Punti cardinali #86
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi proibitivi dei volumi specialistici.
Punti Cardinali nasce per abbattere queste barriere.
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In questo numero: l’analisi di 3 nuove opere appena pubblicate dalle maggiori case editrici accademiche.
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“Beyond Banks: Technology, Regulation, and the Future of Money” Dan Awrey (Princeton University Press, 2024)
Il libro di Dan Awrey, pubblicato nel 2024 da Princeton University Press, prende le mosse da un fatto che normalmente diamo per scontato: la maggior parte di noi vive dentro un sistema monetario senza quasi mai interrogarsi su come sia progettato, da chi sia sostenuto, e perché funzioni “senza attrito” nella vita quotidiana. Awrey insiste sul carattere artificiale, nel senso forte e non polemico del termine, di questa normalità: il denaro moderno non è soprattutto un oggetto, ma una promessa giuridicamente costruita per essere accettata “senza domande”, e l’intero impianto è pensato per rendere marginale l’attenzione dei cittadini alle condizioni di credibilità di quella promessa. Proprio qui si apre la posta in gioco del libro: quando nuove tecnologie rendono possibili forme di pagamento più rapide e comode, ma spostano il baricentro delle promesse monetarie verso soggetti che non sono integrati nella rete di protezioni pubbliche costruita intorno alle banche, cosa accade alla fiducia quotidiana che sostiene il denaro? E, soprattutto, quale tipo di rischio collettivo si genera quando l’innovazione nei pagamenti corre più veloce dell’innovazione nelle istituzioni che garantiscono la “bontà” del denaro? L’autore adotta una prospettiva di ingegneria legale e istituzionale: non discute la moneta come simbolo politico o come campo ideologico, ma come infrastruttura sociale fatta di regole, privilegi, vincoli, reti operative e procedure di crisi. L’obiettivo, sin dall’avvio, è far capire perché la progettazione della moneta e dei pagamenti non sia un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, bensì un punto sensibile in cui si incrociano stabilità, concorrenza, protezione dei consumatori e capacità di innovare senza produrre fragilità sistemiche.
“Brave New Words: How AI Will Revolutionize Education (and Why That’s a Good Thing)” Salman Khan (Viking, 2024)
Nel 2024, per Viking, Salman Khan pubblica Brave New Words, un libro che prende sul serio una frattura ormai visibile: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento “in più” nel paesaggio digitale, ma una tecnologia capace di riorganizzare il modo in cui impariamo, insegniamo, valutiamo e perfino immaginiamo che cosa significhi diventare competenti. Khan non si limita a descrivere l’arrivo di nuovi software nelle classi: pone domande di fondo su accesso, equità, motivazione, fiducia e formazione del giudizio. Se l’educazione è sempre stata un compromesso tra l’ideale del rapporto uno-a-uno e la realtà delle classi numerose, l’AI riapre quella tensione in termini radicali: può avvicinare milioni di studenti a un supporto personalizzato, ma può anche amplificare rischi di dipendenza, disinformazione, scorciatoie e disuguaglianze. Il punto, nel suo impianto, non è scegliere tra entusiasmo e rifiuto: è capire quali problemi strutturali l’AI possa effettivamente affrontare, quali invece tenda a mascherare, e quali guardrail istituzionali e culturali siano necessari perché la promessa non si trasformi in una regressione. La posta in gioco non riguarda solo la scuola, ma la capacità di una società di coltivare potenziale umano su larga scala, senza sacrificare autonomia e senso.
“Breaking the Engagement. How China Won & Lost America” David Shambaugh (Oxford University Press, 2025)
In “Breaking the Engagement. How China Won & Lost America”, David Shambaugh affronta un nodo che non riguarda soltanto la diplomazia tra due potenze, ma il modo in cui un intero Paese costruisce aspettative, investe risorse e proietta su un altro Paese una certa idea di trasformazione possibile. Pubblicato nel 2025 da Oxford University Press, il libro prende sul serio la frattura che, negli ultimi anni, ha reso quasi impraticabile la grammatica del rapporto sino-americano che per decenni era sembrata “normale”: contatti intensi, cooperazione selettiva, interdipendenza economica, scambi sociali e culturali, una certa fiducia di fondo nell’effetto civilizzatore delle connessioni. Shambaugh non parte dall’assunto che la rottura sia un semplice incidente o l’esito di un singolo leader; la tratta come un problema strutturale, che costringe a interrogarsi su che cosa l’America pensasse davvero di fare “in Cina” e su che cosa la Cina abbia compreso, accettato o respinto di quell’ambizione. Il punto, dunque, non è celebrare un’epoca passata né decretarne con leggerezza la fine: è capire perché quell’epoca abbia potuto funzionare così a lungo, quali promesse implicite la sorreggessero, e perché quelle promesse abbiano finito per produrre delusione, sospetto e competizione. Il libro merita attenzione perché mostra come, dietro le scelte di politica estera, si muovano aspettative morali, interessi materiali, identità nazionali e interpretazioni reciproche che, sommandosi, possono creare stabilità o alimentare cicli di avvicinamento e rottura.




