“Pyongyang on the Brink: Sixteen Crises That Shaped North Korea” — Fyodor Tertitskiy (Hurst & Company, 2026).
Pyongyang on the Brink: Sixteen Crises That Shaped North Korea, di Fyodor Tertitskiy, è un libro che merita attenzione perché affronta la Corea del Nord non come un enigma immobile, ma come il risultato di una lunga serie di scelte, errori, occasioni mancate e sopravvivenze contingenti. Pubblicato nel 2026 da Hurst & Company, London, nella forma editoriale indicata come C. Hurst & Co. (Publishers) Ltd, il volume si colloca in un punto delicato tra storia politica, analisi dei regimi autoritari e riflessione sulle possibilità non realizzate del passato. La questione di fondo non riguarda soltanto ciò che la Corea del Nord è diventata, ma il modo in cui un apparato statale fondato sulla coercizione, sul culto del capo e sull’isolamento abbia potuto attraversare decenni di guerre, crisi diplomatiche, carestie, lotte interne e successioni dinastiche. L’autore osserva questi problemi con una prospettiva storica controfattuale, ma non fantastica: non costruisce mondi immaginari arbitrari, bensì si concentra su momenti reali in cui gli attori, le forze in campo e le condizioni politiche rendevano plausibili esiti diversi. In questo senso, il libro apre interrogativi essenziali: quanto pesa la decisione individuale nella formazione di un regime? Quanto contano il caso, la geografia, la tempistica militare, la salute dei leader, la paura delle élite? E fino a che punto un sistema che appare monolitico può essere stato, più volte, vicino alla frattura? Il suo interesse nasce proprio da questa tensione tra apparente inevitabilità e vulnerabilità nascosta: la Corea del Nord viene letta come un caso estremo di durata autoritaria, ma anche come una storia attraversata da crepe, deviazioni possibili e passaggi in cui il futuro avrebbe potuto piegarsi altrove.


