Punti cardinali #87
La ricerca accademica internazionale è il luogo dove nascono i concetti che definiscono il nostro tempo e dove vengono forgiati gli strumenti per leggere la realtà. Eppure, l’accesso a questa fonte strategica è bloccato da barriere strutturali: la complessità delle opere originali, la loro assenza nel mercato italiano e i costi proibitivi dei volumi specialistici.
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In questo numero: l’analisi di 3 nuove opere appena pubblicate dalle maggiori case editrici accademiche.
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“China’s Civilian Army. The Making of Wolf Warrior Diplomacy” Peter Martin (Oxford University Press, 2021)
China’s Civilian Army. The Making of Wolf Warrior Diplomacy (Oxford University Press, 2021) di Peter Martin chiede al lettore di guardare la diplomazia cinese non come un semplice repertorio di frasi ufficiali, né come un automatismo geopolitico, ma come un dispositivo umano e istituzionale che traduce, all’esterno, le logiche interne di un sistema politico costruito sulla disciplina e sulla diffidenza. Il punto di partenza non è l’idea che Pechino sia “più aggressiva” di ieri in modo lineare, bensì che l’aggressività contemporanea – quella etichettata come “wolf warrior” – riveli una tensione più profonda: la difficoltà di una potenza in ascesa di persuadere, farsi accettare e costruire fiducia senza perdere il controllo sulla propria narrazione, sulle proprie gerarchie e sulle proprie paure. Il libro merita attenzione perché sposta l’analisi dal “cosa” (le singole crisi) al “come” e al “perché”: come si forma un corpo diplomatico, quali regole interiori lo governano, quali incentivi lo premiano e quali punizioni lo paralizzano. In questa prospettiva, la diplomazia appare come una prova di equilibrio: rappresentare un paese che vuole essere rispettato, senza concedere margini di autonomia a chi lo rappresenta; cercare legittimità globale, senza tollerare la libertà di tono e di relazione che quella legittimità spesso richiede. È su questo crinale – tra prestigio, controllo e insicurezza – che Martin colloca la sua domanda di fondo: che cosa accade quando l’apparato incaricato di “fare amici” viene addestrato, da decenni, come un’unità che combatte?
“Building Dynamic Business Communities: How to Create an Evergreen Client Ecosystem” Alan Weiss (Routledge, 2025)
In Building Dynamic Business Communities. How to Create an Evergreen Client Ecosystem (Routledge, 2025), Alan Weiss parte da un’osservazione tanto semplice quanto decisiva: nella fase storica seguita alla pandemia, il legame sociale e professionale non si ricompone spontaneamente, e proprio per questo diventa una leva strategica. Il libro non tratta la “community” come un accessorio di marketing, né come un contenitore generico di contatti; la assume invece come un’infrastruttura di fiducia, di scambio e di crescita che modifica i comportamenti d’acquisto e, prima ancora, la percezione del valore. Weiss insiste sul fatto che molte persone vivono un’esperienza di isolamento—anche quando lavorano, comunicano, partecipano a riunioni—e che tale isolamento ha effetti concreti sulle decisioni, sulla resilienza e sulla capacità di apprendere. Da qui la domanda di fondo: come si costruisce un ecosistema che produca benefici continui per i membri e, allo stesso tempo, diventi un motore di sviluppo “a basso costo di acquisizione”, grazie a influenza tra pari, passaparola e norme condivise? L’autore propone una prospettiva pragmatico-organizzativa: la comunità è un dispositivo che va progettato, lanciato, governato e rinnovato con metodo, evitando equivoci frequenti (reti opportunistiche, iniziative piramidali, gruppi effimeri) e puntando invece su una dinamica durevole di attrazione e di valore.
“China’s Gambit. The Calculus of Coercion” Ketian Zhang (Cambridge University Press, 2024)
Nel volume China’s Gambit. The Calculus of Coercion (Cambridge University Press, 2024), Ketian Zhang affronta una questione che sta al centro di molte inquietudini contemporanee: come una grande potenza in ascesa trasformi la crescita di capacità in influenza politica senza precipitare in una spirale di guerre. Il libro parte da una constatazione semplice ma destabilizzante per molti luoghi comuni: quando Pechino percepisce minacce alla propria sicurezza nazionale, non reagisce in modo meccanico né sempre con la forza; sceglie, piuttosto, tempi, bersagli e strumenti con una selettività che chiede di essere spiegata. Da qui l’ambizione dell’autrice: capire perché, a fronte di provocazioni simili, in alcuni momenti la Cina colpisce e in altri trattiene la mano; perché contro certi paesi preferisce misure economiche o “grigie”, mentre in pochissime circostanze arriva a esibizioni militari più rischiose. L’interrogativo non è soltanto descrittivo. È teorico e insieme pratico, perché riguarda la logica con cui, in un mondo economicamente interdipendente, la coercizione diventa una tecnologia di governo dell’ambiente internazionale: un modo per costruire credibilità, imporre limiti, dissuadere futuri “sconfinamenti”, ma anche un’azione che può ritorcersi contro chi la impiega.




