Rassegna della stampa tedesca #156
Il testo che segue costituisce il monitoraggio settimanale della stampa tedesca curato dalla redazione di Stroncature su incarico della Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano. Il lavoro è dedicato all’analisi sistematica del dibattito politico, istituzionale, economico e sociale in Germania, attraverso una selezione di articoli tratti dalle principali testate nazionali. Il monitoraggio ha carattere continuativo e mira a offrire una ricostruzione affidabile e contestualizzata delle dinamiche in corso, con particolare attenzione alle linee di frattura politiche, ai processi decisionali e alle trasformazioni in atto nel sistema politico tedesco. I contenuti sono organizzati per aree tematiche al fine di facilitare la lettura comparata e l’individuazione delle tendenze di fondo.
Questo numero restituisce l’immagine di una Germania attraversata da tensioni multiple e tra loro intrecciate. Sul piano politico interno emergono con forza le difficoltà di coordinamento della coalizione di governo, le frizioni tra i partner e il crescente peso dell’AfD nel dibattito pubblico e nelle dinamiche regionali, in particolare nei Länder orientali. Parallelamente, la stampa mette in luce una radicalizzazione del linguaggio e delle proposte dell’estrema destra, accompagnata da un confronto sempre più acceso sul perimetro della democrazia costituzionale e sui limiti della tolleranza istituzionale. Sul versante della politica estera e della sicurezza, il quadro è dominato dalla ridefinizione del rapporto con gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump, dal rafforzamento dell’asse europeo e da un ripensamento profondo del ruolo strategico della Germania, anche in termini di difesa e deterrenza. Le questioni di sicurezza interna, dalla protezione delle infrastrutture critiche al contrasto dell’estremismo violento e del terrorismo, si intrecciano infine con i grandi nodi sociali, come il mercato del lavoro, l’immigrazione, la leva militare e i diritti civili. Ne risulta una rassegna che documenta una fase di transizione complessa, in cui la Germania è chiamata a ridefinire priorità, equilibri e strumenti di governo in un contesto interno ed esterno sempre più instabile.
Analisi e commenti
1. I Verdi bloccano il Mercosur e scuotono la maggioranza
„Abgehoben, selbstbezogen, kopflos“: So blamierten sich die Grünen in Europa bei der Mercosur-Abstimmung
Tagesspiegel – 22.01.2026
Un clamoroso incidente politico ha coinvolto i Verdi tedeschi al Parlamento Europeo, provocando imbarazzo a Berlino. Durante la votazione sull’accordo commerciale UE-Mercosur, gli eurodeputati Verdi – contravvenendo alla linea del governo tedesco – si sono uniti a sinistra radicale e destra nazionalista per ostacolare una rapida ratifica[1][2]. La “ricostruzione di un incidente politico” descrive dettagliatamente come i Verdi europei abbiano preteso garanzie ambientali più stringenti, causando però l’ira dei loro colleghi di partito in Germania, che vedono traditi impegni e alleanze. L’articolo, basato su fonti interne e resoconti d’aula, evidenzia il disorientamento e la mancanza di coordinamento tra la delegazione europea e la leadership nazionale dei Grünen[3][4]. Il risultato è stato un duro colpo all’immagine di affidabilità dei Verdi tedeschi e della coalizione di governo: l’opposizione e i media parlano di partito “autoreferenziale e scollegato” dagli interessi nazionali. La vicenda ha costretto gli esponenti verdi a giustificarsi pubblicamente e ha fornito argomenti all’ala conservatrice, che accusa i Verdi di irresponsabilità. L’episodio riflette una coalizione “non allineata”, con alleati di governo colti di sorpresa e irritati. L’analisi conclude che questo inciampo ha rafforzato le pressioni su SPD e CDU perché impongano maggiore disciplina ai partner ecologisti, nell’interesse della credibilità internazionale della Germania.
2. Sassonia-Anhalt: “L’AfD non sa governare” – parla il nuovo leader regionale
„Die AfD traut sich selbst nicht zu, regieren zu können“ – Intervista a Sven Schulze
Tagesspiegel – 29.01.2026
In un’intervista esclusiva, Sven Schulze – neo-Ministro Presidente della Sassonia-Anhalt e dirigente CDU – traccia un’analisi a tutto campo sullo stato della politica tedesca orientale e sulla sfida dell’AfD[5][6]. Schulze, succeduto di recente ad un governatore CDU dimissionario, ammette con franchezza la diffusa inquietudine nei Länder dell’Est: “La gente è delusa e alcuni guardano all’AfD per protesta”. Tuttavia, afferma che “l’AfD non si ritiene neppure capace di governare davvero” – un giudizio supportato da contatti e segnali interni: secondo Schulze molti esponenti di quel partito preferiscono il ruolo di oppositori arrabbiati, temendo le responsabilità del potere. Nell’intervista Schulze descrive il rapporto con il cancelliere Merz come “costruttivo ma orgogliosamente autonomo” da parte delle regioni orientali[5]. Rivendica l’“orgoglio dell’Est”, spiegando che i nuovi Länder vogliono essere ascoltati senza complessi di inferiorità. Riguardo alle elezioni del 2026, Schulze prevede un’agguerrita concorrenza con l’AfD ma esclude categoricamente qualsiasi alleanza: “La CDU deve batterli sul campo delle soluzioni, non inseguirli”. Pur riconoscendo errori passati – tagli economici e poca presenza federale – Schulze propone un “piano di rimonta” con investimenti, sicurezza e identità regionale. L’intervista, dal tono franco, offre uno spaccato delle strategie dei conservatori per contenere l’estrema destra nei Länder orientali: dialogo sui problemi reali, fermezza sui valori democratici e dimostrazione pratica che “governare è cosa ben più seria del protestare”.
3. Joschka Fischer: “Serve una Germania armata e pronta a tutto”
„Als junger Mann würde ich mich freiwillig zum Wehrdienst melden“ – Colloquio con Joschka Fischer
Tagesspiegel – 29.01.2026
In un’ampia conversazione, l’ex Ministro degli Esteri Joschka Fischer – figura storica dei Verdi – offre una lucida analisi della nuova situazione geopolitica e del ruolo della Germania[7][8]. Fischer, da sempre pacifista, stupisce affermando che “se fossi giovane oggi mi arruolerei volontario”: una dichiarazione simbolica che riflette il cambiamento dei tempi. Egli spiega di non aver mai immaginato di invocare il riarmo nucleare europeo, ma l’aggressività russa e l’incertezza americana sotto Trump lo convincono che “dobbiamo pensare l’impensabile”[7]. Fischer delinea uno scenario in cui la frattura transatlantica e il perdurare della guerra in Ucraina obbligano l’Europa – e in particolare la Germania – a farsi carico di maggiore sicurezza comune. Nel colloquio, ricco di riferimenti storici, Fischer rievoca la propria gioventù movimentata e ammette che l’ordine liberale è in pericolo: cita il rischio che gli USA abbandonino la NATO e definisce “impensabile fino a pochi anni fa” il dover discutere di armi atomiche europee[6]. Eppure, afferma che “oggi lo farei”: meglio un deterrente europeo condiviso che l’impotenza di fronte a Mosca. Fischer critica la precedente ingenuità tedesca verso Russia e Cina e sollecita un cambio di mentalità: “Viviamo in un mondo di potenze brutali – l’Europa deve diventare adulta”. L’intervista, quasi un testamento politico, esorta a difendere democrazia e modello occidentale con realismo: investendo in difesa, stringendo le fila dell’UE e preparandosi anche allo scontro duro se necessario. Paradossalmente, conclude Fischer, chi ama la pace oggi deve accettare la prospettiva del conflitto per evitarne di peggiori in futuro.
4. La polizia dell’ICE: la deriva dell’AfD verso estremismi americani
Ein bayerisches ICE? Die Verrohung der AfD kennt keine Grenzen – Commento di Thomas Balbierer
Süddeutsche Zeitung – 27.01.2026
Questo commento analizza con preoccupazione la più recente proposta shock dell’AfD bavarese: istituire una sorta di “polizia per rimpatri forzati” sul modello dell’ICE statunitense di Donald Trump[9][10]. Balbierer sottolinea come la radicalizzazione del linguaggio e delle idee dell’AfD abbia raggiunto un nuovo apice: non più solo uscite provocatorie, ma una vera piattaforma di potere parallelo fuori dallo stato di diritto. L’idea di un corpo speciale con metodi brutali “simili a quelli dell’ICE” mostra – secondo l’editorialista – “l’assenza di limiti” nell’imbarbarimento del discorso pubblico da parte dell’AfD[9]. Il commento contesta la narrazione di “normale partito conservatore” che i dirigenti dell’AfD cercano di accreditare: dietro la facciata elettorale, dice Balbierer, affiorano proposte degne di regimi autoritari. Citando la richiesta di un “moratorio totale sull’immigrazione” e di un “azzeramento della svolta energetica” lanciata dalla co-leader Weidel[10][11], l’articolo evidenzia il pericolo di una deriva illiberale. L’AfD – scrive – si ispira ormai apertamente a Trump e ai suoi “modelli muscolari”, dall’espulsione di massa dei migranti alle teorie di cospirazione sul clima. Il commento conclude con un monito: la “normalizzazione” dell’AfD rappresenta una minaccia crescente per la democrazia tedesca. Le altre forze politiche e la società civile devono smascherare senza sosta queste idee estreme – presentate in modo ingannevolmente semplice – e ricordare agli elettori che “soluzioni” del genere distruggerebbero lo stato di diritto invece di migliorarne la sicurezza.
5. CDU-SPD: una coalizione “adolescente” litigiosa e inconcludente
Wenn die Regierung vier Jahre in der Pubertät bleiben will, wird sie nicht halten – Commento di Kurt Kister
Süddeutsche Zeitung – 30.01.2026
Il decano dei commentatori Kurt Kister traccia un ritratto impietoso dell’esecutivo nero-rosso guidato da Friedrich Merz, paragonandolo a un adolescente in crisi di crescita. Nel suo pezzo, Kister osserva che la Große Koalition sembra più intenta a litigare “per farsi notare” che a governare con visione[12]. Ogni settimana – scrive – SPD e CDU si punzecchiano a vicenda: se i socialdemocratici avanzano l’idea di una tassa di successione più equa, immediatamente l’ala economica della CDU risponde attaccando il diritto al part-time dei lavoratori (come avvenuto di recente)[12]. Queste polemiche “di bandiera”, secondo Kister, vengono ingaggiate non per vera convinzione politica, ma “marcare la propria identità”, per ribadire identità di partito agli occhi del proprio zoccolo duro. Il risultato? Agli elettori arriva un messaggio di divisione e inconcludenza: “è difficile – nota ironicamente il commentatore – per i cittadini percepire cosa unisca questa coalizione, figuriamoci appassionarsene”. Kister sottolinea che la comune volontà di arginare l’AfD e garantire stabilità non basta più come collante, se poi il governo appare fermo su dossier chiave (dalla riforma fiscale alla modernizzazione dello stato) proprio a causa dei veti incrociati interni. Il commento esorta Merz e il vicecancelliere Klingbeil (SPD) a “uscire dalla pubertà politica”: a mettere da parte rivalità e calcoli elettorali di breve periodo, per concentrarsi sulle riforme già promesse agli elettori. Senza questa maturazione, avverte Kister, l’esperienza di governo potrebbe “non reggere” e spezzarsi prima della fine naturale, con benefici solo per gli estremisti all’opposizione.
6. Trump e l’Europa: il monito di Casdorff sull’autonomia europea
Trumps Irrweg: Wer die Allianz mit Europa schwächt, schwächt Amerika – Commento di Stephan-Andreas Casdorff
Tagesspiegel – 22.01.2026
Stephan-Andreas Casdorff, firma autorevole del Tagesspiegel, analizza in questo commento la pericolosa deriva dei rapporti transatlantici sotto la presidenza Trump e invita l’Europa – Germania in primis – a reagire con unità e fermezza[13][14]. Casdorff esordisce ricordando l’ironia amara di Trump: “dice di amare l’Europa, ma nei fatti sabota l’Alleanza storica ogni giorno”. L’editoriale ripercorre i passi di Trump ritenuti più gravi per gli europei: dalle pretese sull’acquisto della Groenlandia all’uso disinvolto di dazi e sanzioni per piegare gli alleati[15][16]. L’autore denuncia come “miopia pericolosa” l’atteggiamento di Washington: indebolire la partnership euro-americana, nata dal sangue e dalle rovine di due guerre mondiali, significa minare le stesse fondamenta della potenza USA. “Chi indebolisce l’alleanza – ammonisce Casdorff – indebolisce l’America stessa”[17], aprendo spazi a rivali come Russia e Cina. Il commento loda la reazione europea unitaria al ricatto di Trump sulla difesa dell’Artico (il riferimento è al recente conflitto sullo status della Groenlandia): per la prima volta da anni, grazie anche alla determinazione di Berlino e Parigi, l’UE ha mostrato i muscoli e Trump ha dovuto fare un passo indietro. Casdorff invita a proseguire su questa strada: “forse è ora che sia l’Europa ad alzare barriere verso l’America di Trump, se necessario”, pur senza rompere l’alleanza. Egli richiama la lezione della storia: gli Stati Uniti divennero grandi abbracciando idee europee (Illuminismo, democrazia) e combattendo al fianco dell’Europa per la libertà. Tornare a logiche isolazioniste e prepotenti tradisce quella eredità e mette in pericolo tutti. La chiosa è potente: nel mondo delle grandi potenze solitarie nessuno è abbastanza forte da farcela da solo – “nemmeno l’America, dovrebbe ricordarselo”. Per questo l’Europa, conclude Casdorff, deve reagire unita e con orgoglio: difendere se stessa significa anche salvare l’Occidente.
7. L’AfD riscrive le regole in Sassonia-Anhalt: un programma “eversivo”
AfD Sachsen-Anhalt: Das Wahlprogramm rüttelt an den Grundfesten der Gesellschaft
Die Zeit – 28.01.2026
Un’inchiesta di Die Zeit analizza in profondità il nuovo programma elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt, definendolo “un attacco alle fondamenta della società democratica”. Il documento programmatico, approvato in vista delle elezioni regionali 2026, propone misure radicali: dallo smantellamento delle politiche di parità di genere al rifiuto delle norme costituzionali considerate “globaliste”. La Zeit evidenzia come l’AfD locale spinga ancor più in là i confini del populismo di destra: non solo critica dell’immigrazione e dell’euro, ma messa in discussione aperta dell’ordine liberale. Il programma invoca ad esempio una “democrazia illiberale” sul modello ungherese e prevede l’istituzione di “Zone autonome libere da immigrati” nelle città, in aperta violazione del principio di uguaglianza[18]. Particolarmente allarmante, secondo l’analisi, è la sezione dedicata alla scuola e ai media: l’AfD propone di epurare i libri di testo da contenuti ritenuti “di sinistra” e di istituire un controllo politico sui giornalisti del servizio pubblico. La Zeit mette in luce anche il linguaggio utilizzato, intriso di teorie del complotto (si parla di “sostituzione etnica” e di “dittatura verde” in riferimento alle politiche climatiche). Diversi esperti consultati nell’articolo concordano che questo programma AfD costituisce un salto qualitativo verso l’estrema destra istituzionalizzata: molte proposte violerebbero la Legge Fondamentale, configurandosi quasi come un progetto di “rivoluzione dall’interno”. L’articolo riporta anche reazioni sdegnate degli altri partiti: CDU e SPD locali avvertono che l’AfD sta preparando “un regime alternativo” anti-democratico. In conclusione, l’analisi di Die Zeit sottolinea quanto sia alta la posta in gioco nelle prossime elezioni: la “Brandmauer” (cordone sanitario) dei partiti democratici contro l’AfD dovrà tenere, perché in Sassonia-Anhalt – come altrove – non è esagerato dire che si vota per difendere l’ordine costituzionale repubblicano stesso.
Politica estera e sicurezza
1. Merz sfida Trump: “Europa potenza autonoma, non subordinata”
Bundesregierung: So will Kanzler Merz Europa von Trump emanzipieren
Handelsblatt – 29.01.2026
Il cancelliere Friedrich Merz ha delineato in Parlamento una strategia di politica estera più assertiva dell’Europa di fronte all’America trumpiana[19][20]. Nel suo discorso sullo stato della nazione, Merz – pur ribadendo l’importanza della partnership transatlantica – ha sottolineato che l’Unione Europea deve imparare “la lingua della geopolitica” e agire come una potenza autonoma, capace di difendere i propri interessi anche contro l’alleato USA[21][22]. Il contesto è il duro scontro con Washington sul “caso Groenlandia”: la pretesa di Trump di acquisire l’isola artica ha incrinato la fiducia europea. Merz ha rivendicato che la ferma reazione unitaria di Germania, Danimarca e altri alleati – inclusa un’inedita missione militare congiunta in Groenlandia – ha “fatto capire a Trump” che l’Europa non accetterà ricatti commerciali o territoriali[23]. Il cancelliere ha parlato di “forte risveglio” dell’orgoglio europeo: ha citato come precedente positivo la proposta di Macron di un deterrente nucleare europeo, segno che perfino nel campo della dissuasione strategica l’Europa deve prepararsi a fare da sola se necessario[24][19]. Merz ha anche lanciato un segnale verso nuove alleanze globali: “Siamo aperti a partner alternativi”, ha detto, alludendo a democrazie emergenti con cui rafforzare legami economici e di sicurezza. L’articolo del Handelsblatt sottolinea come la retorica di Merz si discosti dalla tradizionale prudenza tedesca: è il segnale che Berlino – di fronte a un Trump nuovamente ostile e ai crescenti pericoli geopolitici – intende guidare un’UE più unita e capace di deterrenza. La mossa comporta però rischi: mantenere l’equilibrio tra autonomia europea e coesione NATO sarà la grande scommessa della leadership di Merz.
2. UE-USA: “Staccare la spina a Trump” – l’Europa cerca l’autonomia
„Wenn Europa geeint reagiert, kann es sich Respekt verschaffen“: Europäer wollen sich stärker von Trumps Amerika abnabeln
Tagesspiegel – 22.01.2026
Un vertice straordinario a Bruxelles ha sancito la volontà dei leader europei di ridurre la dipendenza strategica dagli Stati Uniti di Donald Trump[13][14]. L’articolo riferisce che durante il meeting – cui ha partecipato anche il cancelliere Merz – è emerso un consenso trasversale: “dobbiamo prepararci al peggio e stare uniti”. In particolare, Francia e Germania hanno proposto un piano per potenziare le capacità di difesa europee (incluso un possibile “ombrello nucleare” francese a disposizione dell’UE) e per coordinare una risposta economica ai dazi punitivi minacciati da Trump[15]. Il Tagesspiegel descrive un clima da “resa dei conti” transatlantica: di fronte alle continue provocazioni americane (dall’affaire Groenlandia ai diktat commerciali), perfino i paesi dell’Est Europa tradizionalmente atlantisti si sono detti d’accordo sulla necessità di “mandare un messaggio di forza” a Washington. Il presidente francese Macron ha offerto la condivisione della force de frappe nucleare come garanzia estrema – proposta un tempo impensabile, ora discussa seriamente in sede UE[25][23]. La premier italiana Meloni e il lussemburghese Frieden hanno richiamato l’attenzione sul rischio di uno strappo irreparabile: “Trump vuole dividerci, non possiamo permetterglielo”. Il vertice si è concluso con una dichiarazione congiunta asciutta ma significativa: l’Europa ribadisce l’impegno nella NATO, ma rivendica “rispetto e reciprocità” – in caso contrario, esplorerà vie per “proteggere autonomamente la propria sicurezza e i propri interessi”. L’articolo sottolinea come sia una svolta storica nella postura europea: non più attesa passiva delle scelte di Washington, bensì ricerca di “emancipazione” strategica[24]. Il successo di questa strategia dipenderà tuttavia dalla coesione interna dell’UE e dalla capacità di passare dalle parole ai fatti (bilancio comune della difesa, investimenti tecnologici, accordi con altre potenze di medio calibro). Per ora, conclude il Tagesspiegel, l’importante è che “l’Europa parli – finalmente – con una voce sola” di fronte alla deriva isolazionista americana.
3. “Friedensrat” di Trump: l’ira di Weidel contro Berlino e svolta filo-Mosca
AfD-Chefin greift Bundesregierung an: Weidel will Deutschland in Trumps „Friedensrat“ sehen
Tagesspiegel – 29.01.2026
Nel dibattito parlamentare successivo al discorso di Merz, la co-leader dell’AfD Alice Weidel ha sferrato un duro attacco alla politica estera del governo, accusandolo di “arroganza anti-americana” per aver rifiutato il “Consiglio per la Pace” lanciato da Trump[26]. Secondo Weidel, il cosiddetto Board of Peace – un forum internazionale promosso unilateralmente da Trump – sarebbe “un’occasione” per superare le “impotenti” Nazioni Unite, e il fatto che Berlino non vi aderisca è “un errore madornale”[26]. Il Tagesspiegel descrive come Weidel abbia dipinto Trump come un leader che “vuole la pace ma trova ostacoli nei governi globalisti europei”, ribaltando la narrativa corrente. La deputata dell’AfD ha elogiato l’idea trumpiana di un consesso mondiale controllato dagli USA e dai suoi alleati preferiti, sostenendo che la Germania dovrebbe “cogliere la mano tesa di Washington” invece di erigere barriere ideologiche. Il governo Merz ha respinto formalmente l’invito americano giudicandolo incompatibile con le strutture ONU e con la costituzione tedesca[27], ma Weidel ha bollato questa motivazione come pretestuosa, dichiarando che “per ragioni costituzionali” Berlino sta trascurando i propri interessi nazionali. La leader populista ha poi allargato il suo intervento a una critica complessiva: ha definito “teatrale e inefficace” l’invio di appena “una dozzina di soldati in Groenlandia” come gesto simbolico contro Trump, deridendolo come “una pagliacciata” (il riferimento è alla breve missione esplorativa tedesca nell’Artico)[28]. Weidel ha quindi delineato la visione estera dell’AfD: riallineamento completo con Washington, ma anche riavvicinamento alla Russia e stop al sostegno “a oltranza” all’Ucraina. “È interesse tedesco chiudere rapidamente la guerra in Ucraina” ha dichiarato, invocando un veto di Berlino a qualsiasi ipotesi di adesione di Kiev a UE o NATO[29][30]. La parlamentare ha inoltre reclamato un “moratorio totale” su immigrazione e naturalizzazioni, definendo le attuali politiche migratorie ed energetiche del governo come “causa del declino economico e del discredito internazionale della Germania”[31]. Il resoconto evidenzia come le posizioni di Weidel delineino di fatto una piattaforma alternativa di politica estera: filotrumpiana, filorussa e fortemente isolazionista sul piano europeo. La maggioranza ha reagito con sdegno alle parole di Weidel – ma il Tagesspiegel nota che esse risuonano con una parte dell’elettorato, segnalando la crescente pressione dell’AfD nel definire il dibattito strategico tedesco.
4. “Nessun bisogno di parlare con Putin”: Merz sposa la linea dura sull’Ucraina
Ukraine-Krieg: Merz – Keine Notwendigkeit für eigene Gespräche mit Putin
Tagesspiegel – 29.01.2026
Alla domanda se la Germania dovesse avviare un dialogo diretto con Mosca per cercare soluzioni al conflitto ucraino, il cancelliere Merz ha risposto in modo netto: “Attualmente non c’è alcuna necessità di canali aggiuntivi di colloquio con Putin”[32][33]. Come riporta il Tagesspiegel, Merz – parlando a margine di un incontro a Berlino – ha confermato pieno allineamento con lo sforzo diplomatico principale condotto da USA e Ucraina: “Gli europei sono informati nel dettaglio sui colloqui in corso tra Kiev, Washington e Mosca, non servono iniziative parallele tedesche”[32]. Questa dichiarazione riflette la scelta del governo di non discostarsi dalla linea occidentale di fermezza. L’articolo ricorda che nelle scorse settimane alcune voci (anche dall’opposizione SPD) avevano suggerito che Berlino potesse sfruttare i propri canali con il Cremlino per sondare possibili tregue. Ma Merz ha escluso questa ipotesi, sottolineando che qualsiasi dialogo con Putin in questa fase rischierebbe di indebolire la posizione unitaria dell’Occidente. “Non possiamo premiare la Russia con trattative separate mentre la sua aggressione continua” – avrebbe confidato un collaboratore vicino al cancelliere. Il Tagesspiegel aggiunge che anche i partner dell’Europa orientale (Polonia, Stati baltici) erano contrari a mosse autonome tedesche, temendo concessioni a Mosca. Nel suo intervento, Merz ha ribadito che l’unica via è mantenere la pressione militare e diplomatica finché Putin non mostrerà seri segnali di voler la pace. Ha inoltre ricordato che qualsiasi cessate-il-fuoco “non può prescindere dal rispetto della sovranità ucraina”. L’analisi evidenzia come Merz stia cercando di scrollarsi di dosso l’antica fama di eccessiva accomodanza tedesca verso la Russia: la parola d’ordine ora è coesione euro-atlantica. In questo contesto, la Germania sostiene i colloqui tenuti a Abu Dhabi tra emissari americani e russi, ma non intende fungere da mediatore per conto proprio. La posizione di Merz è stata applaudita dai partner NATO e criticata da Linke e AfD, che invece invocano iniziative tedesche per una tregua rapida. Concludendo, il Tagesspiegel sottolinea come la linea dura del governo riflette la convinzione che solo mantenendo ferma l’unità occidentale – senza “crepe” negoziali – si potrà eventualmente costringere Putin a concessioni concrete.
5. Sicurezza nazionale: Berlino rafforza le difese di fronte a nuovi rischi
Umsetzung von EU-Richtlinie: Bundestag verabschiedet Gesetz zum Schutz wichtiger Anlagen
Tagesspiegel – 29.01.2026
La Germania corre ai ripari per proteggere le proprie infrastrutture critiche da sabotaggi e blackout, in un contesto di crescenti minacce ibride. Il Bundestag ha approvato un nuovo Kritis-Dachgesetz (legge quadro sulle infrastrutture critiche) che recepisce ed estende una direttiva UE sulla resilienza delle reti energetiche, idriche, dei trasporti e delle comunicazioni[34][35]. L’articolo spiega che il provvedimento – votato a larga maggioranza – impone standard di sicurezza più severi ai gestori di impianti essenziali (centrali elettriche, sistemi ferroviari, ospedali, server governativi, ecc.), inclusi obblighi di piani d’emergenza e procedure di risposta rapida in caso di attacchi informatici o fisici. Nello specifico, saranno introdotti audit periodici per verificare l’implementazione delle misure anti-sabotaggio: ad esempio, per gli acquedotti e le reti elettriche sarà obbligatoria la predisposizione di generatori e scorte che garantiscano l’operatività almeno per 72 ore anche in caso di guasti diffusi[34]. Inoltre, viene creata presso il Ministero dell’Interno una nuova unità di coordinamento Kritis incaricata di monitorare i settori chiave e allertare in tempo reale le aziende in caso di minacce imminenti (come cyberattacchi provenienti dall’estero o attività terroristiche). Il Tagesspiegel osserva che la spinta per questa legge è arrivata dopo vari incidenti che hanno rivelato vulnerabilità: il grande blackout di Brema del novembre scorso, causato da un malware, e le infiltrazioni di estremisti nelle reti di trasporto. Il governo ammette che “finora abbiamo sottovalutato la possibilità di attacchi simultanei su più fronti” – per questo il nuovo quadro normativo enfatizza la cooperazione tra forze di sicurezza, intelligence e aziende private[36]. Ci sono però anche critiche: alcune imprese temono costi elevati per adeguarsi, mentre gli esperti di privacy vigilano affinché i poteri speciali conferiti allo Stato (come l’accesso a dati sensibili di operatori privati in caso di crisi) siano usati proporzionalmente. Nel complesso, conclude l’articolo, la Germania muove un deciso passo avanti nel rafforzare la propria resilienza interna, riconoscendo che hardening delle infrastrutture e sicurezza nazionale sono ormai due facce della stessa medaglia.
Industria della difesa e questioni militari
1. Spionaggio russo a Berlino: arrestata una dipendente con complici ex-Bundeswehr
Mutmaßliche Spionin Russlands in Berlin festgenommen – Sie soll Informationen über Ukrainekrieg weitergegeben haben
Tagesspiegel – 22.01.2026
Un caso clamoroso di spionaggio ha scosso i servizi di sicurezza tedeschi: la polizia federale ha arrestato a Berlino una cittadina tedesco-ucraina, Ilona W., accusata di aver passato informazioni riservate sul conflitto in Ucraina a un contatto dell’intelligence russa[37]. L’indagata, dipendente di una società di logistica con contratti per la Bundeswehr, secondo la procura avrebbe iniziato almeno da novembre 2023 a fornire report e materiali sensibili riguardanti gli aiuti militari tedeschi a Kiev e la presenza di istruttori ucraini sul territorio tedesco[38]. Particolarmente inquietante – riporta l’articolo – è che nel complotto risultano coinvolti due presunti complici, entrambi ex militari della Bundeswehr[39]. Uno di essi era impiegato fino a poco tempo fa in un centro di addestramento tecnico dell’esercito: ciò gli avrebbe consentito accesso a dati e documenti riservati poi finiti nelle mani di Ilona W. e quindi inoltrati ai russi. L’indagine è scattata quando all’inizio di gennaio un partner dell’intelligence alleata (si suppone la CIA) ha segnalato contatti sospetti tra l’indagata e un noto ufficiale del GRU a Varsavia. Il Tagesspiegel riferisce che nel domicilio della donna sono stati sequestrati supporti informatici contenenti mappe, piani di esercitazioni e persino fotografie scattate all’interno di basi tedesche dove avveniva l’addestramento di soldati ucraini. Gli inquirenti ipotizzano che queste fughe di notizie possano aver messo a rischio la vita di personale ucraino e compromesso operazioni segrete di rifornimento. L’articolo ricostruisce anche il profilo di Ilona W.: nata in Ucraina ma cresciuta in Germania, nessun precedente penale, partecipava a gruppi sui social network vicini a posizioni filorusse e no-vax. Il caso, conclude il pezzo, alimenta i timori su possibili quinte colonne all’interno stesso dell’apparato difensivo: il ministro Pistorius ha annunciato un riesame dei protocolli di sicurezza del personale e ha richiamato la necessità di “estrema vigilanza” contro l’attività ostile di Mosca sul suolo tedesco.
2. Allarme Verfassungsschutz: i jihadisti liberati in Siria minacciano anche la Germania
Verfassungsschutz: Gefahr durch radikale Syrien-Rückkehrer
Tagesspiegel – 22.01.2026
I recenti sviluppi in Siria – con il regime di Assad che ha preso il controllo di carceri un tempo gestite dai curdi, liberando centinaia di ex combattenti dello Stato Islamico – destano forte preoccupazione nei servizi di sicurezza tedeschi[40][41]. Il presidente dell’Ufficio federale per la Protezione della Costituzione (BfV), Thomas Haldenwang, ha avvertito che tra gli evasi e rimpatriati vi sono individui altamente radicalizzati con cittadinanza o legami tedeschi. In particolare, almeno una dozzina di foreign fighters tedeschi o residenti in Germania, già segnalati in passato, risulterebbero dispersi dopo l’avanzata delle truppe di Assad nelle aree curde[40]. Il Tagesspiegel riferisce che l’intelligence teme il rientro clandestino in Europa di questi elementi: sfruttando reti logistiche di passatori dalla Turchia o dai Balcani, potrebbero tentare di rientrare in Germania sotto falso nome. “La minaccia di attentati non è mai stata così concreta negli ultimi anni”, avrebbe confidato un funzionario del BfV, spiegando che molti di questi jihadisti hanno giurato vendetta all’Occidente e possiedono know-how per fabbricare ordigni o per organizzare cellule dormienti. L’articolo spiega che il Verfassungsschutz, in collaborazione con Europol, ha intensificato il monitoraggio dei possibili punti d’ingresso (porti, aeroporti secondari) e ha allertato le polizie dei Länder. Già a inizio mese un sospetto rientrato è stato arrestato in Baviera: si tratta di un 30enne di origine cecena, segnalato dall’intelligence francese mentre cercava di entrare dalla Svizzera. Le autorità hanno elevato al livello 3 (su 4) l’allerta terrorismo, anche a causa di segnalazioni di propaganda jihadista sui social in lingua tedesca che celebrano le fughe dalle prigioni siriane. Al contempo – nota il Tagesspiegel – cresce il dibattito politico su come gestire eventuali ritorni: la destra chiede di revocare la cittadinanza ai foreign fighters e arrestarli, mentre esponenti di sinistra avvertono della necessità di programmi di de-radicalizzazione. Haldenwang, pragmaticamente, ha chiesto strumenti legali più forti per la sorveglianza elettronica di sospetti terroristi, dichiarando che “non possiamo permetterci zone d’ombra, questi individui vanno individuati prima che agiscano”. In conclusione, l’articolo evidenzia come le vicende del conflitto siriano abbiano ripercussioni dirette sulla sicurezza interna tedesca, richiedendo massima attenzione e coordinamento internazionale.
3. Non erano terroristi: il caso “Knockout 51” e i limiti delle leggi antiestremismo
Bundesgerichtshof urteilt: Was ist „Knockout 51“? – Keine Terrorvereinigung
Tagesspiegel – 22.01.2026
Con una sentenza destinata a far discutere, la Corte di Cassazione federale (BGH) ha stabilito che il gruppo neonazista noto come “Knockout 51” non può essere qualificato come “organizzazione terrorista” ai sensi del codice penale[42]. Il caso riguardava una banda di estrema destra attiva in Turingia, i cui membri – prevalentemente giovani – tra il 2020 e il 2021 avevano compiuto aggressioni violentissime contro attivisti di sinistra e stranieri, armati di coltelli, accette e machete. La Procura federale aveva incriminato i leader di Knockout 51 per costituzione di gruppo terrorista, sostenendo che le modalità paramilitari e l’ideologia eversiva (ispirata alla cosiddetta “Guerra Raziale”) li equiparassero di fatto a terroristi interni[43][44]. Tuttavia, spiega l’articolo, i giudici del BGH – pur condannando i singoli reati commessi – non hanno riscontrato gli elementi per il reato associativo di terrorismo: in particolare, hanno ritenuto che mancasse un piano concreto per sovvertire l’ordinamento o attentare alla sicurezza nazionale, essendo l’azione del gruppo confinata a guerriglia urbana locale. La decisione ha destato sorpresa e preoccupazione negli ambienti politici e nelle comunità vittime. Avvocati di parte civile e rappresentanti di associazioni antifasciste hanno criticato la sentenza come “miopia giudiziaria”: Knockout 51 – sostengono – faceva parte di una rete più ampia di movimenti neonazisti che puntano al “Terzo Reich 2.0”, e la distinzione operata dalla Corte rischia di minimizzare il pericolo. Dal canto suo, il BGH nella motivazione scrive che “l’uso della violenza brutale, per quanto deprecabile, non è di per sé sufficiente a configurare terrorismo se manca lo scopo di intimidire la popolazione o costringere lo Stato a un atto”[43]. Il Tagesspiegel analizza le possibili conseguenze: i membri di Knockout 51 continueranno ad affrontare processi per tentato omicidio, lesioni gravissime e altri capi d’accusa, ma sfuggono alle pesantissime pene previste per i terroristi (che avrebbero comportato fino a 10 anni di carcere aggiuntivi). Il verdetto evidenzia la difficoltà di incasellare nei reati esistenti le nuove forme di estremismo violento interno: i gruppi come Knockout 51 operano in modo fluido, senza cellule gerarchiche stabili o rivendicazioni pubbliche, il che rende arduo applicare loro le norme antiterrorismo concepite per entità strutturate. L’articolo si conclude riportando le parole di un portavoce del Ministero dell’Interno, che ha espresso “rammarico” per la sentenza ma ha assicurato che il governo studierà se servano aggiustamenti legislativi per colmare questo vuoto, affinché i gruppi neofascisti violenti possano essere colpiti con la massima severità consentita.
4. Conservazione dei dati: arriva l’obbligo di archiviare gli indirizzi IP per le indagini
Richterbund lobt Hubigs Vorschlag zur IP-Speicherpflicht
Tagesspiegel – 29.01.2026
Dopo anni di dibattiti, la Germania si appresta a introdurre una forma limitata di data retention per facilitare le indagini su reati gravi. La Ministra della Giustizia, Katharina Hubig (SPD), ha presentato un disegno di legge che obbligherebbe i provider Internet a conservare gli indirizzi IP assegnati agli utenti per un certo periodo, così da permettere – su autorizzazione giudiziaria – l’identificazione a posteriori di autori di reati online[45]. L’Associazione dei Magistrati Tedeschi (Deutscher Richterbund) ha accolto positivamente la proposta, definendola “in linea con la Costituzione e necessaria per colmare un gap investigativo”. Il Tagesspiegel riassume i punti salienti: la storage riguarderebbe solo gli IP, e non l’intero traffico dati, per una durata massima di 6 mesi; l’accesso sarebbe consentito solo per indagini su gravi crimini (terrorismo, pedopornografia, omicidi, attacchi hacker su larga scala) e previo ok di un giudice[45]. Questo compromesso cerca di rispettare i paletti fissati dalla Corte di Giustizia UE, che bocciò in passato normative di conservazione generalizzata dei dati perché lesive della privacy. I fornitori di servizi Internet hanno espresso preoccupazioni tecniche e di costo, ma il Ministro dell’Interno Dobrindt (CSU) – cofirmatario del piano – ha garantito compensazioni e sottolineato che “il diritto alla sicurezza dei cittadini è anch’esso fondamentale”. L’articolo riferisce che attualmente molte indagini si arenano perché, in assenza di data retention, gli inquirenti non possono risalire all’identità di chi ha compiuto reati online: ad esempio, nel caso di un recente attacco informatico a impianti energetici, gli investigatori hanno identificato i server usati ma non gli utenti, poiché gli IP erano già stati riutilizzati per altri clienti e i log cancellati. Il disegno di legge – nota il Tagesspiegel – ha buone chance di passare, poiché sia la coalizione di governo che l’opposizione conservatrice concordano sull’utilità dello strumento, mentre rimangono contrari liberali e verdi per ragioni di principio. Il dibattito pubblico è riacceso: associazioni per le libertà digitali denunciano il rischio di scivolare verso uno “stato di sorveglianza”, ma i favorevoli replicano che senza questi dati i criminali restano impuniti nel dark web. Il Richterbund, che rappresenta i giudici, nella sua nota sottolinea che il testo proposto “rispetta l’equilibrio”: la conservazione mirata degli IP è proporzionata e già oggi molte indagini vanno a vuoto per mancanza di questo elemento. In conclusione, il Tagesspiegel prevede che la legge, se approvata, verrà attuata entro pochi mesi e che l’impatto pratico sarà significativo: si potranno risolvere più facilmente casi di minacce online, abusi su minori diffusi in rete, truffe informatiche e altri reati per cui ora gli autori restano spesso anonimi.
5. Donne da arruolare? La CDU propone l’obbligo di rispondere al questionario di leva
Bundeswehr – Wehrdienst-Fragebogen: Ruf nach Ausfüllpflicht für Frauen
Tagesspiegel – 30.01.2026
Con l’entrata in vigore dal 1º gennaio del nuovo Wehrdienst su base volontaria, la Bundeswehr ha iniziato ad inviare ai neomaggiorenni un questionario per sondarne la disponibilità al servizio militare. Attualmente solo i ragazzi sono obbligati a compilare e restituire il modulo, mentre alle coetanee di sesso femminile è lasciata la facoltà di rispondere oppure no[46]. La Frauen-Union, organizzazione femminile della CDU, ha però avanzato una proposta di modifica: rendere obbligatorio anche per le ragazze la compilazione del questionario, di fatto equiparando il dovere di Musterung (accertamento di leva) tra i sessi[47][48]. L’articolo spiega che l’idea è contenuta in una mozione che la Frauen-Union presenterà al congresso CDU di febbraio. Nella bozza di risoluzione, visionata dal Tagesspiegel, si afferma che il modello sperimentale attuale – basato su volontarietà e incentivi economici – va “ulteriormente sviluppato senza tabù” per assicurare un sufficiente bacino di reclute alla difesa e anche alla protezione civile. In concreto, le esponenti CDU chiedono che tutti i giovani, indipendentemente dal genere, siano tenuti a dichiarare se intendono prestare servizio militare o, in alternativa, un servizio civile in ambito sociale o di protezione civile[49]. Se il questionario tornasse con l’indicazione “non voglio fare la Wehrdienst”, la proposta prevede un’ulteriore domanda obbligatoria: disponibilità a un impiego nel sociale (per esempio in ospedali, case di riposo, asili) o nel servizio civile di emergenza (Protezione Civile, Vigili del Fuoco volontari, Croce Rossa). Queste informazioni verrebbero poi trasmesse a enti come THW (Technisches Hilfswerk) o DRK, per coinvolgere attivamente i ragazzi in percorsi alternativi di volontariato[48]. La ratio – spiegano le promotrici – è duplice: da un lato creare uguaglianza di doveri tra uomini e donne nella cultura della difesa, dall’altro non perdere il potenziale di migliaia di giovani volenterosi magari di impegnarsi altrove se non in caserma. Il Tagesspiegel mette in evidenza che la questione è delicata: la reintroduzione surrettizia di obblighi di leva (anche se solo di risposta a un questionario) tocca sensibilità costituzionali e ricordi del servizio di leva abolito nel 2011. Il governo di Grande Coalizione ha previsto nel suo piano una possibile “Bedarfswehrpflicht” – ovvero una leva obbligatoria temporanea – solo se la formula volontaria non dovesse garantire abbastanza effettivi[50]. I primi dati sul questionario, che il pezzo accenna, indicano una risposta maschile attorno al 40% di interessati al servizio, mentre tra le ragazze solo il 15% ha volontariamente restituito il modulo. Da qui l’idea della Frauen-Union di alzare quel numero rendendo la compilazione obbligatoria anche per loro. Il Ministero della Difesa, tramite il generale Zorn, ha fatto sapere di “monitorare con attenzione” l’esperimento di leva volontaria: “Se non basterà – avrebbe scritto il generale in un ordine del giorno alla truppa – dovremo considerare passi successivi”. La discussione insomma è aperta: tra esigenze di parità, necessità di personale (la Bundeswehr punta a 260.000 effettivi entro il 2030)[51] e vincoli costituzionali, la Germania sta ripensando il proprio rapporto con la leva in uno scenario internazionale nuovamente instabile.
Politica interna e questioni sociali
1. La CDU vuole abolire il part-time “di lusso” per arginare la carenza di manodopera
Arbeitsmarkt: Wirtschaftsflügel der Union will Recht auf Teilzeit kippen
Handelsblatt – 25.01.2026
Il Mittelstands- und Wirtschaftsunion (associazione dell’ala economica CDU) ha presentato una mozione al congresso di partito per eliminare l’attuale diritto generale al lavoro part-time, definito polemicamente “Lifestyle-Teilzeit”[52][53]. La proposta, anticipata dal Handelsblatt, prevede che in futuro solo in presenza di “motivate esigenze” il dipendente possa rivendicare l’orario ridotto: tra queste, la cura dei figli piccoli, l’assistenza a familiari, o la formazione professionale. In assenza di tali motivi, secondo la CDU, il datore potrebbe negare la riduzione d’orario. Inoltre, il documento chiede di introdurre un “obbligo di disponibilità al tempo pieno” per chi percepisce sussidi integrativi al reddito: in pratica, i lavoratori part-time che ricevono integrazioni statali (come il Kinderzuschlag o il reddito minimo) dovrebbero accettare di aumentare le ore lavorate se richiesto, per non far gravare il loro work-life balance sulle casse pubbliche[54][55]. “La comunità solidale non può finanziare la scelta di lavorare meno di quanto si potrebbe” – recita il testo filtrato. Il quotidiano ricorda che in Germania la quota di occupati part-time ha superato il 40%, un record storico, e ciò contribuisce alla carenza di forza lavoro a tempo pieno in molti settori. La spinta della CDU nasce anche dall’appello di leader regionali (come il bavarese Söder) che di recente hanno dichiarato: “un’ora di lavoro in più a settimana da parte di ciascuno porterebbe enorme crescita”[56]. La reazione degli altri partiti è stata immediata: la SPD ha bollato la proposta come “un attacco a diritti conquistati duramente”, con la vice-capogruppo Dagmar Schmidt che accusa i conservatori di ipocrisia: “Ci chiamano fannulloni e ci vogliono costringere a lavorare di più” – ha detto, facendo notare come al contempo la CDU voglia allontanare i lavoratori migranti integrati (riferimento alle politiche restrittive dell’immigrazione)[57]. Anche i sindacati sono insorti, definendo “scandaloso” equiparare il part-time a un capriccio: ricordano che molte donne, specie madri, scelgono il part-time per supplire alle carenze del welfare (asili nido insufficienti, assistenza agli anziani) e che imporre l’orario pieno potrebbe spingerle fuori dal mercato del lavoro. Non mancano neppure critiche dall’interno della CDU: l’ala sociale, con il deputato Dennis Radtke, ha replicato che “la libertà di scelta dell’orario è un valore per le famiglie, la CDU non dovrebbe contraddirsi su questo”[58]. Il dibattito continuerà fino al congresso di fine febbraio, ma il Handelsblatt sottolinea come questa mossa del Wirtschaftsflügel stia già avendo effetti: il tema del part-time è ora al centro dell’agenda politica tedesca, diventando terreno di scontro ideologico tra visioni opposte di società e lavoro.
2. Tesi di dottorato e faida con l’AfD: il premier Voigt (CDU) affronta una mozione di sfiducia in Turingia
Nach Hin und Her: Misstrauensvotum gegen Thüringens Regierungschef Voigt am Mittwoch
Süddeutsche Zeitung – 30.01.2026
Il Land Turingia si prepara a un evento politico eccezionale: il 4 febbraio il parlamento regionale voterà una mozione di sfiducia costruttiva contro il Ministro Presidente Mario Voigt (CDU), presentata dall’opposizione di destra dell’AfD[59][60]. La SZ spiega che l’iniziativa – promossa dal leader AfD locale Björn Höcke – è scaturita dallo scandalo della tesi di dottorato di Voigt: a fine gennaio, infatti, l’Università di Chemnitz ha revocato il titolo di dottore al politico, dopo aver riscontrato plagio nel suo lavoro accademico. L’AfD sostiene che un capo di governo privo di integrità accademica “non sia più degno di guidare la Turingia”[60]. In realtà, nota l’articolo, la mozione ha scopi più ampi: l’AfD mira a capitalizzare la sua crescita nei sondaggi (è stabilmente il primo partito in Turingia) e a mettere in difficoltà la fragilissima coalizione di Voigt. Quest’ultimo governa infatti con un’inedita alleanza chiamata “coalizione mora” (CDU insieme al nuovo partito BSW di Wagenknecht e alla SPD), che però dispone esattamente degli stessi seggi dell’opposizione sommata (AfD e Die Linke). Basta dunque un’assenza o defezione per far cadere Voigt[61][62]. Il voto di sfiducia – il primo in assoluto in questo Land dal dopoguerra – è costruttivo, cioè accompagnato dalla candidatura alternativa di Höcke stesso. La SZ sottolinea che l’AfD non ha i numeri per eleggere Höcke (necessaria la maggioranza assoluta), ma punta a mettere in imbarazzo la CDU e testare la tenuta del fronte anti-AfD. Dopo qualche incertezza sulle tempistiche – inizialmente il voto era previsto giovedì 5, poi anticipato al mercoledì 4 su richiesta del presidente del parlamento – ora la data è fissata come primo punto dell’ordine del giorno[63]. Voigt, da parte sua, ha rigettato ogni addebito etico: ha riconosciuto l’errore formale sulla tesi e annunciato ricorso legale, ma ha detto che “non saranno giochetti di potere a fermare il lavoro del mio governo”. La CDU nazionale lo ha sostenuto, temendo l’effetto domino di un’eventuale caduta: significherebbe elezioni anticipate con probabile vittoria AfD, uno scenario dirompente. La Süddeutsche annota che in questa vicenda emergono tutte le tensioni politiche attuali della Germania orientale: integrità personale, rivalità accese e l’ombra lunga dell’AfD. Il 4 febbraio la mozione con ogni probabilità fallirà (BSW e SPD hanno confermato il sostegno a Voigt), ma il segnale politico resterà: l’AfD è pronta a sfruttare qualsiasi spiraglio per cercare di entrare nei governi regionali, e i partiti tradizionali devono restare compatti se vogliono mantenere la “barriera sanitaria” in piedi.
3. “Azerbaijangate”: condanna con pena sospesa per l’ex deputato Axel Fischer (CDU)
Aserbaidschanaffäre: Oberlandesgericht verurteilt Ex-CDU-Abgeordneten zu Bewährungsstrafe
Die Zeit – 22.01.2026
Si chiude con una condanna storica il processo all’ex parlamentare Axel Fischer (CDU), coinvolto nello scandalo delle tangenti azere al Consiglio d’Europa. Il Tribunale superiore di Monaco ha giudicato Fischer colpevole di corruzione di parlamentare e lo ha condannato a 1 anno e 2 mesi di reclusione, pena sospesa con la condizionale[64][65]. La Zeit riferisce che i giudici hanno sostanzialmente accolto la tesi dell’accusa: Fischer – che sedette anche all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) – avrebbe intascato per anni decine di migliaia di euro dall’Azerbaigian per promuovere posizioni favorevoli al regime di Baku nelle istituzioni internazionali[66][67]. In particolare, il deputato è accusato di aver votato contro un rapporto che denunciava i prigionieri politici azeri e di aver fornito in anticipo a emissari azeri documenti riservati delle commissioni PACE[67]. Fischer si è sempre proclamato innocente, sostenendo che i pagamenti ricevuti erano regolari compensi per consulenze a un ente culturale filorusso, ma il tribunale ha ritenuto le sue spiegazioni non credibili e smentite dalle evidenze (tra cui bonifici tracciati e email compromettenti). Ciononostante, scrive Die Zeit, la corte ha optato per la pena con sospensione poiché una parte dei fatti è risultata parzialmente prescritta o antecedente all’entrata in vigore di norme anti-corruzione più severe. Inoltre alcuni pagamenti risalgono a periodi in cui – tecnicamente – accettare denaro da paesi terzi per attività al Consiglio d’Europa non costituiva reato secondo la legge tedesca (una lacuna normativa colmata solo nel 2014). Nella sentenza, i giudici rimarcano però la gravità etica della condotta: “un parlamentare che vende la propria funzione getta discredito sulle istituzioni e tradisce la fiducia dei cittadini”[68]. Die Zeit contestualizza il verdetto come il primo serio successo giudiziario nell’Azerbaijangate tedesco, un capitolo del più vasto scandalo di corruzione (“Caviar Diplomacy”) con cui l’Azerbaigian tentò di comprare politici europei. Altri imputati in Germania erano stati assolti per insufficienza di prove, ma il caso Fischer stabilisce un precedente. La condanna – sebbene mite in termini di carcere – comporta per Fischer conseguenze rilevanti: la perdita del titolo onorifico di “ex deputato” (con relativi benefit) e probabilmente l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della condizionale. La vicenda ha anche ricadute politiche: la CDU ha espulso Fischer dal partito e i partiti di opposizione chiedono di rafforzare ulteriormente i controlli sui finanziamenti esteri ai politici tedeschi. In conclusione, l’articolo sottolinea come giustizia sia stata fatta solo in parte: la rete di contatti e mediatori tramite cui l’Azerbaigian distribuì favori rimane ancora in buona parte nell’ombra, e la sentenza – pur importante – lascia aperti interrogativi su altri possibili casi simili non ancora portati alla luce.
4. Sondaggi: l’Unione raggiunge l’AfD al primo posto, crollo della FDP al 3%
Insa: Union zieht mit AfD in Umfrage gleich – FDP rutscht ab
Handelsblatt – 31.01.2026
Un nuovo sondaggio Sonntagstrend realizzato dall’istituto Insa fotografa un panorama politico in grande movimento in Germania[69]. Per la prima volta da molti mesi, i conservatori dell’Unione (CDU/CSU) risalgono al livello dell’AfD nelle intenzioni di voto nazionali, entrambe le forze attestandosi al 26%[69]. Si tratta di un +1% per l’Unione rispetto alla settimana precedente, mentre l’AfD rimane stabile sul suo massimo storico. La SPD, partner di governo dell’Unione, guadagna anch’essa un punto e sale al 16%, il valore più alto per i socialdemocratici dal giugno 2025[70]. Questi recuperi dei partiti tradizionali sembrano avvenire soprattutto a spese dei liberali della FDP, che in questo sondaggio scendono addirittura al 3%, sotto la soglia di sbarramento del 5% per il Bundestag[71]. Stabili invece i Verdi all’11%, la sinistra della Linke al 10% e il nuovo partito BSW di Wagenknecht al 4%[71]. Il Handelsblatt analizza alcuni fattori dietro a questi numeri: la CDU di Merz avrebbe beneficiato di una rinnovata percezione di leadership e stabilità dopo il discorso sulla politica estera (Merz ha ricevuto apprezzamenti trasversali per la fermezza mostrata verso Trump). Inoltre, alcune divisioni interne all’AfD – come la controversia sull’obbligo di musterung per le donne e tensioni fra ala moderata e oltranzista – potrebbero averne temporaneamente frenato l’ascesa. La SPD recupera consensi soprattutto tra i lavoratori, grazie alle recenti iniziative sociali come l’aumento del salario minimo e il freno agli affitti. La FDP, invece, appare travolta da un’emorragia di elettori: molti moderati liberali stanno convergendo verso la CDU, attratti dalla linea di rigore finanziario e pro-business di Merz, mentre l’ala libertaria potrebbe rifugiarsi nell’astensione o perfino flirtare con l’AfD. Il sondaggio Insa – avverte comunque il quotidiano – ha un margine di errore di circa ±3%, dato il campione di 1200 intervistati. Quindi la parità al 26% tra Unione e AfD va presa con cautela. Tuttavia, la tendenza appare chiara: dopo un lungo periodo di primato dell’AfD, i conservatori sono riusciti a colmare il gap, anche galvanizzati dalle imminenti importanti elezioni regionali (a marzo si vota in Baden-Württemberg e in autunno in diversi Länder dell’Est). L’articolo riporta anche reazioni politiche: esponenti CDU esultano moderatamente parlando di “missione compiuta a metà, ora consolidare il vantaggio”, mentre l’AfD minimizza definendo il sondaggio “un’oscillazione occasionale”. Preoccupa invece la situazione della FDP: diversi commentatori si chiedono se i liberali rischino l’uscita dal parlamento alle prossime elezioni – sarebbe la seconda volta nella loro storia, dopo il 2013. In conclusione, il Handelsblatt sottolinea come il quadro sia estremamente fluido e la concorrenza al centro-destra tra CDU e AfD destinata a restare serrata: la Sonntagsfrage di questa settimana è un’istantanea che conferma la polarizzazione, ma anche la possibilità per i partiti tradizionali di riconquistare terreno mobilitando i propri elettorati di riferimento.
5. Burqa e niqab al bando? La CDU in pressing, ma la SPD dice no
SPD lehnt CDU-Forderung nach Verbot von Vollverschleierung ab
Tagesspiegel – 29.01.2026
Uno scontro politico si è acceso sul tema dell’integrazione e della laicità: la Frauen-Union (l’ala femminile della CDU) ha proposto di vietare per legge il velo integrale islamico (burqa e niqab) in tutti gli spazi pubblici[72]. La mozione, sostenuta da varie esponenti CDU e fatta propria dalla leadership di partito, è stata presentata come misura per garantire che “le donne vivano libere e autodeterminate”: secondo i promotori, burqa e niqab sono simboli di oppressione incompatibili con i valori costituzionali tedeschi[72]. Immediata la reazione contraria della SPD, partner di governo: la segretaria generale del partito, Jasmin Fahimi, ha dichiarato che “lo Stato non deve arrogarsi il diritto di decidere come si veste una donna – nemmeno in nome della libertà”[72]. Per i socialdemocratici, un divieto generale sarebbe controproducente e difficilmente attuabile, colpendo poche decine di donne ma alimentando tensioni islamofobe. Il Tagesspiegel riporta che la questione è finita sul tavolo del consiglio di coalizione: la CDU spinge per inserire la norma nel pacchetto di leggi sull’ordine pubblico in discussione, ma la SPD ha opposto il veto. La ministra dell’Interno Nancy Faeser (SPD) si è detta disponibile al massimo a valutare restrizioni mirate (come già avviene per esempio nelle scuole o per chi lavora nel servizio pubblico), ma non un bando totale. Anche i Verdi e l’opposizione di sinistra (Linke) criticano la proposta, definendola “pura politica simbolica” che rischia di isolare ancor di più le donne coinvolte anziché aiutarle. La CDU replica che altri paesi europei (Francia, Austria, Danimarca) hanno introdotto divieti analoghi e che ciò non ha creato problemi di rilievo, anzi ha rafforzato i principi occidentali di convivenza. L’articolo osserva come la vicenda stia creando attrito nella Große Koalition: Merz, in una recente intervista, ha dichiarato di “non comprendere l’ostilità ideologica della SPD su un tema di buon senso”, mentre fonti SPD accusano la CDU di strumentalizzare l’argomento per distogliere l’attenzione da questioni come il caro-vita e le pensioni. Per ora, l’ipotesi di legge sul velo integrale è congelata: non comparirà nel disegno di legge governativo, ma la CDU potrebbe presentarla autonomamente in Bundestag costringendo tutti a prendere posizione. Il Tagesspiegel conclude sottolineando un paradosso: l’alleanza CDU-SPD era nata con l’intento di stabilizzare il Paese contro l’estremismo, ma su molti temi identitari – come appunto quello del velo – le differenze di visione restano profonde e rischiano di incrinare l’unità di governo.
6. Rap in tribunale: capo dei Giovani Verdi indagato dopo insulti a Söder
Ermittlungen gegen Grüne-Jugend-Chef nach indirekter Söder-Beleidigung
Tagesspiegel – 22.01.2026
Un curioso caso giudiziario mescola politica, social media e libertà d’espressione: Luis Bobga, leader nazionale della Grünen Jugend (l’organizzazione giovanile dei Verdi), è finito sotto inchiesta per diffamazione a seguito di un video rap pubblicato su Instagram in cui offendeva – seppur senza nominarlo esplicitamente – il governatore bavarese Markus Söder (CSU)[73]. Nel breve clip, Bobga improvvisava rime in slang giovanile alludendo a un “corsetto di ipocrisia” di un politico meridionale “gonfio come un pallone” – riferimenti che gli utenti hanno subito collegato a Söder, noto per la corporatura robusta e le frequenti giravolte politiche. Le parole colorite di Bobga includevano un passaggio sul “mettere a dieta i politici grassi di potere”, interpretato come un insulto personale al presidente della Baviera[73]. Esponenti della CSU hanno sporto denuncia, e la procura di Berlino ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di offesa a pubblico ufficiale (paragrafo 185 StGB). Il Tagesspiegel riferisce che la vicenda ha acceso un dibattito: da un lato, i sostenitori di Bobga parlano di esagerazione grottesca – “un meme rap non dovrebbe portare in tribunale un ventenne attivista” – dall’altro, i difensori di Söder sostengono che “il rispetto istituzionale va mantenuto anche online” e che Bobga, con quasi 100 mila follower, ha pesante influenza mediatica. La diretta interessato, Bobga, si è difeso affermando che il suo era “linguaggio da cultura hip-hop”, volutamente iperbolico, e di non aver mai nominato Söder: “se qualcuno si è sentito colpito, forse la scarpa calza” ha twittato ironicamente. Tuttavia, ha anche rimosso il video in questione nel tentativo di placare le acque. Markus Söder ufficialmente non ha commentato, ma fonti a lui vicine fanno sapere che non gradisce il livello infimo a cui il dibattito online sta scendendo. Politicamente, la vicenda è imbarazzante per i Verdi: Bobga rappresenta l’ala radicale e la Realpolitik verde teme che questi episodi alienino ulteriormente l’elettorato moderato. La segretaria dei Verdi, Emily Büning, ha preso le distanze definendo “non utili” certi toni, pur difendendo Bobga come “giovane appassionato che imparerà dagli errori”. L’articolo spiega infine il possibile esito legale: in casi simili spesso l’azione penale viene archiviata per tenuità o perché rientra nell’ambito della satira protetta dalla libertà di espressione. Già in passato artisti satirici (come il comico Jan Böhmermann per la poesia su Erdogan) hanno sfidato i confini della legge sulle offese con esiti controversi. Il Tagesspiegel suggerisce che probabilmente anche Bobga non subirà oltre misura: la sua “diss track” contro Söder resterà un footnote folcloristico, ma emblematico delle nuove frontiere – e nuovi rischi – della comunicazione politica giovanile sui social.
7. Assi del Sud: alleanza “troika nera” tra Baviera, Assia e Baden-Württemberg per riformare i fondi federali
Unionspolitiker für Deckelung des Länderfinanzausgleichs
Handelsblatt/Tagesspiegel – 30.01.2026
I governatori conservatori del Sud Germania fanno fronte comune per chiedere una revisione dell’annoso Länderfinanzausgleich, il sistema di perequazione finanziaria tra Länder ricchi e poveri[74]. Markus Söder (Baviera), Boris Rhein (Assia) e il candidato CDU Manuel Hagel (in lizza nelle imminenti elezioni del Baden-Württemberg) hanno annunciato in una conferenza congiunta a Berlino un patto di consultazione permanente – ribattezzato informalmente “Troika Nera” – per coordinare le politiche delle loro regioni e fare pressione sul governo federale in materia fiscale[74]. In cima alle richieste c’è l’introduzione di un tetto massimo ai contributi che i Länder più forti versano al fondo di solidarietà: “non possiamo essere bancomat illimitati” ha tuonato Söder, ricordando che la Baviera nel 2025 ha sborsato un record di oltre 10 miliardi di euro, beneficiando soprattutto Berlino e Brandeburgo[4]. La proposta è di fissare un massimale (ancora da quantificare) oltre il quale i trasferimenti si arresterebbero o verrebbero rimodulati. Söder ha evocato l’immagine di un sud “motore d’Europa” che però rischia di rallentare se zavorrato da oneri eccessivi per sostenere altre regioni. Dal canto suo, Boris Rhein (Assia) ha sottolineato che la coesione nazionale resta importante, ma deve basarsi su incentivi: “chi riceve aiuti deve anche fare riforme, non può accomodarsi” – un riferimento implicito alla capitale Berlino, spesso criticata per spese allegre e bilanci in perenne disavanzo[75]. Il “triunvirato” ha anche presentato linee comuni su altri fronti: investimenti congiunti in infrastrutture digitali e di trasporto per collegare meglio il Sud al resto del Paese, cooperazione universitaria e anche un asse politico per arginare influenze populiste (nei tre Länder l’AfD è forte ma non dominante). L’iniziativa però non è piaciuta a tutti: i presidenti socialdemocratici di Renania e Bassa Sassonia hanno accusato i colleghi del Sud di “egoismo pre-elettorale” e mossa propagandistica. Il Cancelliere Merz – che pure è della stessa area politica – ha commentato diplomaticamente che ogni proposta sarà valutata nella Conferenza Stato-Regioni, ma ha ammonito che “la solidarietà federale non è negoziabile”. La stampa commenta che Söder e alleati mirano anche a rafforzare la loro immagine interna presentandosi come paladini dei contribuenti delle regioni benestanti. A metà 2027 è prevista la revisione quinquennale del meccanismo di finanza regionale, quindi questo è il momento in cui si disegnano le trattative. Il Handelsblatt nota infine che Baviera e Baden-Württemberg già anni fa intentarono (invano) ricorso costituzionale contro il Länderfinanzausgleich: oggi riprovano con la politica ciò che la giustizia negò. Se la “troika nera” avrà successo, il patto di redistribuzione che da decenni allevia i divari territoriali in Germania potrebbe vedere per la prima volta un freno strutturale.
[1] [3] [4] [75] Alle Tagesspiegel-Artikel vom 22.01.2026
https://www.tagesspiegel.de/archiv/2026/01/22
[2] [19] [20] [23] [24] Bundesregierung: So will Kanzler Merz Europa von Trump emanzipieren
[5] [6] [7] [34] [35] [36] [45] [72] Alle Artikel in „Politik“ vom 29.01.2026
https://www.tagesspiegel.de/politik/archiv/2026/01/29
[8] Joschka Fischer über die neue Weltlage: „Als junger Mann würde ich mich freiwillig zum Wehrdienst melden“
[9] [10] [11] [26] [27] [28] [29] [30] [31] AfD-Chefin greift Bundesregierung an: Weidel will Deutschland in Trumps „Friedensrat“ sehen
[12] AfD - Nachrichten zur Alternative für Deutschland - SZ.de
https://www.sueddeutsche.de/thema/AfD
[13] [14] [15] [16] [17] Trumps Irrweg: Wer die Allianz mit Europa schwächt, schwächt Amerika
[18] Alternative für Deutschland: News zur AfD - DIE ZEIT
https://www.zeit.de/thema/alternative-fuer-deutschland
[21] [22] Was hatte der Kanzler im Bundestag zu sagen?: Merz vermeidet den Namen Trump konsequent
[25] [74] Bundesregierung: Reiche zu Gasspeichern – „Sorgen sind nicht angebracht“
[32] [33] Ukraine-Krieg: Merz: Keine Notwendigkeit für eigene Gespräche mit Putin
[37] [38] [39] [42] Deutsch-Ukrainerin in Berlin festgenommen: Sie soll für Russland spioniert haben – und hatte offenbar Ex-Bundeswehrangehörige als Helfer
[40] [41] [43] [44] [73] Alle Artikel in „Politik“ vom 22.01.2026
https://www.tagesspiegel.de/politik/archiv/2026/01/22
[46] [47] [48] [49] [50] Bundeswehr: Wehrdienst-Fragebogen: Ruf nach Ausfüllpflicht für Frauen
[51] Neuer Wehrdienst: Tagesbefehl an die Truppe - Tagesspiegel
[52] [53] [54] [55] [56] [57] [58] Arbeitsmarkt: Wirtschaftsflügel der Union will Recht auf Teilzeit kippen
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