Rassegna della stampa tedesca #139
Quello che segue è il Monitoraggio della stampa tedesca, curato dalla redazione di Stroncature, su commissione della Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano. Il monitoraggio ha cadenza settimanale ed è incentrato sui principali temi del dibattito politico, economico e sociale in Germania. Gli articoli sono classificati per temi.
Stroncature produce diversi monitoraggi con taglio tematico o geografico personalizzabili sulla base delle esigenza del committente.
L’EUROPA E LE TRE UMILIAZIONI DI TRUMP
Die dritte Demütigung für Europa
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 21 agosto 2025
Nel suo commento Gerald Braunberger osserva come l’Europa sia stata recentemente umiliata per tre volte da Donald Trump: al vertice NATO all’Aia, durante i negoziati commerciali in Scozia e infine all’incontro di Washington sulla crisi ucraina. L’immagine dei leader europei, descritti come studenti intimoriti di fronte a un direttore autoritario, simboleggia la fragilità politica del continente. Secondo l’autore, l’Europa non può aspirare a essere considerata una potenza autonoma finché resta incapace di esprimere forza militare. La sola dimensione economica, che ha garantito influenza nel quadro della Pax Americana, oggi non basta più. L’illusione della “soft power”, nutrita per decenni da diplomatici e leader europei, ha finito per mascherare una dipendenza strutturale dagli Stati Uniti. Nelle fasi di rivalità tra grandi potenze, spiega Braunberger, a contare sono arsenali e capacità di difesa, non dichiarazioni e accordi commerciali. Per questo l’Europa subisce oggi il prezzo delle proprie mancanze. Tali deficit non possono essere colmati rapidamente: gli Stati Uniti continueranno a garantire sicurezza, ma l’Europa dovrà pagare a lungo tale protezione. Solo un impegno concreto in termini di spesa militare, riforme economiche e innovazione tecnologica potrà restituirle credibilità internazionale. Senza queste azioni, ammonisce l’autore, né grandi parole né richiami morali potranno mutare la condizione di subalternità.
SÁNCHEZ MARGINALIZZATO IN NATO E UE
Sánchez spielt nur noch eine Nebenrolle
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 22 agosto 2025
Pedro Sánchez appare sempre più isolato sul piano internazionale. Dopo il rifiuto di aderire all’obiettivo NATO del 5 per cento di spesa per la difesa, Madrid è stata esclusa dal tavolo principale dei negoziati sull’Ucraina. Anche la scelta di non acquistare i caccia americani F-35 e di rivolgersi invece a soluzioni europee ha accentuato le distanze con gli alleati. Secondo Hans-Christian Rößler, il premier spagnolo ha perso il peso politico che lo aveva contraddistinto negli anni precedenti, quando intratteneva solide relazioni con Biden, Merkel e Scholz. Oggi la sua influenza si riduce a presenze secondarie in riunioni allargate, mentre nelle foto ufficiali dei vertici appare ai margini. L’indebolimento interno, dovuto alla dipendenza dai partiti nazionalisti e a scandali che hanno colpito il PSOE, si riflette in una politica estera meno incisiva. Anche le relazioni con Berlino si sono raffreddate: a differenza dei tempi di Merkel, il nuovo cancelliere Merz non ha ancora programmato una visita ufficiale a Madrid. La linea ambigua verso la Cina, culminata in un contratto con Huawei per servizi di sicurezza, ha ulteriormente aggravato i sospetti americani ed europei. Per i partner occidentali la Spagna sembra allontanarsi dalle posizioni comuni, mentre Sánchez cerca consensi interni mantenendo promesse ai separatisti catalani. Il risultato è un premier più debole, marginalizzato nei processi decisionali che contano.
PETE HEGSETH: IL GUERRIERO CULTURALE DI TRUMP AL PENTAGONO
Pete Hegseth: Trumps Kulturkrieger im Pentagon
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 22 agosto 2025
L’articolo ricostruisce le controversie che segnano il mandato del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, focalizzandosi sul caso “Signalgate”.
Hegseth ha diffuso in un gruppo Signal dettagli operativi su un’azione contro gli Houthi, poi rivelati come tratti da un’e-mail classificata “Secret – NOFORN”.
Il rapporto dell’Inspector General del Pentagono è atteso a breve, mentre Hegseth definisce l’indagine una “caccia alle streghe”.
La sua nomina, approvata solo con il voto dirimente del Vicepresidente, era già osteggiata per scarsa esperienza gestionale e pregresse contestazioni.
Emergono accuse passate su uso improprio di fondi, eccessi alcolici e presunti comportamenti sessuali inappropriati; Hegseth respinge o ridimensiona ogni addebito.
In audizione si è presentato come “change agent”, legittimando una svolta orientata alla “letalità” e alla riduzione di diversità e pari opportunità (DEI).
Ha licenziato le uniche due donne ai vertici militari, sostenuto l’uscita del Chairman Brown e proposto tagli del 20% ai gradi più alti e del 10% all’intero corpo ufficiali.
La campagna contro la “wokeness” ha incluso liste di termini vietati, rimozioni simboliche come le foto dell’“Enola Gay” e interventi su intitolazioni considerate ideologiche.
Ha disposto l’espulsione immediata di militari transgender, in coerenza con il divieto presidenziale, giustificandola con standard psicofisici per il servizio.
La gestione interna è descritta come conflittuale, con alto turnover, toni aggressivi e tentativi poi bloccati di ricorrere al poligrafo per individuare fughe di notizie.
Sul dossier Ucraina ha preannunciato pubblicamente l’assenza di un futuro ingresso nella NATO e ha sospeso unilateralmente gli aiuti, decisione subito annullata dalla Casa Bianca.
Anche settori repubblicani criticano il suo operato: il senatore Thom Tillis lo definisce “amatoriale” e inadatto a guidare una burocrazia complessa.
Nonostante ciò, Donald Trump apprezza lo stile combattivo di Hegseth e continua a sostenerlo politicamente e mediaticamente.
Si moltiplicano infine le ipotesi su un suo imminente passaggio alla politica statale, con un possibile tentativo per la carica di governatore del Tennessee.
PERCHÉ IL DONBASS È COSÌ PREZIOSO
Darum ist der Donbass so wertvoll
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 21 agosto 2025
Il Donbass è al centro di ogni ipotesi di accordo sulla guerra in Ucraina per ragioni economiche e strategiche.
La regione, che comprende le oblast di Doneck e Luhansk, conta circa sei milioni di abitanti e una maggioranza russòfona, ma fino al 2014 si riconosceva in larga parte nell’Ucraina.
È il principale bacino carbonifero del Paese: circa il 92 per cento delle riserve ucraine di carbone si trova qui, con tutte le tipologie, inclusa la cokificabile.
La disponibilità di carbone ha sostenuto uno storico complesso siderurgico: prima del 2022 l’Ucraina era tra i maggiori esportatori di acciaio, oggi ridotti a volumi molto inferiori.
Dalla siderurgia derivano gas nobili come neon, kripton e xeno, cruciali per la produzione di semiconduttori e già esportazione rilevante ucraina prima dell’invasione.
Sotto il territorio ucraino si stimano riserve provate di gas di 1,1 trilioni di metri cubi, con una quota ormai sotto controllo russo; nel Donbass si collocano giacimenti significativi.
Sono segnalate inoltre potenziali risorse di litio e altre materie critiche tra Donetsk e Zaporižžja, ma con limitata conoscenza geologica e complessa economicità di estrazione.
Le cosiddette terre rare potrebbero affiorare nell’area di Mazurivske, ma gli indizi attuali ne ridimensionano la rilevanza economica immediata.
Storicamente l’area è passata da nomadi a strutture cosacche e tataro-crimeane, quindi all’Impero russo, per poi rientrare nell’Ucraina sovietica e nell’Ucraina indipendente dal 1991.
Mosca ha riconosciuto i confini con i trattati del 1999 e del 2003; dal 2014 operano entità separatiste sostenute dalla Russia e dal 2022 è stata proclamata l’annessione illegale.
Sul piano militare l’Ucraina ha costruito nel Donbass un sistema difensivo profondo circa 50 chilometri; cederlo aprirebbe vulnerabilità verso ovest.
La perdita della regione faciliterebbe l’accesso russo a Kramatorsk, la linea ferroviaria diretta su Kiev e l’asse autostradale verso Charkiv.
Industrie e nodi urbani di Dnipro e Zaporižžja entrerebbero più direttamente nel raggio d’azione, mentre sarebbe consolidata la continuità terrestre con la Crimea.
Per risorse, industria pesante, infrastrutture e posizione operativa, il Donbass rappresenta quindi la posta centrale di qualsiasi negoziato.
IL PROGRAMMA SOCIALE TEDESCO È INSOSTENIBILE?
Ist der Sozialstaat zu teuer geworden?
Süddeutsche Zeitung – 30 agosto 2025
Il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato che la Germania non può più permettersi un sistema di welfare così esteso. Secondo Merz, è necessario rivedere profondamente le prestazioni sociali, e ciò nonostante le critiche degli enti assistenziali e l'accusa di voler attuare un “Kahlschlag”, un drastico smantellamento del modello sociale tedesco. Tra i critici vi è l’Arbeiterwohlfahrt (Awo), storica organizzazione sociale, il cui co-presidente bavarese Stefan Wolfshörndl propone invece un approccio alternativo. In un’intervista al podcast della Süddeutsche Zeitung, Wolfshörndl sostiene che il problema non sia l’entità della spesa sociale, bensì l’insufficienza delle entrate pubbliche. Per garantire la sostenibilità del welfare, propone una tassazione più incisiva sui grandi patrimoni e i redditi elevati, rifiutando la logica dei tagli lineari. I dati confermano che nel 2023 e 2024 il Bürgergeld è stato adeguato all’inflazione, ma per il 2025 e il 2026 è prevista una stagnazione dei livelli di base. L’esecutivo intende avviare una riforma profonda che potrebbe irrigidire i requisiti di accesso e rafforzare le sanzioni, mentre i comuni temono un ulteriore aggravio dei costi a fronte di minori risorse federali. Il confronto tra governo federale e attori locali si inasprisce, in un contesto in cui la tenuta del sistema di sicurezza sociale diventa una questione di coesione democratica, non solo di bilancio. L’alternativa tra tagli o redistribuzione si profila come uno dei temi centrali del prossimo confronto politico nazionale.
GLI TEDESCHI E LA PAURA DELLE RIFORME
Deutsche sind kaum bereit für schmerzhafte Reformen
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 21 agosto 2025
Un sondaggio Allensbach ripropone le tesi della celebre “Ruck-Rede” di Roman Herzog del 1997, rivelando una sorprendente continuità nelle opinioni dei tedeschi. All’epoca, come oggi, la maggioranza riconosceva la necessità di riforme strutturali in economia e nel welfare, ma al tempo stesso mostrava riluttanza ad accettarle. Oggi il 73 per cento concorda sull’urgenza di “fare i compiti delle riforme”, ma solo minoranze minime accettano l’idea di pensioni più basse, maggiore età pensionabile o riduzione dei servizi pubblici. La popolazione è consapevole dei vincoli futuri ma rifiuta le conseguenze pratiche, preferendo sicurezza e stabilità a rischio e crescita. Una netta maggioranza, tre quarti degli intervistati, sceglie un “benessere modesto ma sicuro” rispetto a un futuro con più opportunità ma anche più incertezze. A ciò si aggiunge un diffuso pessimismo: il 58 per cento non crede che “i migliori anni siano davanti a noi”, contro il 40 per cento del 1997. La disponibilità ad assumersi sacrifici è ulteriormente ridotta dall’invecchiamento della società e dal calo della percezione della vita come “compito” da assolvere, oggi al minimo storico del 36 per cento. L’indagine rivela quindi un paradosso politico e culturale: i cittadini sanno cosa servirebbe per garantire la sostenibilità del sistema, ma rifiutano di sostenere i costi necessari.
BORIS PALMER E LA NUOVA STRATEGIA CONTRO L’AFD
Boris Palmers neue Strategie gegen die AfD
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 20 agosto 2025
Il sindaco di Tübingen Boris Palmer ha deciso di confrontarsi pubblicamente con Markus Frohnmaier, capolista AfD alle elezioni regionali, in un dibattito fissato per il 5 settembre. La scelta nasce da un compromesso: al posto di una manifestazione di piazza contestata dai commercianti locali, Palmer ha proposto uno scontro diretto in sala, nel tentativo di sottrarre all’AfD visibilità di piazza e smontarne gli argomenti. La decisione ha suscitato critiche trasversali: secondo alcuni, offrirebbe alla destra radicale una piattaforma utile a rafforzarsi, con il rischio di trasformarsi in un “booster di notorietà” per Frohnmaier. Palmer respinge le accuse e sostiene che ignorare l’AfD sia stato un fallimento; occorre quindi smascherarne pubblicamente le posizioni, puntando a temi come economia, scuola, pensioni e lavoro, dove le proposte del partito sarebbero dannose per i cittadini. Il dibattito, che registra già un’alta domanda di partecipazione, è al centro di polemiche giuridiche e politiche: alcuni esponenti verdi e socialdemocratici ipotizzano un ricorso per violazione della neutralità istituzionale, mentre giuristi ne minimizzano le possibilità di successo. Per gli analisti, l’esito è incerto: Palmer potrebbe consolidare il fronte democratico, ma resta dubbio se riuscirà a sottrarre consensi all’elettorato AfD, fortemente motivato da identità e appartenenza emotiva più che da argomenti razionali.
MERZ A BORDO DELLA MARINA TEDESCA: MESSAGGIO DI DETERRENZA ALLA RUSSIA
Friedrich Merz bei der Marine – ein ernster Wohlfühltermin
Süddeutsche Zeitung – 28 agosto 2025
Durante la sua visita ufficiale alla Marina militare tedesca, il cancelliere Friedrich Merz ha voluto trasmettere un messaggio chiaro sulla determinazione della Germania nel rafforzare la propria capacità difensiva. A bordo della fregata Bayern, nel Mar Baltico, Merz ha ribadito che la minaccia russa è concreta e quotidiana, soprattutto in un contesto strategico trasformato dall'ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO. Pur evitando un linguaggio aggressivo, ha promesso un impegno duraturo per rafforzare la libertà e la sicurezza del territorio dell’Alleanza. Il momento ha avuto anche una dimensione simbolica: nessun esponente della SPD era presente a bordo, e il nome della nave e le botti di birra Augustiner sottolineavano un’atmosfera familiare al cancelliere e al suo partito. Tuttavia, dietro la scenografia positiva si cela la consapevolezza che la Bundeswehr resta ancora lontana dagli standard richiesti. Se da un lato la reintroduzione della chiamata alla leva per i giovani uomini segna un passo deciso, dall’altro l’assenza di una vera leva obbligatoria rivela i compromessi con gli alleati di governo. Merz ha mostrato familiarità con il personale militare, ascoltando e interagendo direttamente, e ha posto enfasi sul dovere dello Stato di garantire non solo mezzi adeguati, ma anche sostegno umano ai militari. Il messaggio complessivo è quello di una leadership consapevole della crisi strategica in atto e intenzionata a reagire, pur nei limiti delle tensioni politiche interne.
INDIA E CINA VERSO UNA NUOVA INTESA STRATEGICA
„Kaum noch jemand vertraut Washington“
Süddeutsche Zeitung – 28 agosto 2025
India e Cina stanno riallacciando le relazioni dopo anni di tensioni culminate nel conflitto armato del 2020 nel Galwan. In un’intervista alla Süddeutsche Zeitung, l’analista Manoj Kewalramani osserva come, a margine del vertice SCO di Tianjin, Pechino e Delhi abbiano scelto di riaprire un dialogo strategico, spinte anche dalla perdita di fiducia globale verso Washington. Se per la Cina l’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai rappresenta un’alternativa alla NATO, per l’India si tratta di un’arena tattica in cui contenere la pressione cinese, senza rinunciare ai legami economici: il commercio bilaterale supera i 100 miliardi di dollari e Pechino resta un fornitore cruciale per l’industria indiana. Tuttavia, persistono divergenze profonde. La Cina mira a un’Asia unipolare sotto la sua guida, mentre l’India rivendica un ordine multipolare in cui possa emergere come guida del Sud globale. Pechino continua a frenare le ambizioni internazionali di Delhi, sostenendo il Pakistan in forum multilaterali e rafforzandone la capacità militare. In India prevale un realismo strategico: la prossimità geografica impone il dialogo, ma non cancella la rivalità. Per Kewalramani, l’Occidente dovrebbe comprendere che il riavvicinamento sino-indiano non implica un abbandono della democrazia, ma l’accettazione di una nuova normalità geopolitica.
PUTIN E LA GUERRA COLONIALE: IL MODELLO AFRICANO APPLICATO IN UCRAINA
Was der Kreml von den Kolonialkriegen gelernt hat
Süddeutsche Zeitung – 3 agosto 2025
Secondo lo storico Dieter Langewiesche, per comprendere le logiche dell’invasione russa dell’Ucraina è necessario analizzare le modalità con cui le potenze europee condussero le guerre coloniali in Africa nel XIX secolo. In una nuova pubblicazione, Langewiesche distingue tra la guerra “gehegt” (contenuta), tipica delle guerre intraeuropee dell’Ottocento, e la violenza indiscriminata praticata nelle campagne coloniali, dove la distinzione tra civili e combattenti era sistematicamente ignorata. Tali pratiche, giustificate allora da una presunta missione civilizzatrice, sono oggi riproposte dal Cremlino nel tentativo di soggiogare l’intera popolazione ucraina, non solo le sue forze armate. Come allora, anche oggi la guerra è concepita come strumento di dominio totale.
Langewiesche rifiuta l’idea di una continuità diretta tra colonialismo e genocidio nazista, ma individua nella guerra coloniale una matrice utile per decifrare l’ideologia bellica russa. Il conflitto in Ucraina, secondo l’autore, non è il ritorno della guerra industriale novecentesca, ma la reiterazione di una guerra di annientamento etnico-politico con precedenti ben documentati nei secoli passati. La guerra condotta dalla Russia è una forma di “Enthegung”, ovvero la soppressione deliberata di qualsiasi limite morale o giuridico alla violenza. L’Ucraina è così trattata come una colonia da pacificare. Langewiesche invita dunque ad ampliare l’orizzonte interpretativo: solo ripensando la guerra nel lungo periodo storico si può coglierne l’effettiva natura e la radicalità dell’offensiva russa.
LA NUOVA NORMALITÀ DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
„Wir werden alle auf den kleinsten gemeinsamen Nenner heruntergebrochen“
Süddeutsche Zeitung – 31 agosto 2025
Secondo la filosofa Annette Zimmermann, nei prossimi anni l’intelligenza artificiale sarà completamente integrata nella vita quotidiana, riducendo la nostra autonomia decisionale. Le piattaforme digitali, come la nuova versione di Google, già oggi propongono sintesi generate da IA che sostituiscono il pensiero critico degli utenti. L’uso passivo di questi strumenti crea un effetto omologante: la personalizzazione promessa è in realtà una riduzione dell’individuo alla media statistica. In un mondo senza schermi, dominato da dispositivi indossabili e sistemi predittivi invisibili, la possibilità di esercitare una volontà autonoma rischia di scomparire. Zimmermann sottolinea i rischi di una convergenza tra potere politico e Big Tech, già visibile negli Stati Uniti, dove attori come Elon Musk e Peter Thiel esercitano un'influenza diretta sulle politiche pubbliche. L’Europa, pur consapevole della minaccia, deve ancora sviluppare una visione propria. La “sovranità digitale” è auspicata ma si scontra con dinamiche nazionaliste che minano la coesione democratica. Anche sul piano sociale, la diffusione dell’IA rischia di svuotare di significato molti lavori umani, riducendoli a mansioni marginali o di sorveglianza dell’output algoritmico. La scuola e l’università, inoltre, affrontano il paradosso di una generazione che usa l’IA per produrre testi che i docenti valutano con altri strumenti di IA. Zimmermann invita a non accettare passivamente questo scenario: è necessario riflettere sui limiti e sulle implicazioni sociali e politiche delle tecnologie, anche quando queste si presentano come inevitabili.
DEBATTITO TEDESCO SULL’UCRAINA: NIENTE SOLDATI TEDESCHI
Bitte nicht über deutsche Soldaten sprechen
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 20 agosto 2025
Diplomatici e politici tedeschi giudicano prematuro discutere l’invio di soldati in Ucraina. Il ministro della Difesa Boris Pistorius afferma che un eventuale contributo tedesco alle garanzie di sicurezza dipenderà dall’esito dei colloqui, dal ruolo degli Stati Uniti, dal coordinamento con i partner e dalla disponibilità russa a una soluzione. Sono in corso lavori per definire garanzie affidabili; i capi di Stato Maggiore NATO si sono confrontati in videoconferenza. Wolfgang Ischinger parla di “geisterdebatte”, poiché Mosca non accetterebbe truppe NATO; il premier sassone Michael Kretschmer esclude l’ipotesi per carenze di capacità della Bundeswehr. La copresidente dei Verdi Britta Haßelmann critica le speculazioni su truppe di terra e chiede focus su cessate il fuoco, risorse finanziarie e coesione UE (anche su beni russi e “shadow fleet”), ribadendo “nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina”. Il presidente del Bundeswehrverband André Wüstner definisce il dibattito eccessivamente ottimistico e dannoso. Nella SPD prevale l’idea di rinviare la discussione: la proposta di Rolf Mützenich su un contingente ONU/OSCE non decolla; Dirk Wiese ipotizza una dichiarazione governativa a settembre. Per il CDU Norbert Röttgen mancano del tutto le condizioni, poiché Putin non vuole né pace né tregua. Il commissario parlamentare Henning Otte avverte sui limiti strutturali: anche la sola messa a disposizione di una brigata sarebbe un impegno enorme, mentre il nuovo servizio militare non è stato ancora deliberato.
NON UN “DIBATTITO FANTASMA”: LA GERMANIA DEVE CONSEGNARE I TAURUS
Keine Geisterdebatte führen, sondern den Taurus liefern
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 20 agosto 2025
Berthold Kohler osserva che la discussione sull’eventuale invio di truppe tedesche in Ucraina somiglia a un esercizio accademico privo di fondamento. Una missione di pace europea, infatti, avrebbe senso soltanto se fosse sostenuta anche dagli Stati Uniti, ma il presidente Donald Trump ha già escluso categoricamente un impiego diretto di forze americane. Inoltre, la Russia considera l’espansione della NATO a est una minaccia esistenziale e non accetterebbe mai la presenza di contingenti occidentali ai propri confini. In questo contesto, appare poco credibile che truppe della Bundeswehr possano davvero essere schierate. Berlino, pur essendo il principale sostenitore europeo dell’Ucraina, non riuscirebbe comunque a sottrarsi a una missione congiunta se gli altri Paesi decidessero di agire. Resta però l’incognita su come la Germania reperirebbe uomini e mezzi, problema condiviso da tutti gli Stati membri. Kohler invita quindi a non disperdere energie in “geisterdebatten” e a concentrarsi su ciò che è concretamente possibile e urgente: fornire a Kiev armi efficaci. La priorità, sottolinea, dovrebbe essere la consegna dei missili da crociera Taurus, che rappresenterebbero un messaggio inequivocabile di sostegno e determinazione verso Putin. Un tale passo rafforzerebbe la credibilità dell’Europa e darebbe all’Ucraina strumenti concreti per difendersi. Continuare a discutere di scenari irrealistici, invece, significa sottrarre tempo ed energie a ciò che serve davvero sul campo di battaglia.
LA GUERRA CULTURALE DI MOSCA: PUTIN COME RE DEGLI SCITI
Wie Putin zum Skythenkönig wurde
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 27 agosto 2025
Hermann Parzinger mostra come l’aggressione russa all’Ucraina non sia soltanto militare ma anche un attacco sistematico alla cultura e alla memoria storica del Paese. Dal 2022, musei e siti archeologici a Cherson, Mariupol e Melitopol sono stati saccheggiati con la complicità di esperti museali russi, mentre biblioteche, archivi e monumenti subivano distruzioni su larga scala. L’Eremitage di San Pietroburgo, un tempo simbolo di scambio scientifico internazionale, è divenuto il fulcro di questa politicizzazione: il direttore Michail Piotrowski ha descritto le mostre russe all’estero come “offensive culturali” e paragonato l’invasione al “guerra scitica” narrata da Erodoto, trasformando Putin in un re Idanthyrsos moderno, dapprima attendista e poi deciso a colpire. I musei sono così ridotti a strumenti di legittimazione dell’imperialismo, con esposizioni che attribuiscono alle origini russe città fondate dai Greci come Kertsch. Questa distorsione storica richiama i precedenti della propaganda nazista che, con scavi forzati nei territori occupati, cercava di rivendicare antiche radici germaniche. Nei territori sotto controllo russo, il regime finanzia scavi e progetti come il “Nuovo Chersoneso”, ufficialmente destinati alla conservazione ma in realtà volti a trasferire reperti in Russia e consolidare la narrazione di un’Ucraina senza identità autonoma. Per Parzinger, si tratta di una vera guerra culturale: negare a un popolo la sua storia equivale a privarlo delle fondamenta stesse della sua esistenza.
GLI UMANI AVRANNO ANCORA UN VANTAGGIO SULL’IA NEL 2035
„Menschen werden der KI auch 2035 etwas voraushaben“
Süddeutsche Zeitung – 31 agosto 2025
Secondo la sociologa Sabine Pfeiffer, l’intelligenza artificiale cambierà profondamente il lavoro entro il 2035, ma non sostituirà su larga scala gli esseri umani. Docente presso l’Università di Erlangen-Norimberga e membro dell’istituto bidt, Pfeiffer sostiene che il vero rischio non è l’estinzione delle professioni, bensì la loro banalizzazione. Le attuali IA generative, basate su algoritmi statistici, producono testi plausibili ma non intelligenti, e peggiorano man mano che l’Internet si riempie di contenuti sintetici di bassa qualità. Gli impieghi più colpiti saranno quelli amministrativi o ripetitivi, come la prenotazione in ambito sanitario, ma il lavoro pratico – infermieristico, artigianale, logistico – continuerà a richiedere presenza umana. Pfeiffer mette inoltre in guardia contro la narrazione catastrofista diffusa dalla Silicon Valley: secondo lei, la previsione di un mondo dominato da IA superiori e autonome è una finzione alimentata da interessi economici. Il vero problema sarà la scarsità di manodopera a causa del pensionamento dei baby boomer. L’IA non risolverà il problema, mentre la burocrazia, la cattiva allocazione delle risorse e la lentezza della digitalizzazione pubblica ne aggravano gli effetti. Per Pfeiffer, la priorità deve essere investire nella formazione tecnica e nella modernizzazione dei sistemi produttivi, mantenendo una visione europea della tecnologia, fondata su diritti, pluralismo e regolazione democratica.
LE BASI MILITARI DELLA ROMANIA: UN HUB CONTRO PUTIN
Ein Drehkreuz gegen Putin
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 26 agosto 2025
La nuova leadership rumena, con il presidente Nicușor Dan e il premier Ilie Bolojan, esclude un impiego diretto di truppe sul suolo ucraino ma offre alla NATO le proprie basi come piattaforma logistica e operativa. Bucarest considera la difesa di Kiev un interesse strategico, poiché l’Ucraina funge da barriera contro un possibile avanzamento russo verso i confini occidentali. Tra le infrastrutture più rilevanti spicca la base aerea di Mihail Kogălniceanu, vicino a Costanza, in fase di ampliamento con 2,5 miliardi di euro per ospitare fino a 10.000 militari alleati. Importante anche il centro di addestramento di Cincu in Transilvania, dove opera un battaglione multinazionale sotto comando francese, e la base di Fetești, dove dal 2024 vengono formati piloti ucraini su F-16. A Deveselu funziona dal 2016 un sistema antimissile americano, considerato da Jens Stoltenberg una garanzia strategica contro minacce balistiche extra-europee. Pur sostenendo con decisione la linea atlantica e le sanzioni contro Mosca, Bucarest affronta resistenze interne: la destra nazionalista guidata da George Simion, oggi in testa ai sondaggi, mantiene posizioni filorusse. Il recente incendio in un’industria bellica a Cugir, forse di matrice russa, conferma la vulnerabilità di un Paese esposto ma cruciale per il dispositivo NATO. Resta incerto se la maggioranza di governo riuscirà a mantenere a lungo il suo orientamento filo-occidentale, anche alla luce delle difficili riforme fiscali e di bilancio da adottare. Romania si configura comunque come un hub indispensabile nella strategia di contenimento e dissuasione verso la Russia.
LA BUGIA DI PUTIN SULLA NATO: LA STORIA COME ARMA
Putins NATO-Lüge
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 26 agosto 2025
Robert Zoellick, negoziatore americano del Trattato “Due più Quattro”, smonta la narrazione del Cremlino secondo cui l’Occidente avrebbe promesso a Mosca di non allargare la NATO a est dopo la riunificazione tedesca. Putin utilizza questa falsificazione storica come strumento psicologico per minare il sostegno di Berlino a Kiev. Nel febbraio 1990 il segretario di Stato James Baker propose a Gorbaciov ipotesi negoziali che menzionavano un “nessun avanzamento a est” ma mai come impegno vincolante; in seguito si parlò solo di uno “status militare speciale” per l’ex DDR. Il trattato del 12 settembre 1990 lo sancì chiaramente, imponendo limitazioni alla presenza di truppe NATO in Germania orientale, ma senza escludere l’allargamento dell’Alleanza. Lo stesso Gorbaciov accettò il principio della CSCE per cui ogni Stato sovrano può scegliere liberamente le proprie alleanze. Né allora né nel 1997, quando la NATO avviò l’allargamento e trattò una “Founding Act” con la Russia, Mosca sollevò obiezioni. Anche i ministri Schewardnadse e Kozyrev confermarono che non esisteva alcuna promessa di rinuncia all’espansione. Secondo Zoellick, la tesi di Putin è priva di fondamento: la riunificazione tedesca e la successiva apertura atlantica si basavano sulla piena autodeterminazione degli Stati. Oggi, conclude, sostenere l’Ucraina significa difendere proprio quel principio che rese possibile un’Europa libera e unita.
L’AGGRESSIONE DI PUTIN NON DEVE ESSERE RICOMPENSATA
Putins Angriffskrieg darf niemals belohnt werden
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 26 agosto 2025
Reinhard Müller sottolinea che ogni ipotesi di pace basata su concessioni territoriali a Mosca equivarrebbe a premiare l’aggressore, minando il diritto internazionale e incoraggiando ulteriori conquiste. L’idea di “terra in cambio di pace” significa, di fatto, legittimare l’annessione dei territori occupati e ignorare che il Cremlino nega all’Ucraina stessa il diritto di esistere come Stato. A differenza delle controverse operazioni militari americane, mai sfociate in annessioni, la Russia rivendica apertamente territori stranieri, andando oltre perfino alla retorica nazista che non negò l’esistenza della Germania. L’esperienza del dopoguerra dimostra che la pace non nasce dal riconoscimento della violenza, ma da regole condivise: la Germania unificata poté emergere solo dopo decenni e attraverso accordi che ribadivano principi di sovranità e autodeterminazione. Oggi la comunità internazionale deve sostenere Kiev non solo con armi e aiuti, ma rifiutando ogni compromesso che ratifichi la forza. Un accordo che trasformi in “russo” ogni territorio calpestato da un soldato di Mosca aprirebbe la strada a nuove invasioni senza fine. Per Müller, la Germania ha un dovere speciale: come ex aggressore storico, ha accettato regole fondate sulla rinuncia alla violenza e sulla responsabilità individuale dei leader. Putin, che parla di “denazificazione”, dovrebbe sedere davanti a un tribunale internazionale, non a un tavolo di pace. Dimenticarlo significherebbe tradire le basi dell’ordine giuridico globale e condannare l’Europa a instabilità perpetua.
NULLA DI NUOVO PER IL 2026: IL REDDITO DI CITTADINANZA NON SARÀ AUMENTATO
Bas plant 2026 Nullrunde beim Bürgergeld
Süddeutsche Zeitung – 30 agosto 2025
Nel 2026 il livello del Bürgergeld resterà invariato per il secondo anno consecutivo: la ministra del Lavoro Bärbel Bas (SPD) ha annunciato una “nulla-runde”, ovvero l’assenza di un adeguamento dei sussidi sociali, poiché il meccanismo automatico di aggiornamento non prevede variazioni a partire dal 1° gennaio. Il governo conferma che l’importo mensile per un adulto singolo resterà fermo a 563 euro, mentre per i minori si manterrà tra 357 e 471 euro, a seconda dell’età. Dopo due anni di aumenti legati all’inflazione, la misura rappresenta un congelamento delle prestazioni, già previsto nei calcoli ufficiali. Oltre al mancato aumento, la ministra ha reso noto un inasprimento delle sanzioni per chi beneficia del sussidio e non si presenta agli appuntamenti richiesti: le mancanze saranno punite con decurtazioni più severe. Bas ha dichiarato che il messaggio è chiaro: “Chi vuole essere aiutato a tornare al lavoro deve collaborare”. Secondo i dati forniti dal governo, nel 2024 circa 5,5 milioni di persone hanno percepito il Bürgergeld, di cui 4 milioni considerate idonee al lavoro. La spesa complessiva è stata di 47 miliardi di euro. L’opinione pubblica è divisa tra chi considera l’intervento necessario per contenere la spesa sociale e chi lo ritiene un segnale ostile verso i più vulnerabili. La decisione, che dovrà comunque essere approvata dal gabinetto federale, si inserisce in un contesto più ampio di riforme proposte dal cancelliere Friedrich Merz per ridurre la spesa pubblica e rilanciare la crescita economica.
GLI AUTORI “Z” FILO-PUTIN NON TROVANO LETTORI
Der Putin-Propaganda fehlt das Publikum
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 26 agosto 2025
In Russia la censura elimina dai cataloghi i titoli ritenuti “scomodi”, colpendo in particolare opere che trattano relazioni omosessuali, decolonizzazione o ONG dichiarate “indesiderabili”. Librerie e biblioteche sono costrette a ripulire gli scaffali, mentre sugli editori grava la minaccia di procedimenti giudiziari, come dimostra il caso Eksmo. Gli scrittori marchiati come “agenti stranieri” possono teoricamente ancora essere venduti, ma con forti restrizioni che dal 1° settembre includono il divieto di attività educativa; intanto librerie indipendenti subiscono raid e pressioni. Autori popolari come Boris Akunin e Dmitrij Bykov sono stati messi al bando, condannati in absentia e vittime di campagne di discredito orchestrate dal Cremlino. In questo scenario, i cosiddetti autori “Z” di regime, sostenuti dal potere e incaricati di cantare la guerra in Ucraina, non riescono a colmare il vuoto editoriale: le loro raccolte patriottiche restano invendute e scivolano in fondo agli scaffali. Figura simbolica è Zachar Prilepin, combattente in Donbass e promotore di un campo paramilitare, che cerca di piegare i classici russi a una lettura imperialista; per ampliare il pubblico arriva persino a pubblicare racconti sui cani. Anna Dolgareva, invece, propone un diario che giustifica l’invasione con testimonianze filtrate, mentre Aleksandr Pelevin ha abbandonato le provocazioni più estreme per testi più moderati. Più sofisticato German Sadulajev, che riflette sulla brutalità del conflitto e sulla disillusione sociale, mentre Daniil Tulenkov, ex detenuto arruolato al fronte, racconta la “macellazione industriale” delle reclute e riconosce l’impossibilità di assimilare l’Ucraina. Le loro tirature restano basse e il pubblico preferisce generi evasivi come narrativa giovanile e fantasy romantico.
UCRAINA, UNGHERIA E SLOVACCHIA: SCONTRO SULLA PIPELINE DELL’“AMICIZIA”
Nur noch Zoff wegen der Pipeline der „Freundschaft“
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 25 agosto 2025
Il conflitto in Ucraina si riflette anche sul piano energetico, con tensioni crescenti tra Kiev, Budapest e Bratislava attorno alla storica pipeline Druschba, costruita in epoca sovietica per rifornire l’Europa centrale. Dopo tre recenti attacchi ucraini con droni a stazioni di pompaggio in Russia, l’Ungheria ha accusato direttamente il presidente Zelenskyj di mettere a rischio la propria sicurezza energetica. Il ministro Péter Szijjártó ha parlato di un’aggressione alla sovranità ungherese, mentre Kiev replica che la pipeline continuerà a funzionare solo se Budapest modificherà la sua posizione, ricordando anche il veto ungherese all’ingresso dell’Ucraina nell’UE. Ungheria e Slovacchia, da anni contrarie a un embargo totale sul greggio russo, mantengono rapporti stretti con il Cremlino e hanno ostacolato in sede europea piani di diversificazione. Zelenskyj, richiamandosi al diritto internazionale, sostiene che in guerra sia legittimo colpire infrastrutture che finanziano l’aggressore. Intanto il ministro ucraino Sybiha ha esortato Budapest a diversificare le forniture, avvertendo che l’energia ungherese dipende dalle sue scelte. Orbán, forte del sostegno di Donald Trump, ha denunciato l’attacco come comportamento “molto ostile” e ha ricevuto dal presidente americano un segnale di appoggio, sebbene ambiguo. Trump ha definito “inevitabile” colpire il territorio dell’invasore, ma senza indicare misure concrete. La disputa sulla Druschba mostra come l’energia resti una leva centrale del conflitto e un terreno di frattura tra Paesi UE divisi tra fedeltà all’Alleanza e dipendenze dal Cremlino.
ARX ROBOTICS: IL MINI-CARR ARMATO PER L’UCRAINA
Dieses Start-up baut Mini-Panzer für die Ukraine
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 25 agosto 2025
La start-up tedesca Arx Robotics di Monaco ha sviluppato con partner ucraini il Gereon Combat, un mini-panzer da 400 chili progettato per ridurre le perdite nel cosiddetto “corridoio della morte” fra le linee. A differenza di sistemi concorrenti, troppo pesanti e complessi da trasportare, il veicolo può essere portato al fronte con mezzi ordinari, funzionare a batterie intercambiabili e operare sia telecomandato sia in modalità autonoma. Già 30 esemplari sono stati consegnati a Kiev con fondi del ministero della Difesa tedesco, e altri ordini sarebbero stati effettuati in seguito. La produzione, distribuita fra Germania, Italia e Regno Unito, si basa su esperienze maturate direttamente in Ucraina, dove Arx impiega tecnici e manutentori in costante contatto con i militari al fronte. Con un costo inferiore a 200.000 euro, il Gereon Combat si inserisce nella logica della guerra ad alta intensità: sistemi numerosi, interoperabili e sacrificabili, in alternativa a mezzi blindati da milioni di euro. Il vero punto di forza è Mithra, il sistema operativo sviluppato dall’azienda che consente di collegare sensori, modelli di intelligenza artificiale e intere flotte di robot, anche aggiornando veicoli analogici. Arx collabora con grandi gruppi come Daimler Truck e Renk per estendere la tecnologia a piattaforme più grandi, puntando a un ruolo da nuovo costruttore di mezzi corazzati europei. Per i fondatori, ex ufficiali della Bundeswehr, l’obiettivo è fornire all’Europa una risposta tecnologica alla disparità materiale e numerica con i potenziali avversari, trasformando un’intuizione nata sul campo ucraino in una storia di reindustrializzazione continentale.
IL FUTURO DELLO STATO SOCIALE TEDESCO TRA TAGLI E REDISTRIBUZIONE
Ist der Sozialstaat zu teuer geworden?
Süddeutsche Zeitung – 30 agosto 2025
Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha avviato un dibattito sulla sostenibilità del sistema di welfare tedesco, dichiarando che nella forma attuale il paese non può più permetterselo. Pur dichiarandosi insensibile alle accuse di “smantellamento sociale”, Merz ha sollevato forti reazioni da parte delle associazioni del settore, tra cui la storica Arbeiterwohlfahrt (Awo). In un’intervista al podcast Auf den Punkt, il copresidente bavarese dell’Awo, Stefan Wolfshörndl (SPD), propone un’alternativa: non tagliare le prestazioni, ma rafforzare le entrate fiscali, in particolare attraverso una maggiore imposizione sui redditi più alti. Secondo Wolfshörndl, il dibattito è sbilanciato: si discute quasi esclusivamente di contenimento della spesa senza considerare la redistribuzione. La Awo, attiva da un secolo nella protezione sociale, sottolinea come lo stato sociale sia un pilastro della coesione tedesca e che la sua tenuta debba fondarsi su equità fiscale e giustizia sociale. In un momento in cui la spesa pubblica per il Bürgergeld ha raggiunto i 47 miliardi di euro e il governo ha annunciato una “nulla-runde” per il 2026, il confronto tra tagli e riforme redistributive si fa più urgente. La questione è se la Germania voglia limitare la spesa o riequilibrarla. Wolfshörndl sostiene la seconda strada.
TRUMP AUTORIZZA CIÒ CHE BIDEN NON HA OSATO
„Trump macht etwas, was Biden sich nicht getraut hat“
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 24 agosto 2025
Il presidente americano Donald Trump ha esortato Kiev a passare all’offensiva, aprendo di fatto all’uso di armi occidentali per colpire in profondità la Russia. Secondo l’esperto militare Nico Lange, si tratta di un cambio di rotta sostanziale: finora, sia l’amministrazione Biden sia la stessa squadra di Trump avevano limitato l’impiego dei missili a lungo raggio ATACMS esclusivamente al territorio ucraino. Ora, con la decisione di includere nel nuovo pacchetto gli ERAM da 500 km di gittata, si allarga lo spettro dei bersagli russi raggiungibili. Kiev ha già dimostrato di poter infliggere danni rilevanti a raffinerie, basi aeree e depositi con droni e mezzi propri; con questi sistemi potrà aumentare la pressione. Intanto il presidente Zelenskyj ha annunciato la produzione in serie del missile da crociera “Flamingo”, a basso costo e con un raggio fino a 3000 km, capace di colpire bunker e infrastrutture protette senza bisogno di aerei vettori. Per Lange, tuttavia, non è realistico pensare a grandi offensive di terra: la strategia ucraina deve restare centrata sulla difesa da posizioni fortificate, con droni, artiglieria e armi a distanza, così da mantenere asimmetrici i rapporti di perdite. Questa scelta evita di riprodurre la logica russa, basata sulla disponibilità a sacrificare masse di soldati. L’obiettivo resta logorare la logistica e il comando nemico senza esporsi a costi umani insostenibili.
MOSCA REPUTA IRREALISTICO UN VERTICE CON ZELENSKYJ
Moskau sieht Bedingungen für Gipfel als nicht erfüllt an
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 23 agosto 2025
L’ipotesi di un incontro diretto tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelenskyj, auspicata da Donald Trump dopo il vertice in Alaska, appare al momento impraticabile. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiarito che Mosca parteciperebbe a un eventuale summit solo con un’agenda concordata, che includa la cessione delle regioni di Luhansk e Donetsk e il ritiro definitivo della candidatura ucraina alla NATO. Kiev respinge nettamente queste condizioni, considerandole inaccettabili e contrarie al diritto internazionale. Secondo indiscrezioni, il Cremlino vorrebbe congelare la linea del fronte a Zaporižžja e Cherson, ma solo a fronte della totale rinuncia ucraina al Donbass, mentre la Crimea resta saldamente sotto controllo russo dal 2014. Zelenskyj accusa la Russia di non avere alcun interesse reale alla pace, sottolineando la prosecuzione degli attacchi missilistici e delle offensive terrestri. Le sue parole riflettono la convinzione che Mosca usi il negoziato come strumento tattico per guadagnare tempo e consolidare le conquiste. Al contempo, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha elogiato Trump per aver riattivato la discussione politica, precisando però che l’Alleanza sarà coinvolta nel garantire la sicurezza a lungo termine dell’Ucraina. Le prospettive di un vertice restano dunque remote, poiché le posizioni restano inconciliabili e la Russia continua a usare la forza militare per imporre condizioni che Kiev non può accettare.
SPIONAGGIO E SABOTAGGIO: LA COALIZIONE RAFFORZA LA RESILIENZA DELLA BUNDESWEHR
Die Koalition will die Bundeswehr resilienter machen
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 27 agosto 2025
La coalizione di governo ha presentato il disegno di legge sulla “sicurezza militare” con l’obiettivo di rendere la Bundeswehr più resiliente di fronte a spionaggio e sabotaggio, due fenomeni che si sono intensificati dopo l’inizio dell’aggressione russa contro l’Ucraina. Il testo, approvato insieme alla riforma del servizio militare, amplia i poteri del Militärischer Abschirmdienst (MAD), che potrà svolgere attività anche oltre i confini nazionali per contribuire direttamente alla difesa collettiva della NATO, con un’attenzione particolare alla brigata tedesca in Lituania che entro il 2027 vedrà dispiegati 4800 soldati e le loro famiglie. Le nuove norme rafforzano inoltre la capacità del MAD di contrastare i cyberattacchi e di raccogliere prove digitali contro le “potenze straniere” responsabili, introducendo strumenti che finora mancavano. Un altro punto centrale riguarda la difesa dai droni: attualmente la Bundeswehr può intervenire solo nello spazio aereo delle proprie basi, mentre con la riforma i Feldjäger, la polizia militare, saranno autorizzati a identificare e fermare i piloti anche all’esterno delle installazioni, con la facoltà di trattenere i sospetti qualora non sia possibile accertarne l’identità e consegnarli alle autorità competenti. Secondo il ministero della Difesa, queste misure consentiranno di reagire più rapidamente a minacce ibride e colmare le zone grigie che in passato hanno limitato l’azione della Bundeswehr. L’intento politico è chiaro: proteggere in modo più efficace non solo le infrastrutture militari e i contingenti impegnati all’estero, ma anche le famiglie dei soldati, considerate ormai parte integrante di un nuovo scenario di rischio. La riforma, presentata come risposta necessaria al contesto di guerra ibrida, è interpretata dagli osservatori come un passo fondamentale per garantire la credibilità e l’efficienza della Bundeswehr nel lungo periodo.
MACRON E MERZ A TOULON: UNA COREOGRAFIA DI COOPERAZIONE SOTTO PRESSIONE
Ärger daheim, Chaos in der Welt, aber zusammen wollen sie stark sein
Süddeutsche Zeitung – 29 agosto 2025
Al vertice bilaterale di Toulon, Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno messo in scena una ritrovata intesa franco-tedesca, pur in un contesto interno e internazionale turbolento. La visita del cancelliere alla residenza estiva del presidente francese a Brégançon ha sancito l’inizio simbolico di un nuovo capitolo nelle relazioni tra Berlino e Parigi. L’incontro è stato però accompagnato da difficoltà evidenti: mentre la Francia si prepara a una sfida parlamentare potenzialmente fatale per il governo Bayrou, la Germania affronta l’instabilità interna della grande coalizione. Il vertice di governo ha prodotto una dichiarazione congiunta di intenti e 26 pagine di progetti comuni, definiti “Leuchtturmprojekte”, in otto ambiti, tra cui competitività, energia e digitale. Tuttavia, resta in sospeso il futuro del programma FCAS, il jet da combattimento europeo di nuova generazione, bloccato da tensioni tra industrie partner. Sul piano esterno, Merz e Macron si mostrano allineati nella strategia verso Donald Trump, alternando concessioni e critiche implicite, con l’obiettivo di mantenerlo nell’alveo dei sostenitori dell’Ucraina. La volontà di rilanciare il “motore europeo” emerge, ma il rischio che i rispettivi scenari interni compromettano gli slanci dichiarati resta alto. La celebrazione della cooperazione bilaterale, pur necessaria, appare ancora fragile.
“WIR SCHAFFEN DAS”: TRE PAROLE CHE HANNO CAMBIATO LA GERMANIA
„Wir schaffen das“: Drei Worte, die das Land veränderten
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 27 agosto 2025
Dieci anni fa Angela Merkel pronunciò in conferenza stampa la frase destinata a diventare il simbolo della crisi migratoria del 2015: “Wir schaffen das”. Quelle tre parole, apparentemente banali e formulate per trasmettere fiducia, si fissarono nel dibattito pubblico, dividendo il Paese tra chi le interpretò come un incoraggiamento e chi come un atto di presunzione e perdita di controllo. In quel contesto l’AfD sembrava politicamente marginale, mentre la CDU superava il 40% nei sondaggi; la gestione dell’arrivo di centinaia di migliaia di richiedenti asilo cambiò però rapidamente lo scenario politico e sociale. Pochi giorni dopo la dichiarazione di Merkel, la decisione di accogliere i migranti bloccati in Ungheria fu percepita da molti come “apertura delle frontiere”, innescando tensioni con la CSU di Horst Seehofer e aprendo la strada all’ascesa dell’AfD, che fece della politica sull’asilo il proprio cavallo di battaglia. Le immagini di accoglienza e le testimonianze di solidarietà convivevano con episodi di violenza e con un diffuso senso di smarrimento, rafforzato dagli attentati e dai fatti di Colonia alla fine del 2015. Negli anni successivi, Merkel cercò di ricondurre la pressione migratoria entro limiti gestibili con l’accordo UE-Turchia, ma il ricordo di quella frase rimase divisivo. Oggi, a distanza di un decennio, i dati mostrano che la Germania continua a registrare numeri elevati di arrivi, anche se in parte ridimensionati da regole eccezionali come quelle applicate ai profughi ucraini. Secondo i sondaggi, la maggioranza dei cittadini auspica una politica più restrittiva, mentre la storica espressione della Cancelliera continua a rappresentare, per alcuni, un impegno etico e politico, e per altri il simbolo di una gestione sbagliata e delle difficoltà di integrazione che hanno segnato l’ultimo decennio.
LA COALIZIONE TEME UN AUTUNNO DI DELUSIONI
Die Angst vor einem Herbst der Enttäuschungen
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 26 agosto 2025
All’interno della grande coalizione tra CDU/CSU e SPD si moltiplicano i tentativi di ricomporre le tensioni, ma permane la sensazione che i prossimi mesi possano trasformarsi in un autunno di delusioni. Dopo l’ultimo incontro al Cancelliereamt, Jens Spahn ha parlato di problemi di comunicazione più che di contenuto, sottolineando la necessità di un approccio più coeso. L’incontro, definito da tutte le parti come ordinario e non emergenziale, è stato descritto come un esercizio di “costruzione della fiducia”, utile per preparare la fase di riforme annunciata dal Cancelliere Merz. Tuttavia, resta da chiarire cosa effettivamente la coalizione voglia e possa realizzare. La CDU intende mostrare fermezza, come confermato dallo stesso Merz al congresso regionale in Bassa Sassonia, mentre la SPD cerca di difendere il proprio profilo sociale dopo essere scivolata al ruolo di partner minore. All’interno dell’Unione non mancano voci che invitano a evitare un atteggiamento eccessivamente conflittuale, temendo di innalzare aspettative che rischiano di non essere soddisfatte. La leadership cristiano-democratica valuta piccoli gesti di distensione, come spostare l’attenzione su dossier meno divisivi, mentre la SPD difende pubblicamente il ruolo del welfare come fondamento della democrazia sociale. Entrambe le parti sanno che le rispettive dichiarazioni servono più ai propri elettorati che alla stabilità della coalizione, ma la mancanza di un linguaggio comune alimenta tensioni. L’avvio della prossima sessione parlamentare a Würzburg, con l’elaborazione di un documento congiunto, sarà il primo banco di prova per verificare se l’alleanza sia in grado di superare le difficoltà, a cui farà seguito un incontro informale tra i gruppi parlamentari con l’obiettivo di stemperare ulteriormente il clima.
PERCHÉ UNA PARTE DEGLI OPERAI VOTA AfD
Wenn Arbeiter rechts wählen
Süddeutsche Zeitung – 29 agosto 2025
Alle ultime elezioni in Germania, la AfD è risultata il partito più votato tra operai e lavoratori manuali. Questo fenomeno è stato osservato nelle elezioni europee, nelle consultazioni regionali dell’Est e alle politiche federali, con punte vicine al 50% in alcune aree orientali. La contraddizione tra un programma economico poco favorevole agli interessi dei ceti popolari e il loro sostegno alla AfD è solo apparente. La spiegazione risiede nella capacità del partito di sostituire il classico conflitto sociale tra "alto e basso" con una narrazione identitaria che oppone "interni" e "stranieri". Il caso di Jens Keller, netturbino e consigliere comunale AfD a Hannover, è esemplare: pur consapevole delle contraddizioni programmatiche, egli vota AfD per protesta, per sfiducia verso chi ha governato finora e per la convinzione che lo Stato tuteli gli stranieri più dei lavoratori tedeschi. Studi sociologici mostrano che il voto alla AfD è più diffuso nelle regioni industriali in crisi, dove i lavoratori temono di perdere il proprio status e associano il declino della scuola, delle infrastrutture e del welfare all’immigrazione. L’attrattività della AfD cresce dove i timori di declassamento sociale incontrano un’identità nazionale percepita come minacciata. La destra raccoglie così i frutti di un disagio economico e simbolico, su cui costruisce un racconto politico efficace.
NUOVO SERVIZIO MILITARE: COSA PREVEDE LA RIFORMA DEL GOVERNO
Wie der Wehrdienst angepasst werden soll
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 27 agosto 2025
Il governo federale ha approvato una riforma del servizio militare che introduce la visita di leva obbligatoria per tutti i giovani maschi nati dal 2008 in poi, da effettuarsi a partire dal 1° gennaio 2026. La misura fa parte di un disegno di legge proposto dal ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD), con l’obiettivo di adeguare la Germania ai nuovi standard NATO di fronte alla minaccia russa. La Bundeswehr conta oggi circa 183.000 soldati attivi e 49.000 riservisti; l’obiettivo è portare questi numeri a 260.000 e 200.000 rispettivamente. Il nuovo servizio militare punta ad arruolare ogni anno da 3.000 a 5.000 giovani in più, oltre ai 15.000 che già aderiscono al servizio volontario. La riforma prevede anche la possibilità, in una seconda fase, di reintrodurre la leva obbligatoria se il reclutamento volontario si rivelasse insufficiente. Tutti i giovani riceveranno un questionario iniziale sulla disponibilità al servizio, ma la visita medica sarà obbligatoria a prescindere dalle risposte. Le donne potranno partecipare su base volontaria. In caso di tensione o conflitto, la leva sospesa nel 2011 tornerebbe automaticamente in vigore per tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni. In situazioni straordinarie, il governo potrebbe imporre l’obbligo di servizio anche senza dichiarare lo stato d’emergenza, previa approvazione del Bundestag. I partecipanti saranno inquadrati come soldati a tempo determinato, con un salario netto mensile intorno ai 2.000 euro. La durata del servizio di base sarà di sei mesi, con formazione in sicurezza, guardia, difesa del territorio e impiego/contrasto di droni. La riforma prevede un incremento della spesa pubblica pari a circa 500 milioni di euro nel 2026. Sul piano politico, la misura ha suscitato critiche nell’Unione: per Markus Söder (CSU) la reintroduzione piena della leva è inevitabile, mentre Merz e Pistorius cercano un equilibrio tra volontarietà e obbligo. La riforma è vista come una risposta alla nuova realtà strategica europea e un primo passo verso una Bundeswehr più numerosa, pronta e interamente integrata nella difesa collettiva dell’Alleanza.
DIECI ANNI DI “CE LA FAREMO”: IL BILANCIO COMPLESSO DELL’EREDITÀ MERKEL
Zehn Jahre „Wir schaffen das“: Was Merkel geschafft hat
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 25 agosto 2025
A dieci anni dalla storica dichiarazione “Wir schaffen das” (“Ce la faremo”), pronunciata da Angela Merkel nel pieno della crisi migratoria dell’estate 2015, la Germania riflette sui risultati ottenuti e sui problemi irrisolti. Più di un milione di rifugiati arrivarono allora nel Paese, seguiti negli anni successivi da centinaia di migliaia di altri richiedenti asilo. Secondo l’ex cancelliera, “fino a oggi abbiamo ottenuto molto”, e non si può negare che con grandi investimenti economici e organizzativi molti siano stati inseriti con successo nel mercato del lavoro. In particolare, le amministrazioni locali hanno svolto un ruolo decisivo, spesso al limite delle proprie capacità. Tuttavia, rimangono evidenti le aree in cui lo Stato tedesco è stato sopraffatto, specialmente là dove già prima mostrava fragilità: nella gestione della criminalità, nel controllo degli abusi sul welfare e nel sistema scolastico, che in alcune regioni non prevede neppure test linguistici obbligatori prima dell’ingresso. Il fallimento più grave, secondo il commentatore Berthold Kohler, è stato però l’incapacità di rimpatriare chi non aveva diritto di rimanere, compresi soggetti coinvolti in reati gravi o violenti. Questi episodi hanno oscurato le storie di integrazione riuscita e alimentato sfiducia e polarizzazione. Da questi limiti ha tratto vantaggio la AfD, partito di estrema destra, che proprio sulla crisi migratoria ha costruito il suo successo politico. Nata come partito euroscettico marginale, ha trovato nella critica alle politiche migratorie di Merkel la leva per un’ascesa nazionale. Kohler conclude che, paradossalmente, la frase simbolo di apertura e fiducia è diventata il punto di partenza per una trasformazione profonda del panorama politico tedesco. In un gioco di parole amaro, l’autore afferma: “la AfD dovrebbe dire grazie a Merkel: lei, alla fine, ce l’ha fatta”.
IL NUOVO SERVIZIO MILITARE E IL RITORNO DELLA LEVA
Der neue Wehrdienst und die Rückkehr der Musterung
Süddeutsche Zeitung – 27 agosto 2025
Il governo tedesco ha approvato una riforma del servizio militare per far fronte all’erosione del personale nelle forze armate e rafforzare la capacità di difesa della Bundeswehr. A partire dal 2026, tutti i diciottenni riceveranno una comunicazione ufficiale con l’obbligo, per i soli uomini, di rispondere circa la propria disponibilità al servizio militare. La misura è parte di un più ampio piano per aumentare il numero dei militari attivi da 180.000 a 260.000 e della riserva fino a 200.000, con l’obiettivo di raggiungere complessivamente 460.000 unità. Il nuovo modello punta su una leva volontaria ma obbliga alla “musterung”, ossia alla visita medica, anche in assenza di arruolamento. Chi non risponde, rischia sanzioni. Il servizio, inquadrato nel ruolo di soldato a tempo determinato, avrà una durata flessibile da sei a dodici mesi e prevede un’indennità netta fino a 2300 euro mensili. Il piano prevede inoltre la costruzione e riqualificazione di migliaia di alloggi per i nuovi reclutati. Il governo si ispira al modello svedese e alla lotteria danese, prevedendo la possibilità di introdurre obblighi vincolanti con decisione parlamentare. Tuttavia, le resistenze interne alla SPD hanno impedito l’introduzione automatica dell’obbligatorietà in caso di insufficienza di volontari. Il ministro Pistorius riconosce i limiti della proposta attuale e auspica un rafforzamento normativo durante l’iter parlamentare. La riforma è motivata dalla minaccia persistente rappresentata dalla Russia e mira a garantire una preparazione preventiva per uno scenario di crisi. Resta inoltre il diritto all’obiezione di coscienza, con possibilità di svolgere un servizio alternativo in ambito civile o sanitario.
FRIEDRICH MERZ, KOHL E MERKEL: LEZIONI DI LEADERSHIP NELLA CDU
Was Merz von Merkel und Kohl lernen kann
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 23 agosto 2025
Friedrich Merz, attuale cancelliere e leader della CDU, viene spesso confrontato con i suoi predecessori Helmut Kohl e Angela Merkel, noti per l’abilità nel mantenere coesione interna e controllo politico. Kohl conosceva ogni dirigente locale, telefonava ai segretari distrettuali e coltivava i rapporti personali con sistematicità: il suo collaboratore Toni Pfeifer teneva persino un “libro dei meriti” per classificare la lealtà dei colleghi. Merkel, più razionale e meno radicata nella struttura di partito, compensava con disciplina organizzativa e costanti telefonate settimanali ai presidenti regionali per evitare sorprese in sede di direzione. In entrambi i casi, il potere si fondava su un sistema informale ma efficiente di comunicazione verticale e orizzontale. Merz, invece, è accusato di mantenere distacco, sottovalutare l’importanza dei rapporti interni e comunicare in modo gerarchico, influenzato dalla sua esperienza manageriale. Solo recentemente, dopo critiche per decisioni solitarie (come la parziale sospensione delle forniture militari a Israele), ha iniziato a coinvolgere il partito in modo più sistematico. Il segretario generale Linnemann ammette che le procedure interne vanno migliorate. Merz ora invia aggiornamenti via SMS ai parlamentari e cerca feedback diretto, ma non ha ancora costruito quel “corpo politico unitario” che Kohl e Merkel avevano saputo creare. In un sistema federale e accelerato come quello attuale, gestire potere senza rete è rischioso. Il messaggio implicito dell’articolo è chiaro: senza relazione, nessuna leadership regge.
NUOVO COMANDANTE PER IL KSK: UN UFFICIALE D’ESPERIENZA PER LE FORZE SPECIALI
Robuster Offizier mit Auslandserfahrung
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 22 agosto 2025
Con la rotazione di alti vertici promossa dal ministro Boris Pistorius, anche il Comando delle Forze Speciali (Kommando Spezialkräfte – KSK) riceve un nuovo comandante. Dopo meno di un anno, l’attuale responsabile del KSK lascia Calw per dirigere la 1ª Divisione corazzata a Oldenburg. A prendere il suo posto sarà il generale di brigata Andreas Kühne, 54 anni, in precedenza responsabile dell’unità “Prontezza e supporto operativo” presso il Ministero della Difesa. Nato a Hagen, Kühne ha alle spalle una lunga carriera iniziata tra i granatieri meccanizzati nel 1989, arricchita da numerose missioni all’estero nei Balcani, in Afghanistan e più recentemente in Iraq, dove ha guidato una missione NATO a Baghdad. La sua nomina avviene in un momento delicato: da anni il KSK è oggetto di riforme strutturali a seguito di scandali legati a estremismo di destra e cattiva gestione logistica, che portarono anche allo scioglimento di una compagnia. Sopravvissuto grazie alla protezione dell’ispettore dell’esercito Alfons Mais, recentemente rimosso da Pistorius, il KSK è oggi parte della nuova struttura di reazione rapida della NATO (Allied Reaction Force), composta da unità speciali per operazioni “non convenzionali”. Kühne eredita quindi una forza d’élite ancora in fase di trasformazione, chiamata a rispondere alle esigenze operative moderne, tra antiterrorismo e interventi d’emergenza. La sua esperienza combinata tra leadership sul campo e pianificazione strategica lo rende un profilo adatto, ma la frequenza con cui si avvicendano gli alti comandi solleva dubbi sulla continuità organizzativa. Resta da vedere se questa nuova rotazione porterà stabilità o ulteriore frammentazione nel cuore delle forze speciali tedesche.
MERZ E LA POLITICA ESTERA: IL CANCELLIERE HA TROVATO IL SUO RUOLO
Merz hat seine Rolle gefunden
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 22 agosto 2025
Friedrich Merz sembra a suo agio più nella diplomazia internazionale che nella gestione quotidiana della politica interna. Dopo l’incontro alla Casa Bianca con Donald Trump, Volodymyr Zelenskyj, Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco è rientrato a Monaco rilassato, pronto a riprendere il suo soggiorno sul Tegernsee. Ha immediatamente informato telefonicamente i capi di governo europei non presenti, tra cui Tusk e i baltici, e ha coinvolto anche i leader parlamentari a Berlino. Con Trump, Merz ha un rapporto diretto e meno teso rispetto ad altri leader della CDU, forte della sua esperienza transatlantica maturata come presidente dell’Atlantik-Brücke e come manager di BlackRock. Durante la trasferta americana, ha partecipato attivamente alla gestione del vertice con Zelenskyj, e ha condiviso l’idea di accompagnarlo a Washington dopo l’incontro tra Trump e Putin in Alaska. La sua posizione sul cessate il fuoco in Ucraina è apparsa oscillante: ha prima taciuto per non scontentare Trump, poi è tornato a esprimersi in favore. Anche sulla questione Israele è stato criticato per ambiguità. Eppure, Merz ha dimostrato disponibilità a rischiare: nel colloquio con Trump ha preferito mostrarsi accomodante ma fermo, fino a indossare – ironicamente – una cravatta con elefantini, simbolo dei Repubblicani. A livello europeo, Merz vuole restituire alla Germania il ruolo di motore politico ed economico del continente, con un forte impegno sul commercio e sull’esportazione. Il suo approccio pragmatico e relazionale risente della formazione al Parlamento europeo negli anni Novanta. È il primo cancelliere ad aver vissuto la politica estera da Bruxelles prima di guidare la Germania. Se la politica interna continua a logorarlo, all’estero Merz appare saldo, ascoltato, e sorprendentemente efficace. Per questo alcuni osservatori parlano già di un “cancelliere estero” – e lui stesso, forse, inizia a crederci.
IL FUTURO DEL WELFARE TEDESCO È DAVVERO A RISCHIO?
Ist der Sozialstaat wirklich nicht mehr finanzierbar?
Süddeutsche Zeitung – 26 agosto 2025
Il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato che il sistema di welfare tedesco non sarebbe più compatibile con le capacità economiche del Paese. Nonostante l’allarme, i dati mostrano che il sistema è sostenibile, pur se più costoso che mai: nel 2024, le spese sociali hanno raggiunto il 31,2% del PIL, record storico escluso il periodo della pandemia. L’aumento è dovuto soprattutto a prestazioni fuori dai grandi sistemi contributivi (pensioni, sanità, disoccupazione), in particolare all’espansione dei servizi per famiglie, infanzia e istruzione. Le prestazioni universali, spesso legate ai contributi versati, favoriscono la fascia medio-alta della popolazione: secondo il IW di Colonia, oltre il 40% dei trasferimenti va alla metà più ricca. Le proiezioni indicano un ulteriore aumento delle aliquote sociali fino al 50% entro il 2035, se non verranno adottate riforme strutturali. Le principali voci di spesa (pensioni, assistenza, sanità) saranno aggravate dall’invecchiamento della popolazione, ma anche da decisioni politiche come l’espansione della "mütterrente" o l’assenza di efficienza nel sistema sanitario. Il "Bürgergeld" non è invece responsabile dell’aumento, essendo stabile intorno all’1,4% del PIL. Gli economisti indicano che riforme mirate permetterebbero di contenere l’aumento della spesa senza compromettere i diritti sociali fondamentali.
NORDREIN-WESTFALEN NON È PIÙ UN BALUARDO CONTRO L’AFD
NRW ist kein Bollwerk gegen die AfD mehr
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 22 agosto 2025
Il 14 settembre si voterà per i consigli comunali e le cariche locali in Nordreno-Vestfalia (NRW), lo Stato federato più popoloso della Germania. Secondo i sondaggi, l’AfD potrebbe ottenere risultati ben superiori al passato, superando la tradizionale debolezza elettorale nel Land. Alle politiche di febbraio aveva già raggiunto il 16,8%, guadagnando 9,5 punti rispetto al 2021. Il sondaggio Forsa indica un possibile aumento simile anche nelle comunali, dove nel 2020 l’AfD si era fermata al 5,1%. Storicamente la forte tradizione cattolica e operaia del NRW ha frenato l’estrema destra, ma questo argine appare ormai logoro. Quasi la metà degli elettori AfD dichiara che voterà in base alla politica nazionale o regionale, non per motivi locali. Le lotte interne non sembrano intaccare il sostegno: il moderato Martin Vincentz e l’ultranazionalista Matthias Helferich sono ai ferri corti, ma gli elettori ignorano il conflitto. Diverse candidature AfD sono state escluse: a Düsseldorf per errori formali, a Jüchen per vizi statutari, a Lage per sospette simpatie antisemite e complottiste del candidato sindaco Uwe Detert. Il caso più eclatante riguarda i contenuti social diffusi da Detert su teorie del Reich e negazione della sovranità tedesca. Secondo la legge elettorale, i candidati a ruoli di tipo “pubblico-funzionale”, come sindaci e prefetti, devono dimostrare lealtà all’ordine democratico. In tre casi il requisito è stato giudicato mancante. L’AfD promette ricorsi legali, ma intanto avanza. Se i dati Forsa saranno confermati, il NRW potrebbe diventare una nuova base stabile per il partito, anche senza apparato organizzativo solido. Un cambiamento che avrebbe implicazioni nazionali.
TAGLI AI FONDI UE PER I GRANDI AGRICOLTORI: ALLARME NELL’EST DELLA GERMANIA
Wenn Brüssel die Sense ansetzt
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 21 agosto 2025
La proposta della Commissione europea di riformare la Politica agricola comune (PAC) prevede la progressiva riduzione delle “premi a superficie”, i sussidi erogati per ettaro coltivato. Secondo il nuovo principio: più terra si possiede, meno sussidio si riceve. Il tetto massimo sarà fissato a 100.000 euro per azienda, colpendo in particolare le grandi cooperative agricole dell’ex Germania Est. Tobias Pelz, giovane direttore dell’Agrargenossenschaft di Zeithain-Kreinitz (Sassonia), prevede una perdita secca di 250.000 euro. Insieme al suo predecessore, Gerhard Förster, denuncia che il taglio metterebbe a rischio l’equilibrio economico del loro modello: 14 dipendenti, 2000 ettari, 165.000 euro di utile annuo lordo. L’agroeconomista Sebastian Lakner critica la logica dei tagli lineari: non tiene conto della reale necessità, né del ruolo occupazionale di molte grandi aziende, specie nei villaggi orientali. L’UE, osserva, basa i sussidi su utili aziendali e non sulla ricchezza delle famiglie agricole, spesso benestanti. La riforma prevede inoltre l’unificazione dei fondi PAC in un unico strumento che dovrà finanziare anche coesione sociale, migrazione e sviluppo rurale. I fondi specifici per l’ambiente – ad esempio i “fiori per insetti” che Pelz coltiva per 40.000 euro l’anno – non avranno un livello minimo garantito. Il rischio, avverte Förster, è che i sindaci orientino le risorse su progetti più “visibili” (piste ciclabili, turismo) a discapito dell’agricoltura. La proposta della Commissione prevede il taglio della PAC agricola del 15%, portandola a 296 miliardi. Berlino e Bruxelles dovrebbero allora compensare con fondi propri, cosa politicamente difficile. Le trattative sono appena iniziate, ma gli agricoltori minacciano già nuove proteste. Pelz avverte: “La manifestazione a Bruxelles è stato solo un assaggio”.
SOLDATI TEDESCHI IN UCRAINA? UN’IPOTESI CONTROVERSA
Das heikle Thema der deutschen Friedenstruppen
Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung – 30 agosto 2025
Nel dibattito tedesco sull’eventuale impiego di soldati della Bundeswehr in Ucraina in una futura missione di pace, emergono divisioni profonde. Il cancelliere Friedrich Merz ha evocato la possibilità di partecipare a garanzie di sicurezza nel contesto post-bellico, ipotizzando anche un voto parlamentare per autorizzare una missione. Tuttavia, molti esponenti dell’Unione, compresi Jens Spahn e altri leader regionali, ritengono il momento politicamente inopportuno, soprattutto in vista delle elezioni in cinque Länder nel 2026. Il rischio è che la questione venga strumentalizzata come partecipazione a un nuovo conflitto armato. Alcuni, come il presidente del comitato Difesa Thomas Röwekamp e l’ufficiale riservista August Schuler, sostengono invece che la discussione debba iniziare sin da ora. Anche esperti come Carlo Masala e il generale a. D. Erhard Bühler sottolineano la necessità di pianificare scenari realistici, senza però entrare nel dettaglio operativo. A Kyiv, il tema è già oggetto di confronto tra alti ufficiali ucraini e rappresentanti occidentali. Il comandante delle forze ucraine Syrskyj ha confermato contatti con esperti tedeschi durante un vertice a Washington. Secondo indiscrezioni riportate dalla Financial Times, sarebbe in fase di elaborazione un piano occidentale per il dopoguerra, che includerebbe il dispiegamento di truppe europee in una zona demilitarizzata e il coinvolgimento di Stati terzi accettati da entrambe le parti. La Germania potrebbe essere chiamata a fornire una brigata (5.000 soldati), come già previsto per il dispiegamento permanente in Lituania. Se confermato, ciò richiederebbe scelte politiche e logistiche complesse. Parte della CDU teme che la Bundeswehr non abbia risorse sufficienti, ma analisti come Masala respingono tali timori: con un ridispiegamento e adeguati investimenti, un secondo impegno sarebbe sostenibile. La questione investe direttamente il ruolo internazionale della Germania: chi aspira alla leadership europea, sostengono alcuni osservatori, non può sottrarsi a responsabilità operative nei momenti decisivi.
L’EUROPA SENZA ARMI: GARANZIE, SANZIONI E INCERTEZZE SULL’UCRAINA
Europa sucht nach Druckmitteln gegen Putin
Süddeutsche Zeitung – 29 agosto 2025
Nel vertice informale dei ministri della Difesa a Copenaghen e in quello degli Esteri a seguire, l’Unione Europea ha discusso due questioni decisive: chi sarebbe disposto a inviare truppe in Ucraina per garantire un eventuale accordo di pace, e se ci siano ancora sanzioni capaci di spingere Mosca al compromesso. Nonostante una pianificazione tecnica avanzata, solo Francia, Regno Unito, Lituania e Belgio si dicono pronte a partecipare a una missione militare. La Germania resta in attesa di un impegno chiaro dagli Stati Uniti, i quali tuttavia offrono solo un appoggio logistico, senza truppe sul campo. L’assenza di una disponibilità americana solleva dubbi sulla fattibilità stessa dell’intervento europeo, anche per il rigetto russo di ogni presenza NATO sul suolo ucraino. Sul fronte delle sanzioni, la Commissione valuta nuove opzioni per il 19° pacchetto, tra cui l’utilizzo più audace degli attivi russi congelati (quasi 200 miliardi di euro) e il divieto di esportazione verso Paesi terzi sospettati di aiutare Mosca a eludere le restrizioni. Tuttavia, l’opposizione di Ungheria e altri Stati membri frena le iniziative. L’assenza di strumenti realmente coercitivi, la divisione politica e l’inerzia decisionale dell’UE mettono in discussione la sua capacità di influenzare il conflitto e sostenere in modo credibile la sicurezza dell’Ucraina nel medio termine.
MISSILI ERAM DAGLI STATI UNITI ALL’UCRAINA: COSA SONO E COSA CAMBIA
Flugkörper ERAM für Kiew: Was kann die weitreichende Waffe aus den USA?
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 29 agosto 2025
Gli Stati Uniti forniranno all’Ucraina 3350 missili ERAM (Extended Range Attack Munition), una nuova arma aria-superficie con capacità di attacco a lungo raggio. Il sistema, progettato per essere lanciato da caccia F-16, può colpire bersagli fino a 450 km, superando così la gittata delle ATACMS (300 km), finora i missili più avanzati consegnati a Kiev. Il valore complessivo dell’operazione è di circa 825 milioni di dollari, finanziati da Danimarca, Paesi Bassi e Norvegia. I fondi provengono dal programma “Foreign Military Financing” gestito dagli Stati Uniti. L’ERAM è stato sviluppato come risposta all’intensificato uso russo di bombe plananti, difficili da intercettare e devastanti nei raid aerei. Il nuovo missile combina le caratteristiche di un missile da crociera e di una bomba guidata: incorpora sistemi di navigazione multipli e un’ogiva ad alto potenziale esplosivo, operativa anche in ambienti saturi di disturbi elettronici. Secondo fonti industriali ucraine, l’ERAM rappresenta una soluzione più precisa e meno costosa rispetto agli ordigni impiegati da Mosca. Washington prevede che Kiev integri rapidamente l’arma nella propria dotazione, anche se l’impiego su bersagli russi richiederà un’autorizzazione specifica del Pentagono. La data esatta della consegna non è stata ufficializzata, ma secondo il Wall Street Journal il primo lotto potrebbe arrivare entro sei settimane. Il rafforzamento della capacità di fuoco dell’aeronautica ucraina coincide con una fase critica del conflitto e segue un attacco russo su Kiev che ha causato almeno 23 vittime.
MERZ NON ESCLUDE LA LEVA MILITARE OBBLIGATORIA PER LE DONNE
Merz schließt Wehrpflicht für Frauen nicht aus
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 30 agosto 2025
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che, se il nuovo modello di servizio militare volontario non sarà sufficiente a colmare il fabbisogno di personale, si dovrà prevedere un meccanismo per il ripristino della leva obbligatoria. In tale scenario, ha aggiunto, non si potrà più escludere l’obbligo anche per le donne, benché ciò implichi modifiche costituzionali. Merz ha definito la sospensione della leva nel 2011 un errore. Il contesto è determinato dalla minaccia russa: secondo il cancelliere, Putin non mira solo alla conquista territoriale, ma alla destabilizzazione delle democrazie europee. Per Merz, la Germania deve rispondere con fermezza, rafforzando la Bundeswehr. Il governo punta a raggiungere almeno 260.000 soldati, contro gli attuali 182.000. Tuttavia, nel CDU/CSU prevalgono dubbi sul fatto che ciò sia possibile con un modello basato esclusivamente sul volontariato. Merz ha inoltre ribadito l'importanza del legame con gli Stati Uniti per la deterrenza nucleare, ma si è detto aperto al dialogo con la Francia sul tema della condivisione strategica. Il disegno di legge approvato dal governo tedesco prevede l’espansione della Bundeswehr, con la possibilità di ricorrere in seguito alla leva, anche se ciò non è previsto nel breve termine.
MISSIONE DI ADDESTRAMENTO UE IN UCRAINA SOLO DOPO IL CESSATE IL FUOCO
EU-Ausbildungsmission erst nach Waffenruhe
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 29 agosto 2025
L’Unione Europea ha formato finora 80.000 militari ucraini sul proprio territorio, ma l’estensione della missione EUMAM direttamente in Ucraina sarà presa in considerazione solo dopo un cessate il fuoco. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante Kaja Kallas, spiegando che l’invio di istruttori in loco riceverebbe un ampio sostegno solo in uno scenario post-bellico. L’attuale mandato della missione limita l’addestramento ai territori dei Paesi membri e può essere modificato solo con decisione unanime del Consiglio. Proposte per agire subito, avanzate da Kallas stessa, sono state respinte: solo la Lituania le ha sostenute, mentre anche Estonia e Lettonia si sono mostrate caute. Francia e Lituania si dicono pronte a inviare formatori con accordi bilaterali, ma finora non si è concretizzato nulla. In prospettiva, si immagina una presenza occidentale stazionata nell’Ucraina occidentale per sostenere addestramento e ricostruzione della difesa dopo la guerra. Alcuni ministri, come quelli di Belgio ed Estonia, hanno sottolineato i rischi e le complessità logistiche di un’operazione simile. Solo 17 dei 27 Stati membri erano rappresentati al vertice di Copenaghen, e Germania, Francia e Italia hanno inviato funzionari di livello inferiore. La posizione prevalente resta attendista, in attesa di una tregua stabile.
La nuova geometria del potere globale
Ein Tanz von Elefant und Drache
Süddeutsche Zeitung – 28 agosto 2025
Al vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) a Tianjin, India e Cina si riavvicinano in nome di una nuova pragmatica multipolarità asiatica. Con la partecipazione di Xi Jinping, Narendra Modi e Vladimir Putin, il summit segna una risposta collettiva del Sud Globale alla politica unilaterale del presidente statunitense Donald Trump. La SCO, che riunisce oltre il 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIL globale, appare come uno spazio alternativo alle istituzioni multilaterali occidentali, sempre più indebolite dalle iniziative statunitensi. Nonostante tensioni bilaterali tra i membri – come i conflitti di confine tra India e Cina o i contrasti tra Delhi e Islamabad – il vertice rivela una nuova forma di diplomazia fondata sul realismo strategico: “il nemico può essere anche un partner”, come evidenziano i segnali di disgelo tra Pechino e Delhi. In parallelo, i Paesi membri rafforzano i legami economici e tecnologici, con particolare attenzione alla logistica, alla cybersicurezza e alla digitalizzazione. Il rifiuto indiano di piegarsi ai dazi USA sulle importazioni di petrolio russo conferma lo spostamento dell’equilibrio verso Est. Xi e Modi, pur concorrenti, appaiono ora danzare insieme su un palcoscenico dove l’Occidente è spettatore. Il progetto di una nuova ordine mondiale sotto guida cinese – autoritario, selettivo, tecnocratico – prende forma. Per l’Europa, marginalizzata e priva di strumenti efficaci di risposta, si tratta di una prospettiva inquietante.
QUALI GARANZIE DI SICUREZZA PUÒ OFFRIRE L’EUROPA ALL’UCRAINA
Welche Sicherheitsgarantien kann Europa bieten?
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 28 agosto 2025
Dopo l’incontro alla Casa Bianca tra Trump e i leader europei, si intensificano i preparativi per definire le garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina in caso di cessate il fuoco o accordo di pace. Gli Stati Uniti hanno proposto un contributo limitato ma strategico: capacità di sorveglianza, difesa aerea, logistica e intelligence, senza truppe da combattimento. La responsabilità operativa resterebbe all’Europa. Secondo la Financial Times, Washington fornirebbe radar, aerei e supporto al sistema di difesa, ma chiede agli alleati europei di schierare truppe sul terreno, soprattutto nell’Ucraina occidentale. Bruxelles intende rafforzare l’autonomia difensiva ucraina secondo il modello “porcospino corazzato”: massima capacità di autodifesa e nessuna restrizione operativa. L’Ucraina chiede 4-5 brigate europee, ovvero 20.000 soldati, da ruotare ogni pochi mesi. L’idea di una garanzia automatica simile all’articolo 5 NATO è esclusa: né gli Stati Uniti né i partner UE vogliono legarsi a un intervento automatico. Si guarda invece ai modelli USA-Corea del Sud o Giappone, con impegni su base bilaterale e dispositivi dissuasivi permanenti. In parallelo, l’UE prepara nuove sanzioni contro Mosca e propone, per la prima volta, il divieto completo di esportazioni di beni dual-use verso Paesi terzi come India e Turchia. In questo contesto, la proposta francese di addestrare militari ucraini sul campo torna d’attualità, ma la maggioranza degli Stati membri preferisce rinviare ogni decisione a dopo la fine dei combattimenti, per evitare rischi diretti.
LUOGHI DIMENTICATI: PERCHÉ L’AFD GUADAGNA VOTI DOVE LO STATO SI RITIRA
Vergessene Orte: Warum die AfD von kaputten Straßen profitiert
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 28 agosto 2025
Nel quartiere Betzenberg di Kaiserslautern, tra strade dissestate e servizi assenti, la sfiducia nello Stato alimenta il consenso per l’AfD, che ha raggiunto il 36% dei voti. Secondo uno studio della Friedrich-Ebert-Stiftung, l’AfD cresce dove lo Stato fallisce nei compiti essenziali: trasporti, edilizia sociale, infrastrutture. La città, fortemente indebitata, non riesce a intervenire: il municipio stesso cade a pezzi, e i tagli riguardano ogni ambito non obbligatorio. Nel quartiere degradato di Kalkofen, molte abitazioni mancano di servizi igienici, anche se la città è formalmente proprietaria degli immobili. Gli interventi sono lentissimi, bloccati dalla mancanza di fondi. La frustrazione sociale si riversa nel voto. Lo stesso accade nella zona rurale della Südwestpfalz, dove interi tratti stradali sono inagibili. Il vincolo di cofinanziamento per ricevere fondi pubblici penalizza le città più povere: mancando le risorse per contribuire, esse restano escluse dai programmi statali. Secondo il deputato SPD Mieves, ciò genera ingiustizie strutturali e rafforza l’idea di abbandono. Lo conferma il politologo Schroeder: l’AfD si nutre del senso di esclusione e di un malessere cumulativo che ha anche radici materiali. Se lo Stato non interviene dove il disagio è più visibile, il populismo trova terreno fertile.
ESTREMISTI DI DESTRA NEL REFERENDARIATO: LE LACUNE CHE METTONO A RISCHIO IL SISTEMA GIUDIZIARIO
Wie Verfassungsfeinde ins Referendariat gelangen
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 28 agosto 2025
Sempre più spesso, candidati legati all’estrema destra riescono ad accedere al percorso di formazione giuridica statale in Germania, approfittando delle lacune nei testi di legge regionali. Il caso più emblematico riguarda un militante del partito neonazista “Der III. Weg” che, dopo il rifiuto in Baviera e Turingia, ha ottenuto accesso al referendariato in Sassonia, con sentenza favorevole della corte costituzionale regionale che ha invocato la libertà di scelta professionale. Il testo normativo usato in Sassonia si rifà alla legge federale sugli avvocati (BRAO), che consente l’esclusione solo in caso di attività sovversiva penalmente rilevante. Secondo i vertici della magistratura, serve una riforma urgente: la mancanza di clausole chiare sulla fedeltà costituzionale nei testi regionali rischia di normalizzare l’ingresso di estremisti nel sistema giudiziario. Il Bundesverwaltungsgericht ha già chiarito che i referendari devono rispettare i valori fondamentali della Costituzione. Ma in molti Länder, tra cui Baden-Württemberg, Baviera, NRW e Bassa Sassonia, mancano ancora norme esplicite. Secondo Andreas Singer, presidente dell’OLG di Stoccarda, occorre modificare la normativa: chi non si dichiara leale all’ordine democratico va escluso dalla formazione statale. I referendari sono centinaia per ogni distretto, e rappresentano il futuro del diritto. La giustizia non può permettersi di formare i suoi nemici.
FRONTE COMUNE CDU-SPD PER RILANCIARE LA COALIZIONE DOPO LE TENSIONI ESTIVE
Fraktionsklausur: „Wir müssen das hinkriegen“
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 28 agosto 2025
Nel corso della riunione congiunta dei gruppi parlamentari di CDU/CSU e SPD, svoltasi a Würzburg, i vertici della maggioranza hanno cercato di rilanciare un clima di cooperazione dopo le frizioni che hanno segnato l’inizio dell’estate parlamentare. Jens Spahn, capogruppo dell’Unione, ha espresso con decisione la necessità di ristabilire una direzione comune, affermando che “dobbiamo farcela”, mentre Alexander Hoffmann (CSU), padrone di casa dell’incontro, ha insistito sulla funzione moderatrice della coalizione nel contesto di una società politicamente polarizzata. L’incontro ha evitato volutamente di inserire formalmente il tema più divisivo – la fallita elezione dei giudici costituzionali – ma Matthias Miersch (SPD), pur riconoscendo i progressi compiuti nei primi cento giorni di governo, ha ammesso che gli errori recenti hanno lasciato strascichi evidenti, rendendo necessario un nuovo investimento sulla fiducia reciproca. Le divergenze, soprattutto sul piano fiscale e sociale, sono emerse anche nella gestione delle proposte di riforma del welfare, dove Spahn ha cercato di rassicurare la SPD chiarendo che l’intento non è quello di smantellare lo Stato sociale, ma di renderlo più efficiente e orientato ai bisogni concreti. L’invito, rivolto a entrambi i partiti, è stato quello di evitare lo scontro ideologico e di concentrarsi sull’attuazione degli impegni previsti dal contratto di coalizione. A rafforzare il profilo internazionale dell’incontro è intervenuto anche il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, che ha elogiato l’impegno della Germania nel contesto europeo e atlantico, sottolineando i pericoli derivanti dalla crescente aggressività russa e la necessità di una leadership responsabile. In un clima ancora segnato da diffidenze residue, la riunione ha rappresentato un tentativo visibile di superare le recenti tensioni e di recuperare slancio attorno a un’agenda riformatrice condivisa.
NUOVO SERVIZIO MILITARE: MERZ RILANCIA LA LINEA DURA, MA RESTANO LE DIVISIONI CON LA SPD
Neuer Wehrdienst: Eine Sitzung zum Ernst der Lage
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 27 agosto 2025
Il cancelliere Friedrich Merz ha convocato una seduta straordinaria del governo federale presso il ministero della Difesa per sottolineare la centralità della sicurezza nell’agenda della coalizione, in un contesto internazionale ritenuto sempre più minaccioso. Al termine della riunione, sono stati presentati i contenuti del disegno di legge sul nuovo servizio militare, che mira a riportare la Germania verso una forma aggiornata di esercito di leva. Il modello proposto si basa su incentivi economici e vantaggi formativi – tra cui uno stipendio netto mensile di 2300 euro, corsi professionali, vitto, alloggio e assicurazione sanitaria gratuiti – per attrarre nuovi volontari, con l’obiettivo di raggiungere 260.000 effettivi e 200.000 riservisti, colmando un vuoto attuale di circa 230.000 unità. L’iniziativa prevede anche la reintroduzione progressiva della schedatura militare, ma solo per i maschi. Tuttavia, l’accordo di principio nella coalizione non nasconde le tensioni politiche: Johann Wadephul (CDU), responsabile della politica estera, ha sollevato pubblicamente dubbi sulla sostenibilità del piano poco prima della seduta, incrinando la compattezza dell’alleanza. Merz ha replicato affermando che se i numeri non saranno raggiunti nei prossimi anni, si procederà a modifiche legislative, aprendo implicitamente alla possibilità di forme di leva obbligatoria. La SPD, pur sostenendo la necessità di rafforzare le capacità militari, resta scettica su una trasformazione strutturale del modello di reclutamento. Pistorius, ministro della Difesa, ha riferito che solo nel 2025 i volontari sono già saliti a 13.000 contro un obiettivo di 15.000, segno che la strategia potrebbe funzionare. Merz, tuttavia, punta più in alto: rendere la Bundeswehr la forza convenzionale più potente del pilastro europeo della NATO. Ma il percorso, come riconosciuto dallo stesso governo, resta lungo, incerto e segnato da carenze logistiche e strutturali.
IL COMPLESSO RAPPORTO DELLA GERMANIA CON LA LEVA MILITARE
Wehrpflicht nach 1945: Das heikle Verhältnis der Deutschen zu ihrer Armee
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 27 agosto 2025
La sospensione della leva obbligatoria nel 2011, annunciata dall’allora ministro della Difesa Guttenberg (CSU), fu percepita più come l’esito pragmatico di un mutato contesto geopolitico che come un atto politico coerente. L’assenza di minacce convenzionali, il ridimensionamento del fabbisogno di truppe e la crescente professionalizzazione della Bundeswehr sembravano aver reso la leva uno strumento obsoleto. Ma già dalla sua introduzione nel 1956, la leva in Germania è stata segnata da ambivalenze storiche e culturali. Da un lato, rappresentava una risposta alla pressione NATO durante la Guerra Fredda e un mezzo per rafforzare la difesa della giovane Repubblica Federale. Dall’altro, incontrava forti resistenze nelle élite intellettuali, scettiche nei confronti dell’uso autoritario e ideologico delle forze armate nella storia tedesca. L’idea del "cittadino in uniforme" e l’integrazione della possibilità di obiezione di coscienza furono strumenti per superare questa diffidenza. Con il tempo, l’alternativa del servizio civile venne riconosciuta come contributo legittimo alla comunità. Tuttavia, il recente ritorno del dibattito sulla leva, voluto da settori dell’Unione e dal cancelliere Merz, rivela una nuova urgenza: la necessità di far fronte alla minaccia russa e colmare il divario numerico tra l’organico attuale e gli obiettivi NATO. La SPD si oppone a una reintroduzione immediata della leva, sostenendo un sistema volontario più flessibile. La questione resta divisiva, come nel 1956, quando solo una maggioranza ristretta approvò l’introduzione della leva. Ma oggi, come allora, essa è caricata di significati identitari e politici profondi: da un lato l’invocazione alla responsabilità civica in tempi instabili, dall’altro la paura di riprodurre meccanismi coercitivi del passato. Il dibattito aperto nella coalizione dimostra che il futuro della Bundeswehr sarà non solo questione di mezzi, ma anche di memoria storica e legittimità democratica.
NESSUN AUMENTO DEL REDDITO DI CITTADINANZA NEL 2026 E PIÙ SANZIONI PER I BENEFICIARI
Liveblog Bundespolitik: Bas plant 2026 abermals keine Erhöhung beim Bürgergeld
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 30 agosto 2025
Il Ministero del Lavoro federale, guidato da Bärbel Bas (SPD), ha confermato che il cosiddetto Bürgergeld – la prestazione base per chi cerca lavoro – non subirà aumenti nel 2026. La misura, già anticipata, si inserisce nella strategia di contenimento della spesa pubblica, dopo gli aumenti del 2023 e 2024 legati all’inflazione. L'importo resterà a 563 euro mensili per un adulto single, con variazioni tra 357 e 471 euro per i minori. Bas ha annunciato anche un inasprimento delle sanzioni per chi non collabora attivamente nella ricerca di lavoro: chi manca ingiustificatamente agli appuntamenti perderà parte consistente del sussidio. Il messaggio è chiaro, ha dichiarato la ministra: lo Stato offre aiuto, ma richiede cooperazione. Il provvedimento, che riguarda circa 5,5 milioni di beneficiari (di cui 4 milioni potenzialmente occupabili), si accompagna a una spesa annua complessiva pari a 47 miliardi di euro. Il cancelliere Merz ha sostenuto la riforma, affermando che l’attuale sistema sociale non è più sostenibile con le risorse disponibili e che è necessaria una revisione per garantire la tenuta futura delle assicurazioni sanitarie, pensionistiche e assistenziali. Il nuovo modello di sostegno sarà affiancato da una “Aktivrente” – una pensione attiva che consentirà agli over 65 di continuare a lavorare guadagnando fino a 2000 euro mensili esentasse – e da un pacchetto di riforme per incentivare occupazione e crescita. A questo si aggiungono proposte di riforma dell’apparato pubblico, tra cui la riduzione delle funzioni soggette a status di pubblico impiego, limitandole ai soli settori di sicurezza e fiscalità. L’obiettivo dichiarato della coalizione è di rafforzare la cultura della responsabilità individuale e dell’equità tra chi lavora e chi riceve sostegno statale.
MERZ CERCA UNITÀ ALL’INTERNO DELLA CDU, MA IGNORA COMPLETAMENTE L’AFD
Merz beim NRW-Parteitag: „Uneinig mit der SPD? Wird auch in den nächsten Monaten so sein“
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 30 agosto 2025
Al congresso della CDU in Nord Reno-Westfalia, il cancelliere Friedrich Merz ha cercato di ricompattare il partito e lanciare un messaggio di stabilità alla base elettorale in vista delle elezioni comunali. La sua retorica ha evitato attacchi frontali al partner di coalizione SPD, preferendo presentare le divergenze come parte naturale di un processo democratico. Nessun riferimento diretto all’AfD, nonostante la preoccupazione diffusa per la sua crescita nei consigli comunali. Merz ha rievocato la storia della Repubblica di Bonn per rafforzare il ruolo guida della CDU nelle svolte storiche del Paese, e ha rivendicato il primato della sua linea politica anche nelle attuali riforme del sistema sociale, affermando che il Bürgergeld non potrà restare nella forma attuale. Ha poi difeso il suo attivismo europeo, presentandolo come elemento di sicurezza per la Germania. Il punto più concreto del discorso è stato l’annuncio di una legge per il sostegno federale all’eliminazione dei debiti storici dei comuni, con entrata in vigore nel 2026. Merz ha affermato che senza autonomie locali solide la democrazia è a rischio, raccogliendo il consenso del presidente della regione NRW Hendrik Wüst, che ha definito l’annuncio una svolta storica. Wüst, riconfermato alla guida del partito con il 98% dei voti, ha rivendicato il ruolo della CDU NRW come centro di gravità dell’intera Unione, sottolineando la propria influenza anche nella scelta di Merz come candidato cancelliere. La CDU si presenta dunque come partito di governo a tutti i livelli, pur consapevole delle tensioni interne e delle sfide esterne, ma senza dare spazio né visibilità al partito che più la insidia nei territori: l’AfD.
IL MERITO PIÙ IMPORTANTE DI MERZ: RIPARARE I RAPPORTI CON FRANCIA E STATI UNITI
Die wichtigste Leistung von Merz
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 29 agosto 2025
Con una nota editoriale di sintesi e giudizio, Nikolas Busse sottolinea il risultato più significativo ottenuto da Friedrich Merz in politica estera: il ripristino di un dialogo costruttivo con Donald Trump e la normalizzazione dei rapporti con la Francia. In un contesto in cui una riconferma della coalizione precedente (Scholz e Verdi) avrebbe probabilmente prodotto un conflitto ideologico con Washington e un silenzio politico con Parigi, il nuovo cancelliere è riuscito a ristabilire due capisaldi storici della politica tedesca del dopoguerra. L’incontro di Toulon con il presidente Macron ha segnato un ritorno alla collaborazione franco-tedesca, compromessa negli ultimi anni. Busse interpreta positivamente l’accordo raggiunto sui temi dell’energia, del mercato interno europeo e della necessità di nuovi accordi commerciali, considerando questi dossier come parte di una strategia comune contro il protezionismo globale. Tuttavia, l’autore sottolinea che tali intese diplomatiche, pur rilevanti, non bastano a rafforzare veramente la leadership europea delle due potenze. La Germania, afferma Busse, ha bisogno di più crescita economica e la Francia di una vera riforma delle proprie finanze pubbliche. Solo su queste basi l’Europa potrà aspirare a una reale autonomia strategica e a una capacità di agire indipendentemente dagli Stati Uniti, soprattutto in un’epoca in cui Washington guarda più all’interno che all’alleanza transatlantica. La ricostruzione dei rapporti con Trump e Macron, seppur rilevante, è dunque solo un primo passo. La sfida vera resta quella di rafforzare le fondamenta politiche ed economiche dell’Unione. La lezione, implicita ma evidente, è che la politica estera di Merz non potrà funzionare senza un rilancio deciso della forza interna dei due Paesi chiave dell’Unione Europea.
Ramelow e la proposta su bandiera e inno: un gesto che mina l’ordine liberale
Ramelow gefährdet die freiheitliche Ordnung
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 29 agosto 2025
di Reinhard Müller
Il commento di Reinhard Müller critica con fermezza l’iniziativa di Bodo Ramelow, vicepresidente del Bundestag, di proporre una consultazione popolare su un’eventuale modifica della bandiera nazionale e dell’inno tedesco. L’autore ricorda che i simboli attuali, nero-rosso-oro e la terza strofa del “Lied der Deutschen”, sono frutto di scelte storiche legate alla rivoluzione democratica del 1848 e alla riunificazione tedesca del 1990. Müller riconosce che in passato vi sono stati dibattiti – anche legittimi – sull’identità statale, in particolare al momento dell’adesione della DDR alla Repubblica Federale. Tuttavia, egli considera profondamente irresponsabile rimettere in discussione oggi quegli elementi fondamentali, per motivazioni legate più al disagio personale del politico della Linke che a una reale necessità costituzionale.
Müller contesta il presunto “fremdeln” (estraneità) tra popolazione e simboli nazionali evocato da Ramelow, interpretandolo piuttosto come il segno di un conflitto interiore dell’ex presidente della Turingia verso lo Stato e il suo assetto liberale. L’idea di indire un referendum, magari in parallelo a una revisione costituzionale, è giudicata dal giornalista come una deriva pericolosa. Infatti, l’articolo 146 della Legge fondamentale prevede sì la possibilità che il popolo tedesco si dia una nuova costituzione, ma questa ipotesi – sostiene l’editorialista – dovrebbe essere legata a circostanze eccezionali e non a iniziative soggettive e simboliche.
Sostituire inno e bandiera implicherebbe riaprire tutte le questioni istituzionali, comprese quelle legate alla forma dello Stato. L’ironia finale dell’articolo è amara: in un sistema riformato, Ramelow stesso potrebbe non avere più un ruolo. La conclusione richiama infine al senso di responsabilità: una costituzione liberale come quella tedesca, ammirata a livello internazionale, non va messa in discussione con leggerezza da chi ne è rappresentante nelle istituzioni.
MERZ E MACRON: UNA RITROVATA INTESA OSTACOLATA DALL’INSTABILITÀ FRANCESE
Merz bei Macron: Deutschland und Frankreich sind zusammengerückt
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 28 agosto 2025
La visita del cancelliere Friedrich Merz nella residenza estiva di Emmanuel Macron, il Fort de Brégançon, rappresenta un gesto diplomatico di particolare rilievo, indicativo di una rinnovata sintonia tra Germania e Francia dopo la fine della coalizione semaforo a Berlino. Merz è solo il terzo cancelliere tedesco ad essere ricevuto in quel luogo simbolico, dopo Kohl e Merkel, e l’incontro testimonia un tentativo di rilancio dell’asse franco-tedesco in un momento di crescente pressione internazionale. Entrambi i leader, insieme al primo ministro britannico Keir Starmer, guidano l’Alleanza dei Volenterosi, impegnata a definire garanzie di sicurezza credibili per l’Ucraina. Parallelamente, il triangolo di Weimar ha conosciuto un rilancio attraverso la missione congiunta in Moldavia con il premier polacco Donald Tusk. Tuttavia, dietro la facciata del riavvicinamento, permangono contraddizioni strutturali. Mentre Merz può contare su una maggioranza stabile, Macron è politicamente indebolito. Il primo ministro Bayrou ha annunciato un voto di fiducia per l’8 settembre, sotto la minaccia di una mobilitazione sociale che rischia di paralizzare il paese. L’esito appare scontato: la fine della fragile maggioranza centrista. Tale scenario compromette la possibilità di costruire un’agenda comune solida, come dimostrato dal limitato impatto del recente Consiglio dei ministri congiunto di Toulon, conclusosi con una generica lista d’intenti. Sul piano economico e industriale, Berlino e Parigi non riescono a trovare una linea comune né sul mercato unico né sui progetti di difesa. A ciò si aggiunge una crescente percezione di irresponsabilità fiscale da parte di Parigi, che indebolisce la credibilità del tandem continentale. Il gesto simbolico dell’incontro Merz-Macron resta significativo, ma rischia di rimanere isolato in assenza di un esecutivo francese capace di garantire continuità. L’Europa ha bisogno di stabilità interna per poter affrontare le sfide esterne: su questo punto, la Francia appare ancora il principale anello debole.
Nazionale Sicherheitsrat: Es fehlt an strategischem Denken
Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ)
Nikolas Busse - 28 agosto 2025
La creazione del Consiglio nazionale per la sicurezza può contribuire a rendere la politica di sicurezza tedesca più coerente e coordinata, ma non sarà in grado di colmare il principale punto debole della Germania: la mancanza di una cultura strategica diffusa nella classe dirigente. Negli ultimi decenni, numerosi errori – dalle carenze nella prevenzione del terrorismo internazionale, al ritiro da Kabul, fino all’inadeguata risposta all’aggressione russa in Ucraina – hanno evidenziato le lacune sistemiche del processo decisionale. Il nuovo organo potrà favorire una maggiore condivisione delle informazioni e una più efficace collaborazione tra ministeri, ma la sua capacità di incidere sarà limitata dalle dimensioni ridotte e da una natura più consultiva che operativa. Il modello americano è spesso evocato come punto di riferimento, ma la forza strategica degli Stati Uniti non risiede nel loro National Security Council, bensì nella combinazione di strumenti di potere effettivi, nella capacità decisionale rapida e nella disponibilità a usarli. È proprio ciò che in Germania manca: un Bundeswehr indebolito, un’economia in declino e una cultura politica che non ha ancora interiorizzato la necessità di pensare in termini strategici. Finché questo cambiamento profondo non avverrà, nessun organismo – per quanto ben congegnato – potrà assicurare alla Germania un ruolo credibile nello scenario internazionale né garantirle una reale autonomia strategica. Come sottolinea Busse nel suo editoriale, la sicurezza richiede capacità materiali, determinazione politica e chiarezza di visione: tre elementi ancora assenti nel dibattito pubblico e nel comportamento della leadership tedesca.
IL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO NON PUÒ ESSERE RISOLTO SENZA GLI STATI UNITI
Iranisches Atomprogramm: Nicht ohne die USA
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 28 agosto 2025
Il governo iraniano ha ripreso formalmente la collaborazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), permettendo ai suoi ispettori di accedere all’impianto di Bushehr. Si tratta di una risposta alla pressione diplomatica esercitata dai Paesi europei mediante la minaccia di reintrodurre sanzioni delle Nazioni Unite. Tuttavia, la decisione di Teheran appare più come una manovra tattica per evitare ulteriori misure punitive che come un segnale di vera apertura. Il nodo cruciale resta la localizzazione di circa 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito, su cui l’Iran mantiene il silenzio per timore di possibili attacchi da parte di Israele o Stati Uniti. Dopo i raid americani che hanno colpito alcune strutture sensibili durante il cosiddetto “guerra dei dodici giorni” contro Israele, Teheran conserva poche carte negoziali: tra queste, proprio il materiale nucleare in questione. L’azione europea, pur coerente, risulta inefficace senza il coinvolgimento diretto di Washington. Solo un confronto bilaterale tra Stati Uniti e Iran potrebbe portare a una soluzione duratura. Tuttavia, il presidente Trump – convinto che l’operazione “Martello di mezzanotte” abbia risolto il problema iraniano – non dimostra alcuna volontà di tornare al tavolo negoziale. Di conseguenza, la strategia occidentale rischia di rimanere priva di efficacia, mentre l’Iran sfrutta ogni margine per consolidare le sue posizioni in un contesto regionale sempre più instabile.
NUOVO SERVIZIO MILITARE: DEFICIT STRUTTURALE E DISCRIMINAZIONE DI GENERE
Neuer Wehrdienst: Defizit und Diskriminierung
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 27 agosto 2025
La decisione del governo tedesco di introdurre nuovamente una forma di rilevamento obbligatorio per il servizio militare rappresenta un passo necessario, ma già nella sua formulazione iniziale rivela gravi limiti: l’obbligo di presentarsi alla visita è previsto esclusivamente per gli uomini. In un momento di grave tensione internazionale e crescente insicurezza, escludere la metà della popolazione appare non solo inefficace, ma anche discriminatorio. La misura riflette una visione arretrata e fortemente sbilanciata del ruolo delle donne nella difesa dello Stato. L’atteggiamento tedesco sembra così riprodurre, tacitamente, la logica secondo cui anche nei conflitti contemporanei – come in Ucraina – il combattimento è compito maschile, senza che questo susciti interrogativi nelle società occidentali. La Bundeswehr, intanto, continua a non essere in grado di rispondere efficacemente alla domanda di personale: la comunicazione è carente, l’organizzazione dispersiva e la struttura interna ancora dominata da un apparato burocratico eccessivo, con una sproporzionata presenza di ufficiali rispetto alla truppa. Per costruire uno strumento militare moderno e realmente operativo, occorre snellire la macchina amministrativa, aumentare l’efficienza dei processi di reclutamento, investire in formazione e dotazioni, ma soprattutto superare le resistenze culturali che frenano l’impiego paritario delle risorse disponibili. Il problema non è la mancanza di fondi o di candidati, ma di volontà politica e di chiarezza strategica. Finché la difesa nazionale sarà gestita con timidezza normativa e compromessi simbolici, ogni riforma rischia di essere inefficace. L’obiettivo dovrebbe essere una forza armata realmente rappresentativa, competente e pronta, sostenuta da un’amministrazione agile e priva di zavorre, dove ogni cittadino, a prescindere dal genere, possa essere chiamato a contribuire alla sicurezza collettiva.