti di analisi che altrimenti richiederebbero settimane — e un accesso diretto al meglio del pensiero globale, indipendentemente dalla lingua o dal prezzo dell’originale.
L’intero catalogo, con migliaia di titoli, è disponibile per gli abbonati.
“A Short History of America. From Tea Party to Trump”, Simon Jenkins (Penguin Viking, 2025)
La storia degli Stati Uniti è attraversata da una tensione che non ha mai trovato una soluzione definitiva: quella fra la promessa universale della libertà e le concrete esclusioni sulle quali il paese è stato costruito. In A Short History of America. From Tea Party to Trump, pubblicato da Penguin Viking nel 2025, Simon Jenkins osserva questa tensione da una prospettiva insieme storica e politica, interrogandosi sulle ragioni della durata dell’esperimento americano. La questione centrale non riguarda soltanto l’ascesa di una nazione divenuta una potenza economica e militare senza precedenti, ma la capacità di un ordinamento concepito nel Settecento per pochi milioni di abitanti di governare, due secoli dopo, una società vastissima, composita e profondamente conflittuale. Jenkins attribuisce un’importanza decisiva alla Costituzione federale, intesa non come un documento immobile, ma come un meccanismo di equilibrio fra autorità centrale, autonomia degli Stati, rappresentanza politica e separazione dei poteri. Il suo funzionamento deve però essere valutato alla luce delle contraddizioni che hanno accompagnato la storia nazionale: lo sterminio e l’espropriazione delle popolazioni native, la schiavitù, la segregazione razziale, le disuguaglianze prodotte dal capitalismo, l’espansione territoriale e la propensione a trasformare la forza americana in uno strumento di intervento globale. Il libro domanda quindi come sia stato possibile tenere insieme libertà e coercizione, pluralismo e nazionalismo, localismo e potere presidenziale, isolamento e ambizione imperiale. Jenkins non considera l’America una realizzazione lineare di principi già definiti dai suoi fondatori. La presenta come un esperimento continuamente corretto, minacciato e ricostruito attraverso compromessi spesso moralmente discutibili. Proprio questa capacità di sopravvivere alle proprie incoerenze, comprese la guerra civile e le ricorrenti tentazioni autoritarie, costituisce il problema storico che rende il volume particolarmente rilevante.
“La Bourse ou la vie. Le Front populaire, histoire pour aujourd’hui”, Ludivine Bantigny (Éditions La Découverte, 2026)
Pubblicato nel 2026 dalle Éditions La Découverte, La Bourse ou la vie. Le Front populaire, histoire pour aujourd’hui di Ludivine Bantigny torna sull’esperienza francese del Front populaire per affrontare una questione che supera ampiamente i confini della ricostruzione storica: che cosa può fare un governo di sinistra quando esercita il potere all’interno di istituzioni e rapporti economici che non intende abbattere, ma soltanto correggere e rendere più giusti? La domanda investe il rapporto fra vittoria elettorale e trasformazione sociale, fra legalità e conflitto, fra l’azione delle istituzioni e quella dei movimenti popolari. Il titolo racchiude l’alternativa fondamentale che attraversa l’opera: da una parte la Borsa, intesa come condensazione simbolica del potere finanziario, della proprietà e delle esigenze del profitto; dall’altra la vita, ossia il tempo, la dignità, la sicurezza e la libertà concreta delle persone. Bantigny non considera il 1936 soltanto come una stagione luminosa di ferie pagate, manifestazioni festose e conquiste operaie, né lo riduce alla successiva crisi della coalizione. Ricostruisce piuttosto un campo di forze nel quale speranze collettive, strategie politiche, vincoli economici e violenze reazionarie si condizionano reciprocamente. L’autrice osserva il Front populaire come un’esperienza vissuta, sensibile e materiale, capace di mutare il rapporto con il lavoro e con il tempo, ma anche come un laboratorio delle difficoltà incontrate da ogni progetto riformatore quando deve confrontarsi con la proprietà privata, i mercati finanziari, la fuga dei capitali e la difesa dell’ordine costituito. Il libro merita dunque attenzione perché sottrae il Front populaire sia alla celebrazione nostalgica sia alla lettura puramente istituzionale. Al centro pone il problema delle possibilità effettive dell’azione politica: quanto possono incidere le leggi se non cambiano i rapporti di forza che ne regolano l’applicazione? In quale misura il compromesso rende possibili le conquiste e quando, invece, ne prepara l’indebolimento? E soprattutto, che cosa accade quando le aspirazioni popolari procedono più velocemente del governo che esse stesse hanno contribuito a portare al potere?
“Computational Reflections”, Brian Cantwell Smith (The MIT Press, 2026)
Pubblicato nel 2026 da The MIT Press, Computational Reflections di Brian Cantwell Smith affronta una questione che riguarda non soltanto gli specialisti di informatica, ma chiunque voglia comprendere quale genere di realtà stiamo costruendo attraverso programmi, algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale. Il problema da cui prende avvio l’opera è apparentemente elementare: che cosa significa davvero affermare che una macchina “calcola”, “interpreta”, “decide” o “comprende”? Dietro queste espressioni familiari si nascondono difficoltà concettuali che l’informatica ha spesso accantonato per concentrarsi sull’efficienza dei dispositivi e sulla correttezza delle procedure. Smith mostra invece che non è possibile spiegare il calcolo limitandosi a descrivere trasformazioni fisiche, successioni di stati o manipolazioni di simboli. Un sistema informatico diventa infatti comprensibile come tale soltanto quando le sue operazioni vengono riferite a qualcosa: numeri, persone, istituzioni, eventi, problemi o situazioni del mondo. Il libro si colloca così nel punto d’incontro tra informatica teorica, logica, filosofia del linguaggio e teoria dell’intenzionalità. Il suo interesse deriva soprattutto dalla volontà di riconsiderare presupposti che, pur essendo presenti fin dalle origini della disciplina, sono rimasti in larga misura impliciti. La riflessione sui programmi e sui loro significati conduce pertanto a domande più generali: in che modo un oggetto materiale può rappresentare qualcosa? Come può un meccanismo agire in conformità a norme che dipendono da realtà lontane o astratte? E fino a che punto una scienza fondata sulla spiegazione causale può comprendere sistemi che operano anche in virtù di ciò che significano? Smith non offre risposte semplificate, ma costruisce un’indagine sulle categorie attraverso le quali il calcolo è stato finora pensato. È questa combinazione di precisione tecnica e ampiezza teorica a rendere il volume particolarmente rilevante nell’attuale fase di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Licosia: ogni libro è un luogo
Licosia ha un nuovo sito. La casa editrice del circuito Stroncature — indipendente, di ispirazione liberale e laica — si presenta oggi con una veste completamente rinnovata, all’indirizzo di sempre: www.licosia.com. Pubblichiamo ricerca scientifica e accademica in collane con direttori e comitati scientifici, per una convinzione che ci accompagna da sempre e che anima anche Stroncature: sono la ricerca scientifica, culturale e tecnologica a muovere il mondo, e i libri ne sono il carburante. Da qui l’idea che dà forma al nuovo sito: ogni libro è un luogo. Un luogo dove si va per discuterne, dove si ritorna, di cui si può avere nostalgia o l’ansia di arrivare. Per questo, accanto al catalogo, alle collane, al processo di peer review e all’impegno per l’open access, ogni volume vive come una piattaforma — presentazioni video, dibattiti, incontri del circuito.
Ma la novità vera sono due sezioni pensate per chi la ricerca la fa e la deve pubblicare. La prima riguarda i fondi di ateneo e di dipartimento: la maggior parte dei docenti ha diritto a risorse per la pubblicazione che restano inutilizzate perché nessuno spiega come si chiedono. Il sito raccoglie le schede dei principali atenei italiani, verificate sui regolamenti vigenti, con l’indicazione di chi delibera, quali documenti servono, in quali finestre temporali si presenta la domanda. C’è un vademecum in cinque passi che accompagna dalla verifica della capienza del fondo alla rendicontazione finale, e c’è un modulo per chiedere una verifica gratuita: entro quarantotto ore si riceve la risposta su quale fondo è utilizzabile per il proprio volume e con quale procedura. La burocrazia la fa la casa editrice, non l’autore.
La seconda è lo screening dei finanziamenti esterni: oltre quaranta canali fra bandi ministeriali, europei, regionali e fondazioni private, ciascuno con l’importo, la scadenza e i requisiti di ammissibilità. Lo stato aperto o chiuso si aggiorna da solo, e ogni scheda porta la data dell’ultima verifica, così non capita di lavorare su un bando scaduto tre mesi fa.




