Rassegna della stampa tedesca #158
Il testo che segue presenta il monitoraggio della stampa tedesca curato dalla redazione di Stroncature per conto della Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano. L’obiettivo è offrire una lettura strutturata e documentata delle principali dinamiche politiche, economiche, strategiche e sociali in corso in Germania, attraverso la selezione di articoli pubblicati tra il 10 e il 22 febbraio 2026 dalle principali testate nazionali.
Nel periodo considerato, la stampa tedesca restituisce l’immagine di un Paese attraversato da tensioni su più livelli. Sul piano europeo, il confronto tra Berlino e Parigi sulla competitività e sulla spesa per la difesa evidenzia divergenze strutturali sugli strumenti di politica economica e sulla governance dell’Unione. Il vertice UE e le discussioni su debito comune, riduzione della burocrazia e priorità industriali mostrano una Germania impegnata a ridefinire la propria posizione all’interno dell’architettura economica europea. Parallelamente, i dossier legati all’industria della difesa – dal futuro del programma FCAS alla possibile partecipazione statale in KNDS, fino alla creazione di poli tecnologici regionali – segnalano una crescente centralità delle filiere strategiche e una riflessione sul ruolo dello Stato nell’economia della sicurezza.
Sul piano interno, emergono tensioni politiche e sociali rilevanti. Il dibattito sulla CDU, tra prudenza elettorale e ridefinizione dell’agenda riformatrice, evidenzia incertezze strategiche in vista delle elezioni regionali. Questioni legate all’integrazione dei profughi ucraini, alla riforma dei corsi di integrazione e alla tutela delle professioni legali nel caso di Brema mettono in luce il rapporto tra Stato di diritto, politiche sociali e gestione del consenso. Temi come l’aumento dei reati ostili alle persone queer e la riforma della legge sulla parità delle persone con disabilità riportano al centro la tenuta delle garanzie costituzionali e la qualità della protezione dei diritti fondamentali.
Nel complesso, la rassegna evidenzia una Germania impegnata in una fase di riallineamento strategico e istituzionale. All’esterno, il Paese riflette sul proprio ruolo nella sicurezza europea e sulla sostenibilità del modello economico in un contesto di competizione globale. All’interno, si confronta con tensioni politiche, trasformazioni industriali e questioni sociali che sollecitano scelte di medio e lungo periodo. L’immagine che ne emerge è quella di un sistema politico chiamato a coniugare stabilità, capacità decisionale e adattamento a un ambiente internazionale e domestico in rapida evoluzione.
“L’ex cancelliera come presidente federale: Merkel dividerebbe la Germania”
“Altkanzlerin als Bundespräsidentin: Angela Merkel würde Deutschland spalten”
Tagesspiegel – 12.02.2026
Il commento prende avvio dalla constatazione che Angela Merkel conserva una base di consenso ancora attiva e potenzialmente mobilitabile. Viene richiamata la presenza, all’interno della CDU, di una componente che continua a considerarla un punto di riferimento politico e simbolico. L’articolo evidenzia inoltre una persistente simpatia nei settori progressisti e liberal, legata alla percezione di uno stile sobrio, razionale e istituzionale. A questa immagine positiva viene contrapposto un secondo ritratto, ampiamente diffuso e fortemente critico. In tale lettura Merkel è associata a una gestione prolungata del potere più che a una fase di rinnovamento strutturale, con decisioni ritenute responsabili di dipendenze energetiche e ritardi tecnologici. Viene ricordato il 2015 come momento di frattura politica e sociale, tuttora oggetto di giudizi polarizzati. Il testo sottolinea come la società tedesca tenda a esprimere su Merkel posizioni nette piuttosto che valutazioni sfumate. Da questa constatazione deriva la tesi centrale dell’autore: una sua eventuale candidatura alla presidenza federale non svolgerebbe una funzione di integrazione. La carica presidenziale viene descritta come istituzione chiamata a ricomporre fratture, non a riattivarle. Il rifiuto di Merkel viene interpretato come scelta coerente con la natura simbolica dell’ufficio. Secondo il commento, una candidatura avrebbe irrigidito fronti già consolidati, alimentando conflitti identitari e divisioni politiche. La conclusione è che la rinuncia evita un ulteriore inasprimento del clima pubblico e rappresenta un calcolo razionale rispetto alla fase finale della sua traiettoria politica.
“La CDU in vista delle elezioni regionali: in vagone letto verso il nulla”
“CDU vor den Landtagswahlen: Im Schlafwagen ins Nirgendwo”
Tagesspiegel – 12.02.2026
Il commento ricostruisce una fase recente in cui la CDU ha avanzato proposte percepite come aggressive e potenzialmente destabilizzanti nel dibattito pubblico. Vengono richiamati esempi di retorica su lavoro e malattia, interpretati come segnali di un’agenda riformatrice discontinua e caratterizzata da brusche accelerazioni. L’autore evidenzia l’effetto politico di tali prese di posizione, individuando irritazione in ampi segmenti dell’elettorato e crescente inquietudine tra i livelli territoriali del partito. Particolare attenzione è riservata ai quadri impegnati nelle campagne locali, preoccupati di un possibile contraccolpo in termini di consenso nel breve periodo. A seguito di queste reazioni, il testo descrive un cambio di linea imposto dal vertice federale. Friedrich Merz e la dirigenza vengono indicati come promotori di una svolta improntata alla prudenza. La nuova strategia è rappresentata come un processo di rimozione di parole-simbolo e di attenuazione degli obiettivi programmatici, con l’intento di ridurre attriti interni ed esterni. Il commento interpreta tale moderazione come scelta di non enfatizzare eccessivamente temi divisivi, privilegiando una comunicazione più contenuta. Vengono citati interventi su mozioni e formulazioni, letti come segnali di un lavoro sistematico di smussamento delle posizioni. L’autore introduce tuttavia un rischio politico: un’eccessiva cautela potrebbe allontanare l’elettorato favorevole a riforme più visibili e incisive. Allo stesso tempo, non è garantito che una postura prudente sia sufficiente ad attrarre elettori scettici o indecisi. Il testo collega questa impostazione alla logica delle imminenti elezioni regionali, nelle quali l’obiettivo primario è massimizzare le probabilità di vittoria. La metafora del “vagone letto” esprime l’idea di un avanzamento senza chiaro profilo politico, fondato sulla minimizzazione degli errori. La conclusione è che tale tattica rivela una CDU incerta sulla propria direzione strategica e sulla capacità di guidare in modo coerente il consenso.
“Riforma della patente: certo, zio Harry può esercitarsi con te a guidare”
“Führerschein-Reform: Klar kann Onkel Harry mit dir Auto fahren üben”
Die Zeit – 11.02.2026
Il commento prende le mosse dal costo medio elevato della patente in Germania, descritto come una barriera di accesso con implicazioni sociali e territoriali. L’autore sottolinea come nelle aree rurali l’automobile non rappresenti un’opzione, ma una necessità funzionale per la mobilità quotidiana. Il tema viene collegato anche al mercato del lavoro, dove imprese artigiane e piccole aziende segnalano difficoltà nel reperire apprendisti privi di patente. In questo quadro si inserisce l’iniziativa del ministro dei Trasporti Patrick Schnieder, volta a ridurre i costi attraverso una pluralità di interventi. La prima leva riguarda la trasparenza: le autoscuole dovrebbero rendere pubblici e comparabili i prezzi, introducendo maggiore concorrenza informativa. È prevista inoltre la pubblicazione di indicatori di performance, come le percentuali di superamento dell’esame pratico. Il testo riconosce l’utilità di questa misura, ma la considera incompleta, in quanto non fornisce indicatori direttamente correlati al costo finale effettivo sostenuto dagli allievi. La seconda leva consiste nella cosiddetta “formazione laica”, che consentirebbe esercitazioni di guida con accompagnatori esperti al di fuori delle lezioni con istruttore professionale. Tale proposta viene descritta come innovativa nel contesto tedesco e concepita come sperimentazione affidata ai Länder. L’impianto prevede un numero minimo di chilometri documentati attraverso registri di guida. L’autore individua tuttavia un punto critico: la riduzione dei costi è realistica solo se il sistema è progettato con criteri rigorosi. Vengono esplicitati i rischi che un’impostazione eccessivamente permissiva possa incidere negativamente sulla sicurezza stradale. L’argomentazione centrale è che l’obiettivo di rendere la patente meno onerosa richiede standard chiari, controlli effettivi e incentivi coerenti. La conclusione afferma che l’efficacia della riforma dipenderà dal coraggio regolatorio e dalla capacità amministrativa dei Länder nel tradurre l’idea in un dispositivo normativo equilibrato.
“Legge per la parità delle persone con disabilità: genuflessione davanti all’economia”
“Behindertengleichstellungsgesetz: Kniefall vor der Wirtschaft”
taz – 12.02.2026
L’articolo sostiene che la riforma del Behindertengleichstellungsgesetz, nella formulazione proposta, riduca in modo significativo l’ambizione della barrierefreiheit in Germania. Secondo l’autore, il disegno di legge sarebbe stato progressivamente indebolito nel confronto con interessi economici organizzati. La tesi centrale è che l’impianto normativo finisca per proteggere in via prioritaria chi discrimina, piuttosto che garantire effettiva tutela a chi subisce discriminazioni. Viene criticata in particolare la clausola che consente alle imprese di sottrarsi agli obblighi quando questi risultino “sproporzionati o eccessivi”. A giudizio dell’articolo, una formulazione di questo tipo renderebbe facilmente eludibili soprattutto gli interventi strutturali più onerosi. Analoga obiezione viene rivolta alla disciplina delle “misure ragionevoli”, che potrebbero essere respinte sulla base della medesima giustificazione economica. L’autore pone l’accento sui rimedi giuridici previsti, descritti come deboli e privi di reale forza dissuasiva. La limitazione alla sola azione di accertamento viene indicata come fattore che riduce l’effettività della tutela. È inoltre sottolineata l’assenza di conseguenze economiche per le imprese anche in caso di violazione accertata. Il testo richiama l’orizzonte temporale molto esteso per l’adeguamento degli edifici pubblici, con una scadenza fissata al 2045. Tale termine viene interpretato come segnale di rinvio sistematico della soluzione del problema. L’articolo inserisce la riforma nel contesto di rivendicazioni pluridecennali per l’accessibilità, evidenziando la distanza tra dichiarazioni politiche e risultati concreti. La conclusione consiste in un appello al legislatore affinché intervenga in modo sostanziale sul progetto. In assenza di modifiche incisive, l’autore prevede un prolungato immobilismo in materia di accessibilità in Germania.
“Reati ostili alle persone queer nel 2025: un attacco contro tutti”
“Queerfeindliche Straftaten 2025: Attacke auf alle”
taz – 12.02.2026
Il commento interpreta l’aumento dei reati ostili alle persone queer come segnale precoce di un deterioramento più ampio della tutela dei diritti fondamentali. L’autrice richiama l’analisi di Human Rights Watch, secondo cui l’incremento di episodi di odio rappresenta un indicatore di rischio sistemico per le democrazie liberali. Il testo colloca la Germania in un contesto caratterizzato dalla crescente normalizzazione di narrazioni estremiste e razziste nel discorso pubblico. L’argomentazione sostiene che la risposta insufficiente o esitante dei partiti democratici contribuisca a spostare progressivamente il confine del dicibile. In questo quadro si inserisce l’aumento delle aggressioni contro gruppi marginalizzati, tra cui le persone queer. Il commento richiama dati emersi da un’interrogazione parlamentare nel Bundestag, che rendono pubbliche cifre provvisorie relative al 2025. I numeri vengono presentati come indicativi di un fenomeno quantitativamente rilevante. L’autrice utilizza tali dati per contestare l’interpretazione delle violenze come episodi isolati o marginali. L’idea centrale è che si tratti di una dinamica strutturale con significato politico, non di una questione circoscritta a singoli ambienti. Il testo collega il tema alla tenuta complessiva dei diritti fondamentali e alla qualità del clima di sicurezza civile. Viene ribadito che la violenza contro minoranze non resta confinata ai gruppi colpiti, ma incide sullo standard generale di protezione giuridica. Il commento richiama la responsabilità delle istituzioni nel fornire risposte coerenti e non esclusivamente simboliche. Si suggerisce che la dimensione del fenomeno richieda priorità politica, risorse dedicate e un’attenzione strutturata. La conclusione afferma che minimizzare tali reati equivale a non riconoscere un rischio collettivo per l’intera società.
“Esportazioni di armi verso Israele: questa decisione della Corte costituzionale federale suona cinica”
“Rüstungsexporte nach Israel: Dieser Beschluss des Bundesverfassungsgerichts klingt zynisch”
Süddeutsche Zeitung – 12.02.2026
Il commento prende avvio dalla decisione del Bundesverfassungsgericht di respingere un ricorso relativo alle autorizzazioni per esportazioni di armamenti. Il caso è collegato a forniture tedesche verso Israele nel contesto delle operazioni militari in corso nella Striscia di Gaza. L’autore riconosce che, in linea di principio, un atteggiamento di autocontenzione giudiziaria in materia di politica estera può apparire giustificato, in quanto ambito tradizionalmente riservato alla discrezionalità governativa. Tuttavia, la tesi centrale del testo è che il tribunale costituzionale abbia in passato contribuito a definire standard giuridici elevati proprio per l’azione esterna dello Stato. La scelta di non applicare tali criteri nel caso concreto viene quindi presentata come una forma di incoerenza istituzionale. Il commento qualifica la decisione come “cinica”, sostenendo che essa eluda parametri interpretativi che la stessa Corte aveva contribuito a consolidare. L’analisi insiste sul fatto che il contenzioso non riguardasse un aspetto meramente tecnico, ma un nodo di responsabilità politica e giuridica con implicazioni rilevanti. Il testo colloca la questione nel rapporto tra diritto costituzionale, obblighi internazionali in materia di diritti umani e margini di discrezionalità dell’esecutivo. Il ricorso viene ricostruito come tentativo di rendere giuridicamente sindacabile una catena di responsabilità collegata alle forniture di armamenti. L’autore evidenzia una distanza tra l’autorevolezza che il tribunale rivendica nella definizione di principi e la prudenza manifestata nella loro applicazione. Da ciò deriva una critica più ampia, fondata sull’asimmetria tra ambizione giurisprudenziale e disponibilità a intervenire nei casi sensibili. Il testo suggerisce che la Corte avrebbe potuto almeno precisare condizioni, limiti e meccanismi di controllo coerenti con i propri precedenti. In assenza di tali chiarimenti, la decisione viene interpretata come un arretramento nell’uso degli strumenti giuridici di garanzia. La conclusione afferma che l’effetto complessivo è una riduzione della capacità del diritto costituzionale di vincolare in modo concreto la politica estera del governo. [18]
“Commento: la spesa per la difesa crea un cuneo tra Germania e Francia”
“Kommentar: Rüstungsausgaben treiben Keil zwischen Deutschland und Frankreich”
Handelsblatt – 18.02.2026
Il commento interpreta una dichiarazione del ministro degli Esteri Johann Wadephul come l’apertura di un nuovo fronte di tensione con la Francia. La questione viene descritta come più di un semplice inciampo comunicativo, poiché incide sulla gerarchia delle priorità fiscali e militari dei due Paesi. L’articolo ricostruisce la reazione francese come una forma di irritazione marcata per quella che viene percepita come una “lezione” pubblica da parte del partner tedesco. Il punto controverso riguarda l’invito rivolto a Parigi a ridurre la spesa sociale anziché sollecitare l’emissione di debito comune europeo. Il commento collega la frizione al dibattito sul raggiungimento di un obiettivo percentuale più elevato di spesa per la difesa nell’ambito della Nato. Viene osservato che, pur registrando un aumento della spesa francese, manca ancora un piano dettagliato e pienamente convincente sul percorso di adeguamento. L’autrice sostiene tuttavia che la modalità della critica risulti politicamente onerosa tra alleati stretti. Il testo amplia l’analisi, indicando che la tensione attuale si inserisce in una serie di divergenze già accumulate nel tempo. Tra queste viene richiamata la controversia sul programma comune del futuro sistema di combattimento aereo FCAS. La dinamica bilaterale è descritta come caratterizzata da un doppio deficit: assenza di una linea politica condivisa e difficoltà nel superare i nodi decisionali. L’articolo segnala inoltre che la frizione si sovrappone a una fase europea già segnata da contese e vulnerabilità strategiche. Ne deriva una preoccupazione implicita circa la capacità di Berlino e Parigi di agire come motore coordinato dell’integrazione in materia di sicurezza. Il commento suggerisce che la questione non riguardi soltanto i numeri di bilancio, ma la qualità della fiducia reciproca e dell’architettura politica comune. La conclusione è che l’episodio rende più complessa una cooperazione stabile proprio in un momento di elevata necessità strategica per l’Europa. [20]
“Vertice UE per salvare l’economia europea: Merz vuole meno burocrazia, Macron più debito”
“EU-Gipfel zur Rettung von Europas Wirtschaft: Merz will weniger Bürokratie, Macron mehr Schulden”
Tagesspiegel – 12.02.2026
L’articolo colloca il vertice dell’Unione europea in Belgio come risposta politica a una fase percepita di pressione esterna e crescente vulnerabilità economica. Il clima viene descritto come fortemente influenzato da appelli e richieste provenienti da gruppi industriali e organizzazioni economiche rivolti ai leader riuniti. La questione centrale è la competitività europea, presentata come condizione preliminare per garantire autonomia economica e, in prospettiva, capacità di azione politica. Il testo evidenzia che la discussione si svolge in un contesto di tensioni con gli Stati Uniti, segnato da dispute commerciali e da frizioni politiche. Tra i fattori di contesto vengono richiamati il conflitto tariffario e la crisi connessa alla Groenlandia. L’articolo sottolinea la dipendenza economica dell’Unione sia dalla Cina sia dagli Stati Uniti, nonché la dipendenza in materia di sicurezza dalla protezione statunitense. Tale configurazione viene definita “insostenibile” da una fonte esperta citata nel testo. Su questa base si prospetta una possibile convergenza politica sulla necessità di rafforzare la competitività europea. Tuttavia, emerge un conflitto strutturale tra Berlino e Parigi sui mezzi per conseguire tale obiettivo. La posizione attribuita al governo tedesco privilegia riforme strutturali, riduzione della burocrazia e disciplina regolatoria. La linea francese, al contrario, insiste sull’uso di strumenti finanziari comuni e su una maggiore integrazione del debito europeo. L’articolo suggerisce che la frizione bilaterale costituisca un nodo centrale dell’intero dossier economico europeo. Viene inoltre indicato un possibile ruolo della Commissione nel proporre misure non convenzionali per attenuare il confronto. La sintesi complessiva è che il vertice rappresenta un banco di prova politico per strumenti, leadership e capacità decisionale collettiva dell’Unione. [21]
“Sicurezza: il Nord Reno-Westfalia progetta un nuovo centro high-tech per l’industria della difesa”
“Sicherheit: NRW plant neues Hightech-Zentrum für Verteidigungsindustrie”
Handelsblatt – 14.02.2026
L’articolo descrive l’iniziativa del Land Nordrhein-Westfalen di affermarsi come hub tecnologico nel settore della difesa. Il progetto prevede la creazione di una piattaforma regionale che integri industria, ricerca e innovazione nell’ambito della sicurezza. Il fulcro è un centro dedicato, concepito come campus in grado di riunire grandi imprese, aziende del Mittelstand, start-up tecnologiche e istituzioni universitarie. L’annuncio viene collocato nel contesto della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, intesa come spazio di connessione tra decisori politici e attori industriali. Il testo riferisce della firma di una dichiarazione d’intenti con diversi soggetti industriali, tra cui operatori della difesa e fornitori di tecnologie correlate. Tra i partner citati figura Rheinmetall, insieme ad altri attori nazionali e internazionali. L’obiettivo dichiarato è tradurre le esigenze capacitive di Bundeswehr e Nato in progetti industriali e tecnologici concreti. L’articolo sottolinea la scelta di un’area specifica come sede probabile del centro, legata a un territorio impegnato in un processo di trasformazione economica. Viene esplicitato il significato politico dell’operazione, presentata come attuazione operativa della “Zeitenwende”. L’iniziativa è inserita nel quadro dell’aumento degli investimenti destinati al rafforzamento della capacità di difesa. Si evidenzia la ricerca di un vantaggio competitivo regionale fondato su specializzazione settoriale e concentrazione di competenze. L’impianto è descritto come tentativo di rendere sistematico l’incontro tra domanda pubblica di sicurezza e offerta tecnologica privata. La logica del “cluster” viene proposta come strumento per accelerare sviluppo, produzione e adattamento ai requisiti militari. La conclusione implicita è che il Land intenda assicurarsi una quota stabile della nuova spesa per la difesa e del relativo indotto industriale. [25]
“Industria della difesa: il governo federale non chiarisce l’entità dell’ingresso in KNDS”
“Rüstung: Bundesregierung lässt Höhe des KNDS-Einstiegs offen”
Handelsblatt – 18.02.2026
L’articolo ricostruisce il dibattito relativo a un possibile ingresso dello Stato tedesco nel capitale del costruttore di carri armati KNDS. Il nodo centrale riguarda l’incertezza sull’ampiezza della partecipazione e sulle condizioni politiche che accompagnerebbero l’operazione. Viene riportata la posizione del portavoce governativo, che evita di fornire dettagli definitivi, richiamando la natura sensibile di informazioni legate a operazioni societarie. Il testo collega la discussione alla struttura binazionale di KNDS, nata dalla fusione tra Krauss-Maffei Wegmann e Nexter. Si evidenzia che, nell’assetto attuale, una quota significativa è detenuta dallo Stato francese insieme ad azionisti privati tedeschi. L’articolo richiama la prospettiva di un’eventuale uscita di soci privati come elemento che riapre la questione della governance. Viene inserito il tema nel più ampio quadro politico tedesco, in cui la partecipazione pubblica in imprese chiave della sicurezza è considerata un’opzione strategica. L’argomentazione suggerisce che tali interventi possano essere funzionali alla tutela di interessi nazionali in materia di difesa. Il testo sottolinea la delicatezza della questione della “parità” con la Francia, pur in assenza di un vincolo esplicito nel contratto di coalizione. Ne deriva una rappresentazione della decisione come eminentemente politica, non riducibile a una mera valutazione tecnica o finanziaria. L’articolo mette in luce la tensione tra esigenze di trasparenza verso l’opinione pubblica e vincoli di mercato legati a informazioni price-sensitive. Viene inoltre implicata la necessità di preservare un controllo strategico senza destabilizzare un assetto binazionale già complesso. Il contesto di riferimento è quello di una crescente centralità delle filiere terrestri europee, in una fase di riarmo e aumento degli ordinativi. La sintesi proposta è che la Germania stia valutando strumenti di intervento statale per assicurare capacità industriali strategiche, evitando tuttavia di assumere, per il momento, impegni numerici pubblici sull’entità dell’ingresso.[26]
“Governo federale: Merz mette in dubbio il sistema aereo da combattimento FCAS”
“Bundesregierung: Merz stellt Luftkampfsystem FCAS infrage”
Handelsblatt – 18.02.2026
L’articolo prende spunto da un intervento del cancelliere Friedrich Merz in un podcast, utilizzato come occasione per affrontare diversi dossier politici di rilievo. Tra questi, il programma FCAS viene descritto come progetto condiviso a livello europeo, ma attraversato da conflitti industriali e incertezze sulla sua effettiva realizzazione. Il testo riporta uno scetticismo esplicito del cancelliere riguardo alla concreta fattibilità del sistema, nonostante l’investimento politico e finanziario già compiuto negli anni precedenti. FCAS viene presentato come simbolo delle difficoltà strutturali della cooperazione europea nel settore della difesa, sia sul piano industriale sia su quello decisionale. L’articolo richiama le dinamiche tra Germania, Francia e Spagna, partner del progetto, evidenziando divergenze su ripartizione delle competenze e governance. La discussione sul programma militare è collegata a un tema più ampio: la capacità della Germania di stabilire priorità chiare in un contesto di risorse limitate. Accanto alla difesa, il testo registra prese di posizione nette in materia di politica fiscale e sui limiti percepiti della pressione tributaria. Viene riportata l’idea di una “saturazione” della capacità contributiva per i redditi elevati e per le imprese organizzate come persone fisiche. L’articolo mette così in evidenza l’intreccio tra agenda economica interna e scelte su programmi strategici di armamento. Il riferimento al congresso della CDU suggerisce che tali dichiarazioni abbiano anche una funzione di segnale politico verso il partito. In filigrana emerge un problema di governance europea: i progetti multinazionali richiedono convergenze che appaiono oggi fragili. Il testo lascia intendere che lo scetticismo pubblico su FCAS possa avere ricadute sulle filiere industriali coinvolte e sulla credibilità della cooperazione. La posizione del cancelliere è presentata come possibile fattore di ulteriore tensione in un dossier già controverso. La conclusione è che FCAS viene rimesso in discussione nel quadro di una più ampia ridefinizione delle priorità strategiche, dei vincoli fiscali e della coerenza complessiva della politica di difesa. [27]
“Corsi di integrazione tagliati: il governo federale ostacola alle persone ucraine la strada verso il lavoro”
“Integrationskurse gestrichen: Bundesregierung verbaut Ukrainer*innen den Weg in den Job”
taz – 17.02.2026
L’articolo presenta l’integrazione lavorativa delle persone ucraine rifugiate in Germania come una delle principali storie di successo degli ultimi anni. Il testo sostiene che tale risultato sia stato reso possibile da strumenti amministrativi e sociali che hanno accelerato l’accesso al mercato del lavoro. Viene richiamata una base empirica, costituita da ricerche che mostrano una quota significativa di occupazione tra i profughi ucraini. L’analisi evidenzia differenze di genere relativamente contenute nell’accesso al lavoro, pur segnalando una maggiore incidenza del part-time tra le donne. Tra le cause vengono indicate la carenza di servizi per l’infanzia e strutture familiari segnate dall’esperienza della guerra. L’articolo distingue tra le prime ondate di arrivi e quelle successive, osservando tempi di inserimento più rapidi dopo la metà del 2022. La variabile principale viene individuata nell’accesso alle prestazioni del welfare e in una presa in carico amministrativa strutturata. Si descrive un percorso più stabile grazie al supporto dei Jobcenter e a un quadro di protezione giuridica relativamente semplificato. Il testo sottolinea inoltre che l’assenza di divieti iniziali al lavoro ha rappresentato un fattore facilitante rispetto ad altri gruppi di richiedenti asilo. Viene richiamata anche la libertà di scelta del luogo di residenza, ritenuta funzionale a un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro. L’occupazione è interpretata non solo come variabile economica, ma come elemento di integrazione sociale e costruzione di reti relazionali. In questo contesto, il governo federale viene accusato di ridimensionare progressivamente gli strumenti che avevano prodotto tali risultati. In particolare, vengono menzionati tagli a consulenza e corsi di integrazione, letti come cambio di linea con effetti prevedibilmente negativi. La conclusione sostiene che una politica ritenuta efficace rischia di essere indebolita proprio nel momento in cui potrebbe consolidare risultati sociali e produttivi. [29]
“Scandalo dell’informatore a Brema: l’Ordine degli avvocati difende lo Stato di diritto”
“Bremer V-Mann-Skandal: Anwaltskammer verteidigt den Rechtsstaat”
taz – 17.02.2026
L’articolo ricostruisce una controversia legata a un caso di informatore e a un incontro qualificato come politicamente sensibile. Il focus è sulla posizione di un avvocato che, a seguito delle polemiche, è stato spinto alle dimissioni da un incarico giudiziario onorario. La Hanseatische Rechtsanwaltskammer interviene pubblicamente per difendere principi fondamentali di garanzia professionale. Secondo l’Ordine, la partecipazione dell’avvocato a un colloquio rientra nelle funzioni tutelate dalla Costituzione e non può costituire motivo di sanzione. Il testo insiste sull’indipendenza della difesa, presentandola come principio valido a prescindere dall’identità o dalle posizioni del cliente. Viene sottolineato che la tutela professionale si estende anche ai casi in cui il mandante sia in conflitto con l’ordine costituzionale. L’articolo osserva che la polemica è stata alimentata da una ricostruzione mediatica dell’incontro come se si trattasse di un “interrogatorio”. Tale narrazione pubblica viene collegata a informazioni attribuite ai servizi di sicurezza e al loro utilizzo nel dibattito politico. Si chiarisce inoltre il rilievo istituzionale della vicenda: a Brema i giudici del tribunale di Stato sono eletti dal parlamento regionale, elemento che accresce la sensibilità del caso. La questione coinvolge dunque sia la deontologia professionale sia l’autonomia delle istituzioni giudiziarie. L’intervento dell’Ordine viene presentato come tentativo di ristabilire un perimetro di legalità e proporzionalità nel giudizio pubblico. Si esprime la preoccupazione che pressioni politiche o mediatiche possano produrre effetti incompatibili con lo Stato di diritto. Il nucleo dell’argomentazione è che la funzione difensiva non può essere compressa sulla base di valutazioni politiche sul cliente. La conclusione ribadisce che il caso offre l’occasione per riaffermare l’architettura di garanzie a tutela dell’indipendenza della giustizia e delle professioni legali. [30]
“Industria automobilistica: la VDA vede la Germania come sede industriale in crisi”
“Autoindustrie: VDA sieht Standort Deutschland in der Krise”
Handelsblatt – 11.02.2026
L’articolo riporta la valutazione della VDA secondo cui l’industria automobilistica attraversa una crisi di localizzazione in Germania. La difficoltà viene collegata a un deterioramento delle condizioni quadro nazionali e, più in generale, europee. Il testo evidenzia una tendenza crescente di imprese e fornitori a spostare investimenti e capacità produttiva all’estero. La natura del problema è descritta come sistemica, poiché investimenti e occupazione risultano entrambe variabili colpite. Viene citata una rilevazione tra i fornitori che segnala intenzioni diffuse di rinviare, ridurre o trasferire investimenti pianificati. Sono riportate percentuali che distinguono tra delocalizzazione, cancellazione e semplice posticipo dei progetti. Il pezzo collega tali scelte a conseguenze dirette sull’occupazione, menzionando riduzioni di personale già registrate. Si evidenzia un contrasto con l’andamento all’estero, dove nello stesso periodo l’occupazione tende a crescere o a stabilizzarsi. L’analisi della VDA viene presentata come un avvertimento riguardante la prosperità economica e la stabilità sociale del Paese. È esplicitata la richiesta di un intervento politico, con particolare attenzione alle leve regolatorie e industriali a livello europeo. Il testo segnala una tensione implicita tra domanda di sostegno pubblico e responsabilità dell’industria nel gestire la transizione tecnologica e la competitività globale. Viene sottolineato che la crisi non è descritta come contingente, ma come espressione di orientamenti strutturali di lungo periodo. Ne emerge una rappresentazione della politica industriale come questione urgente, non riducibile a misure incrementaliste. La conclusione attribuisce alla traiettoria attuale il rischio di compromettere la base industriale tedesca qualora non si intervenga sulle condizioni di investimento e competitività. [31]
[1] [3] [4] [7] [10] [19] [23] [24] [32] https://www.tagesspiegel.de/politik/altkanzlerin-als-bundesprasidentin-merkel-wurde-deutschland-spalten-15243906.html
[2] [31] https://www.handelsblatt.com/unternehmen/industrie/autoindustrie-vda-sieht-standort-deutschland-in-der-krise/100199098.html
[5] [12] [14] https://taz.de/Behindertengleichstellungsgesetz/%216153864/
https://taz.de/Behindertengleichstellungsgesetz/%216153864/
[6] [13] [26] https://www.handelsblatt.com/unternehmen/industrie/ruestung-bundesregierung-laesst-hoehe-des-knds-einstiegs-offen/100201427.html
[8] [20] https://www.handelsblatt.com/meinung/kommentare/kommentar-ruestungsausgaben-treiben-keil-zwischen-deutschland-und-frankreich/100201028.html
[9] https://www.tagesspiegel.de/politik/cdu-vor-den-landtagswahlen-im-schlafwagen-ins-nirgendwo-15238640.html
[11] https://www.zeit.de/mobilitaet/2026-02/fuehrerschein-reform-preis-fahrschule-verkehrsminister-patrick-schnieder
[15] [16] https://taz.de/Queerfeindliche-Straftaten-2025/%216153999/
https://taz.de/Queerfeindliche-Straftaten-2025/%216153999/
[17] [21] EU-Gipfel zur Rettung von Europas Wirtschaft: Merz will weniger Bürokratie, Macron mehr Schulden
[18] https://www.sueddeutsche.de/meinung/bundesverfassungsgericht-ruestungsexporte-israel-kommentar-li.3386392
[22] [25] https://www.handelsblatt.com/politik/deutschland/sicherheit-nrw-plant-neues-hightech-zentrum-fuer-verteidigungsindustrie/100200090.html
[27] https://www.handelsblatt.com/politik/deutschland/bundesregierung-merz-stellt-luftkampfsystem-fcas-infrage/100201209.html
[28] [29] Integrationskurse gestrichen: Bundesregierung verbaut Ukrainer*innen den Weg in den Job | taz.de
https://taz.de/Integrationskurse-gestrichen/%216155389/
[30] Bremer V-Mann-Skandal: Anwaltskammer verteidigt den Rechtsstaat | taz.de


