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Rassegna della stampa tedesca #185

nov 07, 2026

Sintesi esecutiva

Il tratto che accomuna le fonti di questa settimana, dal 29 ottobre al 7 novembre 2026, è la consapevolezza che la Germania non può più contare sulla prevedibilità degli assetti che hanno sostenuto il suo modello di prosperità e di sicurezza. Nei rapporti con gli Stati Uniti il problema non viene più posto nei termini di un contenzioso tariffario, ma come erosione della fiducia in un partner le cui regole possono mutare senza preavviso. Samina Sultan documenta che i dazi americani hanno colpito la Germania più di qualsiasi altro Stato membro e sostiene che il danno più grave non risieda nell’aliquota, bensì nell’impossibilità di pianificare. La vittoria democratica in entrambe le camere del Congresso non modifica questa diagnosi: la Konrad-Adenauer-Stiftung mostra che al nuovo Congresso passano il potere di spesa e la vigilanza, decisivi per gli aiuti all’Ucraina e per la presenza militare americana in Germania, ma non la politica commerciale né l’azione esecutiva, mentre il Tagesspiegel ricava dal voto americano lezioni che riguardano la politica interna tedesca, a cominciare dal peso elettorale del costo della vita. La conclusione condivisa è che la relazione transatlantica vada ricostruita a partire da un’Europa capace di provvedere da sé alla propria economia, alla propria tecnologia e alla propria difesa.

Il secondo asse del dibattito riguarda la Cina e la Russia, trattate come due facce di una stessa perdita di certezze. Il viaggio di Stato di Frank-Walter Steinmeier a Pechino, contemporaneo alla missione di Merz nell’Indo-Pacifico, rende visibile una politica cinese che poggia su due pilastri, il dialogo istituzionale e la diversificazione dei partner; Andreas Mischer avverte però che la localizzazione delle imprese tedesche in Cina, razionale per le singole aziende, sta svuotando la base industriale europea e che la risposta non può limitarsi alla difesa dalle sovraccapacità cinesi. Verso Mosca la Stiftung Wissenschaft und Politik sostiene che la moltiplicazione dei sabotaggi in Europa costituisca una campagna orchestrata, resa possibile anche dalla moderazione delle risposte occidentali, e invita Berlino a definire linee rosse e conseguenze al di sotto della soglia della guerra. La visita di Volodymyr Zelensky a Berlino, accompagnata da un aiuto invernale che la stessa cronaca definisce modesto, apre la fase diplomatica più delicata del conflitto e lega l’autorità del cancelliere a un esito che l’Europa possa riconoscere come giusto.

Sul piano militare la settimana segna con chiarezza il passaggio dal problema delle risorse a quello dell’esecuzione. Il Consiglio nazionale di sicurezza fissa le priorità della crescita materiale della Bundeswehr, dai sistemi senza equipaggio alla difesa aerea, dalle armi a lungo raggio all’intelligenza artificiale e allo spazio, e la commissione Bilancio del Bundestag continua ad approvare programmi a un ritmo senza precedenti. Nello stesso tempo Rheinmetall riduce per la seconda volta le previsioni per il 2026 perché il contratto per i Boxer slitta al 2027, e il Bundesrechnungshof certifica che i 62 elicotteri H145M acquistati per 2,5 miliardi volano ma non sono in grado di combattere, mettendo in dubbio gli impegni assunti con la NATO per il 2029. La designazione di Christian Freuding a prossimo Generalinspekteur e l’intervista di Boris Pistorius, che annuncia 190.000 soldati e rinvia al 2027 la scelta sul futuro caccia, completano il quadro di un’istituzione che cresce più in fretta di quanto riesca a trasformare gli stanziamenti in capacità.

All’interno, la convergenza dell’Unione sulla candidatura di Ilse Aigner alla presidenza federale chiude un lungo braccio di ferro fra Merz e Söder e, nella lettura del Tagesspiegel, rivela un cancelliere che subisce gli eventi più di quanto li governi; Felix Kiefer avverte che la coalizione rischia di ripetere sul bilancio 2027 l’errore che due anni fa fece cadere il governo Scholz. Le proteste giovanili del 31 ottobre e i disordini di Francoforte hanno aperto una controversia dentro la coalizione sul profilo degli autori delle violenze, mentre in Sassonia-Anhalt la CDU dichiara di voler valutare «caso per caso» le mozioni dell’AfD a poche settimane dall’elezione del Ministerpräsident. I rapporti riportano il dibattito alla sostanza sociale di queste tensioni: il WSI documenta una disuguaglianza dei redditi vicina ai massimi dal 1992 nonostante la compressione dei salari orari; il DIW dimostra che i compromessi in discussione sulla pensione dopo 45 anni di contributi produrrebbero risparmi modesti e ricadrebbero soprattutto sulle donne; Steffen Mau descrive una società che non crede più alla mobilità sociale e un sistema politico frenato dai propri poteri di veto; il SVR individua negli asili il punto in cui la disuguaglianza educativa può ancora essere corretta.

Sul piano economico le fonti descrivono una sovrapposizione di pressioni più che una crisi congiunturale. L’ifo registra un nuovo aumento delle intenzioni di rialzo dei prezzi dopo l’impennata di petrolio e gas, i dati di Destatis mostrano un’industria che oscilla attorno a una tendenza piatta sostenuta dall’automobile, BMW riduce le previsioni mentre il clima del settore rimbalza, e il DIW usa il monitoraggio dello sconto sui carburanti per ricordare quanto il giudizio su una misura dipenda dal termine di confronto scelto. Sul versante delle politiche, la prima asta per le centrali a gas avvia la strategia energetica del governo ma concentra le aggiudicazioni su due operatori e trasferisce ai consumatori oltre 800 milioni l’anno a partire dal 2031; lo studio dell’IGES per l’INSM proietta i contributi sociali verso il 49 per cento entro il 2035; l’ifo documenta l’impreparazione del paese all’espansione dell’intelligenza artificiale e respinge l’idea di tassarla; il rapporto dell’IW per il ministero dell’Economia propone una politica regionale capace di riconoscere la vulnerabilità prima che diventi declino. Il filo che lega queste analisi è che la Germania dispone di risorse finanziarie senza precedenti, ma che la loro efficacia dipende da capacità amministrativa, qualità delle regole e coesione politica, cioè dalle variabili sulle quali le fonti si mostrano più scettiche.


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