Rassegna della stampa tedesca #162
Il testo che segue presenta il monitoraggio della stampa tedesca curato dalla redazione di Stroncature per conto della Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano e copre il periodo compreso tra il 15 e il 22 marzo 2026. L’obiettivo della rassegna è offrire una lettura strutturata e documentata delle principali dinamiche politiche, strategiche, economiche e sociali che attraversano la Germania, attraverso una selezione mirata di articoli pubblicati dalle principali testate nazionali — Handelsblatt, Süddeutsche Zeitung, Die Zeit, taz, Tagesspiegel — verificati e sintetizzati secondo un protocollo redazionale uniforme.
Nel periodo considerato la stampa tedesca restituisce l’immagine di un paese investito simultaneamente da una crisi energetica importata e da una ridefinizione accelerata della propria postura di sicurezza. La guerra in Iran e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz producono uno shock che si trasmette dall’energia all’inflazione, dalle materie prime industriali all’agricoltura, in un’economia che non aveva ancora completato il recupero dopo tre anni di stagnazione. Sul fronte strategico, la Germania mantiene la linea del non coinvolgimento militare diretto respingendo le pressioni di Washington, ma si trova esposta attraverso la base di Ramstein e i propri contingenti nelle basi multinazionali della regione, con un dibattito crescente sulla compatibilità costituzionale di tale presenza con il conflitto in corso.
Sul piano interno, la settimana è segnata da due eventi di portata strutturale. Il primo è l’esito della Landtagswahl in Renania-Palatinato del 22 marzo: la CDU interrompe trentacinque anni di governo socialdemocratico nel Land, l’AfD quasi raddoppia il proprio risultato raggiungendo il 19,5 percento e la SPD perde quasi dieci punti, con ripercussioni immediate sull’equilibrio interno della grande coalizione federale. Il secondo è l’accordo sulla riforma del Gebäudeenergiegesetz, che abolisce la soglia del 65 percento di energie rinnovabili per i nuovi impianti di riscaldamento e che, letto insieme al fallimento del Sondervermögen Infrastruktur — i cui fondi risultano dirottati per oltre l’86 percento verso spesa ordinaria secondo ifo e IW Köln — disegna una politica di governo che accumula passività climatiche e fiscali mentre il contesto geopolitico accelera.
Il prossimo shock dei prezzi è in arrivo: petrolio oltre 100 dollari come nuova normalità
Kommentar: Der nächste Preisschock kommt – Öl über 100 Dollar als neue Realität - Handelsblatt · 21.03.2026
Il commento inquadra l’impennata del prezzo del greggio come effetto non episodico ma potenzialmente strutturale di una crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e dall’instabilità delle rotte marittime strategiche nel Golfo. La tesi centrale sostiene che l’asticella dei 100 dollari al barile rischia di diventare un riferimento operativo stabile, con conseguenze macroeconomiche immediate per famiglie e imprese in Germania, e con margini di manovra politici limitati nel breve periodo. L’argomentazione procede dal nodo logistico dello Stretto di Hormuz[1], indicato come canale essenziale per una quota rilevante dei flussi globali di petrolio e gas, all’amplificazione prodotta dalla successiva escalation verso infrastrutture energetiche critiche, che trasformerebbe un collo di bottiglia temporaneo in un problema di offerta di lungo periodo. A supporto, l’autrice richiama l’episodio del danneggiamento della capacità di esportazione di GNL a Ras Laffan[2] e le stime sui tempi pluriennali di ripristino, letti come fattore destinato a prolungare volatilità e rincari. Nel testo emergono, come riferimenti impliciti, la filiera energetica globale e la trasmissione dei costi all’economia reale tedesca attraverso carburanti, produzione industriale e prezzi alimentari, con l’aspettativa di contrazioni produttive e pressioni sul mercato del lavoro. La proiezione finale per la Germania è di una crisi che non si risolve con misure tattiche sui prezzi al consumo, poiché il problema è radicato in shock geopolitici e fisici dell’offerta, per i quali mancano “soluzioni giuste” immediate, e che impone scelte di politica energetica e di resilienza più coerenti e anticipatorie. [3]
Servizio di tutela della Costituzione: pericoloso e superfluo
Verfassungsschutz: Gefährlich und überflüssig - taz – die tageszeitung · 21.03.2026
L’articolo affronta la crisi di legittimazione del Bundesamt für Verfassungsschutz nel quadro di un dibattito tedesco in cui, negli ultimi anni, l’ascesa di Alternative für Deutschland aveva indotto una parte dell’opinione pubblica progressista ad attribuire ai servizi un ruolo di certificazione del pericolo estremista. La tesi dell’autore è che tale aspettativa si sia rivelata politicamente e istituzionalmente fuorviante e che l’istituzione, per struttura e prassi, risulti incompatibile con una cultura democratica liberale, rivelandosi quindi non solo inefficace, ma intrinsecamente dannosa. L’argomentazione segue un percorso che parte dal mutamento di percezione successivo allo scandalo Nationalsozialistischer Untergrund, passa attraverso la normalizzazione del servizio nella sua funzione anti-AfD e si chiude con la descrizione di casi recenti di abuso e opacità. In particolare, viene richiamata l’infiltrazione di un gruppo militante, indicato come Interventionistische Linke, presentata come una pratica capace di erodere la fiducia sociale e compromettere relazioni personali, con ricadute più ampie su soggetti e spazi civici. Tra gli attori citati figurano, come segnali di un clima più autoritario, il ministro della cultura Wolfram Weimer e i meccanismi attraverso i quali informazioni non trasparenti possono incidere su finanziamenti e riconoscimenti; ricorre inoltre il riferimento al livello regionale, con esempi legati alla campagna elettorale in Rheinland-Pfalz e ai suoi effetti indiretti su iniziative locali. L’implicazione proposta per la Germania è di natura istituzionale: sottrarre al segreto e alla discrezionalità del servizio funzioni che possono essere svolte da organi soggetti a controllo e trasparenza, come le forze di polizia, e ricostruire la difesa dell’ordine democratico su strumenti verificabili, evitando che esigenze di sicurezza si trasformino in vettori di compressione dei diritti e del pluralismo.
Prezzi dei carburanti in Germania: perché le stazioni aumentano così spesso i prezzi
Spritpreise in Deutschland: Warum Tankstellen so oft die Preise erhöhen - Die Zeit · 20.03.2026
L’analisi ricostruisce la dinamica dei prezzi dei carburanti in Germania nel contesto di rialzi e volatilità che alimentano un dibattito politico su possibili interventi regolatori, con particolare attenzione alla frequenza delle variazioni giornaliere. La tesi centrale è che l’oscillazione ripetuta dei prezzi non costituisca un’anomalia casuale, ma il prodotto sistemico di un mercato altamente trasparente e competitivo, nel quale l’informazione in tempo reale e la mobilità dei consumatori incentivano aggiustamenti rapidi e continui. La catena argomentativa si fonda su un’analisi di dati raccolti su un numero molto ampio di stazioni di servizio e individua un ordine di grandezza medio dei rialzi giornalieri, accompagnato da differenze significative tra singoli punti vendita e tra i diversi Länder; in questo quadro viene discussa anche la proposta del governo federale di limitare gli aumenti a una sola finestra quotidiana. Nel testo sono riportate le posizioni degli operatori del settore, che attribuiscono questa pratica al Wettbewerb e, soprattutto, a una formazione dei prezzi centralizzata e in parte algoritmica da parte delle grandi compagnie, lasciando ai gestori locali un margine d’azione ridotto. Compaiono inoltre testimonianze di operatori di stazioni indipendenti, i quali rivendicano strategie di prezzo meno aggressive in ragione del rapporto con la clientela. L’insieme degli elementi raccolti conduce a una valutazione prudente sugli effetti attesi di una restrizione amministrativa: un simile intervento, pur potendo rendere il fenomeno più leggibile, non garantirebbe automaticamente prezzi più bassi, perché non inciderebbe sulle cause strutturali dell’approvvigionamento e della concorrenza. L’implicazione per la Germania è dunque una tensione tra obiettivi di tutela del consumatore, trasparenza del mercato e rischio di distorsioni regolatorie, con la necessità di distinguere tra misure che riducono l’incertezza informativa e politiche capaci di intervenire sulle determinanti reali del livello dei prezzi.
Friedrich Merz e la guerra in Iran: il cancelliere ha un’illuminazione
Friedrich Merz und der Irankrieg: Der Kanzler hat eine Eingebung - taz – die tageszeitung · 17.03.2026
Nel dibattito tedesco sulla gestione politica della crisi mediorientale, il mutamento di registro del cancelliere viene interpretato come un passaggio tardivo ma significativo nella comunicazione governativa sul conflitto in Iran. L’affermazione secondo cui non esisterebbe una soluzione militare ma soltanto politica emerge come presa di coscienza successiva agli sviluppi del conflitto e segnala una linea di leadership più reattiva che strategicamente coerente. Il confronto tra le fasi precedenti e successive evidenzia una sequenza netta: iniziale allineamento e utilizzo del conflitto come strumento di polemica interna all’Unione europea, seguito da una presa di distanza più esplicita nei confronti della linea statunitense e israeliana, letta come riconoscimento di limiti già evidenti sul piano operativo e politico. Le tensioni con la Spagna rappresentano un caso esemplificativo di come la postura iniziale abbia generato frizioni con partner europei, mentre il successivo riposizionamento appare come correzione obbligata piuttosto che come espressione di una strategia predefinita. Il contesto è caratterizzato da un’agenda fortemente condizionata da attori esterni, che riduce lo spazio decisionale autonomo e costringe a continui aggiustamenti della linea politica. La Germania si colloca così in una posizione intermedia, impegnata a ricalibrare la propria narrativa senza poter modificare i vincoli derivanti da scelte già compiute e dalle conseguenze economiche e di sicurezza che incidono anche sul piano interno. Sul piano internazionale emerge il rischio di una percezione di incoerenza e reattività all’interno di un sistema di alleanze sotto pressione; sul piano domestico si rafforza l’esposizione a critiche per l’assenza di una linea anticipatoria capace di integrare interessi di sicurezza, credibilità europea e stabilità del discorso pubblico.
Trump chiede aiuto ai partner Nato: questa non è la nostra guerra
Meinung IranKaum hat Trumps Militär Probleme, soll die Nato plötzlich helfen - Süddeutsche Zeitung · 16.03.2026
La richiesta statunitense di coinvolgimento degli alleati nel conflitto con l’Iran viene interpretata come un tentativo di trasferire costi, rischi operativi e responsabilità politiche su partner che non hanno partecipato alle decisioni che hanno condotto all’escalation. L’idea che “non sia la nostra guerra” delimita il perimetro dell’impegno tedesco e riduce l’esposizione a dinamiche di pressione esterna, senza mettere in discussione la rilevanza strategica della crisi regionale. La difficoltà operativa e politica dell’amministrazione statunitense viene posta in relazione diretta con il richiamo alla solidarietà atlantica, configurata come risposta a problemi sottovalutati nella fase iniziale del conflitto. Le posizioni del ministro degli Esteri Johann Wadephul e del cancelliere delineano una linea di contenimento dell’impegno militare, fondata sulla necessità di evitare un coinvolgimento automatico in operazioni non concordate preventivamente. Il rischio evocato è duplice: da un lato ritorsioni politiche e deterioramento dei rapporti bilaterali, dall’altro la possibilità che relazioni fortemente personalizzate producano effetti reputazionali per i partner che non si allineano. Il quadro delle relazioni transatlantiche e del funzionamento della NATO emerge come contesto in cui la solidarietà non può tradursi in un’estensione automatica degli obblighi militari in assenza di un processo condiviso di valutazione dei rischi. Per la Germania si configura la necessità di mantenere un equilibrio tra coerenza alleata e autonomia decisionale, evitando che il rifiuto di partecipazione venga interpretato come disimpegno strutturale. In questa prospettiva, la fermezza nella delimitazione del coinvolgimento si accompagna all’esigenza di promuovere iniziative diplomatiche capaci di orientare la crisi verso una de-escalation, prevenendo la trasformazione dell’episodio in un precedente di pressione sistematica sugli alleati europei.
Obiettivi climatici del governo federale: come può mai tornare questo conto?
Klimaziele der Bundesregierung: Wie soll diese Rechnung jemals aufgehen? - Die Zeit · 16.03.2026
La coerenza interna della politica climatica tedesca viene valutata nel passaggio tra il raggiungimento formale degli obiettivi del 2025 e l’entità delle riduzioni necessarie per arrivare al 2030, con al centro la distanza tra la rappresentazione politica dei risultati e i vincoli quantitativi effettivi. L’idea di obiettivi ancora raggiungibili appare fondata su un equilibrio instabile di modifiche normative, proroghe e fattori contingenti più che su una traiettoria di trasformazione strutturale, con effetti diretti sulla credibilità dell’azione pubblica. I dati della bilancia climatica mettono in evidenza un salto di sforzo richiesto a partire dal 2026 nettamente superiore rispetto alle riduzioni precedenti, mentre la riforma del Klimaschutzgesetz del 2024 ha eliminato i target settoriali, rendendo più agevole compensare gli scostamenti di comparti critici, come trasporti ed edilizia, con risultati ottenuti altrove. Sul piano istituzionale, il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider e l’Umweltbundesamt si collocano come riferimenti centrali nella produzione di dati e valutazioni, mentre sul versante regolatorio assumono rilievo le scelte recenti in materia di edilizia e mobilità, considerate suscettibili di aggravare il divario rispetto alle proiezioni disponibili. Un nodo decisivo riguarda la divergenza rispetto agli obiettivi europei e la possibilità che il mancato rispetto comporti costi finanziari, con trasferimento di oneri sulla collettività senza un corrispondente beneficio climatico. Per la Germania emerge quindi l’urgenza di un programma climatico che non si esaurisca in correzioni contabili o ricalcoli di tabella, ma ristabilisca una disciplina di politiche settoriali e investimenti coerenti. In assenza di questo riallineamento, il rischio è un percorso che conserva l’apparenza della conformità nazionale mentre accumula passività climatiche ed economiche nel quadro europeo.
Politica climatica nero-rossa: la coalizione degli occhi chiusi
Schwarz-roter Klimaschutz: Die Augen-zu-Koalition - taz – die tageszeitung · 15.03.2026
La politica climatica del nuovo esecutivo viene inquadrata come un problema di governance, di coordinamento interministeriale e di gerarchia delle priorità, sullo sfondo dell’aumento della distanza dagli obiettivi del 2030 e della difficoltà di definire un programma di misure credibile. Al centro vi è l’idea che la coalizione sia pienamente consapevole dell’aggravarsi del divario emissivo, ma scelga deliberatamente un’impostazione che ne attenua la portata, sia attraverso l’adozione di basi informative eccessivamente favorevoli, sia mediante decisioni legislative che riducono l’ambizione delle politiche. La sequenza argomentativa combina dati e casi concreti: la stagnazione delle emissioni, l’allargamento del gap rispetto alla traiettoria necessaria, la responsabilità del ministro dell’Ambiente nella predisposizione del programma climatico e l’assenza di segnali convergenti provenienti dagli altri dicasteri, descritti come orientati a rallentare la transizione. In questo quadro assumono rilievo le scelte della ministra dell’Economia Katherina Reiche e la revisione dei vincoli sul riscaldamento domestico, considerate esempi di arretramento strutturale che rende più difficile il percorso verso il 2030. Richiami a studi esterni rafforzano l’idea che la programmazione governativa rischi di nascere già insufficiente rispetto all’entità reale della riduzione richiesta. Sul piano istituzionale, il tema del controllo e della validazione delle bilance climatiche si lega a una critica di scarsa trasparenza: fondare la pianificazione su un quadro di riferimento non aggiornato equivale a produrre un piano operativo già superato nel momento stesso della sua pubblicazione. Per la Germania si profila così una perdita di efficacia normativa e di credibilità politica, poiché il programma climatico rischia di ridursi a un adempimento formale privo di reale capacità direzionale, con costi futuri più elevati in termini di misure correttive, consenso sociale e compatibilità con gli impegni europei.
Politica estera e sicurezza
Cyberspionaggio: il BND progetta una “mini-NSA tedesca” sul Reno
CyberspionageBND plant „deutsche Mini-NSA“ am Rhein - Süddeutsche Zeitung · 20.03.2026
La riorganizzazione delle capacità tedesche di cyberspionaggio viene collocata nel quadro di una crescente centralità della dimensione digitale per la sicurezza nazionale e per la competizione tra servizi di intelligence. Al centro vi è l’ipotesi di un salto di scala del Bundesnachrichtendienst, fondato sulla creazione di un centro dedicato lontano dalla capitale politica, concepito come scelta funzionale e operativa e orientato ad avvicinare l’agenzia tedesca ai modelli dei principali servizi occidentali. Il progetto viene presentato come iniziativa di concentrazione di competenze, infrastrutture e funzioni specialistiche, con Bonn indicata come sede possibile e con la metafora della “mini-NSA” a segnalare un mutamento di paradigma nelle ambizioni operative. La logica di fondo è quella di una risposta alla trasformazione della minaccia, in cui le operazioni informatiche, la raccolta di segnali e l’intercettazione tecnica assumono un peso strategico paragonabile a quello delle attività tradizionali. Il riferimento comparativo alla National Security Agency chiarisce la direzione generale del riposizionamento tedesco, più orientato verso capacità integrate, scala tecnologica e autonomia di raccolta. In controluce emergono tuttavia tensioni tra esigenze di efficacia operativa e sensibilità politiche legate al controllo democratico, alla protezione dei dati e ai limiti dell’espansione dei poteri di intelligence, temi che in Germania hanno una particolare rilevanza storica e giuridica. Per la Germania si profila così una ridefinizione dell’equilibrio tra sicurezza e garanzie: il rafforzamento del cyberspionaggio amplia la capacità di prevenzione e raccolta informativa, ma rende più stringenti le esigenze di trasparenza verso gli organi di controllo e di legittimazione pubblica, soprattutto quando l’espansione tecnologica accresce poteri e asimmetrie informative.
Disinformazione: come l’intelligenza artificiale diventa un’arma nella guerra in Iran
Desinformation: Wie Künstliche Intelligenz im Irankrieg zur Waffe wird - Handelsblatt · 20.03.2026
L’uso di contenuti manipolati e sintetici nel conflitto con l’Iran viene inquadrato come fattore crescente di destabilizzazione della percezione pubblica e dei processi decisionali, con ricadute dirette anche sullo spazio informativo tedesco. La diffusione di immagini, video e testi generati o alterati tramite strumenti di intelligenza artificiale modifica la natura della guerra informativa, rendendo più complessa la distinzione tra evidenza e costruzione narrativa e aumentando il rischio di reazioni fondate su dati non verificati. L’aumento quantitativo di contenuti contraffatti circolanti online si collega alla formazione di opinioni polarizzate e a dinamiche di allarme che possono incidere sia sulla società sia sulle istituzioni. Le valutazioni degli esperti richiamati convergono sull’emergere di rischi sistemici che non riguardano soltanto la sicurezza digitale, ma investono la coesione sociale e la resilienza democratica, in quanto la disinformazione si configura come strumento per orientare consensi e alimentare conflitti interni. La vulnerabilità non è circoscritta alle aree direttamente coinvolte nel conflitto, ma si estende alle democrazie europee attraverso piattaforme digitali e meccanismi di amplificazione virale, configurando una dimensione di sicurezza nazionale non tradizionale. Per la Germania emerge la necessità di rafforzare strumenti di verifica, competenze istituzionali e capacità di analisi critica dei contenuti, insieme a una riflessione sul ruolo e sulla responsabilità delle piattaforme digitali, poiché la dimensione informativa si configura come parte integrante dell’architettura di sicurezza e come possibile fattore di accelerazione di crisi politiche e diplomatiche.
Stretto di Hormuz: rifiuto da Berlino, Merz respinge Trump
US-Krieg in IranKlartext aus Berlin - Süddeutsche Zeitung · 16.03.2026
La posizione del governo tedesco viene collocata nella sequenza di pressioni esercitate dagli Stati Uniti sugli alleati europei per un coinvolgimento militare nella gestione della crisi nello Stretto di Hormuz, sullo sfondo di tensioni transatlantiche accentuate dall’aumento dei prezzi dell’energia. L’indirizzo politico delineato dal cancelliere definisce un limite netto all’ipotesi di impiego di forze armate nell’area, pur all’interno di un sistema di alleanza in cui la richiesta statunitense assume la forma di una pressione diretta sull’agenda politica tedesca. Il tentativo di ottenere il sostegno dei partner viene messo in relazione con la risposta di Berlino, che esclude un coinvolgimento in operazioni non deliberate attraverso un processo condiviso, evidenziando al contempo la presenza di posizioni differenziate all’interno dello stesso campo conservatore. Il governo federale e il cancelliere emergono come i principali attori di una linea di contenimento, mentre il riferimento alle dinamiche politiche interne suggerisce tensioni tra disciplina di coalizione e orientamenti divergenti sulla gestione della crisi. Per la Germania si delinea una combinazione di rischio e opportunità: da un lato il possibile deterioramento dei rapporti con Washington e l’esposizione a ritorsioni politiche o narrative, dall’altro la possibilità di riaffermare una capacità decisionale autonoma in ambito europeo, evitando che una crisi regionale si traduca automaticamente in un impegno militare diretto.
Protezione dello Stretto di Hormuz: un rischio elevato e molti no
Schutz der Straße von Hormus: Ein hohes Risiko und viele Neins - taz – die tageszeitung · 16.03.2026
Il confronto diplomatico e militare sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz viene ricostruito a partire dalla distinzione tra un possibile intervento sotto egida Nato e soluzioni alternative in sede europea o multilaterale. Al centro emerge il rifiuto politico sostanziale opposto alla richiesta statunitense di una missione alleata, in un quadro nel quale la linea prevalente appare quella di escludere un’operazione Nato e di valutare, al massimo, formule diverse e più circoscritte. La rilevanza economica della rotta, essenziale per i traffici energetici globali, costituisce il punto di partenza del ragionamento, ma il nodo decisivo si sposta rapidamente sul calcolo politico degli alleati e sui limiti della loro disponibilità a un coinvolgimento diretto. Il premier britannico Keir Starmer esclude l’ipotesi di una missione Nato, mentre il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius chiarisce che non vi sarà partecipazione della Bundeswehr finché il conflitto rimarrà aperto, lasciando emergere anche la questione della mancata consultazione preventiva prima dell’avvio della guerra. Il quadro operativo viene dettagliato con riferimento alle minacce combinate provenienti da piattaforme terrestri e navali, alla disponibilità limitata di assetti di difesa aerea navale e ai vincoli derivanti dagli impegni già assunti in altre esercitazioni e missioni, tutti elementi che riducono la capacità europea di reagire rapidamente. Sul piano europeo acquistano rilievo le discussioni tra ministri degli Esteri, l’ipotesi di una missione UE e la proposta avanzata da Kaja Kallas di esplorare un meccanismo ONU con António Guterres, ispirato a precedenti accordi di corridoi marittimi. In questo contesto si colloca anche la valutazione prudente del ministro degli Esteri Johann Wadephul circa l’eventuale estensione di operazioni esistenti. Per la Germania il problema consiste nel tenere insieme credibilità alleata e prevenzione dell’escalation: respingere il coinvolgimento diretto, ma contribuire al tempo stesso a soluzioni diplomatiche e a cornici multilaterali capaci di ridurre il rischio di una crisi energetica e di sicurezza prolungata in Europa.
Guerra in Iran: quale ruolo ha la base militare statunitense di Ramstein in Germania per gli attacchi?
US-Krieg gegen IranZweifel an Ramstein - Süddeutsche Zeitung · 15.03.2026
La cooperazione militare sul territorio tedesco viene esaminata nella sua dimensione giuridica e politica prendendo come caso centrale il ruolo della base aerea di Ramstein e l’intensificazione delle attività operative ad essa collegate nel contesto del conflitto contro l’Iran. Il punto decisivo riguarda l’emergere, all’interno della coalizione, di dubbi sulla possibilità di mantenere senza condizioni l’operatività statunitense da suolo tedesco, soprattutto in relazione a diritti di sorvolo, appoggi logistici e altre forme di facilitazione che potrebbero ricadere nel perimetro della corresponsabilità indiretta. L’aumento del traffico aereo e dell’attività della base costituisce il dato fattuale da cui si sviluppa il confronto politico, ma la questione non resta sul piano tecnico: si trasforma in un problema di responsabilità istituzionale e di compatibilità costituzionale. Continuare a sostenere le operazioni può infatti esporre la Germania sia a contestazioni interne sia a rischi giuridici, nella misura in cui l’assistenza venga interpretata come contributo a un conflitto non compatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento tedesco. Entrano così in scena componenti della coalizione e forze di opposizione, richiamate all’interno di una discussione che ruota attorno alla possibile tensione tra sostegno logistico e articolo 26 della Legge fondamentale, assunto come riferimento centrale per valutare il divieto di appoggio a guerre di aggressione. Il problema assume quindi una doppia natura: da un lato vi è la necessità di preservare il legame transatlantico e l’affidabilità della Germania come paese ospitante di infrastrutture militari strategiche; dall’altro vi è l’obbligo di proteggere la legalità costituzionale e di contenere un dissenso politico interno destinato ad ampliarsi con il protrarsi del conflitto e con l’aumento dei suoi costi politici. Per la Germania si configura così un dilemma di policy strutturale, nel quale l’equilibrio tra fedeltà all’alleanza, sovranità giuridica e gestione del consenso interno diventa più difficile proprio nel momento in cui la crisi esterna si prolunga e si approfondisce.
Industria della difesa e questioni militari
Armamenti: Rheinmetall vuole accelerare la costruzione delle fregate per la Marina
Rüstung: Rheinmetall will Fregatten-Bau für Marine beschleunigen - Handelsblatt · 21.03.2026
La ristrutturazione del principale programma di nuove unità di superficie della Marina tedesca viene letta come un passaggio decisivo nella gestione dei ritardi accumulati e nel tentativo di ripristinare una governance industriale più efficace. L’ingresso operativo di Rheinmetall assume il significato di una possibile correzione di rotta dopo anni di slittamenti, nella prospettiva che l’assunzione del ruolo di general contractor rappresenti la soluzione più praticabile per recuperare tempi e capacità, pur al prezzo di una revisione realistica delle scadenze, con prima consegna rinviata al 2031. Il nesso centrale collega l’acquisizione della divisione cantieristica NVL e l’integrazione di asset industriali tedeschi alla possibilità di subentrare nella gestione del progetto, tenendo conto dei vincoli contrattuali esistenti e delle interlocuzioni con l’autorità federale di procurement. Sullo sfondo emerge il fallimento del precedente assetto affidato a un general contractor estero, con ritardi pluriennali che hanno reso impossibile il rispetto del calendario originario e hanno accentuato la portata finanziaria del programma, già configurato come il maggiore investimento di nuova costruzione per la Marina. Nel quadro compaiono i vertici della divisione marittima di Rheinmetall, le istituzioni federali responsabili degli armamenti e anche concorrenti industriali che preparano opzioni alternative con fregate di diversa scala, segnale che il ministero intende mantenere aperte più soluzioni negoziali. Per la Germania si tratta di una verifica concreta della capacità di trasformare l’espansione dello spazio industriale della difesa in disponibilità operativa effettiva: un cambio di leadership ben riuscito potrebbe ridurre i vuoti capacitivi nella guerra antisommergibile e rafforzare le catene di fornitura nazionali; un ulteriore fallimento aggraverebbe invece i costi opportunità della pianificazione navale e renderebbe più difficile rispettare gli obiettivi di disponibilità fissati in ambito alleato.
Bundeswehr: “Possiamo adattare in modo permanente il sistema satellitare”
Bundeswehr: „Wir können das Satellitensystem permanent anpassen“ - Handelsblatt · 20.03.2026
La trasformazione delle capacità spaziali della Bundeswehr viene collocata all’interno di una modernizzazione più ampia che integra spazio, dati e cyber nella pianificazione militare tedesca, assumendo la guerra in Ucraina come dimostrazione della centralità operativa delle immagini e dei collegamenti in tempo reale. Il valore attribuito alle infrastrutture satellitari è quello di un elemento decisivo per l’efficacia della difesa contemporanea, nella misura in cui consente alla Germania di disporre di strumenti flessibili e adattabili, utili a ridurre dipendenze tecnologiche e a rafforzare la qualità della consapevolezza situazionale. Il ragionamento si sviluppa attorno a un piano di spesa pluriennale di dimensione elevata, presentato come indicatore di priorità strategica, e alla capacità di interconnettere piattaforme, sensori e forze, con ricadute dirette su precisione, rapidità e coordinamento delle operazioni. In questo quadro emerge il ruolo del generale Jürgen Setzer come figura di riferimento per spazio e cybersicurezza, mentre sul piano politico la linea del ministero della Difesa definisce l’orizzonte della trasformazione. Assume rilievo anche il possibile contributo di start-up e innovazione privata, con una visione della modernizzazione intesa non soltanto come acquisizione di hardware, ma come costruzione di un ecosistema tecnologico più ampio. A ciò si aggiunge la questione dei limiti e delle condizioni d’uso di modelli di intelligenza artificiale non controllati a livello nazionale, che introduce un livello ulteriore di sensibilità strategica. Per la Germania si profila quindi un rafforzamento della sovranità operativa e della deterrenza tecnologica, ma anche l’emersione di interrogativi rilevanti su governance dei dati, interoperabilità con gli alleati e sostenibilità industriale di programmi ad alta intensità di capitale, che richiedono continuità di finanziamento e una capacità amministrativa coerente con tempistiche strategiche sempre più strette.
Difesa: l’industria degli armamenti dovrebbe cooperare di più con imprese civili
Verteidigung: Rüstungsindustrie soll stärker mit zivilen Firmen kooperieren - Handelsblatt · 19.03.2026
La strategia del governo tedesco per accelerare il riarmo e aumentare la disponibilità di equipaggiamenti viene collocata nel quadro di una più stretta integrazione tra industria della difesa e industria civile, considerata uno strumento necessario per ridurre i colli di bottiglia produttivi e comprimere i tempi di consegna. Il punto centrale è che l’aumento degli stanziamenti e la crescita degli ordini non sono di per sé sufficienti a trasformarsi in capacità operative effettive se permangono ostacoli strutturali che impediscono a nuovi attori industriali di entrare nelle filiere della difesa e se non vengono corrette inefficienze che producono ritardi, slittamenti e sotto-utilizzo delle risorse. Il ragionamento si sviluppa su una combinazione di dati e casi concreti: da un lato grandi programmi pluriennali e numerose commesse già autorizzate, dall’altro tempi di consegna che si estendono fino agli anni Trenta, perturbazioni nei progetti e ritardi tali da ridurre la disponibilità reale di mezzi per le forze armate. In questo contesto acquistano rilievo le figure della ministra dell’Economia Katherina Reiche, del ministro della Difesa Boris Pistorius e della leadership del BDI, presentate come promotrici di un mutamento culturale in cui la sicurezza cessa di essere considerata un settore industriale marginale o stigmatizzato e viene invece integrata nel cuore della politica economica. Sullo sfondo rimane il ruolo dell’amministrazione di procurement, i cui vincoli procedurali rallentano l’afflusso dei sistemi alla truppa e segnalano una frizione persistente tra programmazione finanziaria e attuazione concreta. L’integrazione con il tessuto industriale civile viene dunque vista come leva per ampliare capacità produttive, aumentare la resilienza delle catene di fornitura e rendere più robusta la base industriale della difesa, ma tale apertura richiede definizioni più precise in materia di standard, protezione del segreto, responsabilità contrattuali e incentivi economici. Per la Germania ne deriva una trasformazione progressiva della politica di difesa in politica industriale, con la necessità di evitare che la cooperazione resti puramente dichiarativa e di fare in modo che essa produca un’accelerazione misurabile della prontezza militare e della capacità di risposta del sistema produttivo nazionale.
Armamenti: politica e carri armati, la delicata quotazione in Borsa della “madre” dei Leopard
Rüstung: Politik und Panzer – der heikle Börsengang der Leopard-Mutter - Handelsblatt · 19.03.2026
La prossima quotazione di KNDS viene collocata all’incrocio tra mercati finanziari, sovranità industriale e sensibilità politica, con implicazioni dirette per la Germania sul piano del controllo, della capacità produttiva e del posizionamento nel riarmo europeo. Il nodo centrale consiste nel fatto che l’IPO, pur potendo rafforzare la capitalizzazione e sostenere nuovi investimenti, introduce un elemento di inquietudine politica in Germania e in Francia, poiché trasforma un asset strategico in una struttura maggiormente esposta a logiche di mercato, pressioni di governance e aspettative degli investitori. La dinamica viene ricostruita attraverso tempi, condizioni e possibili modalità dell’operazione, compresa l’ipotesi di una doppia quotazione tra Francoforte e Parigi e una valutazione di mercato elevata, in un contesto in cui lo Stato tedesco punta comunque a mantenere capacità di influenza. L’attenzione si concentra anche sulle figure chiamate a rassicurare investitori e decisori pubblici, come l’ex vertice Airbus Tom Enders, la cui reputazione manageriale viene interpretata come elemento di stabilizzazione in una fase di forte domanda e crescente incertezza geopolitica. Allo stesso modo, le dichiarazioni del management di KNDS sulla preparazione dell’operazione e sulla sua tempistica vengono lette come tentativo di proiettare affidabilità e continuità, non soltanto verso il mercato ma anche verso le istituzioni pubbliche che considerano il gruppo una componente essenziale della base industriale terrestre europea. La questione, quindi, non riguarda soltanto una vicenda societaria o finanziaria, ma investe direttamente la politica di difesa: la capacità di assicurare mezzi, piattaforme e componenti all’esercito tedesco e agli alleati dipende da investimenti consistenti e da una struttura industriale stabile, e l’operazione di mercato può incidere su entrambi questi fattori. Per la Germania emerge così una tensione strutturale tra attrazione di capitali e tutela degli interessi strategici: l’IPO può aumentare la forza industriale e la disponibilità di risorse per l’espansione, ma un assetto proprietario più disperso e meno controllabile può complicare la definizione di orientamenti di lungo periodo, la gestione delle politiche di export e il coordinamento binazionale nei grandi programmi terrestri condivisi.
Tecnologia ponte per la Marina: il Bundestag gioca ad affondare le navi
Brückentechnologie für die Marine: Bundestag spielt Schiffe versenken - taz – die tageszeitung · 19.03.2026
La crisi del procurement navale tedesco viene ricostruita attraverso il ricorso a una soluzione transitoria destinata a colmare un vuoto capacitivo in una funzione ritenuta prioritaria dalla Nato, quella della lotta ai sommergibili. La “tecnologia ponte” non viene presentata come prova di efficienza o di pragmatismo amministrativo, ma come il risultato di un fallimento gestionale legato a un programma maggiore, tale da imporre ora investimenti paralleli molto costosi pur di evitare una scopertura operativa. Il punto di partenza è il programma di fregate F126 e la sequenza di ritardi che ne hanno accompagnato la realizzazione, anche in relazione a trasferimenti di progettazione e produzione che hanno reso più fragile l’intera catena esecutiva. Da questo slittamento discende la decisione di acquistare unità “di catalogo” dal produttore nazionale, puntando su consegne più rapide proprio grazie all’assenza di personalizzazioni e di adattamenti progettuali complessi. La dimensione economica del ripiego emerge con chiarezza attraverso le stime di spesa e il richiamo alle discussioni parlamentari, che inquadrano la scelta non come opzione ottimale ma come rimedio imposto dall’accumulo di errori precedenti. In questo quadro acquistano rilievo il ministero della Difesa, l’industria cantieristica nazionale e la filiera di Thyssenkrupp Marine Systems, insieme all’ingresso di soggetti industriali che si affacciano al comparto navale, con effetti potenziali sulla curva di apprendimento e sulla conservazione del know-how. Sullo sfondo si collocano anche le tensioni tra la volontà politica di massimizzare la produzione domestica e la realtà dell’integrazione europea, che nel caso specifico ha contribuito a stressare la realizzazione del programma originario. Per la Germania il problema non riguarda soltanto la disponibilità di mezzi, ma la capacità di coniugare governance dei progetti, continuità industriale e credibilità strategica: investire senza correggere procedure, responsabilità e meccanismi decisionali produce traumi ricorrenti, maggiore spesa a parità di risultato e rischi di slittamento anche delle stesse soluzioni ponte, con possibili effetti negativi sulla credibilità degli impegni di difesa collettiva e sulla resilienza della base industriale nazionale.
Droni: Heideldruck costruirà un sistema israeliano di difesa dai droni nel Brandeburgo
Drohnen: Heideldruck baut israelisches Drohnenabwehrsystem in Brandenburg - Handelsblatt · 18.03.2026
L’ingresso di un grande gruppo industriale tedesco nella produzione di sistemi anti-drone viene letto come indicatore della crescente permeabilità tra industria civile e industria della sicurezza, oltre che come risposta alla domanda interna di protezione di infrastrutture sensibili. L’operazione, costruita attraverso una joint venture tra Heidelberger Druckmaschinen e Ondas Holdings, viene interpretata come il primo segmento di una traiettoria più ampia di diversificazione verso la difesa, sostenuta da motivazioni che combinano rischi di sicurezza e nuove opportunità di mercato legate alla militarizzazione di spazi e funzioni finora percepiti come civili. Il percorso argomentativo segue la struttura societaria della joint venture Onberg, il suo insediamento produttivo a Brandenburg an der Havel e la funzione concreta del sistema, basato su rilevamento automatico tramite sensori e tecnologie multiple e su neutralizzazione mediante disturbo o manipolazione del segnale GPS. Da questa combinazione emerge una logica di sicurezza interna che va oltre la sola dimensione militare classica e investe il presidio di centrali energetiche, impianti industriali, infrastrutture critiche e amministrazioni pubbliche. I vertici aziendali presentano l’iniziativa come modello replicabile e come potenziale punto di partenza per ulteriori partnership, mentre la gamma dei possibili clienti suggerisce l’esistenza di un mercato in rapida espansione, in cui la protezione contro minacce aeree a bassa quota e ad alta flessibilità diventa un’esigenza strutturale. Il significato più ampio dell’operazione risiede nel fatto che la minaccia rappresentata dai droni non viene più trattata come evenienza eccezionale o confinata a teatri esterni, ma come scenario plausibile anche per il territorio tedesco. Per la Germania ciò comporta un ampliamento del perimetro della difesa verso lo spazio domestico: la disponibilità di sistemi anti-drone prodotti sul territorio rafforza la capacità di protezione e riduce alcune dipendenze esterne, ma apre anche questioni rilevanti sul piano regolatorio, sulla responsabilità in caso di interferenze e sull’integrazione tra dispositivi di sicurezza pubblica e tecnologia privata, con una crescente centralità delle imprese industriali nel presidio di beni collettivi e infrastrutture essenziali.
Politica interna e questioni sociali
Lavorare nel pubblico impiego: sotto sospetto
Arbeiten im Staatsdienst: Unter Verdacht - taz – die tageszeitung · 21.03.2026
L’uso crescente di verifiche preventive presso il servizio di tutela della Costituzione nei confronti dei candidati al pubblico impiego viene esaminato come strumento di prevenzione che, pur giustificato dalla necessità di difendere lo Stato democratico dopo scandali legati a infiltrazioni estremiste in apparati pubblici, può produrre effetti di esclusione senza piena contestabilità. Il nodo centrale è l’emergere di un circuito decisionale opaco, nel quale informazioni riservate diventano determinanti per l’accesso a funzioni pubbliche senza che esista un equivalente livello di controllo giudiziario o di effettiva possibilità di difesa per il singolo. La sequenza argomentativa si appoggia a casi concreti, tra cui quello di un magistrato entrato in servizio nonostante un profilo estremista già noto ai servizi, assunto come esempio dei limiti e dei rischi di sistemi di filtro basati su informazioni non trasparenti e su tempi di emersione spesso tardivi. In questo quadro si collocano da un lato le amministrazioni che richiedono tali informazioni, dall’altro il Bundesamt für Verfassungsschutz come detentore di dati che possono orientare in modo decisivo le scelte senza essere interamente esibibili o verificabili. Ne deriva uno squilibrio strutturale tra potere informativo dell’apparato e possibilità di tutela giuridica e professionale del candidato. Il problema non riguarda soltanto i casi estremi, ma anche il possibile effetto di deterrenza nei confronti di profili civici o politici non estremisti ma percepiti come “a rischio”, soprattutto laddove la vicinanza a movimenti, reti o iniziative venga interpretata in senso estensivo. Per la Germania si profila così una questione che investe direttamente la qualità dello Stato di diritto: la lotta a estremismo e infiltrazioni richiede certamente strumenti efficaci, ma il ricorso a meccanismi amministrativi poco trasparenti può generare ingiustizie sistemiche, aumentare la conflittualità sociale e consolidare la percezione di una forma indiretta di controllo politico sull’accesso alle professioni pubbliche.
Prima delle elezioni regionali del fine settimana: quando “pesci energetici” nuotano nel Reno
Vor den Landtagswahlen am Wochenende: Wenn Energiefische im Rhein schwimmen - taz – die tageszeitung · 20.03.2026
L’avvio di una tecnologia di micro-idroelettrico sul Reno viene utilizzato come chiave di lettura per valutare l’identità energetica e climatica del Land e per interpretare la competizione elettorale in Rheinland-Pfalz come alternativa tra continuità e possibile regressione delle politiche di transizione. Il punto centrale è che l’innovazione tecnologica, rappresentata da turbine di corrente installabili senza opere invasive, segnala un approccio pragmatico alla decarbonizzazione, ma che tale approccio rimane politicamente contingente e quindi esposto all’esito delle urne. La ricostruzione segue da vicino il funzionamento della tecnologia, soffermandosi su dimensioni, potenza, produzione annua stimata e scala potenziale di uno “sciame” di dispositivi, e ne mette in evidenza i vantaggi ambientali rispetto agli impianti tradizionali, in particolare l’assenza di sbarramenti e il minore impatto sugli ecosistemi fluviali. A questo si aggiunge il richiamo a una verifica accademica sulla compatibilità con la fauna ittica, utilizzata per rafforzare la credibilità della soluzione. Il quadro si amplia poi a dati comparativi sul mix energetico regionale, sulla diffusione del fotovoltaico e sulla quota di rinnovabili nella produzione, collegati alla normativa climatica locale e agli obiettivi di neutralità emissiva. Tra gli attori rilevanti compaiono la ministra regionale dell’Ambiente e del Clima, la dirigenza dell’azienda sviluppatrice e la rappresentanza regionale del Bund für Umwelt und Naturschutz Deutschland, che considera il modello del Land nel complesso positivo ma al tempo stesso vulnerabile, soprattutto in vista di una possibile grande coalizione guidata dalla CDU. Il significato più ampio della vicenda riguarda la capacità, per la Germania, di trasformare sperimentazioni locali in politiche strutturali: la consultazione elettorale assume così il valore di un test sulla possibilità di integrare innovazione, procedure autorizzative e consenso sociale, mentre un cambio di maggioranza potrebbe rallentare o riorientare investimenti e obiettivi, con effetti sulla coerenza complessiva della transizione energetica.
I “pesci energetici” nel Reno e la politica climatica regionale: un banco di prova elettorale
Vor den Landtagswahlen am Wochenende: Wenn Energiefische im Rhein schwimmen - taz – die tageszeitung · 20.03.2026
L’adozione di una nuova soluzione di produzione elettrica viene assunta come elemento insieme simbolico e materiale del dibattito politico locale, collocando la transizione energetica all’interno di un confronto più ampio tra diversi modelli di sviluppo regionale. Il punto centrale è che la tecnologia, pur presentando caratteristiche promettenti, non si configura come neutra sul piano politico, poiché viene incorporata nella narrativa di un Land che si rappresenta come pioniere della trasformazione energetica e che potrebbe perdere slancio qualora mutassero le priorità di governo. Il ragionamento si sviluppa a partire dalla dimensione tecnico-operativa dei dispositivi e si estende alle condizioni che consentono a Rheinland-Pfalz di disporre di margini di manovra maggiori rispetto ad altri Länder, richiamando il profilo della produzione regionale, il peso delle energie rinnovabili e l’evoluzione della normativa climatica locale. In questo quadro compaiono attori istituzionali del livello regionale e rappresentanti di associazioni, il cui ruolo contribuisce a mostrare come l’innovazione venga da un lato legittimata attraverso autorizzazioni, studi e procedure di validazione, e dall’altro politicizzata nel confronto tra continuità delle politiche climatiche e possibile arretramento delle misure già adottate. Il significato più ampio riguarda il fatto che la transizione, pur essendo definita nei suoi indirizzi essenziali a livello federale ed europeo, dipende in larga misura dall’esecuzione regionale e locale. Per la Germania ne deriva che l’incertezza elettorale può tradursi in discontinuità capaci di incidere su investimenti, accettabilità sociale e mantenimento degli obiettivi di lungo periodo, rendendo il voto regionale anche un test sulla stabilità politica delle traiettorie di trasformazione energetica.
Questioni economiche e finanziarie
Inflazione dovuta alla guerra in Medio Oriente: i prezzi dell’energia potrebbero essere solo l’inizio
Inflation durch den Nahostkrieg: Die Energiepreise könnten nur der Anfang sein - Die Zeit · 20.03.2026
Il rischio di un ritorno delle pressioni inflazionistiche in Germania viene valutato a partire dalla crisi energetica alimentata dalla guerra in Medio Oriente, con l’energia come principale canale di trasmissione e i beni alimentari come possibile secondo fronte di rincari. Il punto centrale è che l’inflazione, pur muovendo da livelli considerati ancora relativamente contenuti, potrebbe accelerare nel breve periodo per effetto del rialzo di petrolio e gas, producendo un impatto distributivo più severo sui redditi bassi e medi, maggiormente esposti ai beni essenziali. Il ragionamento si sviluppa a partire dai dati recenti sull’inflazione e dal ruolo della politica monetaria, per arrivare agli shock di offerta legati al conflitto, descritti come fattore esterno capace di interrompere la tendenza disinflazionistica osservata nei mesi precedenti. In questo quadro assumono rilievo le valutazioni degli economisti e le aspettative sui mesi successivi, con particolare attenzione al rincaro energetico e al rischio di trasmissione dei costi lungo l’intera filiera produttiva, fino all’industria alimentare e alla distribuzione commerciale. Il problema viene quindi collocato oltre il solo aumento dei prezzi alla pompa: i rincari dell’energia incidono infatti sui costi di produzione, sulla logistica e sui fertilizzanti, rendendo plausibile un incremento differito dei prezzi al consumo. Per la Germania emerge così un doppio vincolo: da un lato la difficoltà di proteggere il potere d’acquisto senza alimentare ulteriormente la dinamica inflazionistica, dall’altro il rischio di tensioni sociali e politiche qualora l’aumento del costo della vita venga percepito come incontrollato e le misure di mitigazione non risultino distribuite in modo equo e credibile.
Critiche di economisti e associazioni: il fondo speciale usato per tappare buchi di bilancio invece che per investimenti
Kritik von Ökonomen und Verbänden: Sondervermögen zum Stopfen von Etatlöchern zweckentfremdet - taz – die tageszeitung · 18.03.2026
La gestione del fondo speciale tedesco per infrastrutture e neutralità climatica viene inquadrata come questione di credibilità fiscale e di efficacia degli investimenti, a un anno dalla sua approvazione, nel contesto di un confronto pubblico sull’addizionalità e sulla trasparenza della spesa. Il nodo centrale consiste nell’ipotesi che una parte prevalente delle risorse non abbia generato investimenti aggiuntivi, ma sia stata utilizzata per compensare riduzioni del bilancio ordinario, producendo un effetto di sostituzione delle poste e quindi uno scostamento rispetto alla finalità dichiarata dello strumento. La ricostruzione si fonda su due misurazioni convergenti: da un lato l’ifo Institut, che segnala come una quota molto elevata delle risorse del 2025 non si sarebbe tradotta in investimenti ulteriori e collega questo dato alla crescita del debito a fronte di un aumento solo modesto della spesa per investimenti; dall’altro l’Institut der deutschen Wirtschaft, che arriva a una stima analoga e sottolinea la distanza tra gli stanziamenti programmati e il loro effettivo utilizzo. A questo si aggiungono le posizioni di reti e associazioni, tra cui la Klima-Allianz Deutschland, che leggono questa dinamica come segnale di una priorità politica insufficiente attribuita al clima, insieme alle richieste di maggiore trasparenza e di riduzione di spese considerate prive di utilità climatica avanzate da ambienti imprenditoriali orientati alla sostenibilità. Sul versante governativo, il Ministero delle Finanze respinge le accuse e richiama i vincoli temporali e amministrativi che accompagnano l’avvio del fondo, insistendo sulla natura graduale dell’implementazione. Per la Germania il problema assume così una dimensione sia reputazionale sia operativa: in assenza di una dimostrazione convincente dell’addizionalità, lo strumento perde capacità di legittimazione politica e di orientamento economico, con effetti sulla qualità degli investimenti infrastrutturali, sulla credibilità della transizione climatica e sulla probabilità di futuri conflitti riguardanti governance, rendicontazione e priorità di spesa.
Fonti
[1] [2] [9] [22] [59] [61] https://taz.de/Vor-den-Landtagswahlen-am-Wochenende/%216163983/
https://taz.de/Vor-den-Landtagswahlen-am-Wochenende/%216163983/
[3] Kommentar: Der nächste Preisschock kommt – Öl über 100 Dollar als neue Realität
[4] [5] [46] [48] [52] https://taz.de/Brueckentechnologie-fuer-die-Marine/%216164177/
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[6] [11] [16] [26] [64] https://taz.de/Kritik-von-Oekonomen-und-Verbaenden/%216163462/
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[7] [18] [25] https://taz.de/Schwarz-roter-Klimaschutz/%216162506/
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[8] [23] [28] [41] [43] https://www.zeit.de/wissen/umwelt/2026-03/klimaziele-bundesregierung-2030-gesetzesaenderung-klimapolitik
[10] [36] [45] https://taz.de/%216161433
[12] https://www.zeit.de/mobilitaet/2026-03/preiserhoehung-tankstellen-spritpreis-wie-oft-bundeswirtschaftsministerium
[13] [40] https://www.sueddeutsche.de/politik/krieg-iran-rolle-ramstein-usa-militaerbasis-deutschland-li.3452466
[14] [17] [21] https://taz.de/Friedrich-Merz-und-der-Irankrieg/%216163362/
https://taz.de/Friedrich-Merz-und-der-Irankrieg/%216163362/
[15] [57] https://taz.de/Unter-Verdacht/%216161462/
https://taz.de/Unter-Verdacht/%216161462/
[19] [30] [33] [35] [39] Wie Künstliche Intelligenz im Irankrieg zur Waffe wird
[20] [34] [49] [63] https://www.sueddeutsche.de/meinung/iran-strasse-von-hormus-trump-nato-marine-wadephul-kommentar-li.3453375
[24] [31] [32] https://www.sueddeutsche.de/politik/iran-strasse-von-hormus-merz-trump-nato-li.3453371
https://www.sueddeutsche.de/politik/iran-strasse-von-hormus-merz-trump-nato-li.3453371
[27] [44] [58] https://www.handelsblatt.com/technik/forschung-innovation/bundeswehr-wir-koennen-das-satellitensystem-permanent-anpassen-01/100206857.html
[29] [51] https://www.sueddeutsche.de/politik/bnd-bonn-krypto-cyber-technologiezentrum-cybersicherheit-spionagetechnik-li.3455414
[37] [53] [55] [56] https://www.handelsblatt.com/unternehmen/industrie/drohnen-heideldruck-baut-israelisches-drohnenabwehrsystem-in-brandenburg/100209198.html
[38] https://taz.de/Schutz-der-Strasse-von-Hormus/%216163051/
https://taz.de/Schutz-der-Strasse-von-Hormus/%216163051/
[42] [54] [62] https://www.handelsblatt.com/unternehmen/industrie/ruestung-rheinmetall-will-fregatten-bau-fuer-marine-beschleunigen/100210445.html
[47] Verteidigung: Rüstungsindustrie soll stärker mit zivilen Firmen kooperieren
[50] Rüstung: Politik und Panzer – der heikle Börsengang der Leopard-Mutter
[60] https://www.zeit.de/wirtschaft/2026-03/inflationsschub-nahost-krieg-ezb-spritpreise-lebensmittelpreise/komplettansicht


