Un’impresa può acquistare un software, ottenere una licenza su un brevetto o assumere uno specialista senza diventare capace di affrontare autonomamente il problema per cui ha sostenuto quella spesa. Il risultato può funzionare, ma la conoscenza necessaria a comprenderlo, modificarlo e utilizzarlo in circostanze nuove può rimanere all’esterno dell’organizzazione, oppure concentrata in una sola persona. Questa differenza pone una questione importante per il trasferimento della ricerca: non basta chiedere se una tecnologia sia arrivata in azienda; occorre capire se l’azienda abbia imparato a servirsene. Le partnership britanniche che inseriscono un laureato qualificato nelle imprese e i dottorati industriali danesi affrontano il problema attraverso una collaborazione continuativa fra persona, università e organizzazione ospitante. Il loro interesse non consiste soltanto nel far lavorare un ricercatore fuori dal laboratorio. Riguarda ciò che quella presenza può lasciare: una soluzione circoscritta, una competenza individuale oppure una capacità condivisa che rimane disponibile anche quando il progetto termina.
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