Quando l’intelligenza artificiale collabora con l’essere umano
L’IA Simbiotica descrive una collaborazione tra umano e macchina fondata su ruoli diversi, complementari e non sostitutivi.
La nozione di simbiosi, da cui prende avvio la ricerca, indica una relazione tra forme di vita differenti che, pur restando distinte, convivono in modo strettamente connesso. Lo studio riprende questa idea e la trasferisce al rapporto tra esseri umani e macchine, usandola per descrivere una collaborazione in cui nessuno dei due poli viene considerato isolatamente. L’IA Simbiotica non nasce quindi da una semplice analogia suggestiva, ma dal tentativo di comprendere una relazione in cui l’interazione tra umano e tecnologia diventa parte di un unico processo operativo e decisionale.
In questa prospettiva, l’IA Simbiotica non viene presentata come un dispositivo destinato a sostituire l’essere umano, né come una tecnologia che si limita a eseguire compiti definiti in anticipo. Viene descritta, piuttosto, come una forma di collaborazione in cui la macchina partecipa al processo che conduce alla soluzione dei problemi. Il punto centrale è proprio questo: il rapporto tra umano e intelligenza artificiale non si costruisce sul rimpiazzo, ma sull’integrazione. La macchina contribuisce al lavoro comune, dentro una struttura che continua a riconoscere il valore specifico delle capacità umane. È qui che la simbiosi assume un significato preciso e diventa una categoria utile per interpretare alcuni sviluppi dell’intelligenza artificiale contemporanea.
La ricerca sottolinea anche che questa collaborazione non riguarda soltanto il rapporto diretto tra una persona e una macchina, ma si colloca dentro un contesto socio-tecnico più ampio. Per questo parla di socio-technical teaming, cioè di una partnership collaborativa inserita in processi, sistemi e ambienti che restano centrati sull’essere umano. In questa configurazione, umano e macchina agiscono come parti di una stessa unità cooperativa, pur svolgendo funzioni diverse. La simbiosi non coincide quindi con una relazione tra pari in senso stretto, ma con un’integrazione funzionale tra capacità differenti. La tecnologia entra nei processi umani, contribuisce alla loro prestazione complessiva, ma non cancella l’impianto umano della decisione.
Il contributo dell’essere umano, in questa relazione, resta decisivo. La ricerca sottolinea che sono le persone a portare nel processo quelle capacità cognitive ed emotive necessarie per attività come la creatività, l’empatia, la decisione etica e l’adattamento alle situazioni. Non si tratta di elementi residuali, destinati a perdere importanza davanti alla potenza della macchina, ma di componenti essenziali del rapporto simbiotico. L’intelligenza artificiale, in questo quadro, non vale perché rende superfluo l’intervento umano, ma perché può sostenerlo e ampliarlo. La persona non interviene solo alla fine, per approvare o correggere ciò che la macchina ha prodotto: partecipa alla definizione del problema, all’orientamento del processo e alla valutazione del suo significato. La simbiosi non riduce quindi l’essere umano a un supervisore esterno o a un controllore formale, ma lo mantiene al centro di una collaborazione in cui le qualità umane continuano a orientare il senso e la direzione del lavoro comune.
Accanto al contributo umano, la ricerca riconosce alla macchina un ruolo diverso, ma altrettanto definito. L’intelligenza artificiale mette a disposizione capacità di calcolo, elaborazione dei dati e automazione di compiti ripetitivi o ad alta intensità informativa. Il suo valore non sta quindi nell’assumere funzioni propriamente umane, ma nel gestire con efficienza operazioni che richiedono rapidità, potenza computazionale e trattamento di grandi quantità di informazioni. La collaborazione si costruisce proprio a partire da questa differenza. Da un lato ci sono flessibilità, giudizio e sensibilità umana; dall’altro precisione computazionale, velocità e capacità di analisi dei dati. La simbiosi prende forma quando queste risorse vengono integrate in modo da produrre un beneficio reciproco e un miglioramento del lavoro comune.
Questa idea di intelligenza artificiale, però, non si esaurisce nella descrizione tecnica della collaborazione tra esseri umani e macchine. La ricerca mostra che, quando la nozione di simbiosi viene applicata all’IA, emergono subito questioni più ampie. Se umano e macchina lavorano insieme in modo sempre più stretto, diventa necessario chiedersi a quali condizioni questa relazione possa essere considerata accettabile. Il problema non riguarda soltanto l’efficacia del sistema, ma il modo in cui esso entra nei processi umani, sociali e decisionali. Per questo l’accettabilità viene collegata a temi come l’allineamento dei valori, la comprensibilità delle decisioni, il rischio di bias, il rispetto della privacy, il rapporto tra sicurezza e libertà fondamentali, e la gestione dei possibili rischi per la salute e per il benessere.
Ne emerge così un’idea precisa di IA Simbiotica: non una tecnologia pensata per rimpiazzare l’essere umano, ma una forma di cooperazione che intende rafforzarne le capacità dentro una cornice più ampia, insieme tecnica, sociale e normativa. Proprio perché si fonda su questa integrazione, la simbiosi tra umano e intelligenza artificiale non può essere valutata soltanto in termini di prestazione. Deve essere compresa anche come un problema di rapporto tra potere computazionale, responsabilità umana e qualità delle decisioni. È questo passaggio a rendere l’IA Simbiotica non solo una proposta operativa, ma anche un tema che richiede una riflessione accurata sulla sua accettabilità.
Questo articolo nasce nell’ambito delle attività di Terza Missione promosse da Stroncature in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, nel quadro delle iniziative di Public Engagement finanziate dal “Bando per Finanziamento di Iniziative di Public Engagement” a valere sul Progetto “Sistema Universitario Pugliese”, finanziato nell’ambito della misura “Patti Territoriali dell’Alta Formazione per le Imprese” (CUP F61B23000370006). Il testo rielabora in forma divulgativa il contributo scientifico “Acceptability of Symbiotic Artificial Intelligence: Highlights from the FAIR project” di Francesca Alessandra Lisi, Antonio Carnevale, Abeer Dyoub, Antonio Lombardi, Piero Marra e Lorenzo Pulito, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, presentato a Ital-IA 2024: 4th National Conference on Artificial Intelligence, organizzata da CINI, Napoli, 29-30 maggio 2024, e pubblicato nei CEUR Workshop Proceedings, per renderne i contenuti più fruibili a un pubblico non specialista.



