Punti cardinali #96
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“Democratic Elitism: The Founding Myth of American Political Science” Natasha Piano (Harvard University Press, 2025)
Nel dibattito contemporaneo la parola “democrazia” sembra oscillare tra due estremi: da un lato un criterio tecnico, quasi minimale, che la identifica con elezioni libere e competitive; dall’altro un’idea più esigente, che pretende rappresentatività, controllo dei governanti, uguaglianza di condizioni, partecipazione effettiva e capacità di limitare il potere economico. Democratic Elitism. The Founding Myth of American Political Science di Natasha Piano (Harvard University Press, 2025) interviene proprio in questo punto di frizione, sostenendo che molte crisi odierne—disillusione elettorale, cattura plutocratica, ascesa di leader demagogici—non siano incidenti isolati, ma effetti prevedibili di un modo di pensare la democrazia che ha avuto enorme successo nel Novecento. Il libro chiede al lettore di sospendere per un momento l’ovvietà della definizione “democrazia = elezioni” e di domandarsi se, così facendo, non abbiamo finito per indebolire sia la democrazia sia le elezioni stesse, caricandole di aspettative che non possono mantenere.
“Deep Utopia: Life and Meaning in a Solved World” Nick Bostrom (Ideapress Publishing, 2024)
In Deep Utopia. Life and Meaning in a Solved World, Nick Bostrom (Ideapress Publishing, 2024) propone un esperimento mentale radicale: chiedersi che cosa resti dell’esistenza umana quando le grandi urgenze che oggi organizzano le nostre vite siano state davvero risolte. L’idea non è quella di costruire un’utopia “decorativa”, fatta di comfort e abbondanza, ma di prendere sul serio una possibilità che la traiettoria tecnologica interna alle società moderne sembra evocare: la progressiva riduzione dello sforzo necessario per ottenere risultati, fino al limite in cui si può “ottenere tutto senza fatica”. In quel punto, suggerisce l’autore, affiora un problema che di solito resta sommerso perché coperto dal rumore delle necessità: il problema del senso, della motivazione, del fine. Che cosa rende degna, desiderabile e non vuota una vita quando non serve più lottare per sopravvivere, curarsi, produrre, difendersi, migliorare? E in che modo cambiano i nostri criteri di valore quando vengono meno gli attriti che li hanno modellati? L’ambizione del libro è portare alla luce, con sobrietà e rigore, la struttura di questo disagio latente, trattandolo non come un capriccio da privilegiati, ma come una domanda teorica e, forse, pratica: se la “riuscita” della civiltà conduce a una condizione nuova, occorre capire in anticipo quali forme di vita possano abitarla senza degradarsi.
“Deterring Armageddon: A Biography of NATO” Peter Apps (Wildfire, 2024)
In Deterring Armageddon. A Biography of NATO (Wildfire/Headline Publishing Group, 2024) Peter Apps propone di guardare alla NATO come a un protagonista storico: un organismo nato per prevenire l’impensabile e costretto, da allora, a misurarsi con la possibilità sempre ricorrente che l’Europa torni a essere il teatro in cui una crisi locale si trasforma in catastrofe globale. Il punto di partenza non è l’autocompiacimento per una “storia di successi”, ma l’idea che la pace, nel secondo dopoguerra, sia stata un equilibrio costruito e ricostruito in condizioni di paura, scarsità, rivalità interne e continui errori possibili. Apps insiste su una domanda di fondo: come può un’alleanza di democrazie, spesso divise per interessi, memoria storica, geografia e cicli politici, mantenere credibile la promessa di difesa reciproca senza farsi trascinare in un’escalation che nessuno saprebbe più controllare? Ne deriva un’indagine che unisce politica, strategia, diplomazia, deterrenza nucleare, opinioni pubbliche e leadership, e che invita a leggere la NATO non come “sfondo” della storia europea, ma come un meccanismo fragile che ha cercato di impedire, per decenni, il ritorno dell’Armageddon.
“The Truth About Energy: Our Fossil-Fuel Addiction and the Transition to Renewables” di John K. White (Cambridge University Press, 2024)
Il volume The Truth About Energy: Our Fossil-Fuel Addiction and the Transition to Renewables, pubblicato nel 2024 dalla Cambridge University Press, si configura come un’opera fondamentale per comprendere la complessità tecnica e storica della sfida più ardua del nostro tempo: la transizione da un sistema basato sui combustibili fossili a uno fondato sulle energie rinnovabili. L’autore, il fisico ed educatore John K. White, non si limita a narrare la storia dell’energia, ma costruisce una rigorosa impalcatura concettuale che permette di analizzare le tecnologie energetiche non solo in termini di efficienza o costo, ma come vettori di trasformazione sociale ed economica. Il testo affronta con lucidità la nostra dipendenza sistemica dalle fonti fossili — definita senza mezzi termini come una “tossicodipendenza” — e smonta le retoriche semplificatorie che spesso accompagnano il dibattito pubblico, offrendo invece una disamina quantitativa e qualitativa delle forze in gioco. Attraverso un approccio che fonde la fisica, l’ingegneria e la storia industriale, White interroga il lettore sulla sostenibilità a lungo termine delle attuali infrastrutture e sulla fattibilità delle alternative, ponendo l’accento sulla necessità di una “alfabetizzazione energetica” diffusa. L’opera si distingue per la capacità di collegare i principi della termodinamica alle dinamiche geopolitiche, evidenziando come ogni rivoluzione energetica — dal vapore all’elettricità, fino al silicio — abbia comportato sconvolgimenti radicali negli assetti di potere e nella vita quotidiana, suggerendo che l’attuale passaggio alle rinnovabili non sarà da meno in termini di magnitudo e impatto strutturale.





