Rassegna della stampa tedesca #166
Il testo che segue presenta il monitoraggio della stampa tedesca curato dalla redazione di Stroncature per conto della Fondazione Hanns Seidel Italia/Vaticano e copre il periodo compreso tra il 18 e il 26 aprile 2026. L’obiettivo della rassegna è offrire una lettura strutturata e documentata delle principali dinamiche politiche, strategiche, economiche e sociali che attraversano la Germania, attraverso una selezione mirata di articoli pubblicati dalle principali testate nazionali.
Analisi e commenti
Commento: Merz distrugge l’illusione pensionistica dell’SPD
Kommentar: Merz zerstört die Rentenillusion der SPD
Handelsblatt · 21.04.2026
Editoriale di Thomas Sigmund che difende la sostanza dell’avvertimento del cancelliere sulla previdenza, pur criticandone la forma comunicativa. Sigmund ricostruisce il contesto: al ricevimento annuale del Bundesverband deutscher Banken Friedrich Merz ha affermato che l’assicurazione pensionistica legale potrà in futuro garantire al massimo una “protezione di base” e che chi vuole mantenere il proprio tenore di vita dovrà ricorrere in misura maggiore alla previdenza aziendale e privata a capitalizzazione. Sigmund osserva che la reazione indignata dell’SPD — il segretario generale Tim Klüssendorf annuncia resistenza, la ministra del Lavoro Bärbel Bas richiama il contratto di coalizione e la commissione previdenziale — fa parte del consueto rituale politico, ma non incide sulla realtà dei fatti. L’autore documenta la pressione strutturale sul sistema: il bilancio federale sostiene già oggi il sistema con 130 miliardi di euro l’anno di trasferimenti dal bilancio fiscale, mentre la vera prova demografica deve ancora arrivare con il pensionamento progressivo delle coorti del baby boom. Sigmund avverte che le possibili leve sono note: aumento dei contributi, incremento del sussidio statale, innalzamento di fatto dell’età pensionabile, sviluppo della previdenza integrativa — quasi certamente sarà necessaria una combinazione di queste. La sua tesi conclusiva è netta: se persino una constatazione fattuale viene trattata come affronto, il dibattito sulla riforma rischia di chiudersi sul minimo comune denominatore, con molta simbolica e poca sostanza. Per la Germania la posta in gioco è la capacità del sistema politico di affrontare la transizione demografica senza venderne ai cittadini una rappresentazione illusoria.
Riforma: Merz lasci sparire nel cassetto il bonus da 1000 euro
Reform: Merz sollte die 1000-Euro-Prämie in der Schublade verschwinden lassen
Handelsblatt · 20.04.2026
Commento di Thomas Sigmund sulla misura del governo nero-rosso che prevede un premio agevolato fiscalmente fino a 1000 euro per i lavoratori dipendenti, finanziato dai datori di lavoro. Sigmund sviluppa un parallelo con l’episodio della cosiddetta Osterruhe del 2021, quando Angela Merkel annullò un lockdown pasquale annunciato e si scusò pubblicamente: un atto di ammissione che oggi, secondo l’autore, è diventato una rarità nella politica tedesca. Pur riconoscendo che la situazione attuale è meno drammatica e non richiede scuse, Sigmund sostiene che la similitudine tra le due vicende è evidente. Annunciare una prestazione esentasse di 1000 euro che ricade interamente sulle imprese significa proporsi come governo “sgravante” mentre l’onere finanziario è scaricato su altri. Le associazioni industriali reagiscono “sprachlos”, senza parole, indignate per l’audacia di Merz e del ministro delle Finanze Lars Klingbeil che si presentano come salvatori facendo pagare il conto al settore produttivo. L’autore segnala che persino tra i sindacati si registrano perplessità, perché molte aziende stanno tenendo insieme i conti con difficoltà. Sigmund conclude con un giudizio politico esplicito: l’autorità non si dimostra restando aggrappati a un’idea sbagliata, ma nel coraggio di prendere sul serio le critiche e ritirare il provvedimento. Per la Germania, il caso illustra la fragilità di una coalizione che cerca consenso con strumenti tattici di comunicazione invece che con riforme strutturali.
Politica estera e sicurezza
Il governo federale tiene le distanze da Reza Pahlavi: un incontro senza clamore sarebbe stato possibile
Bundesregierung hält Abstand zu Reza Pahlavi: Ein Treffen ohne Tamtam wäre möglich gewesen
Tagesspiegel · 23.04.2026
Editoriale di Stephan-Andreas Casdorff, Editor-at-Large del Tagesspiegel, che critica la decisione del governo Merz di mantenere le distanze da Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, in visita a Berlino. Casdorff osserva che l’esecutivo nero-rosso ha giustificato l’assenza di colloqui, strette di mano e fotografie con la qualifica di “privato cittadino” attribuita all’ospite, una formula che secondo l’autore equivale a una scelta di comodo per una politica estera che ama definirsi orientata ai valori. La tesi è che Pahlavi è oggettivamente più di un privato cittadino: è una proiezione di speranze per alcuni, una figura controversa per altri, e proprio per questo sarebbe stato un interlocutore utile, non perché gli vadano consegnate le chiavi di Teheran ma perché la politica vive del comprendere ciò che è approssimativo, contraddittorio e incompiuto. Casdorff segnala l’asimmetria: il governo dialoga con i Mullah, accettando la realpolitik, ma resta muto verso l’opposizione, lasciando trapelare un atteggiamento in cui la stabilità sembra prevalere sul cambiamento. Aggrava la contraddizione il fatto che il Bundestag, su iniziativa del presidente democristiano della Commissione Esteri Armin Laschet, riceva invece Pahlavi: governo e parlamento mandano segnali divergenti. L’autore non chiede una legittimazione automatica del figlio dello Scià, ma sostiene che un colloquio senza clamore con il ministro degli Esteri sarebbe stato possibile e politicamente proficuo. La conclusione è che la prudenza politica non dovrebbe prevalere sulla chiarezza dei contenuti, e che esplorare posizioni e margini di influenza è un dovere proprio in un quadro iraniano frammentato e dall’esito incerto.
Non è la nostra guerra in Iran? È tempo di un migliore tentativo tedesco-europeo per una soluzione di pace
Nicht unser Iran-Krieg?: Es ist Zeit für einen besseren deutsch-europäischen Anlauf für eine Friedenslösung
Tagesspiegel · 20.04.2026
Commento di Christopher Ziedler che parte dalla frase del ministro della Difesa Boris Pistorius — “questa non è la nostra guerra”, pronunciata in risposta alla richiesta americana di sostegno militare contro l’Iran — per contestarne tanto la correttezza quanto l’utilità. Ziedler riconosce che la formula non è del tutto sbagliata, ma neppure interamente corretta, e soprattutto che non è di alcun aiuto al posizionamento tedesco. La tesi centrale è che pochi paesi al di fuori della regione hanno un interesse così diretto a porre fine al conflitto come la Germania, e pochi paesi sono stati altrettanto coinvolti nella sua lunga premessa diplomatica. Berlino ha negoziato per anni sul dossier nucleare iraniano e ospita la più ampia comunità iraniana d’Europa; un’eventuale ondata di profughi e gli effetti energetici del conflitto si scaricano in misura significativa proprio sull’economia esportatrice tedesca. L’articolo richiama il vertice informale tenuto a Parigi tra Merz, Macron, il premier britannico Starmer e la presidente del Consiglio italiano Meloni come possibile cornice per una iniziativa europea coordinata. La proposta è che Merz, consapevole degli errori di approccio del passato, accetti un ruolo attivo di mediazione anziché trincerarsi dietro la formula della non belligeranza. Per la Germania la questione non è teorica: il futuro dell’ordine internazionale e la stabilità del Medio Oriente coinvolgono direttamente sicurezza energetica, flussi migratori e capacità diplomatica del paese.
Guerra in Iran: Pistorius vuole spostare in anticipo la Marina — preparazione a un eventuale impiego nello Stretto di Hormuz
Iran-Krieg: Pistorius will Marine vorab verlegen – Vorbereitung auf möglichen Einsatz in Straße von Hormus
Die Welt · 25.04.2026
Resoconto politico-militare basato su un’intervista del ministro della Difesa Boris Pistorius alla Rheinische Post. Per preparare un eventuale impiego nello Stretto di Hormuz dopo la fine del conflitto con l’Iran, Pistorius annuncia che la Germania trasferirà preventivamente nel Mediterraneo un cacciamine accompagnato da una nave di comando e rifornimento, riducendo temporaneamente l’impegno in altri teatri d’intesa con i partner. Il ministro sottolinea che la Marina tedesca dispone di capacità specifiche di rilevamento e bonifica delle mine, contributo concreto che la Germania potrebbe offrire per garantire la libertà e sicurezza della navigazione nell’area. Pistorius pone tre condizioni preliminari: un cessate il fuoco effettivo, un mandato internazionale e l’autorizzazione del Bundestag. In merito al mandato, considera “appropriata e ipotizzabile” un’estensione della missione UE Aspides, attualmente limitata operativamente al Mar Rosso pur avendo già una copertura geografica fino al Golfo Persico, mentre giudica “sicuramente migliore ma al momento improbabile” un mandato ONU. La logica del preposizionamento è derivata dall’esperienza del lancio di Aspides, quando la fregata coinvolta fu già spostata in Mediterraneo in attesa delle decisioni politiche. Pistorius ammonisce inoltre che la guerra in Iran ha amplificato a livello globale la domanda di sistemi di difesa antiaerea, con tempi di produzione lunghi per le batterie Patriot e i loro missili. Per la Germania emerge un duplice quadro: rafforzamento della cooperazione marittima europea e crescente dipendenza dal coordinamento industriale per l’approvvigionamento di armi sofisticate.
Guerra in Iran: i tedeschi vedono scarsa influenza di Berlino nel conflitto in Medio Oriente
Iran-Krieg: Deutsche sehen wenig Einfluss von Berlin im Nahost-Konflikt
Tagesspiegel · 15.04.2026
Articolo che riporta i risultati di un sondaggio rappresentativo condotto da YouGov per conto della Deutsche Presse-Agentur. Più di tre tedeschi su quattro non ritengono che il governo federale stia fornendo un contributo sostanziale alla pacificazione della situazione in Medio Oriente: il 42 percento giudica l’influenza di Berlino “per nulla forte” e il 35 percento “piuttosto non forte”, mentre soltanto il sette percento la considera abbastanza forte e il due percento molto forte; il quattordici percento non si esprime. Il quadro emerge dopo l’inizio del conflitto il 28 febbraio, quando attacchi aerei statunitensi e israeliani contro obiettivi iraniani uccisero anche la guida suprema Ali Khamenei e l’Iran reagì con attacchi contro Israele e basi americane nel Golfo, in coordinamento con Hezbollah. Al momento della rilevazione era in vigore una tregua di due settimane fino al 22 aprile, mentre proseguivano colloqui con mediazione pakistana sotto i bombardamenti israeliani in Libano. Sulla domanda relativa agli attori da pressare per evitare una nuova escalation, il 46 percento risponde “non so”, il 19 percento indica Israele e USA e il 12 percento l’Iran. Nel medio periodo, il 47 percento ritiene che l’Unione Europea debba ricercare maggiore indipendenza dagli Stati Uniti, e solo il dieci percento un avvicinamento a Washington — posizione, quest’ultima, sovrarappresentata tra elettori AfD e FDP. Il pezzo ricorda inoltre che la Germania ospita la più ampia comunità iraniana d’Europa, con 161.817 cittadini iraniani residenti a fine gennaio, dato che dà al dibattito una dimensione di politica interna oltre che estera.
Industria della difesa e questioni militari
Armamenti: Rheinmetall fornirà alla Bundeswehr droni kamikaze
Rüstung: Rheinmetall liefert Bundeswehr Kamikaze-Drohnen
Handelsblatt · 22.04.2026
Notizia industriale-militare sul nuovo contratto firmato dall’ufficio acquisti della Bundeswehr a Coblenza con il maggiore gruppo della difesa tedesco, Rheinmetall. Il contratto, dal valore di 300 milioni di euro, riguarda la fornitura del modello FV-014, un drone della categoria “loitering munition” che sorvola l’area-obiettivo per poi piombarvi in modo autonomo. Il numero esatto di velivoli è classificato; le consegne inizieranno nella prima metà del 2027 e l’intera produzione avverrà a Neuss, in Germania. La commessa rientra in un accordo-quadro complessivo per un volume — secondo fonti informate — di un miliardo di euro e di un numero di droni nell’ordine delle decine di migliaia. Rheinmetall si presenta come ritardatario rispetto ai concorrenti Helsing e Stark, che hanno già ricevuto contratti simili, ed ha dovuto sviluppare ex novo il proprio sistema. L’amministratore delegato Armin Papperger sottolinea che l’FV-014 darà alla Bundeswehr un ulteriore strumento bellico per proteggere le proprie truppe e colpire bersagli critici in modo rapido, controllato ed efficace, con la promessa di una rapida produzione su scala industriale e in alti volumi. I droni, oltre alla carica esplosiva, sono utilizzabili anche per ricognizione. Per la Germania il contratto è significativo: traduce in volumi industriali concreti la scelta strategica di internalizzare la produzione di munizioni vaganti, mentre la guerra in Ucraina conferma il ruolo crescente dei droni nella guerra moderna.
Hannover Messe 2026: l’industria si orienta sul business della difesa
Hannover Messe 2026: Industrie richtet sich auf Rüstungsgeschäft aus
Handelsblatt · 22.04.2026
Cronaca firmata da Isabelle Wermke dalla principale fiera industriale internazionale, che per la prima volta dedica un’area espositiva specifica alle applicazioni di difesa e sicurezza. La novità riflette un cambiamento di fondo nelle imprese tedesche: il segmento difesa ha guadagnato importanza in modo rapido e marcato negli ultimi anni in tutto il tessuto industriale, non solo nei produttori storici di armamenti. In fiera non vengono esposti sistemi d’arma completi o carri armati; gli stand di circa 40 espositori mostrano invece l’assemblaggio automatizzato di proietti d’artiglieria, postazioni informatiche ad alta sicurezza per dati statali, materiali, software e tecnologie di produzione. L’articolo registra il mandato politico esplicito: la base produttiva degli armamenti deve essere scalata in tempi brevissimi, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza. Le spese militari sono in crescita marcata in Europa e a livello globale; l’autrice cita dati per cui il mercato mondiale degli armamenti ha mosso 2,7 trilioni di dollari nel 2024 e segnala che la Germania figura ormai tra i cinque paesi al mondo con la maggiore spesa militare. La rappresentazione corrente è quella di un settore in cui imprese meccaniche, fornitori di sicurezza informatica e specialisti dei materiali stanno riconvertendo o estendendo la propria attività verso committenti militari. Per la Germania emerge una fotografia di transizione strutturale: la capacità manifatturiera civile diventa una leva diretta della politica di difesa, con conseguenze occupazionali, tecnologiche e regolatorie destinate a durare ben oltre la singola edizione fieristica.
Progetto di difesa FCAS vicino al fallimento: ecco perché lo sviluppo del sistema aereo da combattimento franco-tedesco è naufragato
Verteidigungsprojekt FCAS kurz vor dem Aus: Darum scheiterte die Entwicklung des deutsch-französischen Luftkampfsystems
Tagesspiegel · 19.04.2026
Approfondimento di Knut Krohn, corrispondente da Bruxelles, sul prevedibile fallimento del progetto Future Combat Air System, l’iniziativa franco-tedesca-spagnola che dopo anni di trattative si avvia all’epilogo. L’autore presenta lo scenario come uno dei più gravi insuccessi pubblici dell’Unione Europea sul terreno della difesa comune: dopo mesi di scontri tra Berlino e Parigi non si è raggiunta alcuna intesa sull’architettura industriale e sulla leadership tecnologica del programma, finalizzato a sviluppare un caccia di sesta generazione integrato con sciami di droni avanzati. Krohn lega il fallimento a quelli che definisce egoismi nazionali: Airbus, in rappresentanza della parte tedesca, non accettava un ruolo di mero finanziatore, mentre Dassault rivendicava una supremazia tecnologica che la controparte tedesca giudicava ingiustificata; la componente spagnola si trovava schiacciata tra le due posizioni. Il tentativo finale di mediazione tra le grandi industrie coinvolte è andato a vuoto, ed è proprio l’analisi del Handelsblatt — citata dall’articolo del Tagesspiegel — a confermare che la conciliazione non è più ipotizzabile. Per la Germania e per l’Europa, la lettura politica è severa: il collasso di FCAS rappresenta una perdita militare, industriale e geopolitica che ridimensiona le ambizioni continentali di parità con Stati Uniti e Cina nel comparto aeronautico militare, e indebolisce la credibilità del progetto di autonomia strategica europea proprio nella fase in cui le minacce alla sicurezza si intensificano.
Consultazioni intergovernative: armamenti e materie prime — Merz e Lula approfondiscono il partenariato
Regierungskonsultationen: Rüstung und Rohstoffe: Merz und Lula vertiefen Partnerschaft
Tagesspiegel · 20.04.2026
Resoconto delle consultazioni intergovernative tedesco-brasiliane di Hannover, in cui Bundeskanzler Friedrich Merz e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva hanno annunciato l’intenzione di raddoppiare il volume di scambi commerciali e di intensificare la cooperazione su armamenti e materie prime. L’incontro ha riunito 15 ministri tra le due delegazioni e si è inserito nel quadro dell’imminente entrata in vigore provvisoria, dal 1° maggio, dell’accordo di libero scambio tra UE e i quattro paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay). Sul piano industriale-militare, il presidente brasiliano ha manifestato esplicitamente l’interesse all’acquisto di quattro ulteriori fregate del tipo Tamandaré, prodotte da Thyssenkrupp Marine Systems: in Brasile sono attualmente in costruzione altre quattro unità della stessa classe. Sono inoltre in discussione veicoli corazzati, sistemi di difesa antiaerea e droni. Lula e Merz hanno espresso una posizione condivisa sulla riforma dell’ONU, rivendicando entrambi un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza, e Lula ha proseguito le sue critiche a Donald Trump, definendo “follia” la guerra in Iran avviata da Stati Uniti e Israele e contestando l’esclusione del Sudafrica dal prossimo G20. Sul fronte delle materie prime, Merz ha sottolineato l’importanza di ridurre congiuntamente le dipendenze economiche, in particolare per le terre rare strategiche per laptop, telefoni e motori elettrici. Per la Germania emerge l’utilità del Brasile come partner geopolitico e industriale in una fase di riorganizzazione delle catene del valore globali.
Politica interna e questioni sociali
Sondaggio Politbarometer: AfD in testa, giudizi negativi sulla coalizione
Sonntagsfrage: ZDF-Umfrage sieht AfD vorn – Schlechte Noten für Koalition
Handelsblatt · 17.04.2026
Resoconto del nuovo Politbarometer ZDF, condotto dalla Forschungsgruppe Wahlen tra il 14 e il 16 aprile su 1.355 elettori. Per la prima volta nella rilevazione l’AfD risulta primo partito al 26 percento, davanti a CDU/CSU al 25 percento (-1) e a un’SPD scesa al 12 percento, suo minimo storico nella serie. I Verdi cedono un punto al 14 percento, Die Linke sale all’11 percento, l’FDP al tre percento. Lo stato attuale priverebbe la coalizione nero-rossa della maggioranza parlamentare. Le valutazioni sull’azione di governo sono nettamente negative: solo il 27 percento dei rispondenti si dichiara complessivamente soddisfatto del lavoro dell’esecutivo (rispetto al 34 percento di fine marzo), mentre il 63 percento esprime giudizi negativi e solo il 18 percento considera buona la cooperazione interna alla coalizione contro un 73 percento che la giudica cattiva. Sul cancelliere Merz personalmente, il 65 percento giudica negativamente il suo lavoro (a fine marzo: 57 percento), il 30 percento un buon lavoro. L’articolo restituisce inoltre il giudizio sulle misure annunciate nella villa Borsig: il bonus carburanti di due mesi piace al 47 percento dei rispondenti ma il 91 percento non crede che il taglio sia trasferito ai consumatori; il bonus aziendale da 1000 euro è approvato dal 53 percento; soltanto il 22 percento ritiene che le riforme della coalizione contribuiranno significativamente a risolvere i problemi del paese, contro il 73 percento di giudizi negativi. Critiche raccolgono anche il ministro delle Finanze Lars Klingbeil (29/58) e la ministra dell’Economia Katherina Reiche (19/64). Per la Germania il dato è politicamente rilevante: l’erosione del consenso tocca contemporaneamente cancelliere, partner di coalizione e singoli ministri chiave.
Articoli verificati disponibili per questa sezione nel periodo considerato: 1 su 7 richiesti. I restanti 6 slot non sono compilabili con fonti conformi ai vincoli di questo documento. Testate interrogate senza risultati verificabili e sufficientemente pertinenti: Frankfurter Allgemeine Zeitung, Süddeutsche Zeitung, Die Welt, Die Zeit, Der Spiegel, Wirtschaftswoche, Internationale Politik, Cicero.
Questioni economiche e finanziarie
Economia: il governo dimezza la previsione di crescita per il 2026
Wirtschaft: Regierung halbiert offenbar Wachstumsprognose für 2026
Handelsblatt · 16.04.2026
Anticipazione, basata su una fonte interna confermata da Reuters, sulla nuova proiezione macroeconomica di primavera che la coalizione tra Union e SPD si appresta a presentare in Consiglio dei ministri il 22 aprile. A causa della guerra in Iran, l’esecutivo dimezza la stima di crescita del PIL per il 2026 dall’1,0 allo 0,5 percento, mentre rivede l’inflazione attesa dal 2,1 al 2,7 percento. Anche le proiezioni per il 2027 vengono ridotte: la crescita scende dall’1,3 allo 0,9 percento e l’inflazione sale al 2,8 percento, ovvero 0,8 punti percentuali in più rispetto alla stima di gennaio. La nuova previsione, che la ministra dell’Economia Katherina Reiche presenterà al gabinetto, costituisce uno dei principali parametri di base per la pianificazione di bilancio e la stima delle entrate fiscali di Bund, Länder e comuni. L’articolo evidenzia che lo scenario debole accentua la pressione riformatrice sull’esecutivo: la proiezione di primavera entra direttamente nei calcoli per gli Eckwerte del bilancio 2027 che il governo intende deliberare entro fine aprile, e si intreccia con il dibattito interno alla coalizione su riforme fiscali e sociali volte a sostenere la crescita e a contenere la dinamica della spesa. Per la Germania il quadro che si delinea è quello di margini di manovra più stretti: bassa crescita, inflazione superiore al target BCE e crescente fabbisogno di consolidamento del bilancio, in un contesto reso più incerto dalla coda lunga del conflitto mediorientale.
Economia tedesca: la Bundesbank vede mini-crescita nonostante crisi e guerra in Medio Oriente
Deutsche Wirtschaft: Bundesbank sieht Mini-Wachstum trotz Krisen und Nahost-Krieg
Handelsblatt · 22.04.2026
Sintesi del bollettino mensile di aprile della Bundesbank. Secondo la banca centrale tedesca, l’economia ha avuto nel primo trimestre 2026 un leggero incremento reale del PIL su base destagionalizzata, nonostante i fattori di pressione persistenti e i nuovi venti contrari prodotti dalla guerra in Medio Oriente; i dati ufficiali dell’Ufficio federale di statistica tedesco sono attesi per il 30 aprile. La Bundesbank attribuisce il segno positivo a fatturati industriali e esportazioni di beni in aumento, mentre i dati di sondaggio di marzo segnalano una situazione complessivamente stabile: la valutazione è che gli effetti negativi del conflitto si manifesteranno in larga parte solo più avanti. I consumi privati nel primo trimestre risultano invece deboli; lo shock dei prezzi del petrolio collegato alla guerra ha gravato in particolare a marzo, con prezzi del carburante e del gasolio in aumento sensibile, portando l’inflazione al 2,7 percento, il livello più elevato da gennaio 2024. Per i mesi successivi la Bundesbank prevede una inflazione che resterà nettamente elevata, con durata e intensità dipendenti dall’evoluzione del conflitto. Per il secondo trimestre si delinea al massimo una ulteriore lieve espansione: gli investimenti pubblici miliardari in infrastrutture e difesa dovrebbero sostenere la congiuntura, ma gli effetti negativi della guerra — prezzi energetici, problemi delle catene di fornitura, incertezza, tassi più alti, prospettive di export deteriorate — peseranno in modo più ampio e percettibile. Gli istituti di ricerca hanno tagliato le previsioni: la crescita 2026 è ora attesa allo 0,6 percento contro l’uno percento prevalente prima del conflitto. Con una crescita dello 0,2 percento nel 2025, la Germania ha sfiorato il terzo anno consecutivo di stagnazione.


