Punti cardinali #23
Punti Cardinali è il servizio di Stroncature dedicato alla selezione, analisi e sintesi dei più importanti saggi pubblicati all’estero, in lingua originale, e non ancora tradotti o distribuiti in Italia. Per ogni testo viene redatta una scheda dettagliata e approfondita che consente di accedere a tutti i contenuti del libro, alle sue tesi, concetti ed argomentazioni, in modo completo.
I vantaggi sono enormi. In breve tempo è possibile accedere ai contenuti completi di testi di saggistica di grande complessità e di difficile accesso, potendo spaziare dalle scienze sociali a quelle della natura, e facendo così propri in modo facile ed economico i frutti della ricerca dei maggiori studiosi e studiose e delle più prestigiose case editrici a livello globale, come se si fosse letto l’intero libro.
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"Marcus Aurelius. The Stoic Emperor" di Donald J. Robertson
Il volume di Donald J. Robertson, Marcus Aurelius. The Stoic Emperor, si colloca nel solco della collana Ancient Lives di Yale University Press, dedicata a biografie di figure cruciali del mondo antico. L’autore, già noto per i suoi studi sullo stoicismo e sulla sua ricezione moderna, affronta qui una sfida ambiziosa: ricostruire la vita di Marco Aurelio, imperatore e filosofo, intrecciando con equilibrio la dimensione storica e quella filosofica. Robertson si propone di mostrare come le riflessioni contenute nelle Meditazioni non siano il frutto astratto di un intellettuale isolato, ma parte integrante della vita e del governo di un uomo posto al vertice dell’impero romano in uno dei momenti più complessi della sua storia. Il libro si apre con un prologo che mette subito a fuoco il nodo centrale: Marco Aurelio fu capace di una profonda sensibilità emotiva, ma non volle mai lasciarsi dominare dalle passioni; per questo intraprese una disciplina filosofica che divenne la guida del suo agire politico. L’opera si sviluppa attraverso diciotto capitoli e un epilogo, seguendo un ordine cronologico che intreccia vicende biografiche, eventi storici e approfondimenti sulla formazione filosofica dell’imperatore.
"Dancing with the Devil" di Krista K. Thomason
Il libro Dancing with the Devil di Krista K. Thomason si apre con una domanda cruciale della filosofia morale e politica: che cosa significa parlare di “male” quando si tratta di azioni, istituzioni o decisioni collettive? L’autrice distingue subito tra male morale e male politico. Il primo riguarda il danno, la sofferenza e l’ingiustizia inflitti agli individui a causa di comportamenti intenzionali o colpevoli, come la violenza, l’inganno, lo sfruttamento o l’oppressione quotidiana. Il secondo si riferisce invece alle strutture, alle norme e alle istituzioni che organizzano e perpetuano tali ingiustizie su scala sociale o statale, legittimandole o nascondendole sotto una veste di legalità e normalità. Parlare di “danzare con il diavolo” significa, in questo contesto, analizzare le modalità attraverso le quali individui e comunità finiscono per collaborare, consapevolmente o meno, con entrambe le forme di male. Il cuore del libro sta dunque nell’indagine su come persone comuni, che non si considerano malvagie e che spesso si percepiscono come rispettose della legge, possano trovarsi a sostenere o tollerare pratiche che generano sofferenza, ingiustizia e violenza, rivelando la sottile interdipendenza tra morale e politica.
"Golda Meir" di Deborah E. Lipstadt
Il libro Golda Meir di Deborah E. Lipstadt si colloca all’interno della prestigiosa collana “Jewish Lives” di Yale University Press e si propone di offrire una ricostruzione sintetica ma al tempo stesso densa della figura della leader israeliana. L’autrice, storica di fama internazionale per i suoi studi sull’Olocausto e sull’antisemitismo, affronta la biografia di Meir con un approccio critico e analitico, lontano sia dalla celebrazione sia dalla condanna. L’obiettivo non è soltanto quello di raccontare la vita di una protagonista del Novecento, ma di mettere in luce le condizioni politiche, sociali e culturali che ne hanno favorito l’ascesa e ne hanno determinato i limiti. Lipstadt insiste sull’intreccio fra biografia personale e vicenda collettiva: la storia di Meir non è riducibile a un percorso individuale, ma riflette le contraddizioni e le sfide affrontate dal movimento sionista e dallo Stato di Israele dalla nascita fino agli anni Settanta. L’impostazione del volume unisce rigore storico e chiarezza divulgativa, con una prosa accessibile che consente anche a un pubblico non specialista di comprendere le dinamiche complesse della politica israeliana e delle relazioni internazionali dell’epoca. Fin dalle prime pagine emerge l’idea che Meir rappresenti una figura-simbolo, capace di incarnare le tensioni fra idealismo e realismo, fra ambizione di sicurezza e desiderio di pace, fra emancipazione femminile e adattamento a un contesto dominato dagli uomini.
"Plastic Capitalism. Banks, Credit Cards, and the End of Financial Control" di Sean H. Vanatta
Il volume di Sean H. Vanatta, Plastic Capitalism. Banks, Credit Cards, and the End of Financial Control, si colloca al crocevia tra storia economica, storia bancaria e analisi politica della regolazione finanziaria. L’autore affronta un tema che ha segnato in profondità la società e l’economia statunitense dalla metà del Novecento a oggi: la nascita, la diffusione e l’affermazione delle carte di credito come strumenti di consumo e di credito al dettaglio. La tesi centrale è che l’ascesa delle carte non sia stata un processo inevitabile legato al progresso tecnologico, ma il risultato di scelte politiche, battaglie legislative e trasformazioni istituzionali che hanno eroso progressivamente i meccanismi di controllo finanziario stabiliti con il New Deal. Il libro adotta un approccio storico-analitico, ricostruendo le tappe che portarono dalla centralità delle banche commerciali radicate a livello locale, vincolate da regolazioni territoriali e da sistemi di contenimento del rischio, a un nuovo modello di capitalismo basato sulla circolazione del credito privato e sul consumo finanziato. Il percorso tracciato dall’autore mette in luce come le carte di credito abbiano rappresentato la leva per indebolire i confini regolatori, alterare i rapporti di potere tra istituzioni pubbliche e attori privati, e trasformare radicalmente la relazione tra cittadini, banche e mercato.
"Asia after Europe. Imagining a Continent in the Long Twentieth Century" di Sugata Bose
Il libro di Sugata Bose Asia after Europe. Imagining a Continent in the Long Twentieth Century si presenta come un tentativo ambizioso di ricostruire l’evoluzione storica e intellettuale del continente asiatico lungo quello che l’autore definisce il “lungo Novecento”. L’obiettivo principale è comprendere come l’Asia sia stata immaginata, concettualizzata e costruita in opposizione o in dialogo con l’Europa, sia durante il periodo coloniale sia dopo le indipendenze. Bose non si limita a descrivere le vicende politiche e militari, ma intreccia economia, cultura e idee, con un approccio che privilegia le connessioni transnazionali e i processi di circolazione delle idee. Il libro non propone dunque una semplice storia dell’Asia, ma una storia del modo in cui l’Asia è stata pensata, rappresentata e vissuta, attraverso una pluralità di attori: intellettuali, artisti, politici, leader religiosi, movimenti giovanili e popolazioni. L’autore intende mostrare come, nonostante le ferite del colonialismo, l’Asia abbia costantemente cercato di elaborare forme proprie di universalismo, solidarietà e modernità, distinguendosi e allo stesso tempo dialogando con l’eredità europea.