Rassegna della stampa tedesca #154
Quello che segue è il Monitoraggio della stampa tedesca, curato dalla redazione di Stroncature, su commissione della Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano. Il monitoraggio ha cadenza settimanale ed è incentrato sui principali temi del dibattito politico, economico e sociale in Germania. Gli articoli sono classificati per temi.
Stroncature produce diversi monitoraggi con taglio tematico o geografico personalizzabili sulla base delle esigenze del committente.
Analisi e commenti
Trionfo di Trump: come il nuovo imperialismo USA minaccia l’Europa
Trumps Beutezug: Wie der neue US-Imperialismus Europa bedroht
Handelsblatt – 09.01.2026
L’articolo analizza la politica estera di Donald Trump, descritta come un imperialismo senza freni che mina i fondamenti dell’ordine internazionale e la sicurezza europea. Dopo aver deposto con la forza il presidente venezuelano Maduro ed essersi rivolto con mire espansionistiche alla Groenlandia, Trump dimostra di voler prendersi risorse – petrolio, potere, territori – con ogni mezzo[1][2]. L’autore sottolinea che Trump considera i tradizionali alleati europei non più partner da difendere, ma attori sacrificabili se non soddisfano le sue richieste; ciò rappresenta un mutamento epocale nella postura americana[2][3]. Viene ricordato che per oltre 75 anni gli Stati Uniti sono stati garanti della sicurezza europea, ma ora la dottrina Trump rompe questo patto implicito: l’attacco militare in Venezuela e le pretese territoriali su Groenlandia segnalano che Washington potrebbe non rispettare più gli impegni NATO[4][5]. L’analisi evidenzia la preoccupazione che le azioni di Trump possano portare addirittura allo sfaldamento della NATO, ad esempio se gli Stati Uniti ignorassero l’obbligo di difesa nei confronti della Danimarca in caso di aggressione alla Groenlandia[6][7]. In conclusione, l’articolo avverte che l’Europa deve prepararsi a un futuro più pericoloso e autonomo: senza il tradizionale sostegno americano, è indispensabile rafforzare le proprie capacità difensive e agire unita per salvaguardare pace e prosperità[8][9].
Deterrenza nucleare: nuovo dibattito in Europa sullo scudo atomico
Abschreckung: Neue Debatte über nuklearen Schutzschirm für Europa
Handelsblatt – 16.01.2026
In seguito alle crescenti tensioni geopolitiche – in particolare la crisi della Groenlandia e i dubbi sull’affidabilità degli Stati Uniti – si è aperto in Germania un ampio dibattito politico sulla necessità di un maggiore ruolo europeo nella deterrenza nucleare[10][11]. L’articolo riferisce di dichiarazioni di esponenti della coalizione di governo a Berlino (CDU/CSU-SPD): alcuni esponenti della SPD, come la deputata Siemtje Möller, suggeriscono di valutare l’utilizzo delle capacità nucleari di Francia e Gran Bretagna nell’ambito di una strategia di difesa europea condivisa, alla quale la Germania dovrebbe contribuire attivamente[12][13]. Al contrario, altri membri della SPD, tra cui Ralf Stegner, esprimono riserve etiche e legali: reputano pericoloso rispondere all’“irresponsabile politica estera” dell’amministrazione Trump con una corsa europea al riarmo nucleare, che potrebbe violare il Trattato di non proliferazione e altri accordi[14]. Anche l’opposizione conservatrice (CSU) si mostra più aperta all’idea di rafforzare la capacità di deterrenza europea indipendente, ritenendo che l’Europa debba essere in grado di difendersi su “tutti i fronti” senza “tabù” in materia di armamenti[15]. Nel dibattito intervengono esperti come l’ex giudice costituzionale Andreas Paulus, il quale avverte che l’Europa non può più affidarsi ciecamente al tradizionale ombrello nucleare USA e deve considerare seriamente opzioni autonome, poiché il diritto internazionale da solo non offre protezione senza la forza a sostegno[16][17]. L’articolo cita anche il politologo Joachim Krause: egli sostiene che “non si può più fare affidamento sugli USA finché Trump è presidente” e che l’Europa debba quantomeno iniziare una riflessione concreta su un proprio scudo nucleare[18]. In sintesi, la crisi di fiducia verso gli Stati Uniti sta spingendo la Germania e i partner UE a riesaminare dogmi finora intoccabili: un percorso europeo di dissuasione nucleare, sebbene politicamente e tecnicamente complesso, viene discusso apertamente come opzione per garantire la sicurezza a lungo termine del continente[19][18].
Super elezioni 2026: il BSW in crisi – l’AfD di Weidel ne trarrà vantaggio?
Wahljahr 2026: Das BSW in der Krise – profitiert jetzt Weidels AfD?
Tagesspiegel – 10.01.2026
Questo approfondimento esamina le recenti sconvolgimenti politici in due importanti Länder dell’ex Germania Est – Brandeburgo e Sassonia-Anhalt – e valuta il possibile impatto sulle elezioni regionali del 2026, specialmente riguardo alla crescita dell’estrema destra AfD di Alice Weidel[20][21]. In Brandeburgo è appena crollata la prima e finora unica coalizione di governo tra la SPD e il Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW): il ministro-presidente socialdemocratico Dietmar Woidke ha rotto l’alleanza con il BSW a causa di insanabili divisioni interne a quest’ultimo[22][23]. La fine clamorosa di questa coalizione “di centro con i populisti di sinistra” viene interpretata come un fallimento del tentativo di integrare un nuovo attore anti-sistema nell’orbita governativa: il BSW, nato da una scissione della Linke, non è riuscito a mantenere compattezza né affidabilità, portando Woidke a condurre ora un esecutivo di minoranza ed esplorare un’alleanza alternativa con la CDU[23][24]. In Sassonia-Anhalt, intanto, la CDU ha messo in atto un “cambio di guardia” anticipato: il veterano Reiner Haseloff ha deciso di cedere già a gennaio la carica di governatore al candidato CDU Sven Schulze per consentirgli di godere del cosiddetto “bonus dell’incarico” in vista del voto di settembre[25][26]. Questa mossa, definita “di panico” dagli osservatori, segnala il timore concreto che l’AfD – attualmente molto forte nei sondaggi dell’Est – possa addirittura puntare alla maggioranza assoluta nel Land[27][28]. Gli esperti interpellati sottolineano che entrambi gli eventi derivano dalla forte pressione esercitata dall’AfD sulla scena politica regionale: i partiti tradizionali sono costretti a strategie eccezionali per arginare l’avanzata dell’estrema destra, che beneficia sia delle divisioni a sinistra (il crollo del BSW) sia della debolezza dei partiti di governo (il CDU in Sassonia-Anhalt)[26][29]. Nel complesso, l’analisi suggerisce che, paradossalmente, la crisi del BSW potrebbe avvantaggiare ulteriormente l’AfD, assorbendo parte dell’elettorato deluso di sinistra, mentre i partiti di centro adottano tattiche inedite (come l’“staffetta” anticipata in Sassonia-Anhalt) per cercare di frenare un’AfD in ascesa nel cruciale “super anno elettorale” 2026[29][30].
Editoriale: l’Europa deve fare da sola – affidarsi a Trump sarebbe disastroso
Gastkommentar: Für Europa wäre es eine Katastrophe, sich auf Trump zu verlassen
Handelsblatt – 14.01.2026
In questo commento, firmato dall’ex ambasciatrice USA a Berlino Amy Gutmann e dal giurista Michael Doyle, si sostiene con forza che l’Europa non può più dipendere dalle garanzie americane sotto la presidenza Trump senza mettere a rischio la propria sicurezza[4][6]. Gli autori giudicano catastrofica l’idea di affidarsi a Washington in questo frangente: l’ultima serie di azioni unilaterali – dall’annessione de facto del Venezuela con il pretesto della lotta al narcotraffico, fino alla minaccia di togliere la Groenlandia alla Danimarca con la forza – mostra che la Casa Bianca di Trump non si sente più vincolata dallo spirito di solidarietà transatlantica[6][7]. Vengono ricordate le parole di Trump stesso, che ha definito “inaccettabile” qualsiasi soluzione su Groenlandia che non ne comporti l’integrazione negli USA, e che ha più volte dichiarato di voler difendere gli alleati NATO solo se “pagano quanto pretende”[5][31]. Secondo il commento, questa posizione svuota di significato l’Articolo 5 del Patto Atlantico: se nemmeno un membro NATO come la Danimarca (nel caso della Groenlandia) potesse contare sulla protezione americana, l’intera alleanza perderebbe credibilità[6][7]. Gli autori invitano dunque l’Europa a prendere atto della realtà: come Putin a Est, anche Trump persegue una politica di potenza basata su sfere d’influenza e non esita ad usare la forza[32]. Per l’UE ciò significa dover potenziare la propria capacità di difesa – non per eguagliare militarmente gli Stati Uniti, ma per diventare sufficientemente forte da proteggersi e da dissuadere aggressioni (ad esempio sostenendo indefinitamente l’Ucraina e rafforzando la presenza NATO nell’Artico)[33][34]. Gli autori suggeriscono inoltre concrete misure di politica estera e di sicurezza: dalla confisca e riallocazione dei beni russi congelati a favore della ricostruzione ucraina, all’accelerazione di progetti di difesa comuni europei e all’idea di una “Unione per la Difesa” tra i paesi UE disponibili, compreso il Regno Unito[33][35]. In conclusione, il commento esorta a una svolta coraggiosa: l’Europa deve “andare alla grande o rinunciare” – ovvero agire unita, investire massicciamente in sicurezza e assumere il proprio destino strategico – perché continuare a confidare nell’America di Trump sarebbe un errore potenzialmente fatale per la tenuta dell’ordine democratico europeo[36][37].
Riforma dell’imposta di successione SPD: pragmatici sì, ma efficaci
Erbschaftssteuerkonzept der SPD: Purer Pragmatismus – und das ist gut so
taz – 13.01.2026
Il commento analizza la proposta lanciata dal gruppo dirigente del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD) per riformare l’imposta di successione, valutandola come un compromesso molto pragmatico ma politicamente astuto[38][39]. Il piano SPD prevede di innalzare sensibilmente le soglie di esenzione, portando ad esempio a 1 milione di euro il patrimonio trasferito per erede esentasse (inclusa un’eventuale casa di proprietà in cui l’erede continui ad abitare) – quasi il doppio dell’attuale franchigia di 400.000 € per i figli[40]. Prevede inoltre per le aziende familiari un limite di 5 milioni di euro di patrimonio aziendale trasmissibile senza imposta[41]. Secondo l’editorialista, misure come queste suonano come un “programma di benessere per il ceto medio-alto” e in parte persino per imprenditori benestanti, liberando molti eredi facoltosi dall’onere fiscale[42][43]. Tuttavia, l’autore considera questo approccio intelligentemente realistico: in un paese tradizionalmente ostile all’imposta di successione, una riforma ambiziosa avrebbe poche chance di successo. Meglio quindi “incartare” la tassa in una confezione rassicurante per l’elettorato benestante e ridurre i punti di attrito con le potenti lobby dei “Mittelstand” (imprese familiari)[39][44]. Ciò spiega anche perché il documento SPD evita di specificare aliquote più alte per i grandi patrimoni: si lascia questa definizione alle trattative con la resistente Unione (CDU/CSU), concentrandosi per ora su messaggi facili da comunicare come “esenti fino a un milione”[45][46]. L’editorialista, pur notando queste concessioni, le giustifica col fine ultimo: la Germania soffre di una fortissima disuguaglianza patrimoniale, aggravata da un’imposta di successione piena di scappatoie, ed è “ora di fare qualcosa” concretamente per invertire la tendenza[47][48]. Un progetto troppo radicale fallirebbe subito; meglio quindi un progresso parziale ma realizzabile: “meglio un passero in mano che una colomba sul tetto”, scrive l’autore citando un adagio (cioè meglio ottenere un risultato modesto ma sicuro che inseguire un ideale irraggiungibile)[39][49]. In conclusione, il commento promuove il “pragmatismo puro” della proposta SPD, ritenendo che, se il partito saprà mantenere fermezza negoziale e pazienza, questa riforma – pur non rivoluzionaria – potrebbe rompere il tabù e segnare un primo passo concreto verso una maggiore equità fiscale nelle trasmissioni di ricchezza[47][48].
Populismo sul “Bürgergeld”: la CDU soffia sul fuoco (Replica)
Bürgergeld-Populismus bei der CDU: Lassen Sie es gut sein, Herr Schulze!
Tagesspiegel – 16.01.2026
Nel suo commento, la giornalista critica aspramente la strumentalizzazione populista del tema del “Bürgergeld” (il nuovo reddito di cittadinanza tedesco) da parte di esponenti della CDU, in particolare nel contesto elettorale della Germania orientale. Il caso in esame è quello di Sven Schulze, candidato governatore CDU in Sassonia-Anhalt, che – “pressato dall’AfD” nei sondaggi – ha proposto di introdurre un obbligo di lavoro per i percettori di sussidi sociali dopo sei mesi[50][51]. L’editorialista definisce questa uscita l’ennesima fiammata demagogica sul Bürgergeld, un “classico” della mobilitazione conservatrice contro i disoccupati, e invita Schulze a smetterla (“Lassen Sie es gut sein”) con queste uscite semplicistiche[52][53]. Il commento riconosce che la CDU in passato ha sollevato alcune critiche sensate al Bürgergeld introdotto dal governo Scholz nel 2023 – ad esempio evidenziando errori di impostazione e la necessità di più incentivi al lavoro – contribuendo a correggerne alcuni aspetti[54][55]. Tuttavia, accusa la stessa CDU di cedere troppo spesso al populismo punitivo su questo tema: ad esempio Schulze riprende pedissequamente la retorica dell’AfD, contrapponendo in modo qualunquistico “disoccupati fannulloni” e “lavoratori onesti” e agitando la minaccia di tagliare completamente il sussidio a chi rifiuta un impiego o un’attività di pubblica utilità[56][57]. La realtà – sottolinea la giornalista – è più complessa: molte persone senza lavoro (genitori single, lavoratori maturi, persone con problemi di salute) vorrebbero eccome un impiego e faticano a trovarlo; sparare ricette semplicistiche come la “Arbeitspflicht” per tutti significa umiliarle e colpevolizzarle ingiustamente[58][55]. L’articolo ricorda inoltre come la stessa CDU, ora al governo federale, stia già intervenendo sul Bürgergeld in modo più ragionato – ad esempio reintroducendo sanzioni più severe per chi non collabora con i job center e abolendo alcuni aumenti automatici – senza bisogno di derive estreme[59][57]. In conclusione, l’editorialista invita Schulze e la CDU a “far calare la calma” su questo terreno: inseguire l’AfD sul piano della retorica più dura può forse portare visibilità immediata, ma rischia solo di legittimare le narrazioni estreme e di alimentare una guerra tra poveri, mentre sarebbe ben più utile un dibattito serio su come migliorare davvero il sistema di sostegno e attivazione per chi è senza lavoro[60][55].
Politica estera e sicurezza
Germania invia soldati in Groenlandia
Deutschland schickt Soldaten nach Grönland
Frankfurter Allgemeine Zeitung – 15.01.2026
La Germania ha deciso di partecipare concretamente alla missione militare internazionale in Groenlandia volta a sostenere la Danimarca di fronte alle minacce statunitensi. Il giornale riferisce che il governo federale ha disposto l’invio di un primo contingente di 13 soldati della Bundeswehr a Nuuk, capitale della Groenlandia, nel quadro di una missione di ricognizione multinazionale guidata dai danesi[61][62]. Questa mossa – annunciata dal Ministro della Difesa Boris Pistorius – rappresenta un segnale politico forte nei confronti di Washington: la Germania e vari alleati europei intendono dimostrare solidarietà a Danimarca e Groenlandia e ribadire che non accetteranno azioni unilaterali degli USA su territori di un paese NATO[63][62]. Nell’articolo si citano reazioni di esponenti politici tedeschi: Sara Nanni, esperta di difesa dei Verdi, saluta l’invio del drappello tedesco come “un segnale forte” e auspica che sia affiancato da dure risposte diplomatiche verso la Casa Bianca, poiché solo con una combinazione di fermezza militare e pressione politica si potrà dissuadere Trump dal suo “piano folle”[64][65]. Anche Marie-Agnes Strack-Zimmermann (FDP), presidente della Commissione Difesa al Parlamento europeo, elogia l’iniziativa definendola “la risposta giusta”: l’Europa – afferma – deve far capire senza equivoci agli Stati Uniti che sta dalla parte della Groenlandia e della Danimarca[66][67]. L’articolo ricorda il contesto: Trump insiste nel rivendicare la Groenlandia come cruciale per la sicurezza americana, minacciando persino un’azione militare; di fronte all’irremovibilità danese, la tensione transatlantica è alle stelle[22][68]. L’arrivo dei primi soldati tedeschi – insieme a unità inviate anche da Francia, Regno Unito, Canada e altri paesi NATO – segnala dunque che l’Europa è pronta a mostrare i muscoli nell’Artico pur di difendere il principio di integrità territoriale di un suo Stato membro[69][70]. Secondo la FAZ, Berlino spera che questa prova di compattezza euro-atlantica funga da deterrente per la Casa Bianca, evitando al tempo stesso un’escalation diretta: i militari inviati hanno infatti compiti di pura ricognizione e addestramento congiunto, con l’obiettivo dichiarato di “non provocare eccessivamente” Trump ma al contempo “mandargli un messaggio inequivocabile” di unità occidentale[71][72].
“Missione Groenlandia”: Berlino evita il peggio di Trump
Nach Übernahme-Drohung durch Trump: Bundeswehr startet “Mission Grönland” – mit 13 Soldaten
Süddeutsche Zeitung – 15.01.2026
L’articolo – dal tono analitico – fornisce dettagli sulla cosiddetta “Missione Groenlandia” avviata dalla Bundeswehr in risposta alla minaccia di annessione della Groenlandia da parte di Trump. Dopo il fallimento dei negoziati diplomatici a Washington sul futuro della Groenlandia, la Danimarca ha invitato vari alleati a unirsi a una missione militare di esplorazione sul terreno: alla partenza, oltre ai danesi, vi sono otto paesi NATO, tra cui la Germania, con un nucleo iniziale di 13 soldati tedeschi[73][70]. Il SZ sottolinea che questi sviluppi potrebbero entrare nei libri di storia dell’Alleanza: è la prima volta che stati europei mobilitano truppe sul suolo di un altro paese NATO per proteggerlo da possibili mire degli stessi Stati Uniti[73][74]. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, rassicurare la Danimarca e la popolazione groenlandese mostrando concretamente la presenza di forze amiche; dall’altro, inviare a Trump un segnale chiaro di determinazione, ma senza provocarlo eccessivamente[75]. La missione ha infatti natura ricognitiva: i soldati – spiega il colonnello Georg Ismar, autore del pezzo – dovranno valutare le condizioni operative in Groenlandia per eventuali contributi militari futuri a sostegno di Copenaghen[73][76]. L’articolo inserisce la vicenda nel contesto della più grave crisi transatlantica dal dopoguerra: Trump, frustrato dalla mancata cessione della Groenlandia, ha assunto toni bellicosi, e molti in Europa temono che un attacco USA a un alleato NATO possa “porre fine a tutto”, scardinando l’intero sistema di sicurezza post-1945[77][78]. Tuttavia, il ministro della Difesa Pistorius – citato dal quotidiano – mantiene aperto un canale di collaborazione con Washington, ribadendo l’importanza di coordinarsi strettamente con gli Stati Uniti nell’ambito NATO anche durante la missione, per evitare fraintendimenti e cercare di riportare Trump alla ragione[79][80]. In sintesi, la SZ descrive un’operazione in bilico tra fermezza e cautela: l’Europa ha preso l’inedita decisione di dispiegare uomini nell’Artico per sventare i piani di Trump, ma resta consapevole che solo attraverso un’azione calibrata e collegiale (militare sul campo, diplomatica dietro le quinte) si potrà impedire che la crisi groenlandese degeneri in uno strappo irreparabile nell’Alleanza Atlantica[81][82].
Trump minaccia, l’Europa si unisce: Tusk invoca l’“uno per tutti”
Während Trump Grönland droht und Venezuela angreift: Polens Premier mahnt Europa zur Einigkeit – sonst ist es „am Ende“
Tagesspiegel – 06.01.2026
Questo lungo articolo passa in rassegna la drammatica settimana che ha visto Donald Trump aprire due fronti di crisi – il militarismo in America Latina e la sfida alla sovranità europea in Groenlandia – e riporta le reazioni dei leader europei, in primis del premier polacco Donald Tusk. Quest’ultimo ha lanciato un appello accorato all’unità del continente: “Se non restiamo uniti come mai prima, l’Europa è finita”, ha scritto sui social, avvertendo che l’UE non sarà presa sul serio né dai nemici né dagli amici se appare “debole e divisa”[83][22]. Tusk – filo-europeo convinto – ha esortato i partner a credere di più nella propria forza e riarmarsi, recuperando il motto “Uno per tutti, tutti per uno” quale principio guida[84][85]. L’articolo riferisce anche della dichiarazione congiunta firmata il giorno prima dai principali leader dell’UE (tra cui il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Macron e la premier danese Frederiksen): in questa nota i capi di governo affermano che “solo la Danimarca e la Groenlandia decideranno del futuro della Groenlandia”, sottolineando il principio di sovranità e integrità territoriale sancito dalla Carta ONU e ribadendo che “la Groenlandia appartiene al suo popolo”[23][86]. Il Tagesspiegel evidenzia come, di fronte al ventilato “colpo di mano” americano – Trump avrebbe evocato la possibilità di usare la forza pur di acquisire l’isola ricca di risorse[22][68] – l’Europa stia reagendo in modo più coeso del previsto: per la prima volta da anni, su spinta di paesi come Polonia e Stati baltici, ma anche grazie all’iniziativa di Merz e Starmer, i leader europei hanno manifestato pubblicamente un fronte comune contro le mire di un Presidente USA, avvertendolo che un attacco a un alleato NATO “farebbe crollare tutto” (il riferimento implicito è allo stesso Patto Atlantico)[87][82]. Nel contempo, l’articolo riferisce che la stessa notte Trump ha intensificato l’intervento in Venezuela: forze speciali americane hanno catturato Nicolás Maduro e sua moglie in un’operazione notturna, ufficialmente giustificata da Trump con la lotta ai narcos ma interpretata in Europa come un atto di imperialismo puro volto a controllare il più grande giacimento petrolifero del mondo[22][88]. Questo doppio shock ha diffuso allarme nelle cancellerie UE: il timore – scrive il Tagesspiegel – è che con un Trump “scatenato” nessuno sia più al sicuro, e che la sua dottrina del potere ricordi pericolosamente quella di Putin (grandi potenze che si prendono ciò che vogliono nelle rispettive aree di influenza)[89][90]. La conclusione implicita è che l’UE, scossa ma finalmente consapevole, debba reagire con una determinazione mai vista: come ha detto Tusk, solo restando compatti e armati l’Europa potrà evitare di essere travolta dalla nuova aggressività delle potenze imperiali, scongiurando così “la fine” del progetto europeo[91][22].
Sicurezza Ucraina: la Germania pronta a fare la sua parte
Krieg in der Ukraine: Merz für deutsche Beteiligung an Friedenssicherung in der Ukraine
DIE ZEIT – 06.01.2026
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) si è detto favorevole a un contributo militare tedesco per garantire un eventuale cessate-il-fuoco in Ucraina, segnalando un’importante apertura storica. La Zeit riferisce che Merz, reduce da un vertice internazionale a Parigi, ha prospettato la disponibilità della Bundeswehr a partecipare alla futura forza multinazionale di peacekeeping che entrerebbe in campo qualora l’attuale conflitto venisse congelato da un accordo[92][93]. In un intervento, Merz ha dichiarato: “Non escludiamo nulla, in linea di principio” – nemmeno, dunque, il dispiegamento di soldati tedeschi su suolo ucraino, scenario fino a poco tempo fa impensabile[94]. Questa svolta è però subordinata a condizioni precise: Merz ha chiarito che qualsiasi impegno militare tedesco avverrà solo dopo un cessate-il-fuoco credibile, nel quadro di solide garanzie di sicurezza legali e soprattutto con un “backstop” americano a tutela dell’intera operazione[95][96]. Nello specifico, la Germania pretende dagli Stati Uniti un impegno vincolante – una sorta di assicurazione – a fare da ultimo garante in caso di nuove aggressioni russe[97]. Intanto a Parigi lo stesso giorno, Francia, Gran Bretagna e Ucraina hanno firmato una dichiarazione d’intenti (“coalizione dei volenterosi”) delineando l’architettura di base del sostegno post-bellico: l’istituzione di una missione di monitoraggio del cessate-il-fuoco guidata dagli USA, la creazione graduale di basi militari congiunte in territorio ucraino e la fornitura a lungo termine di armi difensive per Kiev[98][99]. Il piano prevede anche, in prospettiva, la formazione di una forza multinazionale operativa in aria, terra e mare per intervenire prontamente in caso di nuova aggressione russa[100][99]. In questo quadro, il contributo tedesco – ha spiegato Merz – potrebbe consistere nel posizionare truppe non direttamente in Ucraina, ma in un paese NATO confinante, pronte a intervenire se necessario[101][102]. L’articolo sottolinea che la “nuova Wehrmacht” immaginata dai piani euro-americani includerebbe anche contingenti di vari altri paesi UE disposti a inviare soldati su invito di Kiev[98][99]. Merz ha però lanciato un appello anche agli stessi ucraini: rivolgendosi a Zelenskyj, ha invitato il governo di Kiev a incoraggiare i propri giovani a restare in patria e contribuire alla ricostruzione, invece di emigrare in massa verso l’Europa occidentale – un riferimento al consistente flusso di rifugiati ucraini presenti in Germania[103][104]. In sintesi, il pezzo della Zeit evidenzia come la Germania – tradizionalmente riluttante a impegnare le proprie forze armate fuori area – stia ora assumendo un ruolo più attivo: in un contesto di accordo di pace eventuale, Berlino si dice pronta a inviare i propri soldati (se richiesto e in un contesto NATO/ONU) per garantire che la pace duri davvero, segnando così un cambiamento significativo nella postura di politica estera e difesa tedesca[95][99].
“Risposta a Trump”: la UE vara una propria strategia di sicurezza
Antwort auf Trump: EU kündigt „europäische Sicherheitsstrategie“ an
Handelsblatt – 15.01.2026
Di fronte alle crisi innescate dagli Stati Uniti dell’era Trump, l’Unione Europea ha deciso di dotarsi di una nuova strategia di sicurezza comune. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato in un discorso che l’UE elaborerà entro l’estate una “Strategia europea di sicurezza”, volta a rafforzare l’autonomia strategica del continente e a rispondere alle attuali minacce[105]. Il quotidiano riferisce che la mossa è espressamente concepita come “risposta a Trump”: le azioni unilaterali e aggressive della Casa Bianca (dall’attacco in Venezuela alle pressioni militari sulla Groenlandia) hanno convinto Bruxelles che l’Europa deve prepararsi anche allo scenario di un vuoto di protezione americano[106][33]. La nuova strategia – la prima dopo quella del 2003 – delineerà misure per potenziare la difesa europea, il coordinamento di intelligence e la resilienza di fronte alle ingerenze esterne. Von der Leyen ha parlato della necessità di investire di più in capacità militari congiunte, in protezione delle infrastrutture critiche e in una politica estera europea più incisiva e unitaria[33][34]. L’obiettivo è duplice: da un lato rassicurare i cittadini europei che, se anche l’alleato americano si ritrae o agisce contro gli interessi UE, l’Europa saprà difendersi; dall’altro mandare un segnale a Washington che l’UE non resterà inerme a subire pressioni – sperando magari che ciò induca gli USA a riconsiderare il loro atteggiamento. L’articolo cita anche la reazione di alcuni diplomatici: c’è speranza che il 2026 segni una svolta nelle relazioni transatlantiche, ma intanto l’Europa deve “prendere in mano il proprio destino” in tema di sicurezza[107]. La nuova strategia potrebbe includere, secondo indiscrezioni, l’istituzione di una forza d’intervento rapida europea, meccanismi rafforzati di consultazione NATO-UE e l’aumento dei fondi per la difesa e il controllo delle frontiere nel bilancio UE 2026[108][109]. In conclusione, il Handelsblatt sottolinea il carattere storico di questo passo: per la prima volta l’UE formula una dottrina di sicurezza esplicitamente in reazione a una minaccia proveniente da Ovest (gli USA di Trump) e non solo dalle sfide tradizionali a Est o nel Mediterraneo. È un segnale di quanto profonde siano le fratture apertesi, ma anche della volontà europea di reagire con unità e lungimiranza strategica a una situazione geopolitica senza precedenti[106][34].
“Basi NATO in Ucraina”: Parigi e Londra pianificano il dopo-guerra
Frankreich und Großbritannien planen Stützpunkte in Ukraine
Tagesspiegel – 06.01.2026
Il Tagesspiegel riporta in dettaglio l’esito di colloqui tenuti a Parigi tra il Presidente francese Emmanuel Macron, il Primo Ministro britannico Keir Starmer e il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, che hanno firmato una dichiarazione di intenti storica in vista di un possibile cessate-il-fuoco futuro in Ucraina[98][99]. Francia e Regno Unito si sono detti pronti a stabilire proprie basi militari in Ucraina dopo la fine delle ostilità attive, per garantire la sicurezza a lungo termine del Paese. In particolare, il piano prevede la costruzione di basi protette per lo stazionamento di truppe e armamenti difensivi alleati sul territorio ucraino, non appena un eventuale accordo di pace lo consentirà[99][110]. Tali basi farebbero parte di una più ampia forza multinazionale – definita “coalizione dei volenterosi” – comprendente unità di vari paesi europei e nordamericani disposti a impegnarsi nella difesa di un’Ucraina post-bellica neutrale[99][100]. La dichiarazione firmata a Parigi sancisce inoltre garanzie di sicurezza vincolanti per Kiev: i leader hanno riconosciuto formalmente che la sicurezza dell’Ucraina dopo la guerra dovrà essere assicurata da impegni militari concreti di una coalizione internazionale, includendo la sorveglianza attiva del cessate-il-fuoco sotto guida americana e un meccanismo di intervento immediato in caso di nuova aggressione russa[111][112]. Il Tagesspiegel sottolinea la portata di questo accordo: è la prima volta che potenze europee nucleari come Francia e UK si impegnano esplicitamente a dispiegare forze sul terreno ucraino (pur al verificarsi di condizioni di pace) – un segnale di enorme peso politico verso Mosca[99][110]. Nel frattempo, la Germania – pur non avendo partecipato direttamente all’incontro di Parigi – ha manifestato apertura: il Cancelliere Merz, come riportato, si è detto convinto che “nulla sia escluso in linea di principio” riguardo a un coinvolgimento tedesco nella stabilizzazione dell’Ucraina, e ha promesso in sede NATO un sostegno politico e logistico a tali iniziative[95][113]. L’articolo rileva infine che Mosca ha reagito furiosamente a queste prospettive: il Cremlino ha dichiarato che considererebbe “obiettivi ostili” eventuali basi NATO in Ucraina e le vedrebbe come una conferma di politiche occidentali aggressive[114]. Ciononostante, il processo è avviato: Francia e Regno Unito – conclude il quotidiano – stanno di fatto prefigurando un’Ucraina strettamente collegata alla sicurezza occidentale, anche senza un ingresso immediato nella NATO, attraverso una presenza militare sul campo destinata a proteggere la pace e dissuadere qualunque futuro tentativo russo di destabilizzare il Paese[99][110].
L’Europa rafforza la sua presenza militare in Groenlandia
Europa untermauert Anspruch auf Grönland mit Soldaten
Tagesspiegel – 15.01.2026
In seguito all’inasprirsi del conflitto diplomatico con gli Stati Uniti, l’Unione Europea ha deciso di sostenere fermamente la Danimarca nella disputa su Groenlandia, passando dalle parole ai fatti: diversi paesi membri hanno inviato contingenti militari sull’isola artica per ribadire che essa è territorio danese e che qualsiasi tentativo di Trump di impossessarsene troverà l’Europa schierata in difesa[115][61]. Il Tagesspiegel riferisce che oltre alla Germania (che ha mandato un plotone di ricognizione di 13 soldati), anche Francia, Svezia, Norvegia, Belgio, Paesi Bassi e Gran Bretagna hanno dispiegato unità, tutte sotto comando danese e con compiti di esercitazione e sorveglianza congiunta[74][61]. Questa inedita dimostrazione di forza collettiva serve a “rafforzare la rivendicazione europea sulla Groenlandia”, come l’ha definita un alto funzionario UE: di fronte alle pretese americane, l’Europa vuole mostrare di considerare l’isola parte integrante della propria comunità e di essere pronta a difenderne la sovranità[115][23]. Il giornale fa notare che tale presa di posizione dura è stata facilitata dal forte sostegno dell’opinione pubblica europea: l’idea che gli USA possano invadere un territorio alleato appare inaccettabile a Bruxelles, e persino paesi tradizionalmente cauti verso Mosca ora appoggiano misure di deterrenza contro Washington. Il presidente francese Macron, ad esempio, ha definito “impensabile” che la dottrina Monroe del XIX secolo (con gli USA padroni nell’emisfero occidentale) rinasca oggi contro un partner NATO, e ha deciso di inviare truppe francesi a fianco di quelle danesi in Groenlandia come “atto di solidarietà europea”[66][67]. Contestualmente – rileva l’articolo – la UE ha attivato canali diplomatici per gestire le conseguenze economiche: i vertici europei hanno avvertito Trump che un’aggressione alla Groenlandia equivarrebbe a compromettere i rapporti commerciali UE-USA, con il blocco immediato degli accordi in corso (il cosiddetto “commercio a rischio” citato dalla stampa economica)[116]. In conclusione, secondo il Tagesspiegel questa vicenda sta cementando un’inedita unità europea in ambito strategico: paradossalmente, la minaccia proveniente dall’America ha unito l’Europa come raramente in passato. Dispiegare soldati sotto bandiera europea in difesa di un suolo NATO contro un altro membro della NATO è un paradosso storico, ma dimostra che di fronte a Trump l’Europa fa sul serio e non cederà sulla Groenlandia, ritenendola – come affermato esplicitamente dalla nota comune UE – parte integrante della comunità europea e internazionale che non può essere oggetto di mercanteggiamenti o conquiste unilaterali[23][68].
Industria della difesa e questioni militari
Bundeswehr in Groenlandia: la squadra di ricognizione è arrivata
Arktis: Erkundungsteam der Bundeswehr auf Grönland eingetroffen
Handelsblatt – 16.01.2026
L’articolo riferisce che il team esplorativo della Bundeswehr è atterrato con successo a Nuuk, in Groenlandia, insieme a soldati di altri Stati europei, per valutare le esigenze logistiche e operative di una presenza militare continuativa sull’isola. Secondo il corrispondente, un aereo da trasporto A400M tedesco ha portato sul posto 15 militari (uomini e donne) specializzati in logistica e vari ambiti tecnici[117][118]. La squadra tedesca si è unita ad unità di Norvegia, Svezia, Gran Bretagna, Francia e altri paesi NATO nell’ambito della missione guidata dalla Danimarca, proprietaria della Groenlandia[119][120]. Il Ministero della Difesa a Berlino ha spiegato che i soldati dovranno esaminare le condizioni ambientali estreme (ghiaccio, clima artico) e identificare i luoghi adatti per possibili esercitazioni congiunte o installazioni radar per sorvegliare la regione[121]. Sul volo di andata erano presenti anche osservatori del comando NATO, a riprova che la missione – pur essendo un’idea danese – si svolge in stretto coordinamento con l’Alleanza Atlantica e con gli Stati Uniti stessi (che sono stati informati del dispiegamento, per evitare incidenti)[80][122]. L’articolo sottolinea che, benché a Nuuk l’atmosfera sia calma e non vi siano segnali di movimenti ostili statunitensi al momento, la presenza del team europeo ha un forte valore simbolico e deterrente: fa capire che l’Artico non è terra di nessuno e che la comunità transatlantica – nonostante le tensioni – sorveglia e protegge la Groenlandia in attesa di una soluzione diplomatica della crisi con Trump[79][80]. Viene infine riportata una curiosità: i militari tedeschi, appena sbarcati, hanno issato la bandiera tedesca accanto a quella danese su una base aerea nei pressi di Nuuk, un gesto di amicizia che il governo danese ha molto apprezzato in quanto segnale tangibile di solidarietà europea sul campo.
La Bundeswehr valuta di schierare i caccia Eurofighter in Groenlandia
Arktis: Bundeswehr prüft Verlegung von Eurofightern nach Grönland
Handelsblatt – 16.01.2026
Nel quadro di un’escalation delle misure di sicurezza nell’Artico, il Ministero della Difesa tedesco sta prendendo in considerazione l’ipotesi di trasferire temporaneamente alcuni caccia Eurofighter dell’Aeronautica in Groenlandia. L’Handelsblatt riferisce che questa possibilità è emersa durante una conferenza stampa a Berlino: un portavoce del Ministero ha confermato che rendere più sicuro lo spazio aereo artico è parte della missione di ricognizione in corso[123][124]. I tecnici della Bundeswehr in Groenlandia stanno esaminando le infrastrutture locali per valutare se piste e basi possano ospitare esercitazioni con velivoli da combattimento e velivoli da pattugliamento marittimo di lungo raggio (come i futuri aerei Poseidon già ordinati dalla Germania)[123][124]. L’idea, definita per ora “teorica ma non esclusa”, sarebbe di condurre nei prossimi mesi delle operazioni addestrative congiunte: ad esempio, ipotizza l’articolo, simulare missioni di sorveglianza aerea e navale intorno alla Groenlandia impiegando droni e forse anche unità navali europee, e potenzialmente anche qualche jet Eurofighter distaccato per brevi periodi[125]. Ciò servirebbe a inviare un ulteriore segnale a Washington: la NATO – e in particolare gli europei – stanno attivamente potenziando la loro presenza militare difensiva in quell’area strategica. In parallelo, la notizia riferisce di una visita a Copenaghen di una delegazione bipartisan del Congresso USA, che ha rassicurato Danimarca e Groenlandia di avere il sostegno di buona parte di Washington contro le derive di Trump, mentre quest’ultimo ha inviato un inviato speciale (Jeff Landry) a ribadire la richiesta americana di controllo sull’isola, prospettando addirittura un accordo entro marzo[126]. Nonostante questi segnali contraddittori, l’atteggiamento a Berlino resta prudente: un funzionario ministeriale aggiunge che “teoricamente” potrebbe essere impiegata qualunque risorsa, “anche i nostri Eurofighter”, per rafforzare la deterrenza in Groenlandia, ma che ogni decisione finale verrà presa in ambito NATO e tenendo conto delle implicazioni politiche delicate di un simile dispiegamento (un caccia NATO così vicino al Nord America potrebbe essere visto come provocazione)[124][127]. La discussione sugli Eurofighter, conclude l’Handelsblatt, evidenzia quanto la Bundeswehr stia esplorando ogni opzione militare per sostenere gli alleati nordici, segno di una determinazione crescente a rendere più sicuro il fianco settentrionale dell’Alleanza di fronte alle minacce senza precedenti provenienti dagli stessi Stati Uniti[128][129].
Dietro le quinte della nuova missione militare europea in Groenlandia
Grönland: Das steckt hinter der neuen Militärmission Europas
Handelsblatt – 15.01.2026
L’articolo offre una spiegazione dettagliata (“domande e risposte”) circa la natura, gli obiettivi e i possibili sviluppi della missione militare avviata dall’Europa in Groenlandia. Sin dal titolo si evidenzia come questa operazione rappresenti la risposta europea alla persistente rivendicazione statunitense sull’isola: dopo che i colloqui di Washington non hanno risolto la crisi, i paesi NATO europei hanno deciso di intensificare la loro presenza al Circolo Polare Artico[130][131]. L’Handelsblatt chiarisce innanzitutto cosa è accaduto nell’incontro tra i ministri degli Esteri USA, danese e groenlandese alla Casa Bianca: si è parlato a lungo di come garantire la sicurezza a lungo termine della Groenlandia, ma le posizioni sono rimaste divergenti – Trump continua a ritenere inaccettabile qualsiasi soluzione che non preveda l’assoggettamento dell’isola agli Stati Uniti[132][133]. Il quotidiano spiega quindi “di cosa si tratta nel conflitto”: Trump sostiene che la Groenlandia sia vitale per la sicurezza USA e non può restare in mani “incapaci” (accusa gli europei di non saperla difendere), e argomenta anche con i ricchi giacimenti minerari groenlandesi di cui vorrebbe il controllo[134][135]. D’altro canto Danimarca e tutta la NATO (segretario generale Mark Rutte incluso) ribattono che non c’è alcun vuoto di sicurezza: la Groenlandia è già protetta dall’articolo 5 NATO e gli Stati Uniti stessi hanno basi militari sull’isola in virtù di accordi bilaterali (viene citata la base aerea di Pituffik, ex Thule)[136]. Cosa pianificano ora la Bundeswehr e la NATO? – prosegue l’articolo –: la missione in corso serve a dimostrare solidarietà a Danimarca e Groenlandia. La Bundeswehr ha inviato un team in loco (i 13 soldati) proprio per “esplorare le condizioni quadro” in vista di eventuali contributi militari aggiuntivi, come la sorveglianza marittima o addirittura – “teoricamente” – il rischieramento temporaneo di caccia o fregate per pattugliamento[124][127]. Si discute anche l’ipotesi di una esercitazione NATO denominata “Arctic Sentry” (sul modello di “Baltic Sentry” adottato anni fa sul fronte est europeo): un incremento formale della presenza militare alleata nel Nord Atlantico, a cui però dovrebbero acconsentire anche gli Stati Uniti – cosa attualmente non scontata[137][138]. Infine, l’articolo spiega la questione del nuovo aereo da pattugliamento marittimo tedesco P-8A Poseidon: la Germania ne ha acquistati 8 e il ministro Pistorius ha indicato che uno dei loro compiti sarà sorvegliare ampie aree marittime, inclusa la cosiddetta “GIUK gap” (la fascia di mare tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito strategica per l’Atlantico)[139]. Ciò si collega direttamente alla crisi attuale: i Poseidon permetteranno alla Bundeswehr di monitorare ogni attività navale sospetta attorno alla Groenlandia, ad esempio movimenti russi o cinesi che Trump addita come pretesto per il suo interventismo[140][135]. In conclusione, l’Handelsblatt fa emergere il quadro di un’Europa che sta prendendo provvedimenti concreti – militari, logistici e strategici – per far fronte alla sfida senza precedenti posta da un alleato imprevedibile: la nuova missione in Groenlandia è parte di una più ampia strategia di autodifesa europea, volta a segnalare che l’Artico non diventerà terreno di conquista e che la NATO, pur in tensione interna, non si farà spezzare dalle ambizioni di Donald Trump[141][131].
Servizio militare: la Bundeswehr spedisce 700 mila lettere ai diciottenni
700.000 Briefe: Bundeswehr versendet erste Post für neuen Wehrdienst
Handelsblatt – 07.01.2026 (approssimativo)
A partire da metà gennaio, la Bundeswehr invierà i primi questionari di leva ai giovani tedeschi che compiono 18 anni, nell’ambito dell’implementazione del nuovo “Servizio militare di base volontario”. Come riportato dall’Handelsblatt, dopo l’approvazione definitiva nel dicembre scorso della legge di riforma del servizio di leva, il Ministero della Difesa ha predisposto l’invio di circa 700.000 lettere indirizzate ai neo-maggiorenni di sesso maschile (e femminile, se interessate)[142][143]. Nella lettera, contenente un codice QR per compilare il questionario online, si chiede ai giovani di indicare entro un mese il proprio livello di interesse verso l’arruolamento volontario (su una scala da 0 a 10) e alcune informazioni di base su studi, formazione ed eventuali competenze utili[144][145]. Vengono inoltre raccolti dati su altezza, peso e condizione fisica stimata, in vista di future eventuali selezioni[144]. La risposta è obbligatoria per i maschi (pena una multa), mentre le donne – anch’esse raggiunte dalla comunicazione informativa – possono scegliere se rispondere o meno[146][147]. L’articolo spiega che questa massiccia operazione di censimento e orientamento (che riguarderà circa 20.000 nuovi diciottenni al mese in Germania) mira a sostenere l’obiettivo del governo di reclutare almeno 20.000 volontari l’anno per la Bundeswehr nel prossimo decennio[148][149]. Il nuovo modello di “Wehrdienst” rimane formalmente su base volontaria, ma con questa chiamata all’ordine generalizzata (pur senza obbligo di arruolarsi, ma con obbligo di dichiarare la propria disponibilità) si reintroduce di fatto un principio di “leva attenuata”: tutti i giovani uomini saranno registrati e verranno nuovamente sottoposti a visita medica di leva (la cosiddetta Musterung, resa di nuovo obbligatoria)[148]. L’articolo ricorda che la riforma – sostenuta dalla coalizione di governo CDU/SPD e motivata dalle accresciute esigenze di sicurezza dovute alla minaccia russa – punta a far crescere gli effettivi della Bundeswehr del 45% in dieci anni, arrivando a circa 460.000 militari tra professionisti, volontari e riservisti entro il 2035[149]. I detrattori (come citato nell’articolo, ambienti liberali e associazioni giovanili) accusano che questa misura equivalga a una parziale reintroduzione surrettizia della leva obbligatoria, mentre i sostenitori replicano che solo coinvolgendo sistematicamente i giovani si potrà colmare la grave carenza di personale nelle forze armate tedesche[150][151]. La partenza delle lettere a tappeto segna dunque l’avvio concreto di questo ambizioso piano di espansione della Bundeswehr: nei prossimi mesi l’Esercito tedesco tornerà a entrare in contatto diretto con ogni nuova generazione, “bussando alla porta” di centinaia di migliaia di famiglie, nella speranza di ritrovare quell’appeal e quel bacino di reclutamento che in questi anni di leva sospesa si era fortemente ridotto.
“Simboli e non sostanza”: critica alla missione tedesca in Groenlandia
Die Bundeswehr betreibt in Grönland Symbolpolitik
Handelsblatt – 16.01.2026
In un commento critico, il giornalista Frank Specht sostiene che l’impegno militare tedesco in Groenlandia rischia di ridursi a mera “politica simbolica” senza reali effetti strategici. Specht riconosce che inviare soldati a fianco dei danesi fosse quasi inevitabile per ragioni politiche – la Germania doveva mostrare solidarietà – ma mette in dubbio l’efficacia concreta di questa presenza limitata. A suo dire, 13 soldati e qualche aereo da trasporto non cambieranno gli equilibri: Trump non si farà certo fermare da un piccolo contingente europeo qualora decidesse davvero un’azione, e anzi potrebbe utilizzare queste mosse come prova della debolezza europea (accusandola di “fare scena” con pochi uomini)[152][153]. L’editorialista definisce l’operazione tedesca una “foglia di fico” messa per coprire l’impotenza europea: di fronte alla più grande crisi NATO della storia, Berlino e Bruxelles mostrano bandiere e uniforme, ma evitano di affrontare il nodo centrale, ovvero come gestire un alleato come Trump – dotato di arsenale nucleare – che viola apertamente le regole[129][154]. Specht teme che questa missione finisca per ancorare ancora di più l’Europa alla logica reattiva: i paesi UE muovono truppe solo dopo che Trump ha agito (Venezuela docet) e non sono capaci di prevenirne le mosse né di rispondervi in modo risolutivo. In particolare, nota polemicamente che finora nessuno in Europa ha osato delineare contromisure economiche serie contro Washington (come sanzioni o ritorsioni commerciali), preferendo la via “scenografica” militare di facile consenso interno ma di dubbia incidenza globale[116]. Il commento si spinge a suggerire che la presenza in Groenlandia potrebbe addirittura risultare controproducente: se Trump, vedendo soldati tedeschi sull’isola, la interpretasse come una sfida diretta all’onore americano, potrebbe irrigidirsi ulteriormente e accelerare azioni unilaterali prima che l’Europa rafforzi davvero il dispositivo di difesa[116][155]. In conclusione, Specht invita il governo tedesco a non adagiarsi su questa “missione-simbolo” ma a lavorare dietro le quinte per vere soluzioni: se l’Europa vuole realmente disinnescare la bomba Trump, dovrà muoversi sul piano diplomatico e economico con la stessa unità mostrata sul piano militare, altrimenti rischia di fare la figura di chi agita la bandiera mentre altri si prendono territori e risorse. In breve, la missione della Bundeswehr in Groenlandia è utile come segnale di presenza, ma – avverte l’editorialista – guai a scambiarla per una vittoria o per una strategia sufficiente: serve molto di più per fermare Trump che qualche simbolo apposto sul ghiaccio artico[129][154].
Politica interna e questioni sociali
Brandeburgo: crolla la coalizione SPD-Bündnis Wagenknecht
Brandenburg: Dietmar Woidke beendet Koalition mit dem BSW
DIE ZEIT – 06.01.2026
Il Ministro-Presidente del Brandeburgo, Dietmar Woidke (SPD), ha posto fine all’alleanza di governo con il Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), decretandone la rottura a poco più di un anno dalla sua formazione. La Zeit riferisce che Woidke ha annunciato ufficialmente la fine della coalizione SPD-BSW il 6 gennaio a Potsdam, spiegando che il BSW – nato da una scissione di sinistra populista – non garantiva più stabilità: diversi deputati del BSW hanno abbandonato il gruppo consiliare nelle ultime settimane, e il partito si è mostrato incapace di esprimere un supporto univoco all’esecutivo regionale[156][157]. Woidke ha lamentato “continue liti interne” al BSW che avrebbero reso impossibile governare, definendo “tossico” il clima creatosi nella coalizione[158][156]. L’articolo sottolinea la portata nazionale di questo evento: la SPD aveva tentato un esperimento ardito includendo il movimento di Sahra Wagenknecht (noto per posizioni populiste di sinistra e critiche all’establishment UE) in una maggioranza di governo – un caso unico in Germania – ma tale esperimento è “fallito fragorosamente” dopo poco più di 12 mesi[26][159]. Ora Woidke guiderà un governo di minoranza SPD fino a quando non riuscirà a formare una nuova alleanza. Egli ha già escluso di indire elezioni anticipate e ha dichiarato che tratterà con la CDU per verificare la possibilità di una nuova coalizione “grande” (rosso-nera) che disporrebbe, con l’appoggio di alcuni deputati ex BSW ora indipendenti, di una risicata maggioranza di un seggio in Landtag[160][161]. In parallelo, l’AfD – all’opposizione – ha colto l’occasione per invocare il ritorno alle urne, ma Woidke ha respinto tale richiesta affermando che la priorità è dare stabilità al Land di fronte alle sfide incombenti (dalla transizione energetica alla sicurezza)[162][163]. La vicenda testimonia anche la crisi interna del BSW: la neonata formazione di Wagenknecht, secondo la Zeit, è attraversata da lotte di potere e defezioni che ne hanno compromesso l’affidabilità[156]. La SPD del Brandeburgo, pur dispiaciuta di rompere con l’alleato, ha spiegato tramite il segretario regionale Kurt Fischer che preferisce un accordo coi conservatori “più affidabili” anziché proseguire con un BSW “solo parzialmente in grado di governare”[164][165]. In definitiva, l’articolo evidenzia che l’unica coalizione SPD-BSW in Germania è naufragata, riflettendo i limiti del tentativo di includere forze anti-sistema nel governo. Lo scenario più probabile ora è la formazione entro Pasqua di una nuova coalizione SPD-CDU, come deliberato dalle rispettive segreterie, che darebbe al Brandeburgo un governo di unità provinciale per evitare un voto anticipato in un anno elettorale già denso[160][166].
Crollano le richieste d’asilo in Germania, linea dura sulla migrazione
Etwa 113.000 in 2025: Zahl der Asyl-Erstanträge um rund die Hälfte gesunken
Tagesspiegel – 04.01.2026
All’inizio del 2026 il Ministero dell’Interno tedesco ha diffuso i dati annuali sull’asilo, mostrando un calo drastico delle richieste di protezione nell’anno 2025: secondo il Tagesspiegel, le domande d’asilo primarie presentate in Germania nel 2025 sono state circa 113.200, ossia il 51% in meno rispetto al 2024 (quando furono ~230.000) e addirittura il 66% in meno rispetto al 2023[167][168]. Si tratta di un dimezzamento netto in un solo anno, dovuto – come sottolinea il governo – all’effetto delle nuove politiche migratorie restrittive implementate dal governo Merz e dal rafforzamento dei controlli ai confini[169][170]. In particolare, ricorda l’articolo, già da ottobre 2023 erano stati reintrodotti controlli alle frontiere interne (con Polonia, Cechia e altri) e la nuova ministra dell’Interno, il cristiano-sociale Alexander Dobrindt (CSU), ha ulteriormente intensificato tali misure nei mesi successivi[169][170]. Inoltre, due fattori esterni hanno inciso sul calo: il cambio di governo in Siria (fine dell’era Assad) ha ridotto il numero di profughi siriani in arrivo – spiega il Tagesspiegel – e la stretta anti-migranti del governo Meloni in Italia ha dirottato meno arrivi verso la rotta balcanica e tedesca[171]. Le espulsioni intanto sono aumentate del 20%: nel 2025 circa 20.000 persone sono state rimpatriate forzosamente, un record nell’UE secondo i dati di Bruxelles[172][173]. Dobrindt rivendica che la “svolta migratoria” del governo sta funzionando: “il segnale chiaro che la politica migratoria europea è cambiata è arrivato nel mondo”, ha dichiarato, alludendo alla sospensione del ricongiungimento familiare e al congelamento del progetto di riforma delle naturalizzazioni (la “turbo-cittadinanza” voluta dal precedente governo, ora accantonata)[170]. L’articolo osserva però come questo successo abbia un rovescio: con meno ingressi regolari, aumentano le deportazioni anche verso paesi problematici – si cita il caso di due criminali afghani rispediti a Kabul, e l’intenzione del governo di riprendere i voli di rimpatrio verso Siria e Afghanistan su base regolare, utilizzando anche voli di linea se necessario[174]. Le ONG umanitarie contestano questa “offensiva delle espulsioni” e temono violazioni dei diritti, mentre il governo risponde di voler mostrare fermezza per dissuadere ulteriori migranti economici. Nel complesso, scrive il Tagesspiegel, “la linea dura in tema migratorio inizia a dare i suoi frutti a inizio anno”: meno arrivi dall’estero e più partenze forzate. Il pezzo sottolinea tuttavia che permane forte pressione sull’esecutivo affinché affronti in modo strutturale il tema: la SPD e settori della Chiesa chiedono di non limitarsi a blindare i confini, ma di creare anche canali legali di ingresso per lavoro e di sostenere i paesi di origine per ridurre le cause delle migrazioni. Il governo Merz però – conclude l’articolo – ha messo al centro la “linea dura” (maggiori controlli, accordi di riammissione e supporto alla polizia di frontiera) e i dati di gennaio 2026 sembrano per ora dargli ragione: meno richiedenti asilo, più rimpatri e un calo significativo della pressione migratoria in Germania all’inizio dell’anno[175][168].
Offensiva CSU sui rimpatri: “via la maggior parte dei siriani”
Abschiebeoffensive gefordert: CSU will Rückkehr der meisten Syrer
Tagesspiegel – 02.01.2026
La CSU bavarese, partner di governo di Merz, ha aperto il 2026 con una proposta shock in materia migratoria: rimpatriare la gran parte dei profughi siriani presenti in Germania. Il Tagesspiegel riferisce di un documento programmatico discusso nella Klausur invernale del gruppo parlamentare CSU a Seeon, in cui si afferma che dopo la fine della guerra in Siria la maggioranza dei siriani con protezione temporanea non avrebbe più motivo di restare in Germania e dovrebbe “tornare rapidamente in patria”[176][177]. La CSU invoca una vera e propria “offensiva di rimpatrio nel 2026”, includendo anche destinazioni finora off-limits come Siria e Afghanistan: il documento chiede che si organizzino voli di linea specifici (persino un terminal dedicato all’aeroporto di Monaco) per accelerare le espulsioni verso questi paesi[178][177]. Inoltre, il partito guidato da Markus Söder propone nuove misure drastiche: la creazione di centri di raccolta per le espulsioni in tutta la Germania, un irrigidimento delle condizioni per la libertà di soggiorno (ad esempio punire con l’espulsione immediata chi inneggia pubblicamente al jihad o a uno Stato islamico, includendo la revoca della cittadinanza per i doppi cittadini coinvolti in estremismo)[179][180]. Un altro punto controverso del piano CSU riguarda i rifugiati ucraini: si sollecita che i “giovani uomini abili” tra gli ucraini vengano incoraggiati – o addirittura costretti – a ritornare in Ucraina per contribuire alla difesa e ricostruzione del loro paese[181]. Questo passaggio non dettagliato ha suscitato confusione, ma indica l’intenzione di ridurre anche il numero di rifugiati ucraini a carico della Germania. Le reazioni sono state immediate: esponenti della SPD, partner di governo, hanno criticato duramente la CSU accusandola di “copiare spudoratamente l’AfD” e di alimentare una retorica xenofoba “in maniera indecente”[182]. Il deputato SPD Ralf Stegner ha definito “irrealistico e disumano” pretendere rimpatri in zone di Siria devastate, ricordando anche la visita del ministro degli Esteri Wadephul (CDU) a Damasco, durante la quale era stato riconosciuto che “non ci si può attendere il rientro di persone in territori completamente distrutti”[182][183]. Anche la Linke ha condannato la proposta, e persino l’AfD – nota il Tagesspiegel – ha rivendicato che la CDU/CSU “ancora una volta fa proprie le idee dell’AfD”, vantandosi di dettarle l’agenda. Nonostante le critiche, il leader della CSU Alexander Hoffmann ha difeso il documento affermando che la migrazione deve avvenire “non verso il nostro welfare” e che la volontà è di evitare che la Germania attiri immigrati solo per benefici sociali[184][180]. Questo episodio segna dunque un ulteriore irrigidimento della postura politica sulla migrazione all’interno della maggioranza di governo: mentre la SPD esprime disagio, la componente bavarese spinge per misure estreme e senza precedenti, portando al centro del dibattito pubblico temi finora tabù (come i rimpatri in Siria e la chiamata alle armi per gli ucraini rifugiati). Si tratta, conclude il giornale, di un segnale chiaro rivolto anche all’elettorato più a destra in vista delle importanti elezioni regionali del 2026: la CSU vuole mostrarsi ancora più dura sul fronte migratorio, cercando di togliere spazio all’AfD su uno dei suoi cavalli di battaglia[176][182].
La SPD rilancia la tassa di successione: scontro col partner di governo
SPD-Reformkonzept zur Erbschaftsteuer: Was hinter den SPD-Plänen zur Reform der Erbschaftsteuer steckt
DIE ZEIT – 14.01.2026
Nel bel mezzo di un anno elettorale, la SPD ha pubblicato un proprio piano per riformare l’imposta di successione in chiave redistributiva, entrando in rotta di collisione con i conservatori della CDU/CSU (partner di coalizione) che si oppongono a qualsiasi aumento di tasse. La Zeit spiega nel dettaglio cosa prevede la proposta SPD: un aumento significativo delle franchigie (fino a 1 milione di euro per eredi diretti, mantenendo esente la casa di famiglia se utilizzata dall’erede) e contestualmente aliquote più alte per i patrimoni ereditati superiori a tali soglie, con l’obiettivo di tassare di più le grandi eredità e alleggerire quelle piccole e medie[185][186]. Ad esempio, resterebbe esente un figlio che eredita fino a 900 mila euro in contanti più la casa dei genitori in cui abita – scenario molto più favorevole dell’attuale (400 mila € + casa esente)[42]. Viceversa, chi eredita decine di milioni vedrebbe crescere il carico fiscale (anche se il documento SPD non fissa ancora la percentuale esatta, rimandando la definizione ad una discussione parlamentare)[45]. Per le aziende familiari, il piano prevede comunque una tutela: l’azienda continuerebbe ad essere esente fino a 5 milioni di valore, per evitare di mettere in difficoltà le PMI, ma sopra quella soglia si pagherebbe (mentre oggi molte grosse imprese riescono a evitare quasi totalmente la tassa)[187]. La SPD intende destinare le maggiori entrate stimate (circa 3-4 miliardi annui) ai Länder per investimenti nell’istruzione, ribaltando così la logica attuale per cui l’eredità amplia le disuguaglianze: con più gettito, afferma la deputata SPD Wiebke Esdar, si potrebbe finanziare scuole e asili riducendo le disparità sociali[188][186]. La reazione dei conservatori è stata furibonda: esponenti della CDU/CSU hanno definito il piano un “attacco frontale alle imprese familiari” tedesche e hanno accusato la SPD di minare la pace nella coalizione in vista di importanti elezioni regionali[189][190]. Christian von Stetten (CDU) ha dichiarato alla Bild che le proposte SPD “segnano la fine della pace di coalizione” su un tema non previsto nel programma di governo[189][191]. La SPD, dal canto suo, è spinta dall’esigenza di recuperare consensi (nei sondaggi è terza dietro AfD e Unione) e ha scelto il tema dell’equità fiscale come bandiera: secondo il partito, le regole attuali – su cui pende anche una verifica della Corte Costituzionale – sono inique perché solo una piccola frazione del patrimonio che passa di mano viene tassata (13,3 miliardi su stime di 300-400 miliardi ereditati ogni anno)[192][193]. Da qui lo slogan SPD: “i super-ricchi devono contribuire di più”. L’articolo evidenzia come nessuna riforma di rilievo dell’imposta sulle successioni sia avvenuta negli ultimi decenni a causa delle resistenze politiche e della impopolarità del tema, ma ora la questione torna centrale. Non a caso anche i media e gli osservatori notano la valenza tattica: la SPD punta a profilarsi come paladina della giustizia sociale in vista del “super-Wahljahr” 2026, differenziandosi dalla CDU sul fronte tasse, sperando così di recuperare voti a sinistra e contenere la concorrenza della Linke e del nuovo partito di Wagenknecht[194][195]. In definitiva, il pezzo della Zeit spiega cosa c’è dietro i piani SPD: da un lato la convinzione (evidenziata dai dati della Bundesbank) che la ricchezza privata abbia raggiunto record storici ed estremamente concentrati – favorendo gli azionisti e i benestanti – e che ciò giustifichi un intervento correttivo[193][196]; dall’altro, la chiara volontà politica di differenziarsi dai conservatori per motivi elettorali, anche a costo di creare tensioni nel governo, spingendo un tema populista di sinistra come le tasse sui ricchi[195][197]. Resta da vedere se la SPD riuscirà a far avanzare la proposta: la CDU/CSU per ora ha escluso categoricamente qualsiasi aumento di imposte in questa legislatura, il che fa presagire un braccio di ferro interno alla coalizione su questo dossier nei prossimi mesi. La Zeit suggerisce che molto dipenderà dall’esito delle prossime elezioni regionali: se la SPD andrà male, il tema potrebbe venir accantonato; in caso contrario, potrebbe diventare moneta di scambio nei negoziati di metà mandato con l’Unione[189][198].
[1] [2] [3] [8] Trumps Beutezug: Wie der neue US-Imperialismus Europa bedroht
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[20] [21] [25] [26] [27] [28] [29] [30] [159] Wahljahr 2026: Das BSW in der Krise – profitiert jetzt Weidels AfD?
[22] [23] [24] [68] [83] [84] [85] [86] [88] [91] Während Trump Grönland droht und Venezuela angreift: Polens Premier mahnt Europa zur Einigkeit – sonst ist es „am Ende“
[33] [34] [35] [36] [37] [106] Geoeconomics: Die USA sind nun unter denen, die die EU zerstören wollen
[38] [39] [40] [41] [42] [43] [44] [45] [46] [47] [48] [49] [187] Erbschaftssteuerkonzept der SPD: Purer Pragmatismus – und das ist gut so | taz.de
https://taz.de/Erbschaftssteuerkonzept-der-SPD/!6140314/
[50] [51] [52] [53] [54] [55] [56] [57] [58] [59] [60] Bürgergeld-Populismus bei der CDU: Lassen Sie es gut sein, Herr Schulze!
[61] [62] [63] [64] [65] [66] [67] Macron spricht von „gemeinsamen Übungen“: Deutschland schickt Soldaten nach Grönland – auch Frankreich unterstützt
[69] [70] [71] [72] [73] [74] [75] [76] Nach Übernahme-Drohung durch Trump: Bundeswehr startet “Mission Grönland” - mit 13 Soldaten - Politik - SZ.de
[77] [78] [79] [80] [81] [82] [87] [122] Grönland: Deutschland schickt Soldaten auf die Insel – Bundeswehr-Team ist unterwegs - WELT
[92] [93] [94] [95] [96] [97] [98] [99] [100] [101] [102] [103] [104] [110] [111] [112] [113] Krieg in der Ukraine: Merz für deutsche Beteiligung an Friedenssicherung in der Ukraine | DIE ZEIT
[105] Antwort auf Trump: EU kündigt „europäische Sicherheitsstrategie“ an
[107] EU-Vorsitz: Zypern unter Korruptionsverdacht - Politik - SZ.de
https://www.sueddeutsche.de/politik/zypern-eu-vorsitz-korruption-praesident-li.3369870
[108] Rapporteur | 16. Januar | Euractiv DE
https://euractiv.de/news/rapporteur-16-januar/
[109] Konflikt um Arktisinsel: EU: Dänemark könnte im Grönland-Ernstfall ...
[114] Russland erklärt ausländische Truppen in Ukraine zum - Threads
[115] 15. Januar 2026 Schlagzeilen von morgen • Table.Briefings
https://table.media/berlin/mehr-von-table/15-januar-2026-schlagzeilen-von-morgen
[116] [123] [124] [125] [126] [127] [128] [129] [152] [153] [154] [155] Arktis: Bundeswehr prüft Verlegung von Eurofightern nach Grönland
[117] [118] [119] [120] [121] Arktis: Erkundungsteam der Bundeswehr auf Grönland eingetroffen
[130] [131] [132] [133] [134] [135] [136] [137] [138] [139] [140] [141] Grönland: Das steckt hinter der neuen Militärmission Europas
[142] [143] [144] [145] [146] [147] [148] [149] Bundeswehr startet mit Wehrerfassung: Erste Fragebögen kommen ab Mitte Januar | taz.de
https://taz.de/Bundeswehr-startet-mit-Wehrerfassung/!6140383/
[150] 2026 in Germany: All the changes you need to know about
https://www.iamexpat.de/expat-info/germany-news/2026-germany-all-changes-you-need-know-about
[151] Update on Germany’s Military Reform 🛡️ Last Friday ... - Facebook
[156] [157] [158] [163] Brandenburg: Dietmar Woidke beendet Koalition mit dem BSW | DIE ZEIT
[160] [161] [166] Nach Koalitionsbruch mit BSW - SPD und CDU in Brandenburg nehmen Koalitionsverhandlungen auf
[162] Ruling coalition in eastern German state collapses - WHTC
https://whtc.com/2026/01/06/ruling-coalition-in-eastern-german-state-collapses/
[164] [165] SPD Brandenburg: „Das BSW ist nur in Teilen regierungsfähig“
https://www.vorwaerts.de/inland/spd-brandenburg-das-bsw-ist-nur-teilen-regierungsfaehig
[167] [168] [169] [170] [171] [172] [173] [174] [175] Etwa 113.000 in 2025 : Zahl der Asyl-Erstanträge um rund die Hälfte gesunken
[176] [177] [178] [179] [180] [181] [182] [183] [184] Abschiebeoffensive gefordert: CSU will Rückkehr der meisten Syrer
[185] [186] [188] [192] [194] SPD-Reformkonzept zur Erbschaftsteuer: Was hinter den SPD-Plänen zur Reform der Erbschaftsteuer steckt | DIE ZEIT
[189] [190] [191] [198] Germany’s SPD, conservatives in coalition clash over inheritance tax reform | The Straits Times
[193] [196] Bundesbank: Privates Geldvermögen steigt auf Rekordniveau
[195] [197] Kommentar zur Erbschaftsteuer: Die SPD fordert Gerechtigkeit - RND


