Rassegna della stampa tedesca #161
Il testo che segue presenta il monitoraggio della stampa tedesca curato dalla redazione di Stroncature per conto della Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano e copre il periodo compreso tra il 7 marzo e il 14 marzo 2026. L’obiettivo della rassegna è offrire una lettura strutturata e documentata delle principali dinamiche politiche, strategiche, economiche e sociali che attraversano la Germania, attraverso una selezione mirata di articoli pubblicati dalle principali testate nazionali. Nel periodo considerato la stampa restituisce l’immagine di un paese sottoposto a una pressione simultanea su più assi — fiscale, industriale, energetico, militare e istituzionale — in una fase in cui la risposta politica appare sistematicamente più lenta della velocità degli eventi.
Sul piano politico interno, la settimana è segnata dalle conseguenze delle elezioni regionali in Baden-Württemberg, dove la CDU ha perso una vittoria data per certa e i Verdi di Cem Özdemir hanno conquistato il primo posto per un margine sottilissimo, mentre l’AfD ha quasi raddoppiato il proprio risultato raggiungendo il 18,8 per cento. Il dibattito investe immediatamente il piano federale: la coalizione nero-rossa di Friedrich Merz affronta un comitato di coalizione che si conclude senza esiti pubblici, due commissioni di riforma — sulla Schuldenbremse e sul diritto elettorale — che non producono risultati, e una discussione crescente sulla capacità del governo di tradurre gli impegni programmatici in decisioni operative. Sul piano economico la settimana è dominata dallo shock energetico provocato dalla guerra in Iran e dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz: i prezzi dei carburanti salgono rapidamente, l’industria chimica dichiara di operare in modalità di crisi e il settore manifatturiero, già indebolito da anni di stagnazione, vede aggravarsi le condizioni di pianificazione e di investimento. Lo shock Volkswagen, con margini scesi al livello più basso dai tempi del Dieselgate, viene letto come sintomo di un logoramento più profondo del modello industriale tedesco. Sul piano strategico e della difesa, la Germania cerca di mantenere un equilibrio tra non partecipazione militare al conflitto in Iran e rilevanza diplomatica, mentre la presenza delle basi statunitensi sul territorio federale — Ramstein in primo luogo — la rende parte della catena logistica delle operazioni anche in assenza di un impegno diretto. L’industria della difesa registra una fase di espansione strutturale: Rheinmetall aumenta margini e dividendi, il Bundeskartellamt autorizza una nuova joint venture per munizioni d’artiglieria, e il dibattito sulla velocità del riarmo tedesco si intensifica con la richiesta di ridurre drasticamente i tempi burocratici di procurement e certificazione. Nel complesso, la stampa tedesca descrive una Germania chiamata a gestire simultaneamente una crisi energetica importata, una transizione industriale incompiuta, un riarmo accelerato e un sistema politico che fatica a produrre decisioni alla velocità richiesta dalle circostanze.
Analisi e commenti
Cara CDU, sulla «freno al debito» non c’è più nulla da salvare
Liebe CDU, es gibt bei der Schuldenbremse nichts mehr zu retten
Handelsblatt – 07.03.2026
Il commento, firmato da Martin Greive, prende le mosse da una contraddizione che l’autore giudica ormai insostenibile: la CDU continua a presentarsi come custode della disciplina fiscale invocando l’eredità di Wolfgang Schäuble, ma nella pratica produce l’effetto opposto di ciò che dichiara. La Schuldenbremse, nella sua configurazione attuale, non viene difesa come strumento di buon governo, bensì come totem identitario: l’Unione blocca ogni proposta di riforma avanzata dalla SPD, in parte per evitare di dover cercare una maggioranza costituzionale con la Linkspartei, in parte perché ritiene di dover proteggere la regola dal partner di coalizione. L’argomentazione smonta questa logica mostrando che il rifiuto di riformare non preserva affatto la solidità delle finanze pubbliche, ma la mina dall’interno: il fabbisogno finanziario legato a infrastrutture, difesa e modernizzazione economica non scompare perché la regola lo vieta, e dunque la politica è costretta a ricorrere a eccezioni ricorrenti, fondi speciali fuori bilancio e costruzioni contabili opache che riducono la trasparenza e la governabilità della spesa. Se la traiettoria attuale non cambia, osserva Greive, il debito pubblico tedesco si dirigerà comunque verso il cento per cento del prodotto interno lordo, ma in modo meno controllabile di quanto avverrebbe con una regola riformata e coerente. L’implicazione più ampia è che una revisione esplicita della Schuldenbremse sarebbe preferibile al suo logoramento per via indiretta, perché solo una cornice fiscale aggiornata consentirebbe di distinguere con chiarezza tra spesa corrente e investimenti a profilo di crescita, restituendo al bilancio la credibilità che la CDU dichiara di voler proteggere.
Con il rifiuto delle riforme la CDU non vince le elezioni
Mit Reformverweigerung gewinnt die CDU keine Wahlen
Handelsblatt – 08.03.2026
Il commento, a firma di Thomas Sigmund, parte dalla sconfitta della CDU alle elezioni regionali in Baden-Württemberg per tracciare un giudizio più ampio sull’incapacità del partito di tradurre la propria posizione di governo in un’offerta politica riconoscibile. Il candidato Manuel Hagel è rimasto per mesi un’ombra politica, praticamente sconosciuto all’elettorato, incapace di costruire un profilo autonomo: chi si candida alla guida di un Land deve essere qualcosa di più di un nome sulla scheda elettorale, scrive l’autore. A questo deficit di riconoscibilità si è aggiunto l’episodio degli «occhi color cerbiatto», un commento rivolto a una giovane donna che ha esposto il candidato a una polemica sulla sensibilità di genere, accelerando l’erosione nei sondaggi. Il vantaggio di quattordici punti percentuali accumulato nei mesi precedenti è stato interamente dissipato, e Cem Özdemir ha vinto per un margine sottilissimo anche grazie alla capacità di presentarsi come figura trasversale, mimetizzando la propria appartenenza partitica. Sigmund, tuttavia, rifiuta di ridurre la sconfitta ai fattori locali e individua nel rifiuto strutturale delle riforme il problema di fondo: la CDU tratta regole, vincoli e compatibilità fiscali come tabù politici invece che come variabili da gestire, e questo atteggiamento produce l’impressione di un partito che promette cambiamento ma non è disposto a pagarne il prezzo. L’inerzia riformista non elimina i conflitti distributivi, ma li rende meno trasparenti, lasciando spazio a forze protestatarie o radicali. Per tornare a vincere, la CDU dovrebbe uscire dalla logica del veto e tornare a proporsi come forza capace di decidere, attuare e assumersi la responsabilità delle scelte necessarie.
Lo shock Volkswagen è il simbolo del modello economico tedesco
Der VW-Schock ist ein Sinnbild für Deutschlands Geschäftsmodell
Handelsblatt – 10.03.2026
Il commento interpreta la crisi di Volkswagen non come una vicenda aziendale isolata, ma come il segnale più visibile di un logoramento che investe l’intero modello di crescita tedesco. La formula che per decenni ha garantito la competitività del Paese — manifattura avanzata, esportazioni verso grandi mercati globali, superiorità tecnologica incrementale — è oggi sottoposta a pressioni che superano le capacità di adattamento fin qui dimostrate. L’automotive viene assunto come barometro dell’economia tedesca perché in esso convergono occupazione qualificata, reputazione industriale, catene di fornitura e capacità di investimento: la caduta dei margini di Volkswagen, scesi al livello più basso dai tempi del Dieselgate, rende osservabile il cedimento simultaneo di più pilastri. Dipendenza dalla domanda cinese ed estera, vulnerabilità ai costi energetici, ritardo accumulato nella competizione su software e piattaforme, difficoltà a innovare alla velocità richiesta dal mercato globale: tutti questi fattori si sommano e si alimentano reciprocamente. Il problema, argomenta l’autore, non è soltanto industriale ma anche politico, perché incentivi, regolazione e obiettivi di politica economica non appaiono coerenti con la scala della trasformazione necessaria. Viene criticata una visione difensiva, orientata a conservare gli assetti del passato, che rischia di far perdere competenze e capacità produttive poi impossibili da ricostruire. Lo shock Volkswagen andrebbe dunque letto come avvertimento sulla necessità di ricalibrare le priorità economiche della Germania, collegando industria, tecnologia e competitività in una strategia unitaria anziché affrontare la transizione con interventi episodici.
Un comitato di coalizione senza risultati pubblici: la routine è il segnale completamente sbagliato
Koalitionsausschuss ohne öffentliches Ergebnis: Routine ist das völlig falsche Signal
Tagesspiegel – 12.03.2026
Il commento prende spunto dalla riunione del comitato di coalizione di mercoledì sera, conclusasi dopo tre ore e mezza senza alcun esito comunicato all’esterno: nessuna conferenza stampa, nessun documento di risultato. L’autore riconosce che vertici di questo tipo possono avere una funzione utile di preparazione tecnica — si è discusso di bilancio, di riforma elettorale, di Schuldenbremse, di prezzo del CO₂ e di tariffe di rete — ma sostiene che proprio il contesto politico renda insufficiente una gestione confinata all’interno. Tre giorni dopo la sconfitta in Baden-Württemberg, con la CDU battuta da Özdemir, la SPD precipitata al minimo storico e l’AfD quasi raddoppiata al 18,8 per cento, un vertice con Merz, Söder, Klingbeil e Bas avrebbe dovuto offrire un segnale chiaro di comprensione del messaggio degli elettori e di volontà correttiva. La mancanza di output verificabili ha invece rafforzato l’impressione di un esecutivo ripiegato sullo svolgimento routinario dell’agenda, incapace di reagire a condizioni mutate. La comunicazione, insiste l’autore, non è un ornamento ma parte integrante della capacità di governo nei sistemi coalizionali, perché rende osservabili priorità, responsabilità e tempi dell’azione politica. La critica non riguarda il singolo vertice, ma uno stile di governo che rischia di limitarsi all’attuazione stoica di quanto già concordato nel contratto di coalizione, senza produrre nuove iniziative all’altezza di una congiuntura economica fragile e di un anno elettorale che prevede altre quattro consultazioni regionali. La coalizione, suggerisce il commento, deve rompere rapidamente questo schema, perché la stabilità non si costruisce con la ripetizione della routine ma con la capacità di dimostrare che i meccanismi interni producono effettivamente governo.
In crisi Katherina Reiche può imparare da Robert Habeck
Tagesspiegel – 12.03.2026
Il commento mette a confronto la gestione della crisi economica da parte della ministra Katherina Reiche con quella del suo predecessore Robert Habeck e ne ricava un giudizio severo sull’attuale impostazione del ministero. L’articolo ricorda che Habeck, pur essendo stato contestato su molti fronti, riuscì durante la crisi energetica seguita all’invasione dell’Ucraina a incarnare il principio del «non sprecare mai una buona crisi»: terminali GNL costruiti in tempi record, centrali a carbone richiamate dalla riserva, tutele ambientali ridotte per accelerare le rinnovabili, viaggi diplomatici nei paesi produttori di idrocarburi. Fino al disastro della legge sugli impianti di riscaldamento, Habeck era il politico più popolare del paese, anche grazie a una comunicazione quotidiana e comprensibile. Reiche, al contrario, ha interpretato il proprio incarico in chiave tecnocratica, lontana dalla stampa e soprattutto in contrapposizione all’uomo che nell’Unione viene ancora definito il «peggior ministro dell’economia di sempre». In dieci mesi ha licenziato gran parte dei dirigenti del ministero, prodotto pochi provvedimenti legislativi e alimentato polemiche con dichiarazioni sulla riforma pensionistica che esulano dalle sue competenze. La crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran pone ora il ministero al centro della scena, ma la mancanza di una linea coerente e comunicabile produce segnali contraddittori che aggravano l’incertezza per imprese e lavoratori. Una responsabilità ulteriore viene attribuita al cancelliere Merz, perché la coerenza dell’azione di governo dipende anche dai mandati che assegna e dalla direzione politica che imprime al ministero economico. Il messaggio è che non basti correggere il tono: occorre un cambio di approccio che mostri capacità di adeguare rotta e strumenti alla luce dei risultati osservabili.
Rendere la Germania di nuovo un Paese dell’istruzione
Macht Deutschland endlich wieder zum Bildungsland!
Tagesspiegel – 12.03.2026
Il commento muove dalla conferma dello status di eccellenza per nove università tedesche — tra cui Amburgo, Monaco, Heidelberg, Aquisgrana, Dresda e il consorzio berlinese con la Charité — con finanziamenti fino a quindici milioni di euro annui garantiti fino al 2033, e la usa come contrasto per denunciare lo stato della base del sistema educativo. La tesi è che la Germania non possa presentarsi come grande economia avanzata se alla punta della ricerca internazionale corrisponde una fragilità crescente nella scuola, nella formazione degli insegnanti, nelle condizioni di lavoro accademico per i giovani ricercatori e nell’accesso agli studi per i gruppi socialmente più esposti. Né il governo precedente né l’attuale, osserva l’autore, sono riusciti a varare una riforma che migliori in modo apprezzabile le condizioni di precarietà del personale scientifico, con il risultato che il talento migliore fugge verso il settore privato, dove stipendi e stabilità sono incomparabilmente superiori. Il deficit educativo viene trattato non come problema settoriale, ma come vincolo strutturale alla capacità di innovazione del paese, alla riproduzione del capitale umano e alla possibilità di attenuare gli effetti della transizione demografica. Il messaggio di fondo è che la Germania debba tornare a considerare scuola, università e formazione come infrastruttura nazionale al pari di energia, trasporti e sicurezza, costruendo un impegno di lungo periodo fondato su obiettivi misurabili e continuità politica. Senza questa svolta, si restringono contemporaneamente le possibilità di crescita inclusiva, adattamento tecnologico e coesione sociale.
Una capitale sporca: Berlino ha bisogno di una pulizia di primavera
Verdreckte Hauptstadt: Berlin braucht einen Frühjahrsputz!
Tagesspiegel – 12.03.2026
Il commento parte dal confronto con Amburgo, dove si è appena concluso il ventinovesimo «Hamburg räumt auf», il più grande Frühjahrsputz del paese, con oltre millecinquecento iniziative civiche e la partecipazione di scuole, asili, vigili del fuoco e sommozzatori della DLRG. Berlino, osserva l’autore, potrebbe facilmente superare quel volume di rifiuti, ma non mostra la stessa volontà di affrontare il problema. Diana Henniges, direttrice dell’iniziativa «Moabit hilft», viene citata per la denuncia più schietta: si ha l’impressione che lo spazio pubblico venga semplicemente abbandonato, tanto dall’amministrazione quanto da una parte degli stessi residenti. Il degrado urbano non è trattato come questione di decoro, ma come misura immediata della capacità dell’amministrazione di garantire servizi di base e rispetto degli spazi comuni. L’accumulo di rifiuti, la manutenzione insufficiente e i marciapiedi ingombri di mobili abbandonati con cartelli «da regalare» producono un’erosione del rapporto tra cittadinanza e istituzioni, trasmettendo l’idea che le regole esistano solo formalmente. La pulizia urbana, argomenta il commento, dovrebbe essere considerata una funzione strutturale del governo cittadino, che richiede organizzazione adeguata, finanziamento stabile, coordinamento tra enti e sanzioni credibili. In una capitale, il peso simbolico è maggiore, perché il livello di cura dello spazio pubblico diventa anche indicatore della qualità complessiva del governo urbano agli occhi del paese e dell’esterno.
Politica estera e sicurezza
Guerra contro l’Iran, la Germania vuole continuare a restarne fuori
Krieg gegen den Iran: Deutschland will sich weiter raushalten
Die Zeit – 07.03.2026
L’articolo ricostruisce la linea di cautela del governo tedesco rispetto a un coinvolgimento militare diretto nel conflitto con l’Iran. La posizione di Berlino viene descritta come orientata a contenere l’esposizione operativa della Bundeswehr — il ministro degli Esteri Wadephul ha confermato che la Germania non dispone né di basi nella regione né dei mezzi militari necessari per un intervento diretto — mantenendo però canali politici aperti con gli alleati. La scelta è condizionata da vincoli interni, dalla sensibilità di un’opinione pubblica ancora segnata dall’esperienza afghana e da considerazioni di rischio politico in un anno di cinque elezioni regionali. La distinzione tra solidarietà politica e partecipazione militare viene presentata come netta e non negoziabile. La linea di non partecipazione, tuttavia, non elimina l’esigenza di gestire le conseguenze indirette del conflitto su energia, prezzi e potenziali flussi migratori, né esonera la Germania dal mantenere rilevanza diplomatica nel quadro europeo e transatlantico. Ne emerge un equilibrio difficile: restare fuori militarmente senza diventare marginali politicamente, in un contesto dove la decisione rappresenta anche un test di autonomia strategica europea di fronte alla pressione alleata.
Germania e guerra in Iran, il governo potrebbe ostacolare gli attacchi statunitensi se volesse
Deutschland und der Iran-Krieg: Bundesregierung könnte US-Angriffe behindern, wenn sie wollte
taz – die tageszeitung – 07.03.2026
L’articolo analizza gli strumenti giuridici e politici a disposizione della Germania per limitare il supporto logistico alle operazioni militari statunitensi e dimostra che la postura tedesca non è priva di alternative, ma riflette una scelta politica deliberata. Il punto di partenza è concreto: dopo che la Spagna ha negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón, Washington ha trasferito una dozzina di aerei cisterna per il rifornimento in volo sulla base aerea di Ramstein, in Germania. Trump ha lodato pubblicamente la cooperazione tedesca durante la visita di Merz a Washington, dichiarando che i tedeschi «lasciano atterrare» e «rendono tutto comodo». L’articolo richiama i precedenti storici: nel 1986 la Germania negò i diritti di sorvolo per il bombardamento di Tripoli; nel 2003 Schröder rifiutò la partecipazione all’Iraq ma consentì i sorvoli. Sul piano giuridico, l’articolo 26 del Grundgesetz vieta la partecipazione a guerre d’aggressione, ma non esiste un meccanismo processuale diretto per costringere il governo a negare le autorizzazioni. Merz ha dichiarato esplicitamente di non essere interessato a «inquadramenti di diritto internazionale» e che «non è il momento di fare la lezione ai partner e alleati», per il timore che Trump possa ritirare le truppe americane dalla Germania riducendone la protezione. Il punto di arrivo dell’analisi è che la neutralità operativa non coincide con la neutralità sostanziale: l’ambiente logistico tedesco resta un elemento rilevante della catena bellica, e l’inerzia istituzionale può essere letta come corresponsabilità almeno sul piano politico e simbolico.
Guerra con l’Iran, Johann Wadephul in visita di crisi a Israele
Iran-Krieg: Wadephul auf Krisenreise überraschend in Israel
Handelsblatt – 10.03.2026
L’articolo ricostruisce la visita a sorpresa del ministro degli Esteri Johann Wadephul in Israele, gestita con riservatezza per ragioni di sicurezza e di contesto operativo. Il trasferimento è avvenuto con un velivolo militare e misure di protezione rafforzate. Wadephul ha visitato luoghi colpiti dagli attacchi iraniani e incontrato interlocutori israeliani, con l’obiettivo dichiarato di acquisire elementi di valutazione diretti sulla situazione. L’iniziativa mira anche a tutelare interessi tedeschi legati alla stabilità regionale e alla gestione delle conseguenze del conflitto. La Germania mantiene la linea prudente sull’impegno militare, ma rafforza la dimensione diplomatica del sostegno in una fase in cui la pressione sugli alleati europei è particolarmente forte. La politica estera tedesca si trova a operare simultaneamente tra opinione pubblica interna, vincoli di coalizione e aspettative degli alleati, e la presenza sul terreno viene usata anche come base per dichiarazioni pubbliche orientate a credibilità e legittimazione. La visita combina dunque messaggio simbolico e valutazione pratica, confermando l’intenzione di Berlino di restare attore politico rilevante nella crisi pur contenendo al massimo l’esposizione operativa.
A Madrid sono ancora irritati, la vicecapo del governo spagnolo attacca Friedrich Merz
In Madrid ist man immer noch sauer: Spaniens Vize-Regierungschefin attackiert Friedrich Merz
Tagesspiegel – 10.03.2026
L’articolo descrive una frizione diplomatica tra Madrid e Berlino originata durante un incontro internazionale di alto livello. La vicepresidenza del governo spagnolo rimprovera a Merz di non aver difeso la Spagna di fronte alle critiche statunitensi, legate alla decisione di Madrid di negare l’uso delle proprie basi per le operazioni contro l’Iran. L’assenza di una presa di posizione immediata da parte tedesca è stata interpretata in Spagna come mancanza di solidarietà europea in un momento in cui il principio di negoziare insieme con Washington avrebbe dovuto prevalere. Merz ha motivato la propria scelta con l’intento di non aggravare la situazione in pubblico, privilegiando i canali riservati; il commento osserva però che, sul piano simbolico e mediatico, il danno reputazionale per la Germania come partner affidabile era già prodotto. L’episodio viene collocato nella dinamica più ampia della leadership europea: le differenze tra governi UE sul Medio Oriente rischiano di riflettersi anche su dossier economici e commerciali con gli Stati Uniti. Più che un incidente isolato, il caso appare come un indicatore della fragilità della coesione politica europea sotto stress, e conferma che le scelte di comunicazione del cancelliere producono conseguenze che eccedono l’evento specifico.
La campagna di Donald Trump contro l’Iran è una guerra senza piano e senza base giuridica
Trumps Feldzug gegen den Iran: Es ist ein Krieg ohne Plan und rechtliche Grundlage
Tagesspiegel – 10.03.2026
Il contributo argomenta che un intervento militare è legittimo solo se preceduto dalla verifica dei fatti e da un inquadramento nel diritto internazionale, e che nel caso dell’attacco all’Iran questa sequenza è stata invertita: la decisione politica ha preceduto la valutazione giuridica. Gli autori sostengono che questa prassi eroda l’idea di un ordine internazionale fondato su regole condivise, anche quando il bersaglio è un regime repressivo. Viene criticata l’assenza di una base chiara nella cornice della Carta delle Nazioni Unite, richiamando il rischio di normalizzare eccezioni che trasformano l’uso della forza in scelta discrezionale di potenza. La Germania ha reagito con «comprensione politica»: il cancelliere Merz ha dichiarato di non essere interessato a «inquadramenti di diritto internazionale», e questo atteggiamento produce un problema di coerenza normativa. Dichiarare che la legalità dell’azione sarà valutata a posteriori segnala, secondo gli autori, una deriva procedurale e culturale. Il contributo riconosce la natura autoritaria del regime iraniano, ma distingue con nettezza la valutazione morale dalla legittimazione giuridica dell’intervento, e mette in guardia contro effetti di lungo periodo: indebolimento del multilateralismo e consolidamento di precedenti sfruttabili da altri attori. Se la Germania vuole sostenere un ordine basato su regole, deve evitare ambiguità e assumere una posizione più rigorosa.
«Portaerei Rheinland-Pfalz», nella patria di Trump si ascolta la guerra contro l’Iran
Flugzeugträger Rheinland-Pfalz: In Trumps Heimat hören sie den Krieg gegen Iran
Tagesspiegel – 13.03.2026
L’articolo analizza il ruolo della presenza militare statunitense in Rheinland-Pfalz come snodo logistico e strategico per le operazioni contro l’Iran, evidenziando come infrastrutture e basi — Ramstein in primo luogo, dove sono stati trasferiti gli aerei cisterna dopo il rifiuto spagnolo — abbiano una rilevanza che supera la sola sicurezza europea, diventando piattaforme per crisi in altri teatri. La politica regionale segue con attenzione le scelte di Washington per i riflessi economici locali: la presenza americana genera occupazione e indotto, e i timori di riduzione legati alla linea «America first» convivono con la constatazione che ragioni strategiche e infrastrutturali rendono improbabile una chiusura completa. L’articolo descrive una forma di «diplomazia subnazionale» che include contatti politici diretti con interlocutori statunitensi, gestione della sicurezza e cooperazione operativa, in un intreccio tra politica estera di Washington e interessi territoriali tedeschi. Il nodo irrisolto è che la Germania non è esterna al conflitto sul piano delle infrastrutture, anche se mira a esserlo sul piano operativo, e che questa contraddizione meriterebbe una discussione pubblica più onesta.
Guerra in Iran e Trump, anche nel caos servono azioni, non solo parole
Irankrieg und Trump: Auch im Chaos braucht es Taten, nicht nur Worte
taz – die tageszeitung – 14.03.2026
La colonna descrive l’imprevedibilità della leadership statunitense come fattore che trasforma la crisi in una sequenza di obiettivi mutevoli e instabili, con costi umani elevatissimi per le popolazioni civili in Iran e in Israele. L’autrice contrappone questo caos a una precedente fase europea di «avvicinamento» verso Teheran, ritenuta poco efficace e moralmente ambigua: la Germania e l’Europa hanno privilegiato per anni relazioni economiche e diplomatiche senza ottenere risultati sulla natura del regime. Viene criticata anche la distanza tra slogan di politica estera e strumenti reali, soprattutto sulle tutele per dissidenti e attivisti iraniani: alcune misure, come la designazione delle Guardie rivoluzionarie come organizzazione terroristica, sono state evitate con giustificazioni giudicate non convincenti. La priorità indicata dall’autrice è il sostegno concreto ai cittadini iraniani e alle categorie più esposte, anche tramite strumenti di protezione e accoglienza, nella convinzione che l’azione europea sia tanto più necessaria quanto l’affidabilità statunitense appare incerta e reversibile. La Germania deve tradurre l’analisi in misure operative, altrimenti ripeterà lo schema di dichiarazioni senza risultato: l’efficacia si misura nelle decisioni adottate, non nell’ampiezza delle parole.
Industria della difesa e questioni militari
Difesa, Bundeswehr e soccorso civile si esercitano per lo scenario di guerra
Verteidigung: Bundeswehr und zivile Rettungskräfte üben den Ernstfall
Handelsblatt – 09.03.2026
L’articolo descrive un’esercitazione congiunta tra Bundeswehr e servizi di soccorso civile, incentrata sull’evacuazione e la cura di feriti in uno scenario di conflitto ad alta intensità. In caso di guerra, il sistema sanitario militare non sarebbe sufficiente senza il contributo di strutture civili: ospedali, organizzazioni di soccorso e reti sanitarie regionali dovrebbero integrarsi nella catena di evacuazione, triage e presa in carico. La cooperazione presenta ancora attriti significativi: standard operativi differenti, problemi di comunicazione tra unità militari e civili, zone grigie nella ripartizione delle responsabilità. L’esercitazione è collegata alla cornice della difesa collettiva NATO e alle ipotesi operative legate a un conflitto in Europa orientale. La preparazione non è solo militare ma anche logistica e sanitaria, con impatti rilevanti sulla pianificazione di lungo periodo. Lo scenario d’emergenza richiede un sistema integrato e non compartimenti separati: la mancanza di coordinamento può trasformarsi in perdita di vite anche lontano dal fronte.
Armamenti, non si deve ridurre FCAS al solo aereo pilotato
„Man darf FCAS nicht auf das bemannte Flugzeug reduzieren“
Handelsblatt – 09.03.2026
L’articolo riferisce la posizione del vertice militare aeronautico francese sul programma FCAS (Future Combat Air System), presentato come sistema integrato e non come singolo velivolo. Le tensioni tra i partner industriali hanno messo a rischio la coerenza del programma, e l’ipotesi di una soluzione con due aerei differenti — uno per ciascun polo industriale — viene valutata come possibile compromesso per salvare il progetto dall’impasse. Per i militari, gli elementi decisivi non sono solo la piattaforma pilotata, ma anche i droni associati e la «cloud di combattimento», la rete dati operativa che connette tutti i componenti del sistema. Una frammentazione eccessiva ridurrebbe interoperabilità e capacità complessiva. L’articolo connette la questione alla credibilità europea nel campo dei grandi programmi di difesa comune e avverte che senza un accordo il continente potrebbe dipendere di più da fornitori extraeuropei. Il criterio di successo, ribadisce il vertice aeronautico, deve essere la capacità operativa futura, non compromessi simbolici tra industrie.
Rheinmetall, il boom della difesa spinge il gruppo del Dax e aumenta il dividendo
Rheinmetall: Rüstungsboom treibt Dax-Konzern – Dividende deutlich erhöht
Handelsblatt – 11.03.2026
L’articolo presenta i risultati annuali di Rheinmetall, il principale gruppo tedesco della difesa, segnalando un aumento significativo della marginalità operativa trainato soprattutto dalla divisione munizioni. Le previsioni indicano una forte crescita dei ricavi nell’anno successivo, sostenuta da programmi di modernizzazione delle forze armate europee e da dinamiche di sicurezza amplificate dalla guerra in Iran, che ha riattivato la domanda di sistemi di difesa aerea e munizionamento. La dirigenza si dichiara ben posizionata su grandi progetti, con una pipeline di commesse in aumento e un’attenzione rinnovata verso clienti extraeuropei in condizioni di crisi. Capacità produttiva e velocità di consegna stanno diventando fattori competitivi almeno quanto la tecnologia. Rheinmetall opera in un contesto di crescita strutturale del settore, ma la sostenibilità del boom dipenderà da ordini pubblici continuativi e dalla capacità di scalare produzione e catene di fornitura.
Rheinmetall pianifica la produzione in serie di «droni marini»
Rüstungskonzern: Rheinmetall plant Serienbau von Drohnenbooten
Handelsblatt – 11.03.2026
L’articolo descrive il piano industriale di Rheinmetall per la produzione in serie di imbarcazioni senza equipaggio (Unmanned Surface Vehicles), con possibile impiego sia militare sia civile. La produzione dovrebbe avvenire presso un cantiere di Amburgo, con un’impostazione orientata alla scalabilità: una fase iniziale a volumi limitati, seguita da una crescita progressiva verso ritmi industriali intensivi se la domanda si consolida. Il progetto è collocato in una joint venture internazionale, a indicare un modello di cooperazione per accelerare sviluppo e accesso ai mercati. La domanda di sistemi senza equipaggio cresce per ragioni di costo, rischio e flessibilità tattica, e la modernizzazione navale include componenti sempre più automatizzate e integrate con sensoristica e reti dati. Rheinmetall mira a consolidare un segmento emergente della difesa europea con un prodotto ripetibile e scalabile, la cui competitività dipenderà da standard, certificazioni e capacità di integrazione in sistemi più ampi.
Miliardi per la marina, ma le rotte commerciali tedesche restano senza protezione
Kommentar: Milliarden für die Marine – doch Deutschlands Handelswege sind schutzlos
Handelsblatt – 11.03.2026
Il commento collega la sicurezza economica tedesca alla protezione delle rotte marittime, partendo dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz come fattore che interrompe flussi energetici e logistica globale. Le conseguenze non sono astratte: prezzi alla pompa in aumento, stress sulle catene di fornitura, rischio inflazionistico. L’autore ricorda che argomentare interessi economici come motivazione per missioni esterne è stato storicamente contestato in Germania, ma sostiene che la situazione attuale dimostri la rilevanza concreta di quel nesso, soprattutto per un paese il cui commercio e la cui sicurezza energetica dipendono dal mare. Viene criticata la strategia di concentrarsi sul restare fuori dal conflitto senza affrontarne i costi indiretti, che si scaricano su imprese e consumatori sotto forma di prezzi più alti e vulnerabilità maggiori. La Germania deve integrare difesa, economia e sicurezza energetica in una scelta coerente, perché la distanza dal conflitto non elimina la dipendenza dalle sue conseguenze.
Aziende della difesa, l’autorità antitrust approva una joint venture per munizioni d’artiglieria
Rüstungsunternehmen: Kartellamt genehmigt Joint Venture für Artilleriemunition
Handelsblatt – 10.03.2026
L’articolo descrive la decisione del Bundeskartellamt di autorizzare una joint venture tra la norvegese Nammo e la tedesca Diehl Defence per la produzione di munizioni da 155 millimetri. Il mercato tedesco dell’artiglieria era dominato da Rheinmetall, e l’ingresso di un secondo polo produttivo viene valutato dall’autorità antitrust come effetto pro-competitivo: Diehl non avrebbe potuto eseguire da sola un grande ordine della Bundeswehr, mentre il know-how del prodotto è in capo a Nammo, che fino a ora non disponeva di capacità produttive in Germania. L’operazione è collegata all’esigenza di aumentare rapidamente le scorte di munizione standardizzata nel contesto del riarmo europeo. La politica industriale della difesa passa dunque anche attraverso le regole di concorrenza e la governance del mercato, e la competizione interna può ridurre i rischi di dipendenza da un singolo fornitore in un settore strategico.
L’export di armi aumenta, la Germania supera la Cina
Waffenexporte nehmen zu: Deutschland zieht an China vorbei
taz – die tageszeitung – 09.03.2026
L’articolo riferisce i dati SIPRI che collocano la Germania al quarto posto tra gli esportatori mondiali di armamenti, superando la Cina nel periodo considerato. La crescita delle esportazioni tedesche è collegata all’aumento della domanda intra-europea, associato alla guerra in Ucraina e alla percezione di minacce più ampie: una quota significativa delle forniture è direttamente connessa al sostegno all’Ucraina, ma l’incremento riflette anche fattori di incertezza strategica che vanno oltre quel conflitto. L’Europa continua a importare in misura rilevante dagli Stati Uniti, con implicazioni per l’autonomia industriale del continente. La Germania è presentata come fornitore prevalentemente regionale, in un mercato in espansione dove la tensione tra obiettivi industriali, regole di esportazione e posizionamento politico è destinata a intensificarsi. Il dibattito interno tra logiche di sicurezza e vincoli normativi e morali accompagnerà questo nuovo ruolo strutturale nel mercato degli armamenti.
«Certificare un drone richiede un anno e mezzo», Roderich Kiesewetter chiede più rapidità nel riarmo tedesco
Tagesspiegel – 13.03.2026
L’articolo riporta le critiche del deputato CDU Roderich Kiesewetter sulla lentezza dei processi di procurement e certificazione nel riarmo tedesco. Kiesewetter sostiene che la capacità produttiva e decisionale della Germania non è proporzionata alle esigenze di deterrenza: un anno e mezzo per certificare un drone è un vincolo strategico quando la domanda di sistemi cresce rapidamente. L’intervistato richiama un cambiamento di paradigma culturale, sintetizzato nel passaggio da «mai più guerra» a «mai più indifesi», e collega la guerra in Medio Oriente ai prezzi dell’energia e alla capacità russa di finanziamento bellico per argomentare l’urgenza di misure anche indirette, come l’enforcement delle sanzioni. La risposta tedesca, secondo Kiesewetter, dovrebbe includere capacità a lungo raggio, strumenti di precisione e cooperazione rafforzata con l’Ucraina. La priorità strategica resta la deterrenza in Europa, e per tradurre spesa e programmi in capacità effettiva occorre ridurre drasticamente gli attriti burocratici.
Riarmo in Europa, la Germania si riarma e distribuisce già «compiti»
Aufrüstung in Europa: Deutschland rüstet auf – und verteilt schon wieder Hausaufgaben
Die Zeit – 11.03.2026
La colonna analizza la narrativa tedesca sull’obiettivo di costruire la più forte forza convenzionale europea e la reazione critica dei partner. Il punto non è la necessità del riarmo, che nessuno contesta, ma il modo in cui la Germania lo comunica: dichiarazioni di primato militare possono risultare irritanti se percepite come didattiche, prescrittive o insensibili al contesto degli altri paesi. L’autore richiama esempi di affermazioni politiche che hanno avuto eco negativa all’estero, alimentando scetticismo sulla capacità tedesca di tradurre le parole in cooperazione reale. Francia e altri partner valutano l’azione di Berlino anche in relazione alle proprie scelte strategiche e industriali, e la discrepanza tra proiezione tedesca e realtà delle capacità europee rende sensibile ogni enunciato di primato. Il riarmo europeo può procedere soltanto se accompagnato da una gestione politica fine delle relazioni tra alleati, e la credibilità tedesca dipenderà dalla capacità di coniugare ambizione militare e diplomazia intraeuropea.
Politica interna e questioni sociali
Riforma elettorale e freno al debito, due commissioni e nessun risultato
Wahlrecht und Schuldenbremse: Konflikte in der Bundesregierung
Süddeutsche Zeitung – 10.03.2026
L’articolo descrive le difficoltà della coalizione nero-rossa nel trasformare gli impegni assunti nel contratto di governo in compromessi operativi su due riforme istituzionali rilevanti: la modernizzazione della Schuldenbremse e la riforma del diritto elettorale. Su entrambi i dossier sono state istituite commissioni, ma il periodo considerato non ha prodotto esiti concreti. La mancanza di accordo tra i partner espone le riforme al rischio di fallimento o rinvio indefinito, ed è tanto più significativa perché si tratta di impegni esplicitamente previsti dal contratto di coalizione. Le commissioni, osserva l’autore, possono diventare strumenti di rinvio se non accompagnate da un mandato politico chiaro, e la tensione tra necessità di decisione e logiche coalizionali appare strutturale, non episodica. I due cantieri riformisti funzionano dunque come indicatori della capacità del governo di governare la complessità: senza compromessi, le promesse restano dichiarative e alimentano polarizzazione e sfiducia.
«La Germania è un Paese giusto?» «No!»
„Deutschland spricht“: Ist Deutschland ein gerechtes Land? „Nein!“
Die Zeit – 07.03.2026
Il formato giornalistico presenta una discussione pubblica regolata tra studenti, concepita per far emergere posizioni divergenti su temi politicamente sensibili in un contesto pre-elettorale regionale. Il confronto tocca obbligo di leva, espulsioni e istruzione, mostrando la tensione tra argomenti di difesa collettiva e rivendicazione di diritti individuali, soprattutto sulla disponibilità del corpo e sulla coercizione statale. La Wehrpflicht riemerge come tema generazionale, con domande concrete sulla distribuzione dei costi della sicurezza. Le posizioni non si riducono a slogan, ma sono motivate da paure, valori e percezioni di rischio specifiche. L’autore sottolinea il ruolo del dialogo regolato nel contenere l’escalation e nel mantenere spazio di ascolto tra opinioni opposte. La discussione sulla giustizia in Germania, emerge dal confronto, include dimensioni materiali e obblighi verso la collettività, perché sicurezza e libertà impongono scelte distributive e normative che i giovani discutono con consapevolezza, senza semplificazioni.
Tutti contro l’AfD, cosa cambia con la riforma del parlamento in Sachsen-Anhalt
Alle gegen die AfD: Was sich mit der Parlamentsreform in Sachsen-Anhalt ändert
Tagesspiegel – 12.03.2026
L’articolo ricostruisce un’iniziativa di riforma costituzionale e parlamentare in Sachsen-Anhalt portata avanti da quasi tutte le forze politiche, con l’esclusione dell’AfD. La cooperazione trasversale è rara, soprattutto considerando le precedenti incompatibilità tra i partiti firmatari, e il percorso ha richiesto mesi di negoziato, compromessi e redazione di un disegno di legge ora in discussione nel parlamento regionale. L’AfD contesta l’operazione come manovra antidemocratica, sostenendo di essere esclusa ingiustamente; l’autore distingue però tra legittimità formale della riforma e scelta politica dei firmatari, osservando che la dinamica del «cordone sanitario» produce effetti ambivalenti: contenimento dell’azione ostruzionistica, ma anche potenziale vittimizzazione retorica del partito escluso. Il Sachsen-Anhalt diventa così un laboratorio di risposta istituzionale alla crescita di un attore radicale, e l’esito della riforma e la sua percezione influenzeranno anche altri Länder e la politica federale.
La «Patriotische Bewegung» recluta giovani di destra, la ricerca taz mostra chi c’è dietro
taz-Recherche zur rechten Jugendgruppe: „Patriotische Bewegung“ im Vorfeld der AfD
taz – die tageszeitung – 12.03.2026
L’inchiesta descrive la formazione e le modalità operative di una rete giovanile di estrema destra che utilizza codici e simboli riconducibili all’ambiente neonazista. La strategia prevede reclutamento mirato di adolescenti e giovani adulti, costruzione identitaria attraverso i social media e capacità di mobilitazione rapida per azioni di disturbo e provocazione. Dietro l’iniziativa vi sarebbe un soggetto politicamente collocato nell’orbita dell’AfD, con un ruolo di impulso organizzativo, e la rete risulta collegata a un ecosistema più ampio di gruppi estremisti che cooperano su singoli eventi e campagne. La presenza di codici consente il riconoscimento interno e, al tempo stesso, l’ambiguità verso l’esterno. La questione non è episodica ma riguarda la struttura della radicalizzazione e le sue connessioni partitiche; la risposta pubblica richiede investigazione, prevenzione e controllo dei canali di reclutamento.
Ricerca fotografica su Internet, trovare il volto
Fotofahndung im Internet: Finde das Gesicht!
taz – die tageszeitung – 12.03.2026
L’articolo illustra un progetto normativo che consentirebbe alla polizia di utilizzare il riconoscimento biometrico facciale per confrontare immagini di persone ricercate con fotografie disponibili online. L’obiettivo dichiarato è sia investigativo sia preventivo, con riferimento esplicito al contrasto del terrorismo internazionale. La polizia attualmente non può impiegare questo metodo, mentre soggetti privati e giornalisti hanno già dimostrato che la tecnologia funziona: viene richiamato il caso di una latitante storica identificata attraverso foto pubbliche. La proposta prevede regole di cancellazione dei dati, ma i risultati ritenuti pertinenti resterebbero conservati. L’articolo evidenzia i rischi di ampliamento della sorveglianza, di normalizzazione di strumenti altamente invasivi e di sottovalutazione degli errori, delle false corrispondenze e degli impatti sulle libertà civili. La Germania entra in una fase di dibattito sulla biometricizzazione dell’azione di polizia, con implicazioni destinate a ridefinire in modo duraturo la relazione tra cittadino, Stato e spazio digitale.
Dibattito sul ministro della cultura Weimer, chi lo critica non può risparmiare i servizi di sicurezza interna
Debatte um Kulturstaatsminister Weimer: Wer Weimer kritisiert, darf den VS nicht schonen
taz – die tageszeitung – 13.03.2026
Il commento sposta l’attenzione dalla controversia personale sul ministro della cultura alla funzione e alle criticità strutturali del Verfassungsschutz, il servizio di sicurezza interna tedesco. Concentrarsi su un profilo individuale rischia di oscurare problemi istituzionali più rilevanti: l’effettiva capacità del Verfassungsschutz di proteggere l’ordine costituzionale, la sua trasparenza, il controllo democratico cui è sottoposto. La tutela del Grundgesetz non può essere affidata a routine burocratiche e logiche opache, e in presenza di minacce estremiste l’efficacia dipende dalla capacità di identificare reti e dinamiche di radicalizzazione. Se il tema è la tenuta costituzionale, la questione non può limitarsi a un ministro ma deve investire gli apparati deputati alla protezione dell’ordine democratico, con riforme e verifiche dell’architettura di sicurezza interna.
I Verdi dopo le elezioni regionali, perché il partito ha vinto
Grüne nach der Landtagswahl: Warum hat die Partei gewonnen?
taz – die tageszeitung – 13.03.2026
L’articolo analizza la vittoria dei Verdi in Baden-Württemberg come esito di una combinazione di fattori. Cem Özdemir ha saputo attrarre consensi oltre la base tradizionale del partito, presentandosi come figura trasversale in grado di mimetizzare la propria appartenenza partitica. La competizione con la CDU è stata serratissima e la mobilitazione finale ha avuto un ruolo decisivo nel ribaltare un distacco che nei mesi precedenti superava i quattordici punti percentuali. La redistribuzione dei voti dei partiti rimasti sotto la soglia di sbarramento — FDP e Linke al 4,4 per cento ciascuno, esclusi dal parlamento — ha influenzato il risultato complessivo e la composizione dell’assemblea. Il comportamento elettorale è stato condizionato da timori di instabilità e dal desiderio di continuità governativa. La vittoria verde non è spiegabile con un solo fattore, ma con l’allineamento tra candidato, contesto e tematizzazione, e l’esito avrà effetti sulla politica federale e sulle strategie di coalizione nei Länder successivi.
Il rimpicciolimento dell’opposizione
Politik: Die Verzwergung der Opposition
taz – die tageszeitung – 14.03.2026
L’articolo analizza gli effetti della soglia di sbarramento al cinque per cento sulla rappresentanza democratica in Baden-Württemberg, dove una quota elevata di voti è risultata priva di rappresentanza perché assegnata a partiti rimasti sotto soglia. Il meccanismo produce un’opposizione democratica numericamente ridotta e una maggioranza di governo molto ampia — Verdi e CDU controllano insieme una maggioranza dei due terzi con 112 seggi su 157 — mentre l’AfD, con 35 mandati, diventa di fatto l’unica opposizione forte. L’autore contesta la giustificazione storica della soglia come antidoto alla frammentazione di Weimar, definendola un mito parziale: la crisi della Repubblica di Weimar non dipese in modo determinante dalle piccole forze parlamentari, ma da dinamiche politiche e autoritarie di tutt’altra natura. Lo sguardo si sposta poi sul Sachsen-Anhalt, dove la soglia potrebbe produrre esiti ancora più estremi se più partiti restassero fuori dal parlamento. La resilienza democratica non deriva da opposizioni ridotte, ma da competizione effettiva e controllo parlamentare robusto.
Questioni economiche e finanziarie
Guerra in Iran, quanto sarà dura la crisi energetica: i cinque fatti essenziali
Iran-Krieg: Wie heftig wird die Energiekrise? Die fünf wichtigsten Fakten
Handelsblatt – 09.03.2026
L’articolo descrive la crisi energetica come conseguenza immediata dell’escalation militare e della chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, lo scenario temuto da tempo dagli analisti. Il prezzo del petrolio mostra una forte volatilità con oscillazioni rapide su livelli elevati, e l’aumento si trasmette a rischi su produzione e trasporti con impatto diretto sui consumatori tedeschi. L’assenza di una soluzione rapida rende la crisi potenzialmente persistente. I paesi industrializzati hanno votato all’unanimità per il rilascio coordinato di quattrocento milioni di barili di riserve strategiche, di cui 19,5 milioni dalla Germania, una misura che può attenuare ma non eliminare gli effetti di una strozzatura fisica dei flussi. La crisi non è limitata al carburante: si trasmette a costi industriali, logistica e aspettative inflazionistiche. L’Europa resta esposta per dipendenze strutturali e per un mercato globale altamente integrato. L’impatto sulla Germania sarà misurabile e la gestione economica interna dovrà integrarsi con scelte di politica estera e sicurezza energetica.
Diesel, le stazioni di servizio si arricchiscono con lo shock del petrolio?
Diesel: Bereichern sich Tankstellen am Ölpreisschock?
Handelsblatt – 12.03.2026
L’articolo parte dall’aumento rapido dei prezzi del diesel, che pochi giorni dopo l’escalation ha superato una soglia psicologica elevata per gli automobilisti, e dal sospetto politico di comportamenti speculativi da parte dei gestori. La discussione pubblica si è concentrata sull’ipotesi che vengano vendute scorte acquistate a prezzi inferiori con margini più alti. Il ministero dell’economia ha annunciato una verifica cartellistica e il governo ha introdotto una misura regolatoria per limitare la possibilità di aumentare i prezzi più di una volta al giorno, accolta favorevolmente dal Bundeskartellamt. L’analisi dei margini basata sui dati disponibili restituisce però un quadro «differenziato»: non tutte le stazioni e non tutte le strutture proprietarie mostrano lo stesso comportamento. L’analisi empirica è necessaria per evitare misure simboliche o sproporzionate, e la gestione della crisi dei prezzi è anche gestione della fiducia nei mercati e nelle istituzioni di controllo.
Industria, «veleno per gli investimenti»: la chimica teme le conseguenze della guerra in Iran
Industrie: „Gift für Investitionen“ – Chemie fürchtet Folgen des Iran-Kriegs
Handelsblatt – 13.03.2026
L’articolo presenta la valutazione dell’industria chimica tedesca, che descrive un contesto di domanda debole e pressione crescente sui costi aggravato dall’escalation in Medio Oriente. Il settore opera in quella che viene definita «modalità crisi»: la fase finale del 2025 ha segnato ulteriori contrazioni di produzione, prezzi e fatturato, e la chiusura o restrizione dello Stretto di Hormuz non riguarda solo petrolio e gas, ma anche materie prime industriali specifiche come ammoniaca, fosfati, elio e zolfo. Le imprese temono interruzioni prolungate delle catene di fornitura e incrementi di costo persistenti, al punto che il settore non è in grado di formulare una previsione per il 2026 — un’impossibilità che l’articolo interpreta come indicatore della portata dello shock. La chimica, come settore trasversale, trasmette le proprie difficoltà a molte filiere industriali tedesche. La combinazione di debolezza ciclica e rischio geopolitico produce un profilo di crisi più persistente, capace di ritardare investimenti e rallentare il recupero e la modernizzazione dell’apparato produttivo.
Nuova previdenza e mercato dei capitali: scommesse sulla propria aspettativa di vita
Neue Altersvorsorge und Kapitalmarkt: Wetten auf die eigene Lebenszeit
taz – die tageszeitung – 12.03.2026
L’articolo analizza un disegno di legge per riformare la previdenza privata agevolata, introducendo maggiore flessibilità nei prodotti e nelle opzioni a disposizione dei risparmiatori. L’associazione Finanzwende riconosce alcuni elementi positivi ma contesta l’impianto dei costi: secondo una ricerca richiamata dall’articolo, molti prodotti Riester e Rürup non raggiungono rendimenti sufficienti a compensare l’inflazione, principalmente per l’incidenza di costi di collocamento e gestione. La riforma introduce un tetto ai costi per i prodotti standard, giudicato però troppo elevato, e apre a una maggiore quota di investimenti azionari, aumentando il rendimento potenziale ma anche il rischio: in alcuni casi la garanzia di restituzione del capitale scenderebbe sotto il cento per cento, segnando una discontinuità rispetto al passato. Viene proposto il modello svedese come esempio di costi bassi grazie a massa critica e architettura semplice. La riforma è già in percorso parlamentare con avvio dei nuovi prodotti programmato per il 2027. Il rischio concreto è che la riforma riproduca i difetti del passato se non affronta in modo strutturale la questione dei costi e della semplicità.
Politica energetica di Reiche: rovina clima ed economia
Energiepolitik von Katherina Reiche: Sie ruiniert Klima und Wirtschaft
taz – die tageszeitung – 14.03.2026
Il commento valuta negativamente la linea della ministra dell’economia e dell’energia Katherina Reiche, attribuendole responsabilità dirette su scelte considerate controproducenti nella combinazione tra crisi energetica, transizione climatica e competitività industriale. La ministra registra livelli bassi di consenso e le critiche provengono anche da operatori del settore energetico. La gestione della politica energetica richiede coerenza di obiettivi, perché le oscillazioni aumentano incertezza e costi per le imprese del comparto. La transizione non è separabile dalla politica economica, perché impatta prezzi, catene di fornitura e innovazione. L’autore suggerisce che il cancelliere dovrebbe valutare la tenuta politica della ministra a fronte del deterioramento del quadro, e avanza l’ipotesi di sostituzione come soluzione politica. Senza correzioni, la politica energetica continuerà a produrre conflitti e danni economici misurabili.
Dibattito su un’aliquota massima più alta: eppure si muove
Debatte über höheren Spitzensteuersatz: Und sie bewegt sich doch
taz – die tageszeitung – 13.03.2026
L’articolo riferisce che nell’Unione si registra un’apertura a discutere un aumento dell’aliquota massima dell’imposta sul reddito, a condizione che rientri in un pacchetto fiscale più ampio. L’obiettivo politico sarebbe accompagnare l’aumento con alleggerimenti per la maggior parte dei contribuenti, intervenendo in particolare sul cosiddetto Mittelstandsbauch, l’impennata della pressione fiscale sui redditi medi. L’imposta patrimoniale resta invece esclusa dalla disponibilità dell’Unione. L’articolo richiama una proposta che prevede anche la riorganizzazione del Solidaritätszuschlag e chiarisce che l’apertura è condizionata: non rappresenta un cambiamento automatico di linea, ma un ingresso pragmatico del tema nell’agenda negoziale della coalizione. L’esito dipenderà dalla capacità di costruire un pacchetto credibile di compensazioni e obiettivi comuni.
Finanziamento della ricerca in Germania, dieci università restano «eccellenti»
Forschungsförderung in Deutschland: Zehn Unis bleiben exzellent
taz – die tageszeitung – 12.03.2026
L’articolo descrive la decisione di confermare lo status di eccellenza per dieci atenei tedeschi fino al 2033, al termine di una valutazione condotta da una commissione internazionale di esperti nel quadro dell’Exzellenzstrategie. Una sola università, rispetto al ciclo precedente, perde lo status, con effetti su risorse e reputazione. Il programma — con un investimento complessivo di 687 milioni di euro da parte di Bund e Länder — incentiva la creazione di poli di ricerca visibili a livello internazionale attraverso cluster tematici. Il finanziamento della ricerca è anche politica economica, perché influenza la capacità innovativa, l’attrattività di talenti e gli ecosistemi regionali di imprese e trasferimento tecnologico. La continuità di risorse consente pianificazione di medio periodo, essenziale per infrastrutture scientifiche e reclutamento. La Germania consolida un nucleo di poli d’eccellenza come leva competitiva di lungo periodo, ma la politicizzazione del tema resterà alta perché riguarda la distribuzione di risorse pubbliche e le priorità nazionali.


